SAINT-SIMON, CLAUDE-HENRI de ROUVROY, conte di. - N. a Parigi il 17 ott. 1760, m. ivi il 19 maggio 1825. Dal 1779 al 1782 partecipò come capitano dell'armata regolare francese alla guerra per l'indipendenza degli Stati Uniti d'America. Il contraccolpo spirituale della guerra d'America fu per lui decisivo; ebbe l'impressione di assistere all'inizio di una nuova era storica, fondata sulla produzione e orientata conseguentemente verso l'avvenire e non più sull'eredità e la difesa della tradizione.
Tra il 1787 e il 1789 fu in Spagna ove entrò in rapporti con il conte di Redern, amba-
sciatore di Sassonia a Madrid e successivamente suo socio negli affari. Tornato in Francia aderì alle idee rivoluzionarie, ma senza esplicare intensa attività politica. Parcheggiò per l'estrema sinistra ebertista, legata all'ambiente dei «patrioti d'industria» di cui Robespierre voleva liberare la Repubblica; in ciò e nell'amicizia con il Reden, sospetto come straniero, fu la ragione del suo arresto nell'ott. 1793. Liberato dopo Termidoro e tornato in possesso di una ricchezza che gli permetteva un tono di vita degno dei suoi antenati, ebbe un posto di primo piano nella vita elegante della Parigi del Direttorio. Nel 1798 avvenne la sua rottura con il Reden e, immediatamente successiva, la decisione di rinunciare agli affari per dedicarsi alla filosofia o, secondo i suoi termini, per aprire all'intelligenza umana una nuova carriera, quella fisico-politica. La sua inettitudine ad amministrare, insieme con il tono fastoso del suo tenore di vita, lo portarono negli a.a. 1805-13 a una situazione di vera miseria; finché nel 1823 trovò finalmente un protettore sicuro nel barche di Olando Rodrigues, che aveva preso a interessarsi della sua dottrina.
Si possono distinguere nello sviluppo del suo pensiero tre fasi. Nella prima, 1788-1813: Lettres d'un habitant de Genève (1802); Introduction aux travaux scientifiques du XIXe siècle (1807-1808), Mémoire sur la science de l'homme (1813), il suo sforzo è diretto a «systématiser la philosophie de Dieu». Egli pensa che la soluzione dei fenomeni sociali non possa essere trovata che in dipendenza di una sintesi totale, ottenuta attraverso la generalizzazione massima della legge fisica più universale, la legge di gravitazione. Sotto questo riguardo egli è veramente l'iniziatore dello scientismo del sec. XIX. La tesi che la politica e la morale non sono che aspetti della «scienza generale» lo porta naturalmente all'idea per cui la direzione dell'umanità dovrebbe essere affidata a un magistero di scienziati (che prenderebbe il nome di Consiglio di Newton): essi soli hanno qualità per interpretare la legge di gravitazione generalizzata e per ricavarne le applicazioni destinate a fare della terra un paradiso. L'opera fu messa all'Indice con decr. 11 apr. 1859.
Naturalmente questa idea di una «nuova enciclopedia» (Esquisse d'une nouvelle Encyclopédie, 1810), non poteva incontrare il favore degli scienziati specialisti. Il Bureau des longitudes dichiarò non essere sua competenza giudicare le idee del «fondatore del fisicismo»: di qui le sue Lettres au Bureau des longitudes, aspramente polemiche, soprattutto contro Laplace. In questa prima fase egli vorrebbe associare la sua sintesi alla ricostruzione napoleonica e aspirerebbe alla figura di «logotenero scientifico dell'imperatore».
Un tratto fondamentale di tutto il movimento sansimoniano: il non voler prender posizione contro le forze politiche dominanti, ma cercare di utilizzare l'attrazione del piano di riforme sociali. Tutta la storia del movimento è travagliata da questa contraddizione tra il carattere rivoluzionario del suo programma e l'opportunismo della sua pratica.
Nella seconda fase: De la réorganisation de la société européenne (1814); L'industrie (1816-18); Le Politique (1819); L'Organisateur (1819-20); Du Système industriel (1821-22); Catéchisme des industries (1823-24) - in cui si giovò della collaborazione di Augustin Thierry, dal 1814 al 1817, poi di Auguste Comte dal 1817-24 - egli rinuncia, almeno di fatto, alla «sintesi totale» e crede di trovare nella storia intesa come scienza le leggi che occorre applicare per salvare scientificamente il mondo. Si ha qui il S.-S. più significativo e conosciuto, il precursore del positivismo e del socialismo. Rispetto alla visione generale del corso storico si può dire che egli ripensa Condorcet attraverso Bonald. Del primo accoglie il progressismo; del secondo la distinzione di età organiche e di età analitiche, la valutazione positiva del medioevo e la considerazione come pericolo di crisi e di dissoluzione nell'età che si apre con la Riforma e si conclude con la Rivoluzione francese e con il liberalismo.
I periodi organici sono per lui quelli in cui l'equilibrio sociale è perfetto, il potere è nelle mani dei più degni, ciascuno è a suo posto. Nei periodi critici quest'ordine è stato distrutto e la società soffre sino a quando non avrà ritrovato i suoi capi legittimi. La nuova epoca organica avrà il suo fondamento spirituale nella scienza e la base della sua organizzazione temporale nella produzione, l'industria». La vita sociale non è che l'organizzazione degli interessi sociali; lo scopo della ricerca politica sarà la definizione dell'organizzazione più favorevole all'industria. In questa fase il S.-S. distingue tra il potere spirituale e il potere temporale: il primo spetta ancora agli scienziati che lo esercitano attraverso la scoperta delle leggi; il potere temporale deve invece passare ai produttori. È certo facile precisare il senso in cui S.-S. è precursore del positivismo continuo; oltre che per il generale scientismo, per la definizione della legge dei tre stadi, teologico, metafisico, positivo. Meno stretto il suo rapporto con il socialismo. Chiarissimi sono certo gli elementi socialisti del suo pensiero: la critica del liberalismo, l'affermazione della priorità del sociale sul politico, l'interpretazione della Rivoluzione Francese come rivoluzione borghese, una fraseologia che nella storia del socialismo è rimasta (opposizione tra i produttori e le classi oziose e parassite), il concetto che l'amministrazione delle cose deve sostituire il governo delle persone, ecc. Ma manca completamente la critica del capitalismo industriale e, conseguentemente, il concetto di lotta di classe; e per quel che riguarda il problema dell'eredità, egli critica l'ereditarietà delle funzioni, ma non si pronunzia sulla creditarità dei beni.
Un posto a parte per il suo significato nella storia delle idee europee ha il De la réorganisation de la société européenne, scritto in collaborazione con il Thierry. Interessante in quest'opera è la critica, condotta con un rigore che nel S.-S. è insolito, della politica di equilibrio, seguita dagli Stati europei dopo il Trattato di Vestfalia. La costituzione europea viene pensata sul modello della Costituzione inglese; un re europeo ereditario e un parlamento europeo, al di sopra dei parlamenti nazionali, con due camere, una ereditaria e una elettiva. Rispetto ai mezzi, egli pensa all'unione di Francia e di Inghilterra come primo nucleo della confederazione europea e cerca di mettere in luce come questa unione sia richiesta dagli interessi di entrambi i paesi.
Negli ultimi tempi della sua vita si annuncia una nuova fase etico-religiosa del suo pensiero, di cui è documento il Nouveau christianisme (1825), che uscì postumo. S.-S. pensa che, per poter muovere gli uomini, la sua ideologia deve arrivare al loro «cuore», prendere cioè la forma religiosa. Il Nouveau christianisme ha un notevole interesse come tentativo di riduzione totale del cristianesimo a umanitarismo. Il compito del cristianesimo nell'ultimo momento del suo sviluppo si risolve in quello di dirigere la società verso il miglioramento della sorte della classe più povera. Sulla base di questa riduzione S.-S. condanna come «crise» così il cattolicesimo come il protestantesimo. Questo momento religioso fu visto come un'involuzione, un ritorno allo stadio «teologico», dal Comte, e fu la ragione della loro rottura. Al suo svolgimento attese invece il movimento sansimoniano in senso stretto.