SATIRI E SILENI (ΣΆΤΥΡΟΙ, ΣΆΛΥΟΙ),

SATIRI e SILENI (Σάτυροι, Σάλυοι), - Figure mitologiche di secondo piano, ma tra le più diffuse nell'arte, nella letteratura e nelle credenze popolari della Grecia. Già presso gli antichi, in età tarde, non si faceva una netta distinzione tra Satiri e Sileni; ed alcuni moderni, oltre ad adoperare spesso l'un termine per l'altro, fanno derivare entrambi da un unico tipo originario. Ma sembra impossibile non ritenere il contrario (come già faceva Pausania, I, 23, 5), giacché oltre alla diversità dei due nomi (peraltro di incerta etimologia), essi corrispondono a due ben distinti tipi animaleschi.

I Sileni, infatti, ritenuti comunemente di origine tracia, sono i primi ad apparire nell'arte (vaso François, metà VI sec. a. C.) e forse nella letteratura (Inno onerico a Venere, 265); essi sono genii teriomorfi di natura cavallina: viso largo completamente coperto di barba, lunghi capelli arruffati da cui spuntano orecchie di cavallo, naso rincagnato, lunga e folta coda di cavallo, zoccolo senza fenditura. Tutto ciò giustifica il loro appellativo ἵπνοι = cavalli, dato loro dagli antichi (Inno orfico, 48, 4) e la loro assimilazione ai Centauri (anch'essi di origine tracia). Di natura lasciva e itifallici, vivono rincorrendo le ninfe «con cui si uniscono amorosamente nel fondo di mirabili grotte» (Inno onerico, loc. cit.), e a simiglianza di queste, erano considerati genii dell'acqua. Già nel citato vaso François i Sileni appaiono al seguito di Dioniso, e più tardi, assieme a Satiri, Menadi, Baccanti, ecc., prenderanno sempre parte ai cortei orgiastici di questo dio. Sulle relazioni con Dioniso il mito conosceva, si potrebbe dire, un archetipo: il Sileno, vecchio bonario, padre dei Satiri, che aveva allevato Dioniso nell'Attica; al contrario degli altri Sileni, egli era amico degli uomini, erudito e dotato di virtù profetica che esercitava però solo in stato di ubriachezza. In seguito i Sileni furono rappresentati calvi e si andarono sempre più umanizzando mentre le loro caratteristiche ferne rimasero appena secennate.

I Satiri compaiono nell'arte verso la metà del sec. V a. C., ma erano già noti nella letteratura (Esiodo, presso Strabone, X, 471 li fa discendere dall'argolico Foroneo assieme alle Ninfe ed ai Cureti). Anch'essi genii teriomorfi, ma di natura caprina, sono originari del Peloponneso, forse dell'Arcadia, patria dell'antichissimo dio Pan, dalle forme di capra, dal quale con ogni probabilità presero le loro caratteristiche: corna, unghie forcute, piccola coda, abitanti nei boschi, di natura spiccatamente lasciva ed avversa agli uomini ed ai loro armenti; gli antichi li chiamarono τράγοι = capri ed il loro nome dorico τίτυρος ha lo stesso significato. Anche i Satiri furono associati assai presto al culto di Dioniso.

La fusione di Satiri e Sileni avvenne nella tragedia attica (V sec.), allorché anche ai Satiri furono attribuite le caratteristiche equine dei Sileni; fusione che poi passò all'arte e divenne comune, rendendo sinonimi i due termini (cf. Esidio: Σάλυοι Σάτυροι), così, p. es., il celebre Marsia ora è chiamato sileno, ora satiro, e perfino il «dramma satiresco» si designò talora con «dramma silenico» (Platone, Conc., 215 b).

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“SATIRI E SILENI (ΣΆΤΥΡΟΙ, ΣΆΛΥΟΙ),.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 1163. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/satiri-e-sileni-saturoi-saluoi.