SACRISTA (PRAEFECTUS SACRARII APOSTOLICI)

SACRISTA (Praefectus Sacrarii Apostolici). - È un vescovo titolare (per tradizione di Porfirione) che ha cura del Sacrario Apostolico, e la custodia di tutte le suppellettili, arredi, utensili, vasi, paramenti della cappella pontificia, e dei preziosi ornamenti del S. Padre, comprese le mitre, il trinegro, nonché la Rosa d'oro (v.), lo stocco e il berrettone (v. BERETTA) benedetti. È assistente al Soglio Pontificio, prelato ufficiale della S. Congr. dei Riti, con abitazione in Vaticano.

Fino al sec. XV questa carica era unita ad altre del Palazzo Apostolico; il s. era anche confessore e penitenziere del papa. Nel 1316 infatti Giovanni XXII assegnò l'ufficio di confessore del papa, insieme a quello di s. e di bibliotecario.

Dal 1352, per consuetudine, sia pure con qualche eccezione durante la seconda metà del sec. XV, il s. ed il sottoscritto (sub-praefectus sacrarii apostolici) che coadiuvava il primo nell'esercizio della prefettura della sacrestia pontificia, furono quasi sempre scelti tra gli Ermitani di S. Agostino, finché Alessandro VI ne confermò loro il privilegio esclusivo. Alla carica di s. era unita la dignità di abate della chiesa di S. Sebastiano fuori le mura, per la qual dignità nella coronazione del papa episcopus omnes praecedit.

Quando i papi usavano farsi precedere dalla S. Eucaristia nei loro viaggi, la chiave della piccola cassa, che la conteneva, era affidata alla custodia del s., che seguiva a cavallo, portando in mano il bastone bianco in segno di giurisdizione: ciò avvenne in qualche solenne cavalcata di Roma, possesso (v.).

Clemente VIII elevò il s. alla dignità di vescovo e Leone XII (1824) stabilì che fosse parroco dei Palazzi Apostolici. Pio XI con la cost. Ex Lateranensi pacto del 30 maggio 1929 (AAS, 21 [1929], p. 309) stabilì che il s. fosse suo vicario perpetuo nello Stato della Città del Vaticano (dove unica parrocchia è S. Anna, tenuta dagli Agostiniani), con giurisdizione estesa anche al Palazzo Laterano, alla villa Cybo ed alla villa Barberini di Castelgandolfo, rimanendone esenti la basilica e canonica di S. Pietro ed il Collegio Etiopico, sito nella Città del Vaticano. Il s., essendo cameriere segreto partecipante di S. Santità, famiglia (v.) Cappella Pontificia (v.), accompagnata, quindi, spesso il S. Padre nelle udienze ed è presente nelle funzioni papali. Quando assiste alla Messa del papa pregusta l'Ostia ed il vino, secondo il rito pontificale: gli somministra la candela e gli mostra tutto quello che si deve dire.

Come parroco palatino, porta al S. Padre morente il Vaticano e gli somministra anche l'Estremia Unzione. In tempo di sede vacante entra in conclave (cfr. n. 48 della cost. Vacantis Apostolicae Sedis di Pio XII dell'8 dic. 1945: AAS 38 [1946] p. 65), ove, ogni mattina, dinanzi al S. Collegio recita l'inno Veni Creator con l'orazione dello Spirito Santo (cf. n. 65 cost. cit.).

BIBL.: A. Rocca, Opera omnia, I, Roma 1712, p. 323; F. A. Zaccaria, Relazione della corte di Roma, ivi 1774, p. 231;