SENNACHERIB. - Re assiro (assiro Šin-ahhē-eriba «Sin mi ha dato un sostituto per i [suoi] fratellini [morti]»; ebr. Sanhērībh), che resse l'Impero neoassiro dal 705 al 681, al tempo del suo massimo splendore culturale. Ricorre in una scena drammatica narrata nella Bibbia tre volte (II Reg. 16, 13-19, 36; Is. 36-37; II Par. 32, 1-23) e in molte iscrizioni cuneiformi, che delineano il suo carattere.
Grande politico, S. ebbe passioni che potrebbero sembrare moderne: vivissimo interesse per le invenzioni tecniche, per l'arte edilizia, per la letteratura, specialmente sumerica, e la filologia dei vari dialetti del suo Impero (cf. Is. 36-37), per l'alpinismo da lui aggiunto alla caccia tanto prediletta da tutti i re neoassiri. La passione però per la regina preferita Naqi'a (prob. nome aramaico, dalla regione di Lahiru a mezzogiorno di Babilonia, assiro Zabāitu «la pura»), donna di molta capacità politica, causò turbamenti che finirono con l'assassinio di S. Egli, Sargon II (v.) aveva avuto la reggenza dei paesi Nairi e quella più difficile della Babilonia, si dimostrò in politica estera sempre moderato. Consenelva perfino a diminuzioni del vasto territorio, se la difesa ne risultava difficile. Ma si manifestò condottiero energico, quando le rivolte minacciavano il commercio, o l'onore dell'Impero lo richiedeva. Aspirava più al progresso interno del suo regno, a fargli sorpassare lo splendore della civiltà babilonese, che a conquiste militari. Succeduto al padre nel 705, impiegò i primi due Ninive (v.), dove costruì il «palazzo senza pari», due cinture di mura più ampie, vari templi, strade e piazze larghissime; nei dintorni fece costruire una rete di canali, specialmente l'acquedotto grandioso di Jerwan, descritto da T. Jacobsen e S. Lloyd. Introdusse il cotone a Ninive, creando una nuova industria per la sua grande popolazione, e la mirra. Un giardino botanico e zoologico fu aggiunto al Palazzo: nel parco erano tutte le specie di erbe, alberi fruttiferi e selvatici, che crescevano fra l'Amano e il Golfo Persico, e uno stagno circondato da boschetti, da alte canne e da cipressi, nei quali vivevano uccelli igirru, cinghiali, cervi.
Trascurò quindi, nei primi due anni del suo regno, di andare a Babilonia a condurre in processione a capodanno la statua di Bäl, rito richiesto per essere considerato re legittimo del trono di Marduk. Ne seguì una divisione fra i Babilonesi: gli uni restavano fedeli all'Assiria considerando S. re legittimo, benché non avesse ritualmente iniziato il suo regno a Babilonia; gli altri, irritati, presero l'avventuriero Marduk-zākir-šum e l'iniziarono re con il rito sacro. Mentre S. restava ancora lontano, gli Merodach-Baladan (v.),
deponendo l'usurpatore, s'affermavano una
altra volta in Babilonia; ma nella campagna
del 703, per un errore strategico di Merodach-Baladan, persero la doppia battaglia
di Kutha e di Kis. S. entrò trionfatore in
Babilonia, ricevuto da amico, e i suoi valorosi soldati depredarono soltanto il Palazzo
di Merodach-Baladan. S. conquistò (703-
702) le fortezze delle tribù caldee, mentre
Merodach-Baladan si nascose nelle paludi
agli sbocchi dell'Eufrate e del Tigri. Ritornato S. in patria, Bël-ibnî, servo del Palazzo
istituito da S. re di Babilonia, non fu all'altezza del compito delicato, e un altro capo
caldeo, Marduk-ušēzib, spadroneggiava nei
dintorni di Babilonia. S. accorse dunque
anche nel 700 (probabilmente dopo la campagna in Giudea) e vinse e deportò molti
dei Bît-Jakîn, ma i due capi caldei fuggirono con navi a Nagîtu-Raqqē, oltre il
golfo, in terra elamitica. S. allora costituì
suo figlio Aššur-nādin-šumī re di Babilonia, portando con sé l'incapace Bël-ibnî al
Palazzo di Ninive. Non c'era da sperare
pace finché i fuorusciti caldei, guidati
da Merodach-Baladan e dai suoi figli

dalla costa siro-fenicia e a Ninive si aprirono i cantieri
per una flotta capace di trasportare un grande esercito;
si costruì anche una via piana fra Opis e l'Eufrate per
trasportare quelle navi per via terrestre. L'avanzata, iniziata nel 694, ebbe gran successo all'inizio, benché i
Caldei sommergessero le terre tagliando le dighe; ma
passata la grande armata al delta, Ḥallušū re d'Elam
irruppe in Babilonide, prese Sippar e Babilonia, aiutato
da «quinte colonne», fece prigioniero Aššur-nādin-šumī,
lo condusse in Elam e l'uccise. Allora il partito antiassiro
si diede a grandi massacri epurativi; fece re Nergal-ušēzib, che però poté mantenersi solo nelle città di Babilonia, Sippar e Borsippa. L'esercito di S., benché tagliato
dalla patria e senza rifornimenti, vinse la battaglia presso
Nippur, prese vivo Nergal-ušēzib, che a Ninive fu ucciso.
Ma un altro principe dei Caldei, Mušēzib-Marduk, si
fece re di Babilonia; più di ogni altro odiato da S., chiamato dagli assiri Šuzub («fuggitivo»), si alleò subito con
Umanu-Menanu d'Elam. Nella battaglia sanguinosissima
di Ḥalūlē (693), della quale S. diede la migliore descrizione
di battaglia nell'Oriente antico, lo Šuzub non soccombette.
Ma quando più tardi Umanu-Menanu fu colpito da paralisi nervosa, egli rimase solo di fronte a S., che sulle
orme del padre aveva mobilitato persino le tribù arabe.
Segui l'invasione assira nel 690, che finì con la presa, il saccheggio, e la distruzione della meravigliosa città di Babilonia; più del fuoco vi contribuì l'acqua, la quale, dopo che
i soldati ebbero ostruiti i canali e specialmente l'Araḫtu,
invase la città e la rese paludosa e inabitabile. Dovettero
emigrare gli stessi dèi, a Ninive, dove lo Šuzub fu giustiziato. Solo 11 anni più tardi la regina Naqī'a, governatrice Asarhaddon (v.), cominciò a bonificare e poi a ricostruire quella metropoli
delle genti.
Nel vasto semicerchio che va dall'Elam fino alla Cilicia, Sargon II (v.) nell'Urartu
(che cominciava già a riprendersi) vi fu calma durante
il regno di S. Oltre spedizioni piuttosto alpinistiche,
p. es., quella sul Judhī Dāgh, il celebre monte Nīpur
degli assiri, dove secondo gli antichi ricordi si era fermata l'arca di Utnapištīm tra le acque del diluvio, è da
ricordare quella del 702 nel paese di Elippi, a sud di
Kirmanšāh, dove S. corresse la frontiera in suo favore
di fronte all'Elam, fondando una sua cittadina Kar-sīnahḫa-ribā («fortezza di S.»). Alle porte cilicie, i generali di S. nel 796-95 si scontrarono con Kirun di Illubru,
probabilmente greco che, condotto prigioniero a Ninive,
fu per punizione scorticato, furono inoltre castigati i pirati
appartenenti a quel popolo. Più a nord fu conquistato
(da H. Schäfer-W. Andrae. Die Kunst des Alten Orients. Berlino 1925, par. 23)
SENNACHERIB - Navigazione e pesca sul Tigri. Rilievo in alabastro del Palazzo
di S. a Ninive.
Til-Garimmu, ma fu perduta gran parte della Commagene
e Militene.
Di maggiore interesse è la terza spedizione (701-
700) di S., contro una coalizione capeggiata al nord
da Luli re di Ezechia (v.) re di
Giuda, sulla quale sono rimaste tre relazioni bibliche,
differenti nel genere letterario e in parecchi particolari, e, a scegliere i più attendibili, due ricordi completi in iscrizioni cuneiformi (prisma di Taylor e
quello dell'Oriental Institute di Chicago). Queste
cinque relazioni rispecchiano il genere e le intenzioni
particolari di ciascuno. Le tre bibliche con H. Haag
si possono ridurre ad una sola fonte conservata più
pura in II Par. 32, 1-23.
La pericope II Reg. 18, 13-19, 36 intende mettere
in rilievo la pietà di Ezechia e il dono profetico di Isaia;
unisce in sé diverse versioni dei fatti, come fa vedere
l'aggiunta 18, 14-16: la formale sottomissione di Ezechia
a S. e l'imposizione e pagamento del gravoso tributo,
del quale non vi è menzione in Is. 36-37 dove è svolto un
magnifico dramma in parecchi episodi intento ad esaltare
l'uomo di Dio che salvò Israele; le due ambasciate dal
Grande Re, Rabsace (v.) che la
seconda volta legge un proclama di S., la paura e preghiera
di Ezechia, il messaggio che riceve Isaia, il suo canto
trionfale con il quale il piccolo Giuda protetto da Jahweh
sfida l'Assiria all'apogeo, l'intervento dell'Angelo e la fuga
precipitosa degli Assiri. Quanto ai ricordi cuneiformi, è da
ammettersi la loro autorità con H. Haag (contro G. Ricciotti, che procedendo poco storicamente presenta gli
Assiri secondo un cliché di popolo orgoglioso, menzognero,
soprattutto crudele). Ma questi documenti non seguono
strettamente l'ordine cronologico; riassumono parecchie
operazioni distinte in un ricordo attorno ad una stessa città.
Da queste fonti si può così ricostruire la terza spedizione di S. Egli conquistò dapprima le città appartenenti
ai Sidoni e alla gente di Tiro, e anche Tiro terrestre.
Luli fuggì a Cipro, dove i vassalli fedeli di S. l'uccisero.
La costa fino ad Acco era allora caduta nelle mani di S.
che mise sul trono di Sidone Ethbaal suo vassallo. Rimaste fedeli a S. le province di Dūru e Samerina, si sottomisero a S. anche Ammon, Moab ed Edom; resistettero
a S. solo la costa filistea ed Ezechia. A sud Ezechia, alleato
con il faraone Šabaḫa, dominava la coalizione: infatti in
quel tempo conquistò la città filistea di Gaza, e quando
i sudditi antiassiri di Accaron detronizzarono il loro re
assirofilo Padi, lo consegnarono in catene ad Ezechia in
Gerusalemme. E la coalizione tenne duro: al giungere di
S. si sottomise solo Mitinti re di Azoto; le altre città della
pianura e šēphēldh: Bethdagon, Ioppe, Banai-Barqa Azuru, Themna, Elthece, come pure le fortezze di Giuda, p. es., Lachis (rilievi della presa in Ninive!) o Lebna, dovettero essere conquistate ad una ad una. S. mandò truppe contro Gerusalemme. Esse nell'imminenza della venuta del Faraone si fortificarono con bastioni vicini alle uscite della città. Ma l'esercito principale di S. continuava gli assedi e le espugnazioni delle città della pianura. Al giungere del Faraone sembra (H. Haag) che S. fosse costretto a ritirare il quartier generale da Lachis, già presa, a Lebna. La battaglia decisiva si combatté presso Elthece, dove il Faraone fu vinto, ma S. non ebbe più la forza d'invadere l'Egitto, colpito certamente da perdite notevoli. In tali circostanze si svolse il dramma di Gerusalemme, dove Isaia impedì la capitolazione totale; ivi per le preghiere del Re e del profeta e per i mezzi d'umana prudenza adibiti dal Re, si giunse ad un compromesso accettato da S. Così il Regno di Giuda evitò di essere ridotto in provincia assira, cosa di somma importanza per il mantenimento della religione jahvatica recentemente riformata. È verissimo quanto narra il Cronista, che Ezechia ebbe a scrivere da vinto lettere di scusa e dovette sottomettersi a condizioni di pace assai dure, come le diminuzioni del terreno nazionale a vantaggio di Padi ed altri vicini, e specialmente il gravosissimo tributo, che costrinse il pio Re perfino a fondere il tetto e gli ornamenti del Tempio di Gerusalemme. Eppure, per un re capo di una ribellione, era un miracolo morale che S. fosse sceso a patti, probabilmente per varie ragioni: proprie perdite, malattie nell'esercito, notizie cattive da Babilonia dove Bēl-ibnī si dimostrava incapace, preoccupazione di dover prolungare per anni l'assedio di Gerusalemme, imperialismo piuttosto moderato di S., e infine la potenza di Dio che muove i cuori dei re. Per un altro buon secolo il piccolo Regno di Giuda aveva salvato il diritto di vivere secondo le proprie leggi, NABUCHODONOSOR II (v.).
Non diversamente da quel che fece David con il figlio Salomone, più giovane ma avuto dalla consorte preferita, S. destinò Asarhaddon, figlio di Naqi'a, a suo successore. Perciò S. fu assassinato, a quanto sembra, da babilonesi scontenti uniti ai figli maggiori messi da parte, probabilmente durante una funzione religiosa nel tempio di Nisroch (Ninurta?) a Ninive, nel šēbet (genn.) 681. Però al figlio Asarhaddon e all'energia Naqi'a non fu difficile comprimere la rivolta, che già nel marzo era spenta. S., ideatore della splendidissima Ninive, ucciso per l'amore verso una regina di incomparabili qualità, ricostruttive di Babilonia meraviglia del mondo, era un tema che dovette impressionare la fantasia dei popoli. Ha dunque qualche probabilità la ricostruzione che l'americana Hildegard Lewy fa sulle notizie tramandate da Ctesia presso Diodoro Siculo: Ninos e Semiramis di Ctesia non sarebbero altri che S. e Naqi'a; ambedue sarebbero fusi con i ricordi di altri personaggi storici: Ninos con Samši-Adad V (824-812); Naqi'a con Samuramat, anch'essa donna energica e capacissima, che per 4 anni (811-808) resse l'Assira per il figlio minorenne Adad-nīrārī III. Erodoto però parla di due regine di grande ingegno: Semiramis e Nitocris sposa di Nabuchodonosor: presso lui sotto Nitocris si nasconderebbero i tratti di Naqi'a.
v. J
C., Lovanio 1938, pp. 69-76; H. von Zeisel, Ag. Forschungen, XIV, Glückstadt 1944, pp. 17-34; A. L. Oppenheim, in Ancient near eastern texts relating to the Old Testament, Princeton 1950, p. 287 sgg.; H. Haag, La campagne de S. contre Jérusalem en 701, in Rev. bibl., 58 (1951), pp. 247-50; H. Lewy, Nitobris-Naqi'a, in Journ. of near eastern studies, 11 (1952), pp. 264-86. Pietro Nober#### SENOFANE: V. ELEATISMO.