Alunno dei Barnabiti e poi barnabita egli stesso a 16 anni, nel 1782 partì col p. D'Amato (v.) per la Birmania. Rangoon per 24 anni diresse un collegio di educazione. Ebbe alunni Andrea Coo e Ignazio de Brito che furono poi barnabiti. Si esercitava intanto anche nella medicina e raccoglieva grande quantità di notizie, le quali, ordinate e corredate di tavole a colori, formano la sua famosa Relazione dell'Impero barmano, che il suo contraffetto p. Galassi pubblicò postuma nell'originale italiana (Roma 1833) l'anno stesso che, pure a Roma da Salviucci, già ne era uscita, con prefazione del poi card. Viseman, una prima traduzione inglese, a cui altre tre tennero dietro: nel 1885 a Rangoon, a cura del governo indiano, nel 1893 a Westminster, con ampia introduzione di J. Jardine, e nel 1924. Costretto dai rivolgimenti politici di Europa a ritornare in patria, nel 1808, il S. fu ad Arpino, superiore e prefetto delle scuole di S. Carlo del suo Ordine e, dal 1814-18, primo rettore e professore di matematica e filosofia al Tulliano. Tra i manoscritti del S. è anche una Topografia fisica di Arpino e suo circondario, del 1812.
SAN GERMANO, VINCENZO
BIBL.: L. Gallo, Stor. del cristianesimo nell'Impero barmano, II, Milano 1862, p. 81; S. S. G.: O. Premoli, Stor. dei Barnabiti, II, Roma 1925, p. 325; G. Boffito, Scrit. barnabiti, III, Firenze 1934, pp. 308-404; R. Carmignani, La Birmania: relazioni, del 1784 del missionario mons. Mantegazza, Roma 1950.