SANTISSIMA TRINITÀ DI CAVA DEI TIRRENI, BADIA DELLA

SANTISSIMA TRINITÀ di CAVA DEI TIRRENI, BADIA della. - Abbazia nullius, immediatamente soggetta. In una superficie di 180 kmq. comprende 21.000 ab. tutti cattolici, distribuiti in 17 parrocchie, servite da 27 sacerdoti diocesani e 31 rego-

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(Int. Bldarchie d. 8. Nationalbibliothek)
Sant'IPPOLITO, diocesi di - Veduta di Dürnstein, chiesa dell'ex abbayia dei Canonici Reg. di S. Agostino, costruita da J. Mungzenast (1721 25).

1865 S.M.A TRINITÀ DI CAVA DEI TIRRENI - S.M.A VERG. MARIA DI EINSIEDELN 1866

Iari; ha un seminario, 2 comunità religiose maschili e 10 femminili (Ann. Pont. 1932, p. 645). Fondata nel 1010 da S. ALFEO (v.), nobile salernitano, nell’interno e nelle adiacenze di una grotta, Cava divenne potentissima con una congregazione religiosa, Ordo Cavernis benedictino, che diffuse i principi della grande riforma cluniacense.

Principi longobardi e normanni, i pontefici Gregorio VII, Lucio III, Innocenzo III concessero agli abati privilegi eccezionali che contribuirono al suo meraviglioso sviluppo (ebbe nella sua giurisdizione fino a 29 abbazie e 91 pricati, che si estendevano fino in Sicilia). Nel 1394 il cenobio fu elevato a dignità vescovile, ma nel 1465 la badia e il vescovato furono dati in commenda e cominciò per la Congregazione un rapido processo di decadenza, fino all’estinzione completa. Nel 1496 l’abate commendatario Oliviero Carafa affidò l’abbazia alla Congr. riformata di S. Giustina di Padova e da allora i monaci furono uniti alla Congr. Cassinese. Nel 1517 fu reintegrata la cattedra episcopale, ma non più unita alla badia (v. ANDREA DEL SARTO). Dalla fine del sec. XVI cominciò ad accogliere giovani studiosi e dopo il 1860 divenne sede di un seminario vescovile e di un collegio.

Nella seconda metà del sec. XVIII la chiesa e alcune parti del convento furono ampliate e ricostruite in seguito alla rovina di una roccia sovrastante che coinvolse i locali della badia fra cui anche la biblioteca, ma delle originarie costruzioni dei secc. XI e XII restano cospicui avanzati. Nella cripta, adotta di interessanti affreschi del sec. XIV e cosparsa di sepolcri, una lapide ricorda Teodoro antipapa col nome di Silvestro III, relegato da Pasquale II nella badia dove morì (1820). Accanto alla cripta è la cappella di S. Germano vescovo di Auxerre (1280). Nel piccolo chiostro sono raccolti marmi romani e medievali e bassorilievi quattrocenteschi; nella Pinacoteca di

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pinti, incisioni, stampe e una preziosa collezione di monete longobarde e normanne. Il monastero annovera, oltre i tre santi che un pio biografo designa come successori immediati di Alferio: Leone, Pietro I e Costabile, i bbb. abati Simeone, Falcone, Marino, Benincasa, Pietro II, Balsamo, Leonardo e Leone (1124-95); ospiti personaggi illustri quali T. Tasso, Filangieri, Giannone e fu amministrato da insigni abati: Sangrino, Mansi, De Blasi. Soppresso come comunità monastica in seguito alla legge 7 luglio 1866, fu dichiarato monumento nazionale (7 agosto) e affidato in custodia all’abate pro tempore.

Bibl.: fonti: Annales Cavenses (ms. Cava 3, ff. 97-131v); ed. in MGH, Scriptores, III, p. 186 sgg.; Codex diplomaticus Cavensis, a cura di M. Morcaldi, M. Schiani, S. De Stefano, I. Napoli 1873; II-VIII, Milano, Pisa, Napoli 1875-93. Studi: Guillaume, Essai histor. sur l’abbaye de Cava, Cava de’ Tirreni 1877; G. Gryer, Une abbaye bénédict. aux environs de Salerne, Paris 1880; S. Di Stefano, La Badia della S.ma Trinità di C. d. T., Badia di Cava 1903; E. Martini, Il diritto feudale e l’abate di Cava nel secolo XI, in Rivo. stor. benedett., 3 (1908), pp. 201-32; G. Colavolpe, La Congr. Cavense nell’ottavo centen. della sua fonda., Cava dei Tirreni 1923; G. Pochettino, I lungobardi nell’Italia merid., Napoli s. a., pp. 486-91; Cottineau, I, coll. 635-37. Felice De Filippis

Lo «Scriptorium S. A. Biblioteca. L’Archivio», L’abbazia della S. T. di C. d. T. fu uno dei centri di diffusione più attivi della scrittura beneventana; sebbene il Lover tende a circoscrivere l’importanza entro limiti al quanto ristretti, è innegabile che gli esempi conservati attestano tale perfezione, già a pochi anni di distanza dalla fondazione del centro monastico (ms. Cav. 3, della metà del sec. XI), da postulare l’esistenza di una scuola fiorente, la quale manifesta una tradizione così tenace da offrire esempi di questa scrittura nella sua fase migliore ancora alla fine del sec. XIII (ms. Cav. 19, del 1280). Bellissimi esemplari rimangono anche del periodo gotico, come i manoscritti vergati da Guido (ms. Cav. 25 e 26, anni 1316-31), notevoli anche per le miniature; e si ha notizia che l’abate Mainiero (1351-52) chiamò presso lo scriptorium Cavense miniaturisti toscani. Da ricordare tra gli amanuensi di questo centro anche Giovanni Capanuso, cui si deve il ms. Cav. 24, del 1295, e Rainaldo, che stilò un compendio della Bibbia (inizio del sec. XIV) oggi perduto. La circostanza che i codici rimasti di questo centro non siano molto numerosi (esclusa ormai è l’originare cavense del Liber Pontificalis, cod. Vat. lat. 3746; controversa quella dell’Imitazione di Cristo, Parigi, Bibl. nazz., lat. 13599) non è sufficiente a sminuire l’importanza; tanto più che molti esemplari possono essersi perduti nel crollo del sec. XVIII.

La Biblioteca conta oggi alcuni codici membranacei e altri cartacei, non molto numerosi ma di notevole importanza: i «pezzi» più notevoli, peraltro, come la famosa Bibbia del sec. IX, non sono prodotti a Cava. Vi sono inoltre 120 incunaboli.

L’Archivio, ricchissimo, comprende anche documenti affluiti all’abbazia come munimina dei suoi estesi possessi o ad essa affidati come luogo sicuro, al di fuori delle lotte continue che hanno agitato il territorio circostante per lunghi secoli: vi si trovano perciò carte di molto anteriori alla fondazione dell’abbazia stessa e interessantissime per la storia dell’età longobarda e normanna. Gli 8 grossi volli, finora pubblicati del Codex diplomaticus Cavensis non ne comprendono che una minima parte. - Vedi tav. CXXI.

Bibl.: P. F. Kehr, Papsturkunden in Salerno, La Cava und Neapel, in Nachrichten der k. Gesellsch. der Wissenschaft, zu Göttingen, Philol.-hist. Klasse, 1900, fasc. 11, pp. 198-269; E. A. Lew (Lowe), The Beneventan script, Oxford 1913, pp. 51 sgg., 69, 337 sgg.; P. F. Kehr, Italia Pontif., VIII, Berlino 1935, p. 309 sgg.; L. Mattei-Cerasoli, Codices Cavenses, I. Cava dei Tirreni 1935; id., Guida stor. e bibl. d. arch. e d. bibliot. d’Ital.; Badia della S. T. di C., Roma 1937. Alessandro Pratesi