SAN MINIATO, DIOCESI di. - Città di Toscana, diocesi dal 1622; suffraganea di Firenze. La sua circoscrizione, che si estende su territorio collinoso e pianeggiante delle vallate dell'Elsa, dell'Evola, dell'Arno e dell'Era, ha limitrofe le diocesi di Firenze, di Pisa, di Pistoia, di Pescia e di Volterra. Prima della sua erezione a diocesi, in S. M. risiedeva un vicario generale del vescovo di Lucca, per ovviare alla difficoltà che clero e fedeli potessero incontrare nelle comunicazioni con tale curia vescovile, sita in territorio politicamente diverso del dominio fiorentino, cui S. M. era soggetta. La sua superficie è di ca. 600 kmq.: la popolazione, che è di 133.000 anime, è distribuita in 102 parrocchie, a loro volta raggruppate in 8 vicariati foranei. Sacerdoti 145; case religiose maschili 5; femminili 45. Ha un seminario diocesano. Il patrono della diocesi è s. Genesio; la sua festa ricorre il 25 ag.
I. STORIA CIVILE
La città di S. M., che deve la sua origine forse a Ottone I o al longobardo Desiderio ed era terra già cinta di mura nel sec. XII, sorge su fiorente collina fra la confluenza dell'Elsa e dell'Arno. La domina la rocca antica, opera di Corrado di Spira, danneggiata nell'ultima guerra. In essa Pier delle Vigne fu fatto « abbacinare » dall'imperatore Federico. In età più remota gli abitanti di S. M. distrussero in una « faida » il borgo di S. Genesio: la loro terra fu incendiata dai Lucchesi. Successivamente protetta e visitata da Ottone IV, Arrigo II e Federico II, fu sede di un giudice tedesco, degli appelli, di corte imperiale e di vicario dell'Impero; di qui l'appellativo di S. M. al Tedesco, che durò fino a tempi recenti. In regime comunale fu retta da un podestà, da un capitano del popolo e da dodici buonomini. La sua posizione, che la faceva atta all'offesa e alla difesa, la rese sempre attiva e presente nelle combattute vicende fra guelfi e ghibellini. Ora fu con la lega guelfa, ora fu centro di lega ghibellina. Fu contro i ghibellini di Arezzo; i suoi uomini combatterono a Montaperti; a Campaldino furono dalla parte dei guelfi fiorentini. Posta a distanza intermedia fra Pisa e Firenze, subì più di una volta le conseguenze delle ostilità fra le due città rivali: più spesso appoggiandosi ai guelfi fiorentini, finché nel 1389 non divenne per sempre soggetta a Firenze. Costituito il Granducato, S. M. fu parte di esso ed ebbe da esso accrescimento e, per opera dei Medici, la sua elevazione a città. Nel 1838 Leopoldo II vi istituì un tribunale collegiale e la fece residenza di un commissario granducale. Annessa la Toscana al Regno d'Italia, fu sede di circondario della provincia di Firenze. È nota, come istituzione culturale, la sua Accademia degli Euteleti.II. STORIA RELIGIOSA
La chiesa eretta nel 738 da dodici devoti in onore di s. Miniato martire, donde il nome al luogo, era in origine soggetta alla chiesa plebana di S. Genesio, situata a breve distanza, presso Vico Wallari. Tale pieve, che apparteneva alla giurisdizione dei vescovi di Lucca, vide nel 1074 un sinodo contro i simoniaci, ivi convocato dal vescovo Anselmo. Celestino III concesse alla pieve di S. Genesio la sua protezione, confermò ad essa i possessi, vietò che si erigessero nuove chiese nel suo territorio, e diede facoltà di celebrarvi gli uffici divini in caso di interdetto generale. Ma S. M. tendeva ad affermare la sua autonomia. Fra i fasti religiosi di S. M. in questa età va ricordato il passaggio di s. Francesco, che i terrazzani accolsero con grandi onori incontrandolo nel 1211 in luogo detto Catena, e a cui fecero donazioni che facilitarono il sorgere di un convento francescano. E nella chiesa di S. Francesco i maggiorenti di S. M. si recavano poi solennemente ad offerta il giorno sacro al Santo eponimo della città. Intanto nel 1248 la pieve di S. Genesio veniva presa e distrutta ad opera di sanminiatesi e gli onori
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