SALII. - Sacerdoti della religione romana, che si ritrovano anche in diversi centri del Lazio (Alba, Lavinio, Tuscolo, Anagni, Ariccia, Tivoli), sia pur senza dati specifici sulla loro organizzazione locale. A Roma, i S. formano due sodalità sacerdotali di 12 membri ciascuna, distinguendosi in S. palatini e in S. collini o agoneses, con sede cioè sul Palatino e, rispettivamente, sul Quirinale.
Secondo qualche indizio, gli ultimi sarebbero stati sacerdoti del dio Quirino: possibilità non esclusa, dato che in Tivoli si conoscono S. di Hercules Victor, da cui si deduce che non tutti i S. sono necessariamente legati al culto di Marte. Ma ciò che si conosce intorno all'atti-vità sacerdotale romana dei S. rientra esclusivamente nell'ambito del culto di Marte: nei grandi cicli festivi di questo dio, in marzo e in ott., i S. portano in giro le armi sacre (lance e i 12 ancilla, scudi sacri) del dio ed eseguiscono in pubblico le loro danze di guerra (di qui testimologia popolare: S. a saliendo). Anche il loro costume rituale allude alla guerra, essendo identico alla divisa dell'operta romano. I S. hanno a capo un magister. Vengono eletti per cooptazione tra uomini di rango patrizio che abbiano entrambi i genitori vivi e sposati con il rito della confarrazione. Tutto ciò indica l'antichità della loro istituzione che la tradizione attribuisce al re Numa o fa risalire addirittura ad origini preromane (arcadiche, samotracie o etrusche). Il linguaggio arcaico del carmen Saliaere, canto rituale dei S., era oggetto di studio sin dai primordi della cultura letteraria romana.