SANMICHELI, MICHELE. - Architetto, figlio di Giovanni architetto militare, probabilmente oriundo ticinese, n. a Verona nel 1484, m. ivi nel 1559.
Nel 1509 è capomastro nel duomo di Orvieto, come aiuto dello zio Bartolomeo; opera sua sono: il pinnacolo maggiore della facciata, in cui sullo schema gotico armonizzante con il rimanente dell'edificio si innestano motivi rinascimentali, e l'altare della cappella dei Re Maggi, di impostazione classicheggiante. Pure ad Orvieto eresse la cappella Petrucci nella chiesa di S. Domenico che per sobrietà di linee richiama opere di G. da Sangallo. A

Montefascone innalzò la grandiosa Cattedrale, caratteristica per l'associazione di due campanili con la pianta ottagona coperta da grande cupola e per la poderosa struttura basamentale, quasi a fortilizio.
Ritornato nel 1523 nella sua città nativa, vi svolse una fecondissima attività architettonica: sua prima opera fu la cappella Pellegrini in S. Bernardino, concepita come edificio a sé stante secondo l'esempio raffaellesco, e che - per la pianta circolare coperta da cupola a lacuna - per l'adozione degli ordini architettonici - mostra una piena aderenza alle forme ed alle proporzioni classiche alle quali si atterrà in tutta la sua produzione artistica. Per la chiesa di S. Giorgio in Braida eresse la cupola sopra alto tamburo con grandi finestre centinate e diede inizio al campanile, rimasto incompiuto al primo ordine, al quale avrebbero dovuto sovrapponere tre altri, analogamente a quello da lui disegnato per il Duomo (interrotto pur esso alla parte inferiore). A Venezia costruì la chiesa ed il convento di S. Biagio alla Giudecca, demolì nello scorso secolo.
Di nuovo a Verona diede infine i disegni per la cappella del Lazzaretto (1548) e per la chiesa della Madonna di Campagna iniziata lo stesso anno della morte e compiuta da altri, modificando il progetto originario. In ambedue queste opere il S. attesta la sua predilezione per la pianta centrale e per le proporzioni classiche.
Vastissima anche fu la sua attività nell'edilizia civile svoltasi anch'essa prevalentemente a Verona, ove sono da ricordare i Palazzi Pompei, Bevilacqua e Canossa; notevole anche il Palazzo Grimani a Venezia, nelle cui facciate dominano sempre gli ordini architettonici.
Ma la fama principale del S. rimane affidata alle opere di architettura militare, sparse non solo nel Veneto, ma anche nel Mediterraneo orientale dove ebbe importanti incarichi di fortificazioni per la Repubblica Veneta introducendo nuove concezioni in questo campo. È però soprattutto a Verona che il S. ha lasciato le sue opere più famose: la Porta Palio e la Porta Nuova, capolavori nel loro genere. Si può anzi affermare che Verona deve principalmente al S. l'impronta rinascimentale che domina in tutta la sua architettura.