SALMANASAR ("ŠULMĀNU-ASARID [N])

SALMANASAR ("Šulmānu-asarid [n]). - Il nome («Šulmān [dio guerriero del tipo di Ninurta] primeggia»; ebr. Salman'ēser) appartenne a 5 re assiri fra il 1200 e il 700 a. C. Tra quelli. S. III (858-824) e S. V (727-722, nominato in II Reg. 17,3 sgg., 18, 9 sgg.) sono d'importanza per la storia d'Israele.

S. III, politico abile e guerriero tenace, è fra i grandi re che «gettarono le basi della potenza imperiale dell'Assiria» (Sidney Smith).

Delle sue gesta informano numerose iscrizioni cuneiformi, specialmente gli «Annali» (riguardo al genere letterario e alle edizioni assire differenti cf. gli studi di J. M. Peñuela e R. Follet). S. consolidò ed estese le conquiste del padre Aššur-nāšir-apal (883-859). Dobellò in cinque spedizioni Ahuni di Bit-Adini, lo Stato più potente degli Aramei «fra i due fiumi» (859-855), impossessandosi della via carovaniera sull'Eufra. Più impegnativa fu la lotta per la sottomissione degli staterelli neo-hittiti sull'Oronte inferiore, sull'Amano ed in Cilicia, per rendere libero l'accesso ai cedri ed alle miniere del Tauro ed alla via carovaniera sulla costa del Mediterraneo, nel quale già nell'858 «lavò (ritualmente) le mani» del suo esercito. Ma quel bel successo economico gli arrise soltanto dopo avere sostenuto varie dure battaglie (caduta definitiva di Què e di Tarso nel 732). S. era contrastato da una forte coalizione capeggiata da Irbuleni di Hamāh e Hadad-idri (Hadad-ezer) di Damasco. Nella guerra accanitissima S. vinse sempre più; ma non poté distruggere il nemico, nemmeno con la «mobilitazione generale» di tutti gli uomini capaci di portar armi che fece nella primavera di quasi ogni tre anni. Fu probabilmente una vittoria avversaria la famosa battaglia di Qarqar (853 a. C.): il «monolito» di S. dà di essa un «comunicato di guerra», che insiste sulle «enormi perdite» del nemico e sull'immediato ritorno dalla «vittoria» spettacolare; la battaglia è di somma importanza per la cronologia biblica: anche ad Ahabbu mat Sa'ilojā, da ACAB (v.), S. avrebbe annientato 2000 carri e 10.000 fanti. Anche le invasioni dell'848 e 845 fallirono. La situazione però cambiò nell'841, Hazael (v.) Iehu (v.), abbandonata la coalizione: Hazael fu battuto nonostante che si fosse fortificato sul Monte Senir (Hermon) e dovette ritirarsi a Damasco le cui mura però S. non seppe forzare; allora S. devastò il paese, specialmente i frutteti attorno a

Damasco, fino ai monti del Hawrān. Raccolse però vantaggi politici: non solo Iehu (scena dell'obelisco nero) pagò tributo, ma anche Tiro e Sidone; e l'Asatun ebbe poi il controllo non contestato della costa mediterranea da Byblos al Tauro.

All'est S. è forse il primo MEDINA (v.); a sud-est del Lago di Urmia e nel Parsuā i suoi successi furono effimeri. Lo stesso deve dirsi delle spedizioni alle fonti dell'Eufrate e del Tigri, al Lago di Vau, sulle cui rive nella capitale a Turuipaš regnava Sarduris I, re dell'Uraru (v.): vi esercitò forte pressione, ma non ebbe successo decisivo.

Brilla però l'abilità politica di S. nelle relazioni con la Babilonide, nella quale affermò l'influenza assira. Buon vicino ed amico di Nabū-apal-iddin (m. nell'852), continuò la stessa politica con l'erede legittimo Marduk-zākir-šum). Questi chiamò S. in aiuto al nascere della ribellione del fratello Marduk-bēl-usāte, che aiutato da gran parte del popolo babilonese si era affermato all'est del Tigri. In due campagne S. ridusse il ribelle e castigò inoltre le tribù caldee a sud di Babilonia. Il liberatore allora ritornò, visitando da pio re i santuari più notevoli dell'antico Sumar e offrendo, specialmente a Babilonia, sacrifici (e pranzi) spettacolosi, con ricchi doni ai cittadini.

S. fu amministratore avveduto dei suoi paesi e di quelli conquistati. Seppe scegliersi ottimi collaboratori e consiglieri. Perciò durante la ribellione del figlio Aššur-dan-apal (827), che fu aiutato da 27 città, e la guerra civile fra lui e Samši-Adad V (823-831), l'Impero non scappò: ciò si spiega, sembra, con le guarnizioni e le colonie ben salde e con tutta la rigida amministrazione delle province assire.

Di S. V (727-722), a causa della brevità del regno (e forse per opera di Sargon II, che lo depose), non si trovano quasi iscrizioni cunciformi. Così il suo regno si svolge nel buio della storia. A detta di Menandro di Tiro assediò una volta Tiro. La Cronaca babilonese gli attribuisce un saccheggio di Šabara'in, ben identificabile con Sib-ibrajim (Ez. 46, 16). In tale occasione deve avere iniziato la guerra contro il re d'Israele Osca (v.) SAMALIA (v.). Regnò in Babilonia con il nome Ululai.

BIBL.: su S. V bastano i commenti biblici. Su S. III: A. L. Oppenheim, in Ancient Near Eastern Texts relating to the Old Testament, Princeton 1950, pp. 276-81. Sui testi ora trovati del Museo dell'Irāq: J. M. Peñuela, Las inscripciones de S. III, in Sefarad, 3 (1913), pp. 251-88; id., La data de reconstrucción del templo de Anu-Adad en Asur, ibid., 4 (1944), pp. 119-56; E. Michel, Die Ausrstexte S. III, in Die Welt des Orients, 1 (1947-52), pp. 5-20, 57-71, 255-71, 385-96, 454-75 (con tavole; studio magistrale); G. G. Cameron, The annals of S. III, a new text, in Sumer, 6 (1950), pp. 6-26; Fuad Safar, A further text of S. III, ibid., 7 (1951), pp. 3-22; R. Follet, Nova quaedam de usu Annalium S. III..., in Verbum Domini, 30 (1952), pp. 227-33; J. M. Peñuela, in Biblica, 34 (1953). Pietro Nober
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“SALMANASAR ("ŠULMĀNU-ASARID [N]).” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 996. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/salmanasar-sulmanu-asarid-n.