SATANISMO. - Stato di ciò che è satanico, cioè sottoposto all'azione di Satana, o consacrato all'antagonista di Dio, o pervaso dal suo spirito. Il termine assume uno dei tre significati: impero di Satana sul mondo, culto reso a Satana, sequela-imitatzione della sua ribellione a Dio; ognuno di essi deve essere illustrato, poiché spesso fu ed è negato o ignorato o frainteso.
I. L'IMPERO DI SATANA SUL MONDO
Mediante il peccato (opposto alla volontà di Dio), la carne (opposta allo spirito di Dio) e la legge puramente esteriore (opposta alla fede interiore, cui si aggancia la Grazia di Dio), è affermato spesso da Gesù e da S. Paolo. Satana, capo (ἀρχαων) di questo mondo (Io. 12, 31; 14, 30; 16, 11), tale si manifesta già quando tenta Gesù (Mt. 4, 8-10; Lc. 4, 6-13) nel vano tentativo di assoggettarsi anche lui, l'unico in cui non ha nulla (Io. 14, 30; 17, 16). È addirittura il dio di questo mondo (II Cor. 4, 4), mondo sottratto al vero Dio suo creatore, divenuto preda della corruzione e della morte. Lo avviluppa librandosi nell'aria, donde regge tutti i comandi (Eph. 2, 1; 6, 12). Ciò durerà fino alla restaurazione finale, quando Cristo vittorioso ricon-segnerà il regno a Dio Padre e dopo aver annientato ogni principato e ogni autorità e potenza... tutti i nemici (I Cor. 15, 24). Pur rispettando l'ordine romano (Io. 19, 11), Gesù e i suoi sono in lotta con il mondo della potenza e della ricchezza, che li odia e perseguita (Io. 15, 18-23); nonostante l'infinito amore di Dio che gli ha mandato il suo Unigenito, il mondo rimane figlio di Satana (Io. 3, 16-18; 8, 44-48) che è tenebra e morte, mentre Dio è luce e vita (Is. 9, 2; Lc. 1, 79; Io. 1, 4-10; Eph. 5, 8, 14). Satana estende il suo dominio non solo sui suoi angeli (Mt. 25, 41; Apoc. 12, 7), ma su tutti gli uomini infatti dal male, «figli della ribellione» (Eph. 2, 2; 5, 6), «tutti racchiusi nell'infedeltà, sotto il peccato» (Rom. 11, 32; Gal. 3, 22); «tutti sono sotto il peccato» e «tutto il mondo è debitore di pena a Dio» (Rom. 3, 9). In questo suo regno» (Lc. 11, 15), fin dal primo peccato, l'originale, Satana fa dilagare il peccato, e la morte che ne consegue, su tutti (Rom. 5, 12-14; I Tim. 2, 1), l'umanità soggiacce al suo malefico influsso; vi ha l'orrore e alture levantesi contro la conoscenza di Dio (I Cor. 10, 4-5); l'intero mondo giace nel maligno (ἐν ποινῇ τῶν ἀρχαῶν: I Io. 5, 19); perché è nemico irriduibile della luce il suo peccato è irremissibile (Io. 1, 5-9; 15, 25-24; 17, 9; Mt. 12, 32). È più che un impero; è quasi un corpo mistico, come, echeggiando 5. Agostino, Gregorio M. (Hom. 16 in Ev., cf. Moral., IV, 14); «Certe iniquorum omnium caput diabolus est; et huius capitis membra sunt omnes iniqui».
Cristo fonda il Regno di Dio in opposizione al regno di Satana. I due regni si oppongono come il sì e il no, come la vita e la morte, il bene e il male, la luce e le tenebre; loro fine e funzione è di annientarsi a vicenda. Iddio ha liberato i suoi eletti «dal potere delle tenebre trasferendoli nel Regno del Figlio suo Unigenito» (Col. 1, 13). I due regni non sono statici, ma si realizzano, ogni istante, nel mutuo combattimento. Le due avverse «città» («Una est Deir, altera diaboli») si fondano su due amori opposti: l'Iddio (s. Agostino, De civ. Dei, XIV, 18 e XXI, 1). Questa «Weltanschauung» cristiana fu genialmente ribadita nel sec. XIX dai card. Pie e Newman (L. Bouyer, Newman, Parigi 1952, p. 236). Solo l'odio ha fatto identificare Satana con questo o quel personaggio; nessun uomo è Satana, che è essenzialmente invisibile, universale, duraturo; ma Satana si deve ravvisare in potenze occulthe, perché opera nel «mistero» (II Thess. 2, 7) senza far trapelare i suoi scopi, i suoi piani, i suoi successi; è il padrone stabile di tutte le risorse del mondo; è umana mente invincibile; con astuzia sovrumana fa applaudire da tutti le sue consegne seducendo e addormentando le masse con promesse di pace e godimento (Mt. 24, 38 sq.; I Thess. 5, 3). Più che in fatti spettacolari, la presenza e l'azione satanica è insita, con silenzioso dinamismo, nella vita consueta (Mt. 6, 13; 13, 25-28), onde il combattimento spirituale del cristiano dev'essere incessante (Eph. 6, 11-18). Il s.p. può profondo e capillare è l'apoteosi dell'uomo, con riduzione della religione e morale a cosa libera. La società è «ridotta a puro automatismo» sotto l'irresistibile impostura e oppressione, irradiate con una propaganda massiccia che distrugge la decantata libertà (Radio-messaggio natal. di Pio XII, 24 dic. 1951, nn. 40-46), e, dopo avere abbattuto la cattolicità, applica inesorabile le «due false vie» del collettivismo e dell'individuismo che conducono l'umanità all'annientamento, prima morale poi fisico (Radiomessaggio natal. di Pio XII, 24 dic. 1952, nn. 12-30).
Sicché questo mondo, sede di Satana, è in qualche modo l'inferno. L'espulsione del peccatore dal paradiso protettore (Gen. 3, 22) corrisponde all'intrinseca esigenza del peccato, che pone sotto la sovranità di Satana; il ritorno al paradiso (Lc. 24, 43) sarà il termine della Redenzione, descritto spesso come risurrezione alla vita spirituale-ecleste (I Cor. 15, 20-54). Poiché in realtà non si dà un ordine del mondo naturalmente buono, privo del Cristo l'uomo è preda di Satana. Ricongiungersi a Dio nella sua Grazia e gloria (Rom. 8, 28-30) implica la liberazione dal «ius tyrannicum» che spetta «non immerito» al nemico antico (s. Leone M., Sermo 22 in Nativ., 3), l'esodo dal cosmo da lui dominato. Poiché, secondo i
ss. Dottori e i platonici, tutte le cose corporali sono dominate da sostanze spirituali (s. Tommaso, Sum. Theol., 1, 110, 1 ad 3), il diavolo esercita un influsso sugli uomini ed anche sulle creature materiali che sono in loro uso, si che queste diventino occasione di peccato. La Redenzione è perciò un dramma cosmico (Rom. 8, 19-23; Apoc. 12-13), che si risolverà con il trionfo della sovranità assoluta di Dio sull'impero satanico spezzato (I Cor. 15, 22-57; Apoc. 20, 1-21, 4). La discesa agli inferi (regno della morte), la risurrezione dai morti e l'ascensione al cielo furono tappe con cui il Verbo Incarnato dovrà redimere l'uomo dal peccato e dal mondo di Satana.
Tre verità appartengono alla fede (E. Hugon, Traetatus Dogm., I, 5a ed., Parigi 1926, p. 759): i demoni combattono gli uomini, li tentano, talora li invadono. La grande tentazione (v.) multiforme e incessante; sicché s. Paolo lo definisce «colui che tenta» (ὁ περὶ ζῶν: I Thess. 3, 5): tenta, cioè sotto-pone alla prova (seduzione o violenza, piacere o dolore, ebbrezza o abbattimento, potenziamento o rinnegamento dell'io), per compromettere o impedire o arrestare l'ascesa delle anime (cf. la visione di s. Antonio nella Vita, 65-66, di s. Atanasio: PG 26, 935 e 938). Perciò il mondo, in cui imperversa il Maligno, è un maledetto groviglio di scambi (Mt. 18, 7; Lc. 17, 1) cioè d'incammin, ostacoli e trappole, cause di caduta e di rovina. Ufficio proprio di Satana è tentare un noceat, in peccatum praecipitando... si homologa, alquando sic tentet, hoc agit in quantum est ministeri diabolici; almeno indirettamente è causa di tutti i nostri peccati (s. Tommaso, Sum. Theol., 1a, 114, 2-3). S. Tommaso (ibid., 1a, 114, 4) afferma che i demoni possono sussurre gli uomini compiendo miracoli (in senso largo) e che eccedono le possibilità e la comprensione dell'uomo (s. Tommaso, Sum. Theol., 1a, 114, 4). Tali prodigi si moltiplicheranno per opera dell'Anticristo (II Thess. 2, 9). Tali portenti satanici consistono principalmente nell'infezione (di persone o di cose), nell'ossessione o possessione. La possessione diabolica (v.) è come l'abitazione di un demonio all'interno del corpo umano, che muove «quasi ab intrinseco»; come osserva il Rituale Romanum, se sono indizi l'uso e la comprensione di lingue ingente, la conoscenza di cose occulte o distanti, la forza muscolare inconsueta. Il Vangelo descrive molte liberazioni di indemonianti compiute da Gesù con il solo comando (Mc. 1, 34, 9, 24; Lc. 8, 30; II, 14-26). Gesù dà come caratteristica del Regno di Dio da lui fondato l'espulsione di Satana e dei suoi demoni (Mt. 12, 28; Lc. 10, 17; 11, 20) e trasmette questo carisma esorcistico ai suoi Apostoli, alla sua Chiesa (Mt. 10, 1; Mc. 16, 17). Gli Apostoli espellono a loro volta gli «spiriti immondi» (Act. 5, 16; 19, 12-16), e la Chiesa si gloriava di questo vittorioso potere su Satana: «Quid isto opere manifestius? Quid hac profanatione fidelius?» (Tertulliano, Apol., 23). Spesso praticato fu il «patto con il diavolo», sottoscritto con il proprio sangue, in cui si dà l'anima, in cambio di longevità, ricchezza, potenza, come nella leggenda di Teofilo, amministratore (sec. v) della Chiesa di Adana in Cilicia (F. Nau, Revue de l'Orient Chrétien, 1910, pp. 125-32), volgarizzata dalla Leggenda aurea di Giacomo da Varazze, da Rosvita e Rutebeuf, affine è la leggenda di Cipriano (Calderón, El mago de los prodigios); il mito di Faust è la versione più nota del patto satanico. Posta la sovranità di Satana, sull'umanità irredenta («articolo di fede»): A. Stolz), gli antichi apologisti propendevano a considerare tutte le religioni e le mistiche non cristiane, anche quelle più elevate, come artifici e macchinazioni diaboliche (Tertulliano, De Corona, 15: «Agnoscamus ingenia diaboli, idcirco quaedam de divinis affectantis, ut nos de suorum fide confundat et iudicet»). Oggi, «mediante la bontà puramente naturale, il principe di questo mondo cerca di incatenare gli uomini per conservarli più sicuramente sotto il suo dominio, cioè lontani dalla vera Chiesa di Cristo» (Stolz, op. cit. in bibl., p. 66).
II. CULTO DI SATANA
Chi non crede in Satana non ammette, naturalmente, il s. La più pericolosa vittoria di Satana è l'aver scosso o abolito negli uomini la fede nel suo potere. «Molto rari sono, tra i cristiani del nostro tempo, quelli che credono realmente al diavolo» (H.-I. Marrou, in Satan [Etudes Carmél., Parigi 1948], p. 28; cf. p. 96). E Satana non ha mai regnato da padrone così incontestato come da quando non appare corporalmente, con le corna. «La più bella furberia di Satana è di persuaderci che non esiste», diceva Baudelaire, esperto in s. Ma non meno pericolosa è la superstizione sovrapposta alla fede. La credulità indisciplinata, sbrigliando la fantasia nel campo doppiamente misterioso delle forze sovrumane e del male, adultera il concetto di Satana nemico di Dio e dei giusti, per farne una divinità malvagia da servire o da conciliarsi nell'interesse personale. Donde derivano, nel mondo pagano, offerte per placarlo, e le mille pratiche apotropaiche tuttora persistenti. Il culto del serpente (Mac Culchoc, Crote, Welsford, Serpent-worship, in Enc. of Rel. and Ethics, XI [1920], pp. 399-423), largamente eserciato nel mondo antico: Egitto, Oriente semitico (cf. Dan. 14, 22-27), Delfi, interpretato dai Padri come s. (Crisostomo, Hom. 29 in Ep. I ad Cor., 1), si diffuse da est a ovest, da sud a nord; nel 1387 il re di Polonia fece uccidere i molti serpenti adorati nel suo Regno. Talora l'ottimismo cristiano burlava il diavolo «stupido» (A.M. Weiss, op. cit. in bibl., pp. 413-15). Ma generalmente la superstizione esaspera il timore di Satana; talora si sforza di ingannarlo, di ammassarlo o di costringerlo a servire; in vari casi spinge il peccatore a sostituirlo a Dio compiendo senza ritegno le opere: blasfema parodia del culto divino, lussuria, sovversione. Questo s. pieno è caratterizzato dalla volontà del male per il male, dall'inversione totale del bene in male e viceversa, dall'odio attivo, a nome della libertà assoluta, contro ogni legge religiosa e morale, odio non spiegabile con la psicologia umana.Presso gli gnosti antichi offi o nasseni (Ireneo, Adv. Haer., I, 24 e 30, 7-8; Tertulliano, Praescr. 47), Satana, identificato con il serpente del paradiso, è esaltato per aver rivendicato i diritti dell'uomo rivelando a Adamo la «gnosi» del bene e del male, insegnando la ribellione al comando tirannico del Creatore. A tale dottrina si accostò Marcione (Ireneo, I, 27, 2). I Cainiti (Ireneo, I, 31) esaltavano come liberatori i grandi ribelli a Dio: Caino, Esau, Sodoma, Core, soprattutto Giuda che merita culto divino per aver affrancato l'umanità da Gesù. Questi e altri gnosti erano organizzati in gruppi strettamente segreti (Tertulliano, Adv. Valentin., 1); tali «sinagoghe di Satana» (Apoc. 2, 9; 3, 9), perpetuatesi, spiegano il rapido propagarsi, nel medioevo, del disciplinato e segretissimo movimento catarro-albigese (v.). Il manicheismo esaltò Satana al grado supremo consentito dal dualismo; come risulta dai Kephálai (opp. 27 e 6) di Mani scoperti nel 1931 a Medinet Maadi (Egitto) in traduzione copta subalchimica, il «Re» o «Principe delle tenebre» è il principio precosmico, inerente o onnipotente, da cui l'universo è risultato; è uguale a Dio, ma non è divinizzato; non vi è vero s. poiché offrirgli sacrifici o omaggi divini è peccato grave nel Kuntanasturij (formulario manicheo di confessione).
Il culto di Satana (talora con il nome di Satanael, Sammael) fu praticato da una parte di Messaliani; poi, tra le sette gnostico-dualistiche medievali (Catari-Albigesi, Bogomili, Pauliciani) emersero i «Luciferiani», settari diffusi a piccoli gruppi in tutto l'Occidente. Sul culto di Satanael, dio decaduto, padre di Caino, la cui ira è tremenda, presso i Bogomili di Bulgaria (sec. XI), cf. Eutimio Zigabeno, Panoplia dogm., 27, 6-20: PG 130, 1293-1316. Nel 1022 furono condannati al rogo i canonici di Sainte-Croix (Orléans) perché «adorabant diabolum», e simili orrori sono poi spesso denunziati (PL 141, 71-72; 142, 659-60; 155, 2011). Gioacchino di Flora (Exposit. in Apoc., Venezia 1527, p. 130 b) attribuisce ai Patarini riunioni notturne oscene, e Alano di Lilla ai Catari (PL 210, 366). Mathieu Paris (Chron., ad a. 1236) dice che Milano era il rifugio di tutte le eresie, tra cui i Luciferiani (MGH, Script., XXVIII, p. 134). Nella prima metà del sec. XIII la Germania fu invasa dal s., e contro i Luciferiani procedette con rigore Corrado di Marburgo dal 1214 al 1233 (a Hildesheim, 1224, fu condannato il prevosto premonstrante Enrico Minneke); la bolla Vox in Rama di Gregorio IX (13 giugno 1233) diretta a Siegfriedo arcive-
scovo di Magonza, a Corrado vescovo di Hildesheim, e al magister Corrado di Marburgo, descrive gli orrendi riti d'iniziazione nelle assemblee in cui appare Satana; ma i vescovi renani accusarono Corrado di Marburgo di avere estorto dagli accusati la confessione di delitti inesistenti (MGH, Script., XXIII, pp. 931-32, ove Alberico di Tre Fontane dice portata in Renania da un maestro di Tolosa «infidelitas illa de cultu Luciferi»); poi Gregorio IX addolcì la procedura. Nel sec. XIV tale s. è segnalato come frequente in Austria, Boemia e dintorni, con orgie e riti blasfemi. Per lo più i partecipanti a tal culto intendevano proteggersi da Satana, potente demiurgo che, sconfitto da Gesù, nuoceva agli uomini. Templari (v.) furono accusati di s. nel processo che li condannò.
Oggi ancora i Kurdi Yazidi (ca. 60.000) del monte Sinjār (Alta Mesopotamia), musulmani sunniti šāfītī, adorano Iblīs («davolo») che, secondo l'Islam, si danno per amore geloso, esclusivo, dell'idea pura di Dio. I loro libri sacri, kitāb al-ghawā («libro della rivelazione») e mašāfē-rāš («libro nero») insegnano che Iblīs (come il martire Hallāg, supplizato nel 922 a Baghdad dagli sīfītī) si danno per puro amore, rifiutando ogni premio; arcan-gelo caduto, fu perdonato, e Dio gli lasciò il governo del mondo e la trasmigrazione delle anime; è chiamato Melek Tā'ūs («l'angelo pavone», perché ricuperò i colori spirituali).
Nel medioevo abbonda la letteratura demonologica, in cui la magia o stregoneria, reputata commercio con Satana, era considerata, più che una superstizione, una eresia, la più grave di tutte. Mentre s. Alberto M., s. Tom-maso, Scoto, respingevano per lo più i prodigi stregoneschi, Jo. Nider nel suo Formicarius (1437) divulgò le fantasie sul sabbato delle streghe. Contro Gersone, G. Biel negava l'azione satanica sulla terra. Oltre la lotta spirituale contro Ars Moriendi (v.), oltre GIULIO (v.) e di altri (ed. G. Mollat, Parigi 1926), oltre i vari terrificanti rac-conti che circolavano (Gilles de Raiz, o Barbe-bleu, nel sec. XV), la stampa divulgò subito anche opere teologiche: traduzioni di Michele Psellos, Sull'energia o operazione dei demoni (PG 122, 819-82); Ulrich Molitor di Costanza, De Lamiis et mythonicis mulieribus (Lipsia 1495; trad. Des sorcières et des devineresses, Parigi 1926, Nourry), diffusis-simo già in mss.; Giacomo di Teramo (v. BELLAI); Jacob Sprenger, Malleus maleficarum (Strasburgo 1486) ampliato da Henr. Institoris (Colonia 1489) sviluppato fino ai 4 voll. di Lione 1669 (in tedesco; 3 voll., Berlino 1906; in inglese: Clay in Bungay 1928); G. F. Pico della Mirandola, Strix sive de ludificatione daemonum dialogi III, nunc primum in Germania eruti (Strasburgo 1612; trad. di Furino Fu-rini, La strega ovvero degli inganni dei demoni, Milano 1864). Il Malleus maleficarum dei domenicani J. Sprenger (inquisitore in Renania) e H. Institoris (inquisitore dell'Alta Germania) fu il manuale dell'antistantismo europeo; ebbe 28 ediz. tra il 1486 e il 1600. I papi, dopo le decretali di Giovanni XXII, intervennero con molte bolle per inco-raggiare gli inquisitori a reprimere il s., da Innocenzo VIII (Summis desiderantes, 6 dic. 1484) e Alessandro VI (Cum acceperimus, 1494) fino a Paolo V (Omnipotentis Dei, 1623); ma Urbano VIII (1623-44) raccomanda la mode-razione ai giudici degli accusati di s., e il suo esempio sarà seguito dai presuli e concili locali.
Nel sec. XVI è diffusa l'ossessione del s., tra cattolici e protestanti, nel volgo come nelle classi colte; religione invertita o antireligione che dilaga in seno alla cristianità, il s. invade come tema l'arte e la letteratura. Satana si pre-senta con moltitudini di fedeli; il suo culto ha i suoi iniziati, ministri e pontefici; molte donne (le streghe) ne furono vittime sul rogo. Si arricchisce la serie dei trattati demo-nologici; Samuele Casini (1505); Vincenzo Dodo (1506); Bernardo di Como (1508); Jo. Tridhemius (1508); Jac-van Hoogstraeten (1510). Tra il 1511 e 1520 scrisse Pedro de Ciruelo, Silvestro Mazzolini, e soprattutto Bar-tolomeo Spina (Quaestio de strigibus et lamii, Apologia tres de lamii); intorno al 1550 Arnaldo Albertini, Alfonso de Castro (De impietate sortilegum), altri. Nel 1579 BODIN, JEAN (v.) pubblica De la démonomanie des sorciers diffuso in tutta Europa (ital., Venezia 1591; lat., Franco-forte 1603); rapido successo ebbe anche il De confessionibus maleficarum et sagarum (1589) di Peter Binsfeld, coadiutore di Treviri. L'ultimo decennio del sec. XVI vede le analoghe opere di Jean Bogue (1591), Franz Agricola (1596), Ni-colas Remi (1595), e dei gesuiti Greg. de Valencia (1595) e Martin Del Rio (1599). L'immensa letteratura sull'an-goscioso tema, abbracciante varie migliaia di opere (enumerate da J. Graesse, Bibliotheca magica et pneumatica, Lipsia 1843; R. Yve-Plessis, Parigi 1900, elenca ca. 2000 opere solo in francese), alimentava la psicosi del s., attestata anche dalla pittura (Jer. Bosch, i Breughel, Bouts, Cra-nach, A. Dürer, Grien, Cambiaso, Hier. Cock, Fries, Huys, Luca da Leida, Civetta, ecc., e il sempre rinnovantesi motivo dell'Ars moriendi, della Danza macabra, del Giu-dizio). Alcuni protestavano contro il fanatismo che accu-sava di s. tanti infelici: il benedettino Guglielmo Edeline (1454), il carmelitano Jo. de Beetz (1486), Jo. Wier (1564), ed altri, che contribuirono a mitigare la legislazione. De-ciso fu l'influsso dei gesuiti Adam Tanner (1626) e F. Von Spee suo discepolo nel lenire la criminologia anti-satanica del tempo, basata su pregiudizi, sostenuti anche dai medici, alchimisti e astrologi (C. Agrippa, G. Car-dano, Paracelso, A. Païe, ecc.). Di solito non si proces-savano i maghi o indovini, ma solo le streghe e i fatuocchieri, che gettavano sorti, e coloro che confessavano un patto o relazione con Satana. Su 400 giudicati (in maggioranza donne) nella contea di Namur (Belgio) tra il 1500 e il 1650, 149 furono bruciati, 49 assolti, 96 condannati all'esilio o pene minori, di 106 si ignora la sentenza (E. Brouette). Nel 1682 Luigi XIV fece cessare in Francia i processi di stregoneria; anche nelle altre nazioni cattoliche era finita l'era del s. Il colpo di grazia ai pregiudizi popolari in pro-posito fu dato da Scipione Maffei, in lunghe polemiche sostenute nella 2a metà del sec. XVIII.
Il culto del s. si concentra nelle «messe nere», nefande orge miste a profanazioni eucaristiche, presiedute possi-bilmente da sacerdoti traviati, derivazione dell'antico «sabbato», con pratiche grottesche che ricordano formole e ritmi massonici; D. A. F. de Sade (1740-1814), ateo deifi-catore della natura, descrive orgie sataniche con ostie consa-crate; in Francia furono stampati messali del satanico culto (F. Boutet, op. cit. in bibl., pp. 159-207). J. K. Huysmans (Lad-Bas, Parigi 1891, cap. 19) le descrive, come poi J. Bois (Le satanisme et la magie, 1876, pp. 200-43) e Ramón del Valle - Inclán (1870-1935). Huysmans aveva frequentato fautori del s. e aveva in mano gli scritti di Jean-Antoine Boullan (m. nel 1893), sacerdote apostata, «spada di Dio» per liberare la Chiesa romana; queste carte furono date dall'amico di Huysmans, Léon Leclaire, al noto islamista Louis Massignon che, il 14 luglio 1930, le depositò alla Biblioteca Vaticana. C'è un segreto di s. è certamente la massoneria, la quale eredita fede e costumi dello gnosti-stismo caniata (A. M. Weiss, op. cit. in bibl., pp. 452-54), specialmente nel suo «rito egiziano» (Misrâjim), come risulta da molti documenti fin dal 1797 (v. BARRUEL) e dalle nume-rose condanne ecclesiastiche, specie l'encicl. Humanum genus (1885). TAXIL, LÉO (v.) fece, dal 1885 al 1895, rivelazioni clamorose sul s. praticato nelle logge, ma nel 1897 di-chiarò cinicamente che tutto era stato da lui inventato. La propaganda massonica mendò di ciò gran trionfo: tutto il s. attribuito poggiava sulla mistificazione! E.S. Hartland e H. Grüber sostengono che il s. moderno è un puro inganno di L. Taxil e di Huysmans. Ma, non escluso-dendo l'ipotesi che la commedia inscenata da L. Taxil fosse stata predisposta dalle logge massoniche, il mistifi-catore inventò solo i dettagli sensazionali e pittoreschi, il romanzo di miss Diana Vanghan, ecc., ma la sostanza del s. massonico rimaneva quella già ben nota prima di L. Taxil, ed è riconosciuta reale da provetti massoni, quale il fisico Pasquale Barreca (I rituali massonici scozzeri di L. Taxil. Loro veridicità, Reggio Cal. 1932). La massone-ria, unica nello spirito e nelle leggi fondamentali, è l'anti-chiesa internazionale (E. Jouin); dal «papo massonico» (P. Barreca, op. cit., p. 138), invisibile, ignoto agli stessi ini-ziati comuni, dipendono i destini dei popoli; nessuno, nelle «masse», sia ciò che avviene o avverrà fra un giorno, nes-suno è conscio di influire su nulla; eppure da 160 anni risulta una direttiva di marcia costante, che tende al «progresso» incontrollabile, alla religione della natura,
esclusa ogni religione o morale positiva. La lotta è condotta solo contro il cattolicesimo, caduto il quale il cristianesimo non sarà più che un simbolo o un ricordo. Lo spiritismo-occultismo e la teosofia (De Libero, op. cit. in bibl., pp. 254-290) sono la religione e la filosofia naturista promossa dalla massoneria. Il s. massonico si manifesta principalmente nella rituale profanazione delle ostie consacrate. A Friburgo di Svizzera (Rue Grand' Fontaine, 41) chiunque può visitare, in una vasta grotta, oggi cappella di adorazione riparatrice, gli arnesi che servivano ai satanici riti. Ai nostri giorni, non mancano satanisti famigerati, tutti promotori più o meno aperti della massoneria. Il 2 dic. 1947 è morto a Brighton (Inghilterra), di oltre 70 anni. Aleister Crowley, immondo maestro di magia nera, che aveva fondato le riviste Gnosis e Lucifer; nel suo tempio satanico di Londra vige un rituale apposito e si cantano «l'inno a Pan» e le «Collette per la messa gnostica», composti da Crowley; sulla sua tomba i discepoli li cantano, insieme a formole diaboliche e a «l'inno a Satana» di Carducci. Il 29 marzo 1948 è morto Harry Price, metapsichico, demonologo, segretario perpetuo del Council for psychological investigation dell'Università di Londra, che in un rapporto dichiarava: «In tutte le zone di Londra, centinaia di uomini e donne, di elevata cultura e di distinte famiglie, adorano Satana e gli rendono un culto permanente; la magia nera, la stregoneria, l'evocazione diabolica, queste tre forme di superstizione medievale sono praticate oggi a Londra su una scala e con una licenza sconosciuta al medioevo».
III. RIBELLIONE SATANICA
Sacrilega sfida a Dio, «affermazione eroica dell'io, che difende nella sua assoluta integrità» (U. Détter), è una posa di ribellione religioso-morale e di «rischio» mortale, un gusto di sentimenti perversi nella lotta contro il limite e la costrizione, in voga presso molti «libertini» e scrittori decadenti; ha molti contatti con il «titanismo» odierno. J. K. Huysmans definiva il s. «la gioia proibita di trasferire a Satana gli omaggi e le preghiere dovute a Dio...»; commettere, per oltraggiare più gravemente Cristo, i peccati che egli ha più espressamente maledetti: la contaminazione del culto e l'orgia carnale. Perfino teologi cattolici, per adulare la volontà o libertà umana non più rispecchiate l'unica volontà divina, osano accarezzare «il rischio del peccato», asserendo che «la sola assicurazione totale contro il male sarebbe l'inazione» (G. Didier, in Nouvelle Revue, 1953, p. 11). Dante descrisse con teologa la pressione l'agitaris dell'«imperador del doloroso regno», la sconfitta del «vermo» immane prigioniero della terra: traditore abietto, mostro la cui sofferenza non commuove, il Lucifero dantesco è un tipo unico. Dopo T. Tasso e G. B. Marino, Milton, seguito da molti fino a V. BALL, HUGO e P. Valéry, ne farà un «belle prometeico», in cui sopravvive tragica l'antica bellezza, grandioso nel suo crollo (Chateaubriand, Le génie du christ., IV, 9 e 12, ed. 1854, I, pp. 208-301 e 308-10, lo loda); ma tale «eroe», per Dante, è Capaneo.Mentre lo gnosticismo assumeva il nome di «illuminismo», il libertinismo francese ed europeo, spalleggiato dall'antireligione inglese (H. Cherbury, J. Toland, M. Tindal, ecc.) poi dai «filosofi» come Voltaire, è s. che già nel 1700 prepara la Rivoluzione (P. Hazard, La crise de la conscience européenne: 1680-1715, 3 voll., Parigi 1935); gli ultimi rumorosi libertini furono i massoni Cagliostro (m. nel 1795) e Casanova (m. nel 1798).
Rappresentante dell'irriducibile «no» è il positivismo umanitario che sgretola ogni fede e ogni morale. Dopo l'illuminismo dei «filosofi» e la proteiforme massoneria (Saint-Martin), ne è promotore il socialismo di Saint-Simon, Enfantin, Marx, Blanqui, Proudhon («Dio è il male»), i cui periodici in varie lingue si intitolavano Satana, Lucifero, L'Anticristo, L'Ateo, Il Ladro, L'Asino, ecc.; affini per finalità sono l'anarchia (M. Stirner) nichilismo (v.), l'ateismo militante del laicismo (Guyau, Fouillée, Berthelot, Binet-Sangle, Buisson, Couchoud).
Il contrasto tra Dio e Satana, risolto con la fede biblica da Milton e da Klopstock, appare già vittoria della satanica volontà di potenza nel Faustus di C. Marlowe (1604), e diventa una «mistica» simbolica nel geniale Faust di Goethe: il s. è «lo spirito che sempre nega, forza che sempre fa il male, ma è costretto a servire il bene» (prologo). Razionalismo umanitario sono le evocazioni sataniche di Lessing, Eloa (1824) di A. de Vigny, The Loves of the Angels (1823) di T. Moore, La chute d'un ange (1838) di Lamartine. Come Guevara seguito da Lesage e Cazotte, vari scrittori usano il tema per la satira dei costumi (Béranger, Scribe), o per fantasie da scettici (G. Sand, Balzac, Flaubert, Longfellow). Con William Blake (Marriage of Heaven and Hell, 1790) appare un s. metafisico, che inneggia all'insurrezione «sacra» dell'uomo contro Dio. Ma l'iniziatore dell'esaltazione piena di Satana è G. Byron nel Manfredi (1817), e più nel Caino (1821), ove si esalta il superuomo tenebroso, sconfitto per aver avuto compassione dell'uomo. Shelley canta Prometeo liberato, la rivalsa dell'incatenato dal furore di Giove; più apertamente blasfemo è il Faust di Lena (1836); eversivo e libidinoso è Il demone (1939) di M. Lermontov. Baudelaire (1857) invoca Satana «il più bello e il più grande degli angeli», vittima della gelosia divina. Simbolo di sfida antidivina e di riscossa dell'uomo, il vinto di ieri è acclamato vincitore di oggi da J. Michelet (La sorcière, 1862), che, con Quinet, predice «il ritorno del regno di Satana» (Histoire universelle, introd.). Nel 1843 Sainte-Beuve definiva de Sade e Byron «i due maggiori ispiratori dei moderni». V. Hugo in La fin de Satan (1886) esprime la sua fede democratica: Dio e Satana saranno eguali mediante l'angelo Libertà oriundo da cintrambi. G. Carducci, Inno a Satana (ott. 1863) glorifica in Satana la forza vitale e il progresso moderno («Satana ha vinto!»). Il Lucifero (1887) di M. Rapisardi dice a Prometeo: «Levati, il gran Tiranno è spento». Simile è l'idea di A. France, La révolte des anges (1914). In Isidore Ducasse (Chants de Maldoror, 1868, ricatti 1927), il s. è furente. Oggi, dopo e più di A. Gide (m. nel 1951), ne sono esponenti J.-P. Sartre, A. Camus (Les justes, Parigi 1950; L'homme révolté, 1951).
Voci isolate di protesta si levano contro il s. che si afferma nel mondo attraverso l'apoteosi dell'uomo e delle sue illimitate possibilità, mentre le rivoluzioni distruggono le tradizioni, le filosofie minano ogni fede positiva, il materialismo economico produce l'individualismo sfrenato. Thomas Carlyle (1795-1881) in Sartor resartus: The Life and Opinions of Herr Teufelsdörckh (1833-34) ben identifica il s. con il culto di se stesso (Selfworth), con «l'eterno no» (Everlasting no); reagisce contro il moderno s., narrando la conversione dell'immaginario professore tedesco Diogene Teufelsdörckh, «filosofo del vestito» cioè della forma inappuntabile, che però considera le istituzioni e i costumi semplici vestiti dello spirito umano, di valore contingente; ma deluso dalle molte esperienze, studi e viaggi, ritrova la felicità tornando alla fede ingenua dell'infanzia. Al principio divino, e all'amore fattivo verso tutti si rifacevano anche i romantici tedeschi (Körner, F. Schlegel, Hauff, T. A. Hoffmann, A. Chamosso). Già Wilhelm Meister, il giovane eroe goethiano (1795-96), dopo molte peregrinazioni aveva trovato la gioia nel quotidiano lavoro per gli altri; e Jean Paul Richter (Quintus Fixlein, 1796; Titan, 1803) reagiva contro l'apoteosi dell'uomo condannando il classicismo filo-ellenico, l'estetica della pura forma propria dell'illuminismo. Come nel Tannhäuser di R. Wagner (1845), Venere si identifica a Satana nella leggenda romantica di G. Prati, Satana e le Grazie (1855), che descrive la degenerazione di tre uomini (un sacerdote, un magistrato, un guerriero), riscattati dal pentimento e da Dio strappati a Satana. Gli scrittori russi del sec. XIX denunziarono il progredire del s. moderno, anzitutto N. Gogol (Anime morte) e più F. Dostojewski in varie opere, specie in Demoni (1872), ove in Stavroghin, che combatte Dio, appare il mistero del male amato e fomentato per sé, con assoluto disinteresse, e Shigalev profetizza: «L'antica concezione del mondo scomparirà, e soprattutto l'antica morale. Gli uomini si uniranno per trarre dalla vita tutti i godimenti possibili, ma in questo mondo soltanto. Lo spirito umano si innalzerà ad un orgoglio satanico, e l'umanità sarà deificata. Trionfando costantemente sulla natura con la scienza e la volontà, l'uomo proverà per ciò una gioia che sostituirà».