SARGON II

SARGON II. - Uno dei massimi re d'Assiria (assiro Šarru-uken[1] e Šarru-ken[1]): Settanta 'Apxéa-vo5, da arkù « il secondo » che S. aggiunse al suo nome), il cui regno (722-705 a. C.) fu decisivo per la storia dell'Impero neoassiro, finito poi tragicamente nel 606 (v. NABOPOLASSAR).

Sebbene S. non possa dirsi, come si credeva, fondatore di una dinastia di « Sargonidi », tuttavia con lui quel valoroso Impero militare e sacerdotale raggiunse l'apogeo. I popoli confinanti (Media, e principalmente Elam e Urartu, accanto avversario dell'Assiria), imparavano sempre più la tecnica e l'organizzazione industriale, amministrativa e militare assira, convertendo la prima terribile contro l'Assiria. Nel sud si affermavano i Caldei, Merodach-Baladan (v.), diplomatico geniale; nel sud-ovest, con la dinastia etiopica, riappare sulla scena l'Egitto (con il sib'é del faraone Sabaka); all'ovest Mità di Muški (il re frigio Mida di Erodoto, Ovidio) si allea con Rusas I, re energico dell'Urartu. L'Urartu minaccia il fianco sud-est dell'Assiria, alleandosi con principetti di Media e cercando contatto con l'Elam nelle catene dello Zagros. S. diede colpi in ogni direzione, ma riuscì soltanto ad indebolire l'Urartu con l'aiuto dei Gimirrai e Iguza (Cimmeri e Sciti degli autori greci), come avviene nella storia, non distrusse solamente un nemico, ma anche un vallo fortissimo, che proteggeva l'Assiria e l'antica civiltà semitica contro l'invasione da parte delle steppe eurasiche. Conseguenza di questa sua vittoria fu, per il sorgere delle potenze iraniche (v. MEDINA), la distruzione di Ninive, l'annientamento del popolo assiro (v. NABOPOLASSAR) e l'entrata di Ciro in Babilonia (v. NARBONA) nel 539 a. C.

La Bibbia narra che il turtanu di S. assediò e spogliò Azoto (Asiddh; Is. 20, 1). Le iscrizioni cuneiformi sono tante che S. può dirsi il personaggio meglio noto nell'Oriente antico: fasti, annali ed altri rendiconti delle sue gesta, pietre di fondazioni, lastre. Spicca per valore letterario la celebre « ottava campagna », che per la lingua ritmica, l'uso del parallelismo, le descrizioni poetiche dei paesaggi e delle feste non ha pari nel suo genere. Però lo storico non dimentichi l'intenzione propagandistica di quel solenne (o sacrale) « comunicato di guerra »: è una lettera del capo scriba al dio Assur, che mette in degno rilievo le imprese dell'armata. Oltre che di S. rispecchia anche il carattere del suo grande avversario Rusas I: un ritratto che ispira rispetto, nonostante le parole brutali con le quali è stimmatizzato in altre occasioni, non diversamente di quello che gli storiografi romani fanno con Annibale. Quelle iscrizioni vanno sempre aumentando di numero, per gli scavi di Dur-Sarru-ken (« Fortezza di S. »), costruita da S. in Ninive (v.), per quelli della città di Assur e, nel 1952, per quelli di Kalab (Nimrud), dove gli Inglesi trovarono: a) metà di un « prisma » contenente gli annali storici di lui più estesi; b) un « cilindro » praticamente completo di Merodach-Baladan.

Secondo una lastra smaltata, pubblicata da E. Unger, S. è figlio minore di Thelathphalasar III (v.). Concorda anche la grafia del nome, Sarru-ukenu, tipica per secondo-geniti: « Il Re rese salda (stabile, autentica, la dinastia) ». L'altra grafia del nome, che per lo più ricorre negli ideogrammi, significa « il re saldo (genuino, vero, autentico) ». Vi poté ben essere un cambiamento esiguo nel nome, allorché S., nel 722, depose il fratello Salmanasar V (v.), che dovette morire in circostanze non chiarite da nessun documento storico. Il cambio di regime fu accettato dall'Assiria senza rivoluzioni interne. Se in tale occasione S. ristabilì i privilegi dell'antica capitale Assur, la sua città natale, ciò non significa una rivoluzione dei sacerdoti « contro i « soldati », per il solo motivo del ricupero degli antichi privilegi perduti sotto Thelathphalasar III.
S. Merodach-Baladan (v.) e il suo alleato Humbanigaš di Elam; nel nuovo cilindro testé trovato Merodach-Baladan celebra con somma esultanza come sua vittoria completa la battaglia di Dêr (720), per la quale liberò la Babilonia della prepotenza dei « Subarei », nome che dà agli Assiri. Ma S. aveva un buon « servizio segreto », che lo informava sulle condizioni interne dei paesi vicini, e dopo la morte di Humbanigaš, quando sorse discorde interne in Elam, sloggiò Merodach-Baladan da Babilonia, prendendo come « luogo-tenente » (šakanakku), con rito simbolico, le mani di Bel nel capodanno del 709.

Più dure furono le campagne contro Russas (assiro Ursa), re dell'Urartu. Ben informato. S. accorre con grande sveltezza nel 719 in soccorso del re dei Manneti, aggredito da una coalizione di Russas, Mitatti di Zikirti e Bagdatti (nome ario) di Uisidis, questi ultimi di recente immigrazione. Più serio fu il pericolo nel 717: il re dei Manneti succeduto al trono fu disfatto fra le cime del Sahend e le rive del Lago d'Urmia, e suo fratello Ullusunu condusse l'armata in soccorso agli Urartei, con altri due re di contrade ancora più al sud. S., arrivato, valica l'alta montagna del Sahend, sorprende gli avversari. Il prende vivi, e strappa a Bagdatti la pelle. Ullusunu, graziato, è confermato vassallo di S. La più grande battaglia però fu fatta nel 715, allorché Dajakku (greco Deikies) cospirò con Russas e prese 20 città ad Ullusunu, adesso buon vassallo. S. riconquista le città perdute e impone un forte tributo al Re dei paesi Nairi (fra l'Assiria e l'Urartu propriamente detta). Dajakku, preso con la famiglia, fu deportato a Hamah di Siria. S. diede il colpo più forte l'anno seguente, nella celebre «ottava campagna»: con la sua cavalleria arrivò con inattesa rapidità sulle rive del Lago d'Urmia ed annientò l'armata di Russas. Era allora cosa facile, fra incredibili devastazioni (S. non pensava ad annessioni di paesi), invadere l'Urartu, più o meno lungo la strada Tebris-Van. Senza però osare un assedio di Turuşpâ desvato il paese fino a nord del Lago di Van; così indebolì quel paese già disfatto dai Cimmeri. Al ritorno commise un atto di ierosilia, spogliando il ricco tempio del dio nazionale nemico Haldi a Muşâşir: questa scena ci è anche tramandata in un affresco del suo palazzo a Horsâbâd. Il regolo di Muşâşir però si rifugiò quasi solo da Russas, il quale morì presto. Sotto il figlio di Russas, Argistis II (714-ca. 680) lentamente l'Urartu si risollevò dalla doppia disfatta al nord e al sud del paese, Sennacherib (v.).

Nell'ovest S. affrontò la Frigia sotto Mida all'apogeo della sua potenza, alleata dell'Urartu. La politica sistematica di S. mirava ad eliminare i re vassalli, riducendo tutta la regione in un sistema di province assire. B. Landsberger pensa che molte delle «rivole» narrate negli «Annali» di S. sarebbero stati puri pretesti fabbricati dal servizio segreto di S., attivissimo; così S. avrebbe liquidato persino i vassalli più fedeli. S. si affermò specialmente nel Tauro ricco di miniere, dove vinse nel 718 Kiakki di Sinuhti e diede il paese a Matti di Atuna (Tiana). Nel 715 prese nel Tauro 20 città, di cui Mida si era impossessato. Altre imprese ristabilirono l'ordine, o servirono a fondare province assire più a nord: nella Commagene, Melitene, Comana. Diede il colpo decisivo alla Frigia nel 711: il governatore assiro di Quê (Cilicia di oggi) invase la Frigia, che si sottomise; Mida pagò il tributo. In tale occasione S. venne in contatto con i Greci, sulla costa. Sottomise anche Cipro, come attesta una stele là trovata.

Le spedizioni di S. nella Frigia e nella Palestina, che interessano più da vicino la storia biblica, sono più controverse in molti particolari. Sembra che S. portasse a termine l'assedio di Samaria (722). Altri dubitano di questo, come per ragioni cronologiche E. R. Thiele, che in uno studio serio, ristabilendo l'autorità storica dei libri dei Re, sostiene che Salmanasar V (v.) espugnò la città. La grande deportazione degli Israeliti avvenne solo dopo il 720, allorquando, a quanto sembra, Jaubi'di di Hamah (usuratore che depose Enël sempre fedele vassallo d'Assiria) tentò d'imitare Merodach-Baladan, che si aggiudicò la vittoria di Dêr per opera degli Elamiti. Si alleò con Hanunu di Gaza e gli si aggiunsero i rivoltosi delle province già costituite: Arpad, Simirra, Damasco, Samerina. Ebbe luogo allora la seconda battaglia di Qarqar (per la prima, dell'853, V. SALMANASAR III) e, non essendo arrivati a tempo Hanunu e il sib'e del faraone Sabaka (che allora aveva per la prima volta conquistato il delta d'Egitto), gli alleati furono vinti. L'armata assira penetrò nel sud, nella pianura palestinese. Si fece un'altra battaglia presso Rapihu (Raphia): Hanunu fu preso vivo ed il sib'e del faraone, battuto, si ritirò in Egitto. Con la spedizione del 715 sembra abbia voluto assicurarsi la via commerciale transgiordanica, fino allo Jemen. S. ricevette tributi dagli Hâippa, Tamud, Ibadidi, Marsimani, di Samsi regina della regione desertica dell'Arabia settentrionale, e di Itamar di Saba.

Menzionata nella Bibbia è un'altra spedizione punitiva contro un «greco», avventuriero, originario di Cipro, che aveva ucciso Abi-miti, tributario fedele di S. Sembra che partecipò a quella ribellione anche Ezechia, re di Giuda, oltre alla Filista, Edom e Moab. Al sopravvenire del turan di S. caddero Gath, Ašdod e Ašdudimmu (probabilmente la «marina» di Ašdod). Il «greco» si rifugiò dal faraone etiopico, il quale però, volendo consolidare il delta recentemente riconquistato, e per non guastare le buone relazioni con S., lo rimandò in catene a lui.

Non è senza significato per la storia futura che quel Re potente dovette morire in una spedizione militare, con probabilità in Tabal, nel Tauro, dove si scontrò con Espai di Kullum, probabilmente un capo cimmerico (altri pensano all'est). Il suo regno, che iniziò tutta un'età di splendore anche culturale, letterario ed artistico, pone una questione importante: forse proseguendo una polizia di riavvicinamento con l'Urartu avrebbe evitata la tragedia dell'Assiria. Un'età di prosperità e di gusto artistico ci hanno rivelato anche i ruderi, messi in luce dagli Americani, di Horsâbâd, che fu la residenza da lui ideata e forse seguita da lui anche nei particolari della costruzione.

BIBL.: la bibl. fondamentale si trova in Ancient Near Eastern texts relating to the Old Test., Princeton 1950, pp. 284-87 (scelta dei testi più importanti ad opera di A. L. Oppenheim). Inoltre: A. T. Olmstead, Western Asia in the days of S. of Assyria, Nuova York 1908; F. Thureau-Dangin, Une relation de la huitième campagne de S., Parigi 1912; E. Forrer, Die provinzientellung des assyrischen Reiches, Lipsia 1921; S. Smith, Cambridge ancient history, III, Cambridge 1925, pp. 43-60; C. F. Lehmann-Haupt, Armenien einst und jetzt, II, Berlino 1926, pp. 289-345 (fondamentale sull'Urartu); A. T. Olmstead, The text of S.'s annals, in American journal of sem. lang., 47 (1931), pp. 258-80 (correzioni all'ediz. di H. G. Lie, Parigi 1929); A. Goetze, Kleinstein (Handb. der Altertumsk., 3, 1, 3), Monumenta 1933, pp. 189-92 (storia friglia); E. Unger, S. von Assyrien, der Sohn Trigaltpilers III, Istanbul 1933, pp. 16-22 (la nascita di S.); G. Loud, Khorsabad, 2 voll., Chicago 1936 (cav. di Dut-Sarruken); P. Naster, L'Asie Mineure et l'Assyrie aux VIIIe et VIIe siècles avant J.-C., Lovanio 1938, pp. 29-68; S. Mazzarino, Fra Oriente ed Occidente, Firenze 1947 (contatti con i Greci); B. Landsberger, Sam'al, Ankara 1948, pp. 72-83 (vasalli in Cilicia); E. R. Thiele, The mysterious numbers of the Hebree kings, Chicago 1931, pp. 121-28; I. M. D'iakonov, Testi assiri sull'Urartu, in Vestnik drevenoj istorii, 1951, fasc. 2-3 (in russo, la più completa collezione, d'importanza anche per l'amministrazione assira); M. E. L. Mallowan, in Illustrated London news, 221 (1952), 25 ag., pp. 924-96 (i nuovi testi). Pietro Norber