BEHÉMÖTH. - Plurale di bêhêmâh, voce ebr. di significato generico (= « bestia »). Tra gli antichi traduttori, chi semplicemente trascrive il termine ebraico (Pešitâ e Volgata), chi lo rese con « animali» (Setanta, Ônpiâ) o con un termine equivalente (Targûm), per la difficoltà di ricavarne il significato preciso. Job 40, 10-19 (ebr. vv. 15-24) ha una descrizione particolareggiata di b. Alcuni Padri (s. Girolamo, s. Agosto, s. Gregorio: PL 22, 401; 34, 439; e 41, 330; 71, 1055) hanno visto, sotto tal nome, la personificazione di Satana. Altri, come s. Tommaso (Expositio in Job, 40, 15), e una tradizione rabbinica attestata da Ibn Ezra e seguita da qualche commentatore del sec. XVII, intendevano l'elefante.
Ma oggi l'interpretazione più comune vede in b. l'ippopotamo, designato con un plurale intensivo; G. Ricciotti opina che il plurale sia l'adattamento ebraico di una derivazione straniera (Il libro di Giobbe, Torino 1924, p. 243). In realtà i tratti della descrizione biblica, pur con le loro immagini poetiche, corrispondono in tutto all'ippopotamo.
Il massiccio mammifero, che nel suo pieno sviluppo può raggiungere dai tre ai quattro metri di lunghezza ed