BELIAL

BELIAL. - Termine che nella Bibbia ebraica (28 volte) indica l'occulta malvagità operante nel mondo, divenuto poi nome del supremo genio del male (Satana).

L'ebraico bēlijā' al è composto di bēli (« non », « senza ») e d'un nome d'incerta origine e significato, probabilmente jā' al (da jā' al, usato solo in hiph' il), quindi b. = « senza utilità » sarebbe una litote (cf. lat. nequam, franc. vaurien); ma s. Girolamo (in Eph. 4, 27; PL 26, 544) con gli antichi rabbini (Sanhedhrin, III b) vi ravvisa 'ōl « giogo », onde la sua glossa id est absque iugo (= bēli 'ōl) in Iudc. 19, 22 (Volg.); T. K. Cheyne, H. Gressmann (che adduce le dēi babilonese degli inferi Belili), altri, vedendo in II Sam. 22, 5 (= Ps. 17, 5) ove B. è in parallelismo con « morte », un'allusione all'abisso sotterraneo, che non consente ai morti di risalire, derivano jā' al da 'ālah « salire » e intendono b. (« senza salita ») come sinonimo, in origine, dello šē'ōl (v.).

Sembra che b. fosse originariamente un sostantivo astratto (« perdizione »), che ebbe un'evoluzione semantica simile a quella del più raro abaddon (v.). E adibito in senso etico, eccetto forse II Sam. 22, 5 (Ps. 17, 5). Nel Vecchio Testamento prevale l'accezione astratta, specie nelle espressioni in cui è genitivo di qualificazione o di destinazione: « figlio di b. » (cf. « figlio d'iniquità »: II Sam. 3, 34; 7, 10; Ps. 88, 23; « figlio di morte »: I Sam. 20, 31; 26, 16; II Sam. 12, 5); Deut. 13, 13 (ebr. 14); Iudc. 19, 22; 20, 13; I Sam. 1, 16; 2, 12; 10, 27; 25, 17; I Reg. 21, 10, 13; II Par. 13, 7, e « uomo di b. » ('īl b. o hab-b. con l'articolo [3 volte sole]; cf. « uomo di morte »:

I Reg. 2, 26, « d'iniquità »: Iob. 34, 36); I Sam. 25, 25; 30, 22; II Sam. 16, 7; 20, 1; I Reg. 21, 13; Prov. 6, 12; 16, 27; 19, 28 (Eccli. 11, 32). Solo, usato ellitticamente (per 'īl b.), b. equivale a « malvagio » (II Sam. 23, 6; Iob. 34, 18) o « distruttore » (Nah. 2, 1) assumendo senso concreto, quale nome o aggettivo. B. esprime il male morale, e si applica a tutto ciò (cose, pensieri, azioni) che vi tende o ne proviene (Deut. 15, 9; Ps. 40, 9; 100, 3; Nah. 1, 11; I Sam. 20, 10 Settanta; forse II Sam. 22, 5 [Volgata Belial] e Ps. 17[18], 5 Volgata: torrentes iniquitatis, ove molti vedono in b. lo šē'ōl. P. Jolion (p. 183) vede in b. « un nome concreto, appellativo, adibito anche come nome proprio ». Ha potuto contribuire alla formazione del termine l'assonanza di b. con nomi di falsi dēi quali bēl e bā' al.

I Settanta ignorano (così anche i Targūnim) b. come nome proprio: non conservarono il termine (solo cod. A in Iudc. 20, 13; Bēliam) intendono b. in confuso, e lo traducono quale sostantivo concreto o appellativo (παράνομος, ἀσβῆς, ἀμύρωλος, ἄρρων), o quale astratto (ἀνομία, ἀνόμημα, ἀποστασία, spesso λοιμός « peste » παλώσις: Nah. 2, 1). Aquila traduce b. ἀποστάτης, e così interpreterà la Suda. Teodozione trascrive Bēliam considerato nome proprio, Iudc. 19, 22.

Pari varietà ha la Volgata. S. Girolamo considera spesso b. come personificazione del diavolo (I Reg. 21, 13 filii diaboli... diabolici; ma in Eph., loc. cit.: filii pestilentiae = λοιμός) e conserva B. (considerato appellativo, nome proprio) solo nella locuzione « figlio di B. » (e 2 volte vir B.: II Sam. 16, 7; 20, 1); altrove: praevacicatio (πονηρά): Nah. 1, 11; praevacicatori (ἀπαράνομος): II Sam. 23, 6; iniquus (ὁ λοιμός): I Sam. 25, 25 e 30, 22; apostata: Iob. 34, 18; iniustus (παράνομος): Ps. 100, 3; inquis (ἄρρων): Prov. 16, 27.

B. fu identificato con Satana nei circoli assidel del sec. II a. C. (K. Kohler). Come personificazione del diavolo, B. è assente dalla letteratura rabbinico-talmudica. Solo nel medioevo la Cabbala oppone l''Ādhām B. all''Ādhām Qadhmān.

Nella letteratura apocalittica giudaica, B. è divenuto il nome proprio del « malvagio » per antonomasia, Satana. A tale personificazione produce nel Vecchio Testamento l'uso ellittico ed assoluto di b. per designare una forza malefica (Nah. 1, 15; Volg. Belial). La forma invalsa è ormai Beliar (talora Berial), dovuta a dissimilazione eufonica, forse per influsignaturei aramaico; è possibile una confusione con bēl jā'ar « signore del bosco ». Nei Testam. XII Patriarch. (sec. II a. C., con ritocchi di mano cristiana), B. designa di continuo il capo degli spiriti maligni, Satana (Ruben 4, 7, 11; 6, 3; Simeon 5, 3; Levi 3, 3; 18, 12; 19, 1; Isachar 6, 1; 7, 7; Zabulon 9; Dan 1, 4-5; Aser 1, 3; Beniamin 3, 6-7; ecc.), come in Iubil. 1, 20; 15, 33, e nella 1ª parte di Ascensio Isaiae (1-5), 2, 1-4 (« angelo d'iniquità », « potenza di questo mondo »), B. è chiamato anche Sammael e Matanbukus); 3, 11, 13; 4, 2-16; 5, 1-4. 15. B. è l'antagonista di Dio, ha il suo regno e la sua corte di tenebre (Test. Joseph 20, 10; Nephilal 2, 6; Beniamin 9; Dan 6), i cui « sette spiriti perversi », opposti ai « sette arcangeli », versano ogni male sulla terra (Ruben 2, 1-2). Alla fine dei tempi B. combatterà il Messia o « nuovo Sacerdote » (Test. Levi 18, 12), che lo vincerà e lo butterà nel fuoco (Test. Iud. 5, 10 sg.; 25, 3; Ruben 6, 12; cf. Asc. Is. 3, 11-4, 18); cf. Apec. 20, 2-3. B. (Satana) ricorre nel documento Sadoqita (ca. 200 d. C.) della setta damascena (6, 9; 7, 19; 9, 12; 14, 5). Bēliam o Bēliam di Sibyll. III, 63-76 (cf. II, 167) si suole identificare con l'Antierato (J. Geffcken, R. H. Charles), e al brano fu premesso il titolo (posteriore, ma intonato): περὶ τοῦ ἀπέτεινος δαίμονος τοῦ Ἀντιχριστοῦ. Ma anche qui B. è piuttosto uno spirito, capo dei demoni.

S. Paolo (II Cor. 6, 15) ugualmente chiama Bēliam (alcuni codd. Bēliam, accus. di Bēliam; Volg. Belial, ma alcuni latini antichi leggevano Beliar o Belial) il capo degli spiriti perversi manifestantesi nella vita dei pagani, opposto a Cristo-Dio (nei Sinottici ha nome « Beelzebul »: Mt. 10, 25; 12, 24, 27; Mc. 3, 22), e la Pēšittā traduce

« Satan ». I Siri spiegarono Beliar « signore dell'aria », da bél e 'ojar (ἀφρ): cf. Eph. 2, 2; s. Girolamo « cocca angustia, sive coecum lumen vel filius praevurications » (Nom. hebr. 76: PL 23, 853 sg.). A torto M. Friedländer e R. H. Charles sostengono che B. ANTICRISTO (v.); al tempo di s. Paolo B. era sinonimo di Satana, ben distinto dall'Anticristo. W. Bousset e T. K. Cheyne, vedono in ἀνθρώπος τῆς ἀνομίας di II Thess. 2, 3 l'equivalente di 'it 6; si potrebbe anche ritenere che ὁ ὁίος τῆς ἀπολείας ivi traduca ben belijd'al; ἀνοίως di II Thess. 2, 8 potrebbe tradurre B. (reso talora dai Settanta παράνομος), ma riproduce piuttosto l'ἀνοίος di Is. 11, 4 ebr. rāfa). Solo alla piccola apocalisse cristiana (ca. 100 d. C.) di Ascensio Is. 2, 13-4, 19 si addice l'ipotesi di Charles di una miscela di tradizioni intorno a Beliar, l'Anticristo e Nerone redivivo (Asc. Is. 4, 1-14).

Presso i Padri B. rimase in uso come sinonimo di Satana, più spesso nella forma Βελίας (Ps.-Ignazio, Ad Philipp.: PG 5, 933; s. Ippolito, Horr.; s. Gregorio Naz. : PG 37, 996). I Latini usarono Belia (Terrulliano, De habitu mul., 2: « Christo et Beliae »; Prudenzi, Hamartig., 5, 20; Psychom., 714 « praeceptor Belia »), Belias (Potamio: PL 8, 1416), talora Beliar (Cassiano, Coll. 12, 16).

L'uso di chiamare B. il principe dei demoni si prostrasse nel medioevo. Fu assai diffuso il libro che compose (1382) Giacomo da Teramo Consolatio peccatorum o Belial (o Lis Christi et Belial), edito a Augusta (Augsburg) nel 1472 con interessanti silografie. Milton chiama B. il demonio dell'impurità (Paradise Lost, I, 490-505; Paradise Regained, II, 150).

BIBL.: T. K. Cheyne, The development of the meanings of B., in The Expositor, 1 (1895), pp. 435-39; id., B., in Encycl. Biblica, I, coll. 525-28 (insiste sul senso apocalittico di B., personificazione dell'abisso sotterraneo e dalle potenze del male); W. Bousset, Der Antichrist in der Überlieferung des Judentums, des N. T. u. der alten Kirche, Gottings 1895, pp. 86 sg., 99-101; id., Die Religion des Judentums, 3ª ed. di H. Gressmann, Tübingen 1926, pp. 232-55, 334 sg.; W. Baudissin, B., in Realeschl. für prot. Theol. u. Kirche, II, p. 548 sg.; K. Kohler, B., in Jewish Encyclopedia, II, col. 658 sg.; M. Friedländer, Der Antichrist in den vorchristlichen jüdischen Quellen, Gottings 1901, pp. 140-44; E. Tisserant, Ascension d'Isaïe, Parigi 1900, pp. 20-33, 90-94, 107-32; R. H. Charles, The Revelation of st. John, I, Edimburgo 1920, pp. 76-87; H. L. Strach e P. Billerbeck, Kommentar zum N. T. aus Talmud u. Midrach, II, Monaco 1924, p. 552; III, ivi 1926, pp. 521 bg., 584, 698; IV, ivi 1928, pp. 467, 503 sg., 516, 527, 791, 803, 914; P. Joüon, B., in Biblica, 5 (1924), pp. 178-83; H. Gressmann, B., in Die Religion in Gesch. u. Gegene., I, col. 884; J. E. Hogg, « B. », in The Old Testament, in American Journal of Semitic Languages, 44 (1927-28), pp. 56-58; B. Rigaux, L'Anticrist et l'opposition au royaume messianique dans l'A. et le N. T., Gembloux 1932, pp. 197-201, 399-402. Antonino Romeo
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“BELIAL.” Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), p. 689. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/belial.