SACRISTIA (SECRETARIUM, SACRARIUM, SALUTATORIUM)

SACRISTIA (secretarium, sacrarium, salutatorium). - Sala annessa alla chiesa, dove i ministri sacri si preparano e si vestono per le sacre funzioni e dove si conservano le suppellettili del culto.

Contiene locali o compartimenti distinti: nelle chiese cattedrali, oltre la s. ordinaria e comune, c'è quella propria dei canonici, nelle chiese piccole almeno una distinta per i chierichetti. Nella s. si trova in posto cospicuo la croce o una sacra icone, l'armadio o la mensa dove i sacerdoti assumono le sacre vesti; vicino, un armadio per i calici e la biancheria necessaria per la celebrazione della Messa, per le scatole delle ostie grandi e piccole. Non debbono mancare armadi di ampiezza e di numero sufficienti per contenere i paramenti sacri, per le vesti dei chierichetti, il messale, i libri liturgici e gli arredi sacri. È prescritto un lavabo con asciugamani, uno ad uso esclusivo dei sacri ministri, prima e dopo la S. Messa; l'altro ad uso delle altre persone. Deve anche trovarsi un inginocchiato con la tabella delle preghiere per la preparazione e il ringraziamento alla Messa ed un confessionale per uomini e persone minorate. Così la s. è una parte necessaria e integrante della chiesa.

La storia della s. si inizia con la costruzione della chiesa stessa, come luogo necessario per conservare le suppellettili del culto. Nell'Oriente e nella liturgia siracica e greca vi erano e vi sono accanto all'abside le due camere dette pastoformia (cf. Didasc. Apost., II, 57, 3): la protesi o προσομοιηθή, a sinistra, con il lavabo (το χρυσό-τήρων) e il diaconicon, a destra, con appositi armadi per i vasi sacri e i libri liturgici; in uno dei pastoformia si trasportava l'Eucaristia che si conservava per gli ammalati (cf. Const. Apost., VIII, 13, 17), come anche nell'Occidente si conservava l'Eucaristia nella s. durante il medioevo fin verso il sec. XIV. Le grandi basiliche dell'Occidente avevano il secretarium fuori della chiesa (a Roma a sinistra dell'altro), dove si recavano i vescovi per essere salutati dal clero (s. Agostino, De civ. Dei, XXII, 8) per udienze o per prepararsi alle sacre funzioni (cf. Ord. Rom., II, 23, 29; ed. M. Andrieu, Les Ordres Romains du haut moyen âge, Lovanio 1948, pp. 74, 76).

Questi secretaria erano così ampi da potervi tenere sinodi, come a Ippona nella «Basilica Pacis» nel 393, o a Cartagine nella «Basilica Fausti» nel 418. Ma di regola, fuori di queste grandi basiliche, la s. venne eretta meno organicamente al nord o al sud del coro, spesso dietro l'abside. Nelle piccole chiese invece si custodiva la modesta suppellettile in armadi posti dietro o a fianco dell'altare; i sacerdoti indossavano e deponevano i paramenti all'altare stesso, non in mezzo come i vescovi e i prelati, ma su un lato. Nella s. per la sua particolare funzione si deve osservare il silenzio.

Bibl.: le Istruzioni di s. Carlo Borromeo; L. Lieschenberger, Der Einfluss der Liturgie auf die frühchristl. Basilika, Neustadt 1928, p. 46 sgg.; e passim; J. Sauer, Sakristei, in LThK, IX, col. 99 sgg.; M. Righetti, Man. di stor. liturg., I, Milano 1950, pp. 397-98.

ARTE. - Nelle basiliche costantiniane si trova NARTECE (v.), dove il papa indossava i paramenti pontificali per la celebrazione delle Messe solenni; lo stesso si osserva nelle basiliche minori, mentre nelle chiese bizantine esso era situato presso l'abside principale, ed in quelle siriache esistevano per questa destinazione due ambienti (pastoformia) fiancheggianti l'abside stessa. Al secretarium era spesso unito il salutarium dove il vescovo riceveva i fedeli ed ascoltava le loro suppliche: esempi di queste disposizioni si hanno tuttora a Roma (S. Maria in Cosmedin), a Ravenna (S. Giovanni Evangelista), a Costantinopoli (SS. Apostoli). Nelle epoche successive la s. viene collocata per lo più a tergo della chiesa, adiacente o prossima al presbiterio; forma un unico vano a pianta quadrata o rettangolare, eccezionalmente trapezoidale (duomo di Siena); le vòlte si ricoprono di affreschi ed i singoli arredi, specialmente lavabi e armadi, assumono espressione artistica.

Particolare importanza nella struttura architettonica e n

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Sacristia - Porta della s. - Burgos, monastero di Las Huelgas (sec. xili).

e negli elementi decorativi presenta talvolta la s. nel Rinascimento (S. Lorenzo di Firenze, del Brunellesco; S. Marco di Venezia, di G. Spavento; S. Biagio di Montepulciano, di A. da Sangallo il Vecchio). Incomincia allora
egli elementi decorativi presenta talvolta la s. nel Rinascimento (S. Lorenzo di Firenze, del Brunellesco; S. Marco di Venezia, di G. Spavento; S. Biagio di Montepulciano, di A. da Sangallo il Vecchio). Incomincia allora a diffondersi nelle chiese maggiori l'uso di due s., una per le funzioni quotidiane, e l'altra riservata al Capitolo o ai canonici, nella quale sono custodite le reliquie e il Tesoro (S. Ambrogio di Milano, la Certosa di Pavia, le cattedrali di Asti, Chieri, Parma e Torino, la basilica di S. Francesco in Assisi; per S. Lorenzo di Firenze è improprio il nome di «S. nuova» dato alla costruzione michelangiolesca, che è invece una cappella sepolcrale). Talvolta le s. sono tre (cattedrale di Perugia, ove esistono accanto alla principale quella dei canonici e quella dell'arciprete); la Basilica di Loreto rappresenta un esempio forse unico, con le due s. principali e le quattro minori intitolate agli Evangelisti, famose per gli affreschi del Signorelli e di Melozzo.

Il movimento della Riforma cattolica determina anche per la s. nuove tendenze più rispondenti alle esigenze del culto ed alle prescrizioni liturgiche (v. BORROMEO, EDOARDO). A cominciare dagli ultimi decenni del '500 la s. viene infatti disposta secondo criteri più funzionali in relazione agli altri ambienti. A Roma in S. Maria in Vallicella ed a S. Maria dei Monti è separata dalla navata mediante un vestibolo comunicante direttamente con l'esterno e corrispondente all'intera lunghezza della chiesa; nel Gesù, pur trovandosi adiacente ad essa, non vi comunica direttamente, ma attraverso ambienti intermedi; anche nelle chiese a pianta centrale (come S. Agnese in Agone), si notano disposizioni intese ad assicurare facilità di disimpegni e comodità di accessi, mentre le dimensioni aumentano sino a sembrare talora eccessive (S. Andrea al Quirinale). Si manifesta anche nelle s. la ricchezza decorativa