SASSARI, DIOCESI DI

SASSARI, DIOCESI di. - Ha una popolazione di 149.000 ab. tutti cattolici, distribuiti in 39 parrocchie servite da 110 sacerdoti diocesani e 48 regolari; ha un seminario, 10 comunità religiose maschili e 1 femminile (Ann. Pont. 1952, p. 370).

Chiamata anche «Turtirana», dalla prima residenza del vescovo, che fu la Turtiris Libisonis, porto e antica colonia romana. Titoli epigrafici e notevoli avanzi archeologici ne rivelano l'importanza. È credibile che nell'età costantiniana vi esistesse una comunità cristiana organizzata, ma il primo vescovo storicamente certo è Felix de Turtibus che il 19 febbr. 384 intervenne alla Conferenza di Cartagine, sotto Unnerico re dei Vandali. La diocesi (Turtirana civitas) ricomparò poi nel Registro di s. Gregorio Magno (590) il quale faceva pervenire le suppliche del vescovo Mariniano all'esarca d'Africa e, per mezzo del suo apocrinario, alla corte di Costantinopoli. Si sa che il grande Pontefice sollecitava il magister militum e il defensor perché provvedessero ad allontanare i pericoli dell'invasione.

L'iscrizione bizantina d'un poderoso architrave manmore scoperta nel 1927, presso ruderi dell'antica città, ora nella navata sinistra della basilica di S. Gavino, esalta l'eroica vittoria navale riportata nelle acque di Torres sui Longobardi ed altri barbari, tra il 680 e il 717, secondo l'opinione dei critici, o, secondo la tradizione manoscritta accettabile, nel 695. Agli inizi del sec. VIII orde di Arabi, vinta la resistenza bizantina, già padroni effettivi delle coste d'Africa e di Spagna, cominciano a razziare le città costiere della Sardegna che tuttavia non riuscivano mai a dominare stabilmente. Torres, fra le città più tormentate, cominciò a declinare forse nel sec. VIII.
Appena superato il periodo barbarico, dopo la sconfitta del re pirata Mugahid, fu eretta, tra il sec. XI e il XII, la Basilica cattedrale a gloria di s. Gavino e dei compagni martiri, che è la prima, per ampiezza, delle chiese medievali e uno dei più grandiosi monumenti dell'albeggiante evoluzione romanica dell'arte. È a tre navate, quella centrale è sostenuta da sei pilastri di pietra da taglio e 22 colonne monolitiche provenienti dalle rovine di edifici romani e, come lasciano pensare elementi decorativi romanico-bizantini, dalla vecchia chiesa cristiana di Turtiris. Particolare molto importante, che rarissimamente si trova in chiese italiane, è quello delle due absidi terminali della navata centrale, e sono molte le differenze planimetriche delle due absidi pure opposte di S. Pietro in Civate (Como) e di S. Pietro in Grado presso Pisa.

Nella diocesi avevano dimora i Benedettini di Montesacasso, i Vallombrosani, i Camaldolesi e i Cistercensi. Nel 1073 in una lettera di Gregorio VII compare con il titolo di arcivescovo Costantino di Castro, promosso dalla cattedrale di Bosa. Dal metropolita turritano di-pendevano le sedi vescovili di Ampurias, Bisarcio, Castro, Bosa, Ottana, Ploaghe, Torres, villaggi che prendevano il nome di città.

Nel territorio della diocesi di Torres s'erano frattanto organizzate avanti il 1000, con il titolo di cappelle, cure, pievanie, ca. 40 comunità cristiane. La più popolosa era la pievania di S. Nicola di S., a 20 km. ca. da Torres, con la bella chiesa romanica (sec. XI-XII). Attorno ad essa si costituì il comune autonomo, con statuti propri, che divenne poi il centro della diocesi. Di fatto vi dimorava, per maggiore sicurezza ed esigenze pastorali (proprio guerramu et piratorum pericula), il vescovo. La chiesa pievanie il 24 sett. 1278 fu smembrata in 5 parrocchie.

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(ptt. G. Hatter)
Sassari, diocesi di - Interno di S. Maria - Sassari.

11 5 apr. 1441 con bolla Super universas di Eugenio IV l'arcivescovo Pietro Spano ottenne il trasferimento della sede dalla basilica di S. Gavino alla chiesa di S. Nicola di S. Questa fu ampliata e trasformata, con la facciata in barocco grandioso del 1714. È stata restaurata recentemente. Con bolla Aequum reputamus dell'8 dic. 1503, Giulio II aggregava alla metropolitana di S. la diocesi di Ploaghe e di Torres, la cui Cattedrale è una fra le più complete e leggidate costruzioni di artisti toscani del sec. XIV. Passarono sotto la dipendenza dell'arcivescovo di S. le grandi abbazie della S.ma Trinità di Saccargia, camaldòiese, gioiello di architettura, e S. Maria di Paulis, cistercense.

Nel territorio della diocesi restano pure S. Michele di Plaiano, non ancora restaurata, e S. Michele di Salvenero, entrambe vallombrosane. Le unioni accennate furono realizzate sotto l'arcivescovo Salvatore Alepus (1524-1566). Nato in Valenza, e nominato appena ventenne amministratore apostolico, partecipò attivamente al Concilio di Trento. Si rivolse a s. Ignazio di Loyola per ottenere alcuni padri e aprire uno «Studio» in S. Visito ripetutamente la diocesi e tenne sinodi, iniziando le riforme disciplinari approvate nei primi due periodi conciliari a Trento. Provvide a migliorare la liturgia solenne della basilica di Torres, ristampando l'Ufficio proprio di S. Gavino, volgarizzato nel sec. XVI in un povertà che resta come il migliore della letteratura dialettale sarda.

Bibl.: I. F. Fara, De rebus Sardois. Cagliari 1580 (altra ed. 1813); P. Tola, Codex diplom. Sardiniae, Torino 1835; D. Filia, La Sardegna cristiana, 3 voll., Sassari 1909-29; Lanzoni, II, p. 673 seq.; B. R. Motzo, Studi cagliaritani di stor. e filol., I, Cagliari 1927. V. anche D. Scano, Storia dell'arte in Sardegna, dal sec. XI al sec. XIV, Cagliari 1907; A. Saba, Montecasino e la Sardegna medioev., Montecasino 1927; A. Era, Per la storia dell'Univ. turritana, in Studi sassaresi, 19 (1941), pp. 57-91; id., Un antico libro di ordinanze del Comune di S., ibid., 21 (1948), pp. 261-91.