Enciclopedia Cattolica vol. X, 1953 Sacra Scrittura Vecchio Testamento

SAMUELE

Festa: 20 agosto

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Noto anche come: inglese: Shemuel; Shmuel

SAMUELE (ebr. Šēmišel). - Ultimo « giudice » (v.) d'Israele, instauratore della monarchia, profeta, vissuto nel sec. XI a. C. Ha dato il suo nome al libro della Bibbia che racconta la storia di lui, di Saul e di David. Suo padre, Elcana (v.), levita, era di Ramathaim (odierna Rentis = Arimatea) nel territorio montagnoso di Ephraim (I Sam. 1, 1). Gli fu madre Anna (v.) che, sterile, l'impetrò dal Signore (ibid. 1, 9-20) e, fattolo crescere, lo consegnò al pontefice Eli (v.) in Silo, affinché servisse il Signore in perpetuo.

Ancor giovanetto, ebbe da Dio una rivelazione circa il casato di Eli, poi altre, sempre avveratesi, sicché tutto Israele lo riconobbe come profeta. Adulto, liberò la nazione dai Filistei, poi fino alla vecchiaia esercitò la « giudicatura », ch'ebbe tono spiccato di riforma religiosa, girando tutto il paese (ibid. 7). Risiedeva però nella città natale, dove si conveniva da ogni dove per interpellarlo (ibid. 9, 6-13), e donde dette incremento ad associazioni di « profeti » (v.), di cui si serviva nella sua opera di riforma (ibid. 10, 5, 10; 19, 18-20). Negli ultimi anni l'aiutarono nella « giudicatura » due figlioli, troppo però dissimili dal padre, il che, insieme a gravi motivi storici (p. es., l'incombente pericolo filisteo) fece sì che il popolo gli chiedesse un re. S. aderì a malincuore alla richiesta, e per ordine di Dio unse come re il beniaminitta Saul (v.). Depose quindi l'ufficio di giudice (ibid. 12), ma al Re trasmise anche in seguito, all'occasione, gli ordini di Dio (ibid. 15, 1 sg.). Dopo la prevaricazione di Saul, S. unse re il giovane David (v.). Morì assai vecchio (ibid. 25, 1), e, dopo la morte, apparve a Saul che voleva conoscere l'esito della battaglia di Gelboe, predicendogli sconfitta e morte (ibid. 28, 6-19).

Al dire di s. Girolamo (PL 23, 343) l'imperatore Arcadio (m. nel 408) trasportò le ossa di S. dalla Giudea in Tracia; e Nicotero Callisto narra (PG 146, 1090) che l'imperatrice Pulcheria (m. nel 453) le trasferì a Costantinopoli, collocandole in un « sepolcreto costruito vicino all'Ebdomo ».

S. fu uno dei santi più puri d'Israele. Non era nato uomo d'azione, eppure operò quanto forse nessuno dei « giudici » precedenti. Fu del Signore e per il Signore sempre, senza un'esitazione: sua insegna, per tutta la vita, fu un'obbedienza a tutta prova. Non fu un uomo d'arme, ma un apostolo, un padre. Padre per il popolo e specialmente per il primo Re, da lui consacrato, sulla cui rovina pianse lacrime amare (I Sam. 15, 11-35; 16, 1). Di carattere però fu austero. S'indignava contro chi si scostava dalla via tracciata da Dio (ibid. 13, 11-14; 15, 16-33). Fu grande ed eroico nella sua fedeltà e nel suo zelo. Geremia (15, 1) lo porrà subito dopo Mosè per la forza d'intercessione; solo inferiore a Mosè lo vedrà Dante in Paradiso (Par., IV, 29).

SAMUELE - S., sopra di lui la mano di Dio. Disegno del sec. XIV. Biblioteca Vaticana, cod. Borg. Etiopico 3, f. 1.
SAMUELE - S., sopra di lui la mano di Dio. Disegno del sec. XIV. Biblioteca Vaticana, cod. Borg. Etiopico 3, f. 1.
(Int. Enc. Cott.)

LIBRI DI S

Libro (la divisione in due libri è attestata non prima del 1448 d. C.) che nella Bibbia segue l'Ottateuco (Pentateuco, Giosuè, Giudici, Rut, che nelle Bibbie ebraiche è incluso nei mèghillòth). Porta impropriamente il nome attuale, ché S. non ne fu, come vorrebbe il Talmud, l'autore, né è in esso la figura predominante: fu forse chiamato così per la falsa attribuzione letteraria. Nei Settanta e nella Volgata è intitolato Libri I-II Regum (Βασιλείων «dei regni»).

La lunga narrazione si presenta, per la costruzione ed il disegno, una e compatta, tutta diretta ad un fine. È naturale dividerla in due blocchi (gli odierni due libri), accentrati su Saul e David. Tutto ciò che precede nel primo libro, storia di Eli ([v.] capp. 1-3), dell'Arca ([v.] capp. 4-6), di S. (capp. 7-8), non è che preparazione alla venuta di Saul ([v.] capp. 9-31). David (v.), quantunque entri in scena a metà del libro I (I Sam. 16, 12 sg.), domina il racconto solo nel libro II (II Sam. 2-4, re di Giudea; 5-9, re di tutto Israele; 10-20, peccato di David e molteplice espiazione). Un'appendice di sei documenti vari (ibid. 21-24) chiude ora, o piuttosto interrompe, la storia che anticamente terminava con la successione di Salomone e la morte di David (I Reg. 1-2).

Argomento è l'introduzione e stabilizzazione della potestà regia in Israele. Ma ciò era solo la parte appariscente del piano divino: rivelare l'altra parte, nascosta, fu lo scopo dell'autore. Israele teneva da secoli l'occhio fisso sul Messia futuro; lo si attendeva rivestito di regio potere (Gen. 49, 8 sgg.; Num. 24, 17 sg.). S. pone un'altra pietra miliare: l'atteso sarebbe stato un re della famiglia di David, ed avrebbe avuto regno sempiterno (II Sam. 7). Occorreva perciò mostrare come dalla «giudicatura» si fosse passati alla potestà regia; come fosse fallito il tentativo del beniaminita Saul; come la potestà di David, malgrado difficoltà innumerevoli, si fosse stabilmente affermata.

Il testo originale ebraico di S. ha sofferto come quello di pochi altri libri del Vecchio Testamento; salva tuttavia la sostanza, sia quanto alla storia che alla dottrina. Del resto, la critica testuale dà valido aiuto a sanare molte di queste ferite inferte dal tempo. Testo base è il testo masoretico (Biblia Hebraica di R. Kittel-P. Kahle, Stoccarda 1937). Di primissima importanza è la versione greca dei Settanta del sec. II a. C., trasmessi in varie recensioni (comunemente vien letta nella edizione di A. Rahlfs, Septuaginta, Stoccarda 1935); è in genere d'una straordinaria fedeltà, ma ha, nei confronti del testo masoretico, sia lacune sia eccedenze notevoli. Le lacune più celebri sono in I Sam. 17-18, su cui è difficile il giudizio. Di minore aiuto sono le versioni aramaica (Targum di Jonathan, sec. I a. C.), siriaca (Pèliità, d'incerta epoca), latina vetus (sec. II d. C.) e geronimiana (Volgata, 393 d. C.; ed. critica benedettina del 1944). Va ricordato qui che molte sezioni di S. si trovano pure nel libro dei Paralipomeni; ciò è di grande aiuto alla critica, ma suscita insieme molteplici problemi.

La canonicità di S. non è stata mai posta in dubbio, né nel giudaismo né nella Chiesa.

Il libro, insieme a magnifica unità di disegno, presenta disuguaglianze notevoli. Ha molti tratti ove la descrizione è minutissima (p. es., I Sam. 1; 9-10; 25; II Sam. 9-20), senza però pretendere a forma biografica completa; molti altri tratti invece, di maggior valore storico, politico, sociale, sono redatti in forma schematicissima (p. es., I Sam. 7, 15 sgg.; 14, 47-52; II Sam. 8, 1-18, ecc.). Molte pagine sono autentici capolavori narrativi; altre sono aride numerazioni. Infine, qualche episodio è riportato più d'una volta con considerevoli differenze. Si può da ciò concludere: a) il libro non è una narrazione di getto, ma una compilazione da varie fonti, scritte e orali, preesistenti; b) la compilazione fu fatta da un unico autore, con un piano preciso; non fu stratificazione successiva di documenti; c) anche se talora si devono ammettere «duplicati», vere «contraddizioni» forse non si danno mai (esame a parte merita I Sam. 17-18, ove non è risolta la questione testuale); in genere si ha lo stesso fenomeno che si commenta tra le varie narrazioni dei Vangeli sinottici; d) la maggior parte del materiale risale all'epoca stessa dei fatti (concorde è il giudizio circa II Sam. 9-20).

L'autore dell'intero libro è ignoto, ma dovette vivere nei secc. x-ix a. C.; l'appendice (II Sam. 21-24) infatti non poté essere aggiunta dopo il sec. VIII, quando già esisteva il I libro dei Salmi, che contiene II Sam. 22. In seguito il libro subì ancora qualche intenzionale ritocco, ma di lieve importanza.

Nel campo razionalistico abbondano le ipotesi, spesso arbitrarie, che danno risultati mirabolanti e contraddittori, per l'estrema soggettività dei criteri. Fallito, p. es., è finora ogni tentativo di separare i documenti primitivi (J. Wellhausen, 1871): cosa che, del resto, non risolverebbe una sola difficoltà.

La storicità è solidamente fondata, per l'antichità delle fonti, la spiccata imparzialità di giudizio e le molteplici conferme, quantunque talora solo indirette.

P. es., la situazione religiosa e politica concorda con quella descritta nel libro dei Giudici; la cronologia dell'invasione dei Filistei corrisponde ai dati egizi e la loro presenza in certe località (Bethsan; pressi di Gerusalemme) è stata confermata dall'archeologia; l'affermarsi di una forte monarchia nazionale in Israele storicamente si comprende per le contemporanee condizioni precarie della Assiria e dell'Egitto, attestate dalla storia rispettiva. Istituzioni politiche (uffici di corte: II Sam. 8, 16 sgg.; 20, 23 sgg.) e militari (i « trenta »: II Sam. 23, 13-29) sono di derivazione egiziana.

L'importanza di S. è grandissima, dal lato sia artistico, sia storico, sia religioso. Il valore artistico è ammesso comunemente, e rifugge specialmente nella pittura dei caratteri, che sono una moltitudine. Il racconto è d'un interesse sempre nuovo e vario, con imprese avvincenti (I Sam. 14), sentimenti profondi, collere e idilli, entusiasmi e scorsamenti: la vita intera. Per la storia della prima monarchia e del profetismo S. è insostituibile; aumenta inoltre le nostre cognizioni circa usi, mentalità, credenze. Religiosamente, il primo interesse di S. deriva dal messianismo: letterale (II Sam. 7, 23, 1-7; I Sam. 2, 10) e figurativo (David tipo del Cristo sofferente e tradito); ma abbondano gli insegnamenti di carattere morale, specie riguardo al peccato ed al perdono.

Bibliografia15 opere
BIBL.: commenti: H. P. Smith (Edimburgo 1899); P. Dhorme (Parigi 1910); S. R. Driver (2ª ed., Oxford 1913); W. Caspari (Lipsia 1926); K. A. Leumbach (Bonn 1936); A. Médebielle (Parigi 1940); M. Rehm (Würzburg 1949). Tra gli innumerevoli studi generali: O. Eissfeldt, Die Komposition der Sammelsbücher, Lipsia 1931; L. Hylander, Der literarische Samuel-Saul Komplex, ivi 1932; A. Clamer, Rois I-II, in DThC, XIII (1937), coll. 2775-2805; M. Rehm, Textkritische Untersuchungen zu den Parallelstellen der Samuel-Königsbücher und der Chronik, Münster 1937; G. Hülscher, Die Anfänge der hebräischen Geschichtsschreibung, Heidelberg 1942; E. Robinson, Samuel and Saul, in Bulletin of the Rylands Library-Manchester, 28 (1944), pp. 175-206; Ch. Keeley, An approach to the books of Samuel, in Catholic biblical quarterly, 10 (1948), pp. 254-70; P. A. H. De Boer, Research into the text of I S. 1-16, Amsterdam 1938; id., Research... I S. 18-31, in Oxalistamentische Studien, 6 (1949), pp. 1-100.

Gino Bressan

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), coll. 1742–1745.

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Bressan, Gino. “Samuele (Ebr. ŠĒMiŠEl).” In Enciclopedia Cattolica, vol. X, coll. 1742–1745. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/samuele-ebr-semisel.

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Bressan, Gino. “Samuele (Ebr. ŠĒMiŠEl).” Enciclopedia Cattolica, vol. X, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 1742–1745. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/samuele-ebr-semisel.

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