SARAJEVO (VRHBOSNA), ARCIDIOCESI di. - È situata in Jugoslavia e comprende parte della Bosnia ed Erzegovina. Negli atti dei Sinodi provinciali di Spalato del 530 e 533 si menziona un « Andreas episcopus Bestoensis ». Pare che nel sec. VII fosse sede metropolitana.
Una setta di manichei, chiamatisi secondo i tempi e le circostanze paoliciani, fundariti, encratiti, marcioniti, cristopoliti, e passati nella bogomili (v.) dal nome del sacerdote bulgaro Bogumil, causarono alla Chiesa della Bosnia gravi difficoltà. La diocesi di Bosnia è ricordata nella bolla falsificata di Alessandro II del 18 marzo 1067 e nella genuina di Clemente III dell'8 genn. 1089 come suffraganea di Antivari; nel 1192 fu sottoposta alla metropolitana di Spalato, e nel 1247 da Innocenzo IV a quella di Kalocsa. Dal 1292 i Francescani portarono il peso principale della cura d'anime. Quando nel 1463 Stefano Tomasević, ultimo re indigeno della Bosnia, cadde nelle mani dei Turchi e fu decapitato, molti cattolici e la più grande parte dei bogomili passarono all'islam. I Francescani presero la cura dei rimanenti cattolici dalla Dalmazia, con rischio della propria vita.
Con decreto del 5 sett. 1735 Propaganda nominò un francescano vicario apostolico con carattere vescovile e con giurisdizione su tutta la Bosnia di dominio ottomano. Questo vicariato apost. fu diviso nei due vicariati apost. di Bosnia e di Erzegovina il 24 sett. 1847. Dopo l'annessione della Bosnia e della Erzegovina da parte dell'Austria nel 1878, Leone XIII eresse il 5 luglio 1881 l'arcidiocesi di S. con le suffraganee di Banjaluka e Mostar, affidandole tutte a Propaganda. Data la situazione politica in cui si trova, non è possibile fornire le statistiche: l'ultima è del 1940. In quel momento su 1.410.000 ab. vi erano 341.700 cattolici con 252 sacerdoti.
OLOVO (Piombo). - Piccola città della Bosnia orientale in diocesi di S. e celebre santuario mariano dei Balcani durante la dominazione turca (secc. XV-XVII), dove confluivano da tutte le regioni della Bosnia, Croazia, Slavonia, Serbia, Bulgaria, Ungheria, Romania, Albania (e anche dall'Italia, Germania e Polonia) innumerevoli masse di pellegrini non solo cattolici, ma ortodossi, maonettani e ebrei, e dove si operavano continuamente miracoli così strepitosi, da paragonarsi soltanto a quelli narrati nel Vangelo. Da questo santuario si irradiava poi, come da un centro propulsore di vita cristiani, l'opera missionaria dei Francescani attraverso le terre balcaniche. Le lontane origini del convento francescano e della venerata miracolosa immagine della Madonna, dipinta su tavola, risalgono all'epoca che precede la dominazione turca. I Turchi, impadronitisi della Bosnia (1463), continuamente sottoponerano il santuario ad angherie, esorbitanti estorsioni di denaro e multe, finché il 1° ag. 1704 lo diedero alle fiamme, in mezzo alle quali sparì anche la sacra immagine. Ciononostante il popolo non desistette mai dal recarsi a venerare la Madonna su quelle macerie, dalle quali i Francescani della Bosnia, solo dopo 234 anni (1938), riuscirono a far sorgere una nuova modesta chiesa, ravvivando così l'antica devozione popolare.