SALTERIO - La creazione degli astri. Miniatura del s. di Paolo III liturgici, di particolari cure da parte degli amanuensi e alluminatori che dettero una ricca serie di s. approntati con finissimo gusto artistico, a cominciare dai s. trascritti in belle lettere onciali e semionciali su pergamena purpurea (sec. V. VII ed evo carolino) sino a quelli finemente miniati dal sec. XVI. Basti ricordare il s. purpureo onciale in argento e oro di s. Germano del sec. VI (cf. Le roquais [V. BIBLICA.], II, pp. 110-111); il s. di Stoccarda in onciale del sec. VIII (A. Dold, in Röm. Quartalschrift. 1934); il s. dell'abbaia di Hautvillers, detto di Utrecht del sec. IX (cf. E. T. De Wald, The illustrations of the Utrecht Psalter, Londra-Lipsia 1932); il s. di Egberto di Treviri a Cividale, eseguito tra il 977 e il 993 (cf. H. V. Sauerland-H. Haseloff, Der Psalter Erzbischof Egberts von Trier. Codex Gertrudianus (in Cividale, Treviri 1901); il s. di s. Luigi del sec. XIII (cf. Le roquais, II, pp. 101-105); il s. di Carlo VIII, ca. 1490 (Le roquais, II, pp. 57-58); il s. di Paolo III del 1542 (L. Dorez, Le psautier de Paul III, Parigi 1909), ecc. Anche talune delle prime edizioni a stampa sono notevoli per la loro euritmia. Le parti più ornate dei s. manoscritti sono: 1) il calendario, dove spesso sono riprodotte le figurazioni dei mesi e dello zodiaco; 2) alcune pagine poste prima dei salmi e 3) la parte riservata al testo di questi ultimi. Nelle pagine che precedono i salmi, campeggiano sin dal sec. VIII Davide e Cristo in maestà o anche in Croce; Davide, con il suo strumento musicale, talvolta accompagnato da altri salmisti che suonano con lui. Con il sec. XII, le scene relative a Cristo prendono un maggior sviluppo; con i sec. XIII-XIV, le pagine in parola vengono decorate con interi cicli di scene tolti dall'Antico e dal Nuovo Testamento. Per illustrare il testo dei salmi, si sono seguiti vari sistemi: si adorna ogni salmo con scene che si riferiscono al suo contenuto, oppure si divide il s. in tre o cinque libri e si alluminano, nel primo caso i salmi 1, 51, 101; nel secondo, i salmi 1, 41, 72, 89, 106; altre volte si orna il primo di ogni feria (1, 26, 38, 51, 52, 68, 80, 97, 101, 109), ma non sempre la figura si riferisce al contenuto del salmo. Oltre le pagine integralmente o in parte miniate, c'è poi tutta una gamma di lettere iniziali, grandi e piccole, e fregi marginali eseguiti con rara perizia e sbrigliata fantasia.
(da L. Derez, Le panitier de Paul III. Parigi 1805, tux. 7; Sacrzano - La creazione degli astri. Miniatura del s. di Paolo III copiato de Federico Mario da Perugia nel 1542 e miniato da Vincenzo Raimondo da Lodève - Parigi, Biblioteca nazionale, ms. lat. 888o, f. $182^{\circ}$.
Gallie, onde il nom
A. Pietro Frutaz
4. Divisione liturgica settimanale del s
Nella distribuzione settimanale del s. (Psalterium dispositum per hebdomadam) si distinguono il corso monastico e quello romano per l'uso del clero secolare. Il corso monastico, ordinato da S. Benedetto nella sua Regola monastica (capp. 8-18) indica i salmi da recitarsi in una settimana, 12 nel Mattutino (numero santificato già dai primi monaci), cominciando la domenica con il salmo 20 e terminando con il 108 al sabato; son riservati per i Vespri i salmi 109-47, per la Prima i salmi 1-19, per le Ore minori della domenica come per la Terza, Sesta e Nona di lunedì le 22 sezioni del 118, gli altri giorni i salmi detti graduali.Altri corsi monastici occidentali si richiamano a S. Cesario d'Arles (verso il 502: Ordo psallendi) e a S. Colombano (m. nel 615). Il corso romano, ordinato, si dice, da Dumuso papa (m. nel 384), anch'esso recita il s. in una settimana, cominciando al Mattutino di domenica con il salmo 1 per finire al sabato con il 108; nel Mattutino domenicale il numero dei salmi da S. Gregorio Magno (m. nel 604) fu ridotto a 12 + 3 + 3 (prima 14 + 6 + 6), in quello feriale disposto a 12; le 22 sezioni del 118 si ripetevano ogni giorno nelle Ore minori; per i Vespri erano riservati i salmi 109-47. Quest'ordine fu conservato anche nella riforma di Pio V (m. nel 1572) fino al b. Pio X, il quale, il 19 nov. 1911, ordinò una nuova ripartizione dei salmi assegnandone nove al Mattutino, rispettando l'antico ordine di due grandi parti di salmi 1-108 al Mattutino, di 109-44 ai Vespri, assegnando gli altri alle Ore minori e dividendone i più lunghi sull'esempio dei monaci egiziani e di S. Benedetto.
Il testo liturgico del s. fino a s. Pio V era quello del Psalterium Romanum, che s. Pio V sostituì con quello del Psalterium Gallicanum. Pio XII introdusse (14 marzo 1945) una nuova versione fatta sul testo ebraico.
Il nome s. viene talvolta ad indicare il Rosario per le sue 150 Ave Maria, quanti sono i salmi.
II. S. LITURGICO NEI RITI ORIENTALI. - Nel rito bizantino il s. è diviso in venti cathismata, e ciascun cathisma in tre stasies; ciascuna stasie può avere tre o più salmi e si conclude con il Gloria Patri. Vi sono aggiunti nove cantici biblici; così già il Codex Alexandrinus del sec. V, che ne ha però quattordici. Il s. fu il primo libro liturgico greco dato alla stampa: Venezia, probab. 1494.
Nel s. slavo il Simbolo atanasiano e altri scritti riguardanti la fede precedono i salmi e l'ultimo canto è seguito da preghiere per i moribondi e per i defunti; invece in altri s. seguono i cosiddetti salmi scelti, da aggiungere alla lettura privata di un cathisma. A Mosca come a Kiev fu concepito e edito un altro tipo di s. chiamato Psalteri s. posliedovanien; oltre il s. ordinario egli dà tre supplementi: l'Orologio, i Tropari e kondaki di tutto l'anno, l'Ufficio della S. Comunione e altri casti.
Il s. si recita in lettura continua, a ragione di un cathisma al Vespro e di due o tre al Mattutino, una volta la settimana, due volte durante la Quaresima (cf. E. Mercener - F. Paris, La Prière des Eglises de rite byzantin, I, Chevetogne 1947, p. 14, nota 2, pp. 207-209; H. Schneider, Die biblischen Oden..., in Biblica, 30 [1949], pp. 28-65, 239-72, 432-52, 479-500).
Fra i s. alluminati con immagini marginali sono importanti i s. di Khudov del sec. IX, il Vat. Barberiniano

(da T. Uspenski, L'art byzantin chez les slaves, Parigi 1932, tav. 71) Salterio - Pagina del s. greco Khudov, con miniatura del sec. XII, Sion con Maria e Gesù, consacrazione di David, martirio dei Maccabei. Cod. palinsesto, la scrittura onciale più antica è del sec. IX, la più recente, corsiva, è del sec. XII - Mosca, Museo storico.
grecco 372 del sec. XI, ecc. (cf. N. Kondakov, Miniaturi... [in russo], Mosca 1878), e il Litsevaja Psaltri dell'a. 1397 (riprodotto, Pietroburgo 1890; vedere anche J. Strzygowski, Die Miniaturen des serbischen Psalters der König. Hof-und Staatsbibliothek in München, Vienna 1906, e L. Mariès, L'irruption des Saints dans l'illustration du psautier byzantin, in Anal. Boll., 68 [1950], pp. 153-62). Fra i s. alluminati a piena pagina è noto quello di Parigi del sec. X (cf. H. Buchthal, The Miniatures of the Paris Psalter, Londra 1938).
Nel rito armeno il s. è diviso in otto sezioni, chiamate «canoni»; ciascuna sezione comprende un canto biblico. Ognuno dei «canoni» corrisponde a uno degli otto toni musicali. Poiché nell'Ufficio della Notte si recita ogni giorno un «canone», la lettura del s. si completa in otto giorni. Il cursus ha inizio alla 1a Domenica di Quaresima cominciando con il tono primo. Ciascun «canone» è diviso in sette sezioni terminate con il Gloria Patri. Questo sistema esiste già almeno dal sec. VII. Molti manoscritti ed edizioni aggiungono però il Cantico di Daniele, il Magnificat, il Benedictus, il Nunc dimittis e la preghiera di Manasse (cf. F. C. Conybeare, Rituale Armenorum. Oxford 1905, p. 446).
Nel rito siro-occidentale il s. è diviso oggi in venti sezioni (= marmijatá) e sessanta dossologie (= Gloria Patri). Vi aggiungono sempre tre cantici: Mosè (Esodo), Isaia, Mosè (Deut.), e spesso tre altri: Magnificat, Beatitudini, Gloria in excelsis; in fine si trova non raramente il Simbolo Niceno; alcune volte, sotto l'influsso bizantino, il s. ha accolto ancora altri cantici. Anticamente si recitava un marmitá in ogni Notturno dell'Ufficio della Notte; da molti secoli poesie liturgiche ne prendono il posto, però il s. ebbe una edizione ancora nel 1912 a Sciarfa.
Nel rito siro-orientale di s. è diviso in venti hulálá e ciascun hulálá in due o più marmijatá; ognuno di questi comprende due o tre salmi, vi sono intercalate delle preghiere. Il cursus si recita con assiduità nell'Ufficio della
Notte. Edizioni cattoliche: Roma 1842, Mossul 1912. Per la distribuzione dei salmi cf. A. J. Maclean, *East Syrian daily Offices*, Londra 1894, pp. 260-63.
Nel rito copto il s. conta venti *cathismata* e sessanta dossologie (= *Gloria Patri*). Vi si aggiungono undici odi e poi il cantico di Daniele, il *Magnificat*, il *Benedictus* e il *Nunc dimittis* e il *Gloria in excelsis* (questo secondo la recensione greca). Ogni ora liturgica si inizia con la recita di dodici salmi. Edizioni di R. Tuki (v.) a Roma nel 1744. Non raramente i manoscritti etiopici aggiungono ancora il *Cantico dei Cantici* (cf. S. Grébaud, *Manuscrits éthiopiens appartenants à M. N. Bergey*, in *Rev. de l'Orient Chrét.*, 25 [1925-26], pp. 196-219). - Vedi tavv. CVII-CVIII.
