SANSIMONISMO. - S.-S. lasciò alla sua morte non una scuola nel senso rigoroso del termine, ma un gruppo di amici di cui era anima Olindo Rodrigues. Essi si propone di dar vita a uno tra gli ultimi progetti del maestro, la fondazione di un giornale di dottrina e di propaganda, Le
Producteur, che durò sino all’ott. 1826. Assolse al compito di far conoscere il pensiero sansimoniano in un cerchio più ampio; dottrinalmente rimase allo stadio scientifico del pensiero del maestro, solo accentuando la polemica antiliberale. Negli a.a. 1826-29 i sansimoniani si organizzarono in forma di scuola e diedero espressione ideologica sistematica ai loro principi nell’Exposition de la doctrine (1829). Dal punto di vista sociale vi si afferma decisamente l’abolizione dell’eredità; soltanto la capacità di metterli in opera di diritto al possesso degli strumenti di produzione; «a ciascuno secondo le sue capacità, a ogni capacità secondo le sue opere». I privilegi di nascita dovranno interamente sparire; e il diritto di eredità spetterà soltanto allo stato divenuto associazione di lavoratori. Ma il tratto più caratteristico di questo scritto è la trasformazione della dottrina in religione e l’affermazione dell’avvenire religioso dell’umanità. Il conflitto di scienza e di religione è proprio delle epoche critiche; le età organiche sono invece caratterizzate dalla loro unità intima. Anche nella storia della religione bisogna vedere uno sviluppo e perciò la rivoluzione religiosa dei nostri tempi non potrà essere semplice restaurazione del cristianesimo, in ragione dell’errore fondamentale che è in esso, la separazione dello spirituale dal temporale. Affermare la loro unità e conseguentemente la riabilitazione della carne è il compito della rivelazione sansimoniana. Ormai era aperta la via per la trasformazione della dottrina in religione e della scuola in chiesa. Il Natale del 1829 furono eletti «Padri della Famiglia» sansimoniani St.-Amand Bazard (1791-1832) e Prospero Enfantin (1796-1864). Il primo rappresentava la direzione razionalista incline anche ad accordi con il liberalismo, sia pur limitatamente alla lotta contro la reazione; il secondo, la direzione religiosa e teocratica, intransigentemente antiliberale. Tra il 1830 e il 1832 si costituisce la chiesa attraverso le due esperienze di vita comune della rue Monsigny e di Ménilmontant. Enfantin riesce ad avere il sopravvento pur attraverso lo scisma di Bazard e le successive rotture con Olindo Rodrigues e con Michel Chevalier, che aveva diretto il giornale Le Globe, divenuto, dalla fine del 1830, l’organo della scuola. Il dissenso tra Bazard e Enfantin sorge a proposito delle idee di quest’ultimo sulla riabilitazione della carne e sull’abolizione del matrimonio; ma ha altresì origine nel fatto che Bazard intendeva mantenersi fedele all’idea di libertà, il cui sacrificio era richiesto dalla linea teocratica di Enfantin. Le idee filosofico-religiose enfantine sono in sostanza una trasposizione in una fantastica metafisica panteistica dell’antidividalismo sociale di S.-S.: il collegamento della vita individuale con la vita collettiva ha la sua sanzione metafisica nella tesi che tutte le anime, manifestazioni finite dell’infinito, partecipano all’eternità divina. Non c’è nascita né morte, perché la stessa anima si incarna in individui diversi senza cessare di essere se stessa.
La scarsa eco suscitata dalle sue idee spostò l’attenzione di Enfantin verso l’Oriente, come terra delle rivelazioni religiose. Il sansimonianismo pratico deve a suo giudizio prendere inizio realizzando l’unità di Oriente (la religione) e di Occidente (l’industria). «Un grande atto di culto» che deve portare i tratti della nuova civiltà industriale simboleggerà questa unità; Enfantin, curioso miscuglio di bizzarro sognatore e di uomo d’azione realistico, la ravvisò nel taglio dell’istmo di Suez. Perciò la famiglia sansimoniana si trasferì in Egitto, nella speranza dell’appoggio di Mehmet ‘Ali. Non riuscendo a convincerlo i sansimoniani accettarono la sua proposta di dedicare la loro attività alla costruzione di una diga del Nilo: la riuscita di quest’opera avrebbe dovuto significare l’inizio dell’organizzazione industriale dell’Oriente. Ma i lavori furono aggiornati; molti sansimoniani restarono senza impiego, altri morirono per una epidemia di peste. Nella spedizione in Egitto andarono perduti tre anni (1834-37). Dopo questo fallimento Enfantin pensò che la miglior via per l’attuazione del suo programma fosse l’appoggio dei principi e pose le sue speranze in Luigi Filippo che avrebbe dovuto diventare il re dei lavoratori. Questo «apostolato tra i principi» altro non gli fruttò che una nomina a membro della Commissione scientifica dell’Algeria (1840-

(da S.-S., Mémoires, I, Parigi 1827; SAINT-SIMON, Louis de Rouvroy, duca di - Ritratto, da un quadro appartenente alla Famiglia.
1841) che gli permise la redazione di un libro sulla colonizzazione di questa regione, ma nulla di concreto per il successo dell’idea sansimoniana. Dopo il 1841 si dedicò all’attività industriale, nel pensiero che solo l’industrializzazione della società avrebbe potuto creare le condizioni favorevoli per l’attuazione del suo programma politico-religioso. Si occupò dei problemi della rete ferroviaria francese ed ebbe una parte decisiva nella fusione delle piccole compagnie ferroviarie in grandi compagnie. Politicamente accentuò sempre più, specialmente dopo l’esperienza del 1848, l’opposizione così al liberalismo come al socialismo rivoluzionario. Da ciò fu naturalmente condotto ad aderire al Secondo Impero: gli sembrò che soltanto l’autorità fosse in grado di garantire le condizioni per le riforme sociali. La stessa evoluzione fu di altri sansimoniani, il più notevole dei quali è Michel Chevalier, divenuto uno dei consiglieri economici più ascoltati di Napoleone III. Così il movimento sansimoniano raggiunge la realtà collaborando all’industria-ri-ziazione della Francia, ma lasciando perdere (confinandolo in lontane speranze) l’aspetto rivoluzionario e messianico. All’esposizione organica dell’elemento filosofico-religioso della sua opera Enfantin dedicò ancora due libri, La Science de l’homme (1858) e La vie éternelle (1861), che ebbero pochi lettori. Con la sua morte (31 ag. 1864) si può dire che la scuola sansimoniana abbia fine.