SAN GALLO. - Città e diocesi della Svizzera, capoluogo del Cantone omonimo. La diocesi comprende anche i due Cantoni degli Appenzell.
Ha una superficie di ca. 2420 kmq. con una popolazione di 344.340 ab. dei quali 188.553 cattolici, distribuiti in 133 parrocchie, servite da 341 sacerdoti diocesani e 145 regolari; ha un seminario, 12 comunità religiose maschili e 31 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 353).
S. Gallo giunse con s. Colombano sulle sponde sud-occidentali del lago di Costanza al castrum Arbonae, a nord dell'odierno S. G. Mentre, infranti gli idoli, s. Colombano eresse una cappella in onore di s. Aurelia, s. Gallo scelse il suo eremo tra i due fiumi Steinach e Reuss, nel luogo detto Hinchinberg, dove ca. il 613 sorse il monastero
stero in cui si adottò la Regola di s. Colombano. S. Gallo vi morì il 16 ott. 627 e fu deposto nell'Oratorio. La sua vita fu scritta da Wettin e poi, nel sec. xi, da Valafredo Strabone di Reichenau. L'abate Otmaro, che resse il monastero dal 720 al 759, vi introdusse la Regola di s. Benedetto; l'abate Gotberto, su disegno di Loturio, vescovo di Toul (813-46), iniziò nell'829 la ricostruzione del monastero, compiuta nell'841, e ne organizzò la Biblioteca. Nel sec. x i monaci cantavano il Gloria e il Pater in greco e in latino (cf. S. Beissel, Geschichte der Evangelienbücher in der ersten Hälfte des Mittelalters, Friburgo in Br. 1906, p. 77). Con Federico Barbarossa l'abate divenne principe dell'Impero e perciò l'abbazia si trasformò in un principato ecclesiastico, che gradualmente aumentò i suoi confini, ma già nel sec. xiii si avviava alla decadenza. Mirabile fu la ricchezza della sua Biblioteca per il numero dei manoscritti miniati: Bibbie, libri liturgici, martirologi, sacramentari, antifonari, lezionari, breviari. Fra i più preziosi si ricordano quelli con miniature di scuola irlandese; inoltre il Psalterium quadruplex di Salomone III (891-920), il Psalterium aureum in onciale (J. Rud Rahn, Das psalterium aureum von S. Gallen, San Gallo 1878). Il periodo più florido dello scriptorium fu sotto gli abati Bernwick ed Engelberto I e durò dal sec. ix alla metà del sec. xi: si posseggono di carolina (v.). Tuttavia già nel sec. xiii (dell'epoca anteriore non si hanno esempi) lo scriptorium era stato attivissimo e aveva dato vita a un tipo di scrittura precarolina dalle lettere tonde e regolari, ma dure nel tratto per influsso irlandese: alcuni codici di S. G. sono anzi in scrittura insulare (cf. K. Löffler, in Palaeographia lat., 6 [1929], pp. 5-66; id., in Neue Heidelberger Jahrb., 1937, pp. 28-54). Sotto l'abate Hartmann (921-24) ne fecero parte anche monaci greci. L'abate Artmut (872-73) arricchì il monastero di manoscritti, tra cui un salterio; sotto l'abate Salomone III si ebbe il Vocabolarium Salomonis e le due tavolette eburnee, Evangelium longum; il monaco Tutilo fece legature in avorio (nel sec. xvii si ebbe pure una stamperia creata dall'abate P. Reher). Al tempo di Engelberto II (924-33), sotto il pericolo dell'invasione magiara, la Biblioteca fu messa in salvo a Reichenau, ma non tutti i migliori codici tornarono; poi essa soffrì per i saccheggi protestanti; altro saccheggio si ebbe nel 1728; nel 1797 fu inviata a Meherereau per sottrarla alle rapine francesi e vi tornò nel 1804.
Insigni maestri nell'abbazia furono: Moengallo, Iso, Radperto, Notkero il Balbo (m. nel 912), che compose sequenze ed inni sacri; l'abate Eckart IV, autore dei Casus S. Galli; ottimi bibliotecari Luitardo (861-72), Uto (862), Notkero I (890), Waldram (inizio sec. x); Ulrico VIII (1463-91), Pietro di Gaisberg (1504-29). Nel 1804 l'abbazia fu secolarizzata e abolito il principato; nel 1805 vennero espulsi i monaci; l'ultimo abate fu P. Voster, m. nel 1829 nell'abbazia di Muri. In seguito agli accordi tra il vescovo di Costanza e l'abate di S. G. (1613, 1748 e 1814) il papa Pio VII, con la bolla Ecclesias del 2 luglio 1823, creò la diocesi di S. G. unita «aque principaliter» con la diocesi di Coira e primo vescovo ne fu mons. Carlo Schauenstein. Ma dopo la sua morte fu nominato un vicario apostolico nella persona di mons. G. P. Mirer, che il 10 ott. 1846 fu eletto vescovo e l'8 apr. 1847 vide canonicamente eretta la diocesi.


Nell'edificio della Cattedrale si possono distinguere quattro periodi: il primo dopo l'820 ca., dovuto all'abate Eito di Reichenau con doppio coro e cripta; il secondo dell'abate Gotberto con la chiesa di S. Otmaro (sec. IX) con adattamenti nel sec. XI; il terzo dell'abate Norberto con la chiesa di S. Michele (sec. XI) e poi la Cattedrale attuale opera di Celestino II Gugger von Standbach (1755-67), epoca in cui vennero modificati anche gli altri edifici monastici. - Vedi tav. CXI.