Enciclopedia Cattolica vol. II, 1949 Sacra Scrittura Particolari

BĒHĒMÖTH

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BĒHĒMÖTH. - Plurale di bēhēmāh, voce ebr. di significato generico (= «bestia»). Tra gli antichi traduttori, chi semplicemente trascrive il termine ebraico (Pešṭṭā e Volgata), chi lo rese con «animali» (Settanta, ōrgōz) o con un termine equivalente (Targūm), per la difficoltà di ricavarne il significato preciso. Iob 40, 10-19 (ebr. vv. 15-24) ha una descrizione particolareggiata di b. Alcuni Padri (s. Girolamo, s. Agostino, s. Gregorio: PL 22, 401; 34, 439; e 41, 330; 71, 1055) hanno visto, sotto tal nome, la personificazione di Satana. Altri, come s. Tommaso (Expositio in Iob, 40, 15), e una tradizione rabbinica attestata da Ibn Ezra e seguita da qualche commentatore del sec. XVII, intendevano l'elefante.

Ma oggi l'interpretazione più comune vede in b. l'ippopotamo, designato con un plurale intensivo; G. Ricciotti opina che il plurale sia l'adattamento ebraico di una derivazione straniera (Il libro di Giobbe, Torino 1924, p. 243). In realtà i tratti della descrizione biblica, pur con le loro immagini poetiche, corrispondono in tutto all'ippopotamo.

Il massiccio mammifero, che nel suo pieno sviluppo può raggiungere dai tre ai quattro metri di lunghezza ed un peso superiore ai 25 quintali, caratteristico per il suo muso carnoso e largo e per la sua cute spessa e nuda, viene descritto in Iob esattamente come un animale anfibio, erbivoro, intorno al quale le bestie si sollazzano senza tema di venire azzannate, data la sua andatura pesante e lenta (finché non è irritato); si riposa «nel segreto del canneto e nei luoghi paludosi», «lo circondano i salici del torrente»; esso non paventa l'irrompere delle onde contro la sua testa, ha un ossame vigoroso come sbarre di ferro, la sua breve coda solida come un cedro; l'uomo non riesce a catturarlo vivo per addomesticarlo, ed a forargli le narici, come fa agli altri animali che vuol utilizzare.

L'autore del ritratto tracciato, intende dedurne un insegnamento importante: Dio che interviene nel colloquio, per ridurre al silenzio Giobbe e gli altri interlocutori, mostra a costoro come le sue opere rivelino una potenza creatrice, immensamente superiore all'uomo. Un saggio n'è b., animale colossale e dotato di forza meravigliosa. Chi è impotente di fronte ad esso, semplice creatura di Dio, come mai ardirà di misurarsi con Dio, e resistergli in faccia? Ermenegildo Florit

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Di Ermenegildo Florit

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. II (1949), coll. 1148–1149.

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Florit, Ermenegildo. “BĒHĒMöth.” In Enciclopedia Cattolica, vol. II, coll. 1148–1149. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949. https://azioneromana.com/it/article/behemoth.

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Florit, Ermenegildo. “BĒHĒMöth.” Enciclopedia Cattolica, vol. II, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1949, coll. 1148–1149. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/behemoth.

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