SAN GALLO, FAMIGLIA

SAN GALLO, FAMIGLIA. - Architetti fiorentini che trassero il nome dalla porta S. Gallo di Firenze, presso cui abitavano i capostipiti della famiglia.
SAN GALLO, FAMIGLIA. - Architetti fiorentini che trassero il nome dalla porta S. Gallo di Firenze, presso cui abitavano i capostipiti della famiglia.

GIULIANO (detto G. Giamberti). - N. a Firenze ca. il 1445, m. ivi nel 1516. Nel 1465 venne a Roma. La sua attività in questo periodo non risulta bene chiarita. È dubbia l'attribuzione della Loggia della Benedizione in S. Pietro ed incerta la parte da lui avuta nella costruzione del Palazzo e della basilica di S. Marco; assai più fondate sono invece le attribuzioni del Palazzo per il card. Giuliano della Rovere (il futuro Giulio II), e del progetto per la villa di Innocenzo VIII alla Magliana, opere che rivelano un forte influsso albertiano.

Ritornato in patria nel 1479, Lorenzo il Magnifico gli affidò numerose costruzioni civili e militari. Prima sua opera importante di questo periodo è la chiesa di S. Maria delle Carceri a Prato (1485-92), che nell'organismo centrale a croce greca sembra realizzare quell'ideale della «divina proporzione» verso cui tendevano gli architetti umanisti. Il tema dell'edificio centrale viene ripreso con maggiore sensibilità classica nella sacrestia di S. Spirito (1489), ispirata al modello brunelleschiano della Rotonda degli Angeli, alla quale si avvicinava forse ancor più la Cappella innalzata ca. la stessa epoca nel convento di Cestello, demolita nel 1866. Sempre la medesima concezione conduce G. al progetto per S. Maria dell'Umiltà di Pistoia (1492), nella quale adotta la pianta ottagona preceduta da atrio rettangolare. Dopo la morte di Lorenzo il Magnifico, G. riprese i contatti con il card. della Rovere, lo seguì in Francia e tornò con lui a Roma. Alessandro VI gli affidò subito la copertura della nave centrale di S. Maria Maggiore (1494), per la quale egli eseguì il bellissimo soffitto. Lo stesso Pontefice lo inviò poi a Loreto (1500) per voltare la cupola della Basilica, che, seguendo ancora una volta gli esempi del Brunelleschi in S. Maria del Fiore, egli riuscì ad armonizzare con l'organismo gotico. Dopo l'ascesa al pontificato di Giulio II, G. lasciò Roma, secondo il Vasarì per la delusione di non essere stato nominato architetto della Basilica Vaticana. Nel 1503 era a Firenze, dove eseguiva la cappella Gondi a S. Maria Norella e più tardi veniva nominato capomastro di S. Maria del Fiore. Solo dopo la morte di Bramante poté realizzare l'antica aspirazione di dirigere i lavori del tempio vaticano, incarico affidatogli nel 1514, ch'egli tenne però solo per poco tempo, perché ormai vecchio e malato, ritornò a Firenze l'anno dopo.

Come scultore lasciò due Crocifissi lignei nella chiesa della S. Anna nunziata di Firenze. Pur rimanendo legato alla tradizione brunelleschiana, e quindi allo spirito quattrocentesco, G. per la purezza delle proporzioni e la sensibilità spaziale può considerarsi uno dei grandi maestri del Rinascimento.

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SAN GALLO, FAMIGLIA - Esterno della chiesa di S. Biagio a Monte-pulciano (1518-45). Opera di Antonio S.