SENS, ARCIDIOCESI di. - Città nel dipartimento della Yonne in Francia. Ha una popolazione di 271.685
ab. dei quali 25.000 cattolici. La diocesi attuale di S. è divisa in 5 arcipreture: S., Joigny, Auxerre, Tonnerre, Avallon (queste due ultime costituite a un dipresso con porzioni di territorio appartenenti alle antiche diocesi di Langres e di Autun), 37 decanati, 49 parrocchie con 442 succursali e 22 cappellanie. I precedenti Capitoli delle antiche diocesi sopra indicate sono stati tutti soppressi ed è rimasto solo quello metropolitano con dieci canonici titolari. Non è rimasta alcuna delle abbazie erette sotto l'antico regime; degli antichi conventi solo quello delle carmelitane di S. è risorto dalle rovine; in compenso sono sorte nuove istituzioni, tra le quali le due fondate dal p. G. B. Nuard, cioè la Congregazione dei Padri di St. Edme di Pontigny e l'abbazia benedettina di La Pierre-qui-Vire; inoltre la Congregazione delle Suore della Provvidenza di S. e la comunità dei Domenicani dell'Eucaristia. Ordini non diocesani dirigono alcune scuole e parecchie opere di carità. Fino al 1903 il grande Seminario diocesano fu diretto dai Lazzari, mentre ora è affidato a sacerdoti secolari diocesani.
I. STORIA DELL'ARCIDIOCESI
In mancanza di documenti relativi mons. Duchesne ritenne che la lista episcopale fornisse elementi solidi, poiché il quarto vescovo di cui fa menzione, Severino, si identifica tra i 34 vescovi della Gallia che dettero la loro adesione alla lettera enciclica del Concilio di Sardica. Questa precisione permette di pensare che S. fosse dotata di una cattedra vescovile prima della fine del sec. III. Del resto la lista ha potuto, come molte altre, rimanere incompiuta, il vescovo posto al principio è quel Sabiniano da molti secoli venerato in S. quale martire. La Senonia, come ha rivelato L. Duchesne, era veramente il cuore dell'antica Francia. S. divenne ca. il 385 capitale della IV Lionese, avendo alle sue dipendenze Chartres, Auxerre, Meaux, Parigi, Orléans e Troyes. La circoscrizione civile servì perciò di quadro naturale alla costituzione ecclesiastica della provincia, quando nel sec. V fu introdotto il sistema metropolitano nell'organizzazione religiosa delle Gallie e la sede di Nevers, fondata dopo le altre, fu posta sotto la giurisdizione di S. Tuttavia l'importanza della Chiesa metropolitana di S. si affermò solo nel sec. VIII, quando Vilcario di S. nel 769 fu a capo della missione episcopale franca che doveva partecipare al Concilio romano incaricato di giudicare l'intruso Costantino II. Nel secolo seguente Giovanni VIII aumentò il prestigio della sede di S. Volendo Carlo il Calvo ricostituire l'Impero di Carlomagno, egli aveva ottenuto che il Papa favorisse l'unione religiosa dei Reami franco e germanico, accomunandoli sotto l'alta autorità d'un prelato devoto alla sua causa; così nell'876 Giovanni VIII aveva conferito ad Ansegiso, arcivescovo di S., funzioni precise che lo ponessero in condizioni di esercitare la sua autorità sui vescovi dei due paesi. Ma tale primato, rivendicato dai successori di Ansegiso, venne perduto due secoli dopo quando nel 1079 il papa Gregorio VII conferì a Gebuino, arcivescovo di Lione, la primazia della Gallia. Tuttavia per molto tempo gli arcivescovi di S. continuarono a portare, a titolo puramente onorifico, il titolo di primate delle Gallie e di Germania. Ma nel sec. XII la primaziale di S. ritornò in luce, quando nel 1163-64, il papa Alessandro III, allora in conflitto con Federico Barbarossa, stabilì la sua residenza a S. La Chiesa di S. però continuò ad essere la metropoli ecclesiastica di Parigi, quando nel sec. XIV tale superiorità venne minacciata, due Papi con la loro autorità protessero S.: Clemente VI, che nel 1330 ne era stato titolare, quale arcivescovo Pietro Roger, e Gregorio XI che ne era stato arcidiacono. Anche Carlo VIII difese la vecchia metropoli contro le pretese di mons. L. De Beaumont vescovo di Parigi. Nel sec. XVI la sede di S. fu tenuta dai più illustri personaggi ecclesiastici del Regno, rimanendo così al sicuro dalla rivalità di Parigi, la quale fu elevata a metropolitana da Gregorio XV nel 1622, che le assegnò quali suffraganee le diocesi di Chartres, Meaux e Orléans.
(fot. Combier Macon-Sens)
Personaggi illustri dell'arcidiocesi. - Si ricordano s. Lupo taumaturgo, reso popolare dalla Legenda aurea, m. nel 623; l'arcivescovo G. Cornut, m. nel 1241; il card. Duprat, m. nel 1536, a cui si deve il Concordato del 1516; il card. L. De Bourbon, m. nel 1557; il card. L. di Lorena, m. nel 1562; il card. de Pellevé, m. nel 1592; il card. J. Du Perron, m. nel 1618; il card. De La Fare, m. nel 1828.
Renato Fourrey
II. ARCHEOLOGIA E ARTE
La Cattedrale dedicata a s. Stefano è un tipico esempio dell'arte gotica; iniziata nel 1130 dall'arcivescovo Enrico Sanglier, fu rimaneggiata nel secc. XIII e XIV, e completata tra il 1490 e il 1520 con il transetto, al tempo dell'arcivescovo Tristano Da Salazar. La facciata (sec. XII) presenta nel portale centrale la scena delle vergini prudenti e delle stolte; nel timpano episodi della vita di s. Stefano, la cui statua si erge sul pilastro centrale; al di sopra della grande finestra statue di Cristo e due angeli. Le 70 statuine d'angeli e santi decoranti l'inquadratura furono decapitate il 7 nov. 1793, come nel portale destro le 22 statuine di profeti e angeli, i quattro bassorilievi con la morte, la sepoltura, l'Assunzione e l'Incoronazione della Vergine e la statua diFilippo IV. La torre che si ergeva sopra il portale crollò nel 1267; venne rifatta nel 1535; essa contiene 10 statue rappresentanti i principali arcivescovi di S. All'angolo opposto la torre campanaria si eleva a 78 m. di altezza; il portale sinistro contiene i bassorilievi della Prodigalità e dell'Avarizia, mentre nel timpano sono episodi della vita di s. Giovanni Battista. I portali del transetto sono opera di M. Chambiges (1490-1513); le statuine portano ciascuna il nome d'un personaggio del Vecchio e del Nuovo Testamento. L'interno a tre navate misura m. 113,50 per 24,40 di altezza; la nave centrale è larga m. 15,50 con pilastri e colonne binate alternate; di grande valore sono le vetrate che vanno dal XII al XVI sec.; esse raffigurano nel transetto episodi della vita di Abramo e di Giuseppe, santi patroni della diocesi, il Paradiso, leggende di s. Stefano, di s. Nicola, l'albero di Jesse, il Giudizio finale (sec. XVI). Nel coro, separato da un artistico cancello donato dal card. De Luynes (1678), le vetrate rappresentano scene della Passione, della vita della B. Vergine e del martirio di s. Stefano (sec. XIII). Nella cappella dell'abside le vetrate rappresentano gli apostoli s. Pietro, s. Paolo e s. Giovanni Evangelista (sec. XIII). Del sec. XII sono le vetrate nel deambulatorio con la storia di s. Tommaso di Cantorbery, la leggenda di s. Eustachio, parabole del Figliuol prodigo e del Samaritano.
Il Tesoro della Cattedrale conserva una preziosa serie di tessuti in seta, tra cui si ricordano: frammenti di un tessuto in seta con scene relative alla storia di Giuseppe, con iscrizioni dichiarative in greco (E. Chartrave-M. Prou, Note sur un tissu byzantin à personnages et inscriptions du trésor de la cathédrale de S., in Mémoires de la Société des antiquaires de France, 58 [1897], pp. 258-70); una stoffa in seta con anitre e grifoni datata ca. l'a. 500 (H. Peirce-R. Tylor, L'art byzantin, I, Parigi 1932, p. 103, tav. 181); una stoffa in seta con busti, anteriore al sec. VI (ibid., pp. 102-103, tav. 180); un frammento di stoffa serica con testa di bufalo (ibid., tav. 162 b), e un altro frammento con una menade, tutti e due del sec. V (ibid., tav. 162 c); il Sudario detto di s. Colomba e di s. Lupo, con sette zone sovrapposte con quattro medaglioni in ciascuna, con leoni affrontati e intorno cani, volpi, alberi (E. Chartraire, Les tissus anciens du Trésor de la cathédrale de S., in Revue de l'art chrétien, 61 [1911], pp. 372-76); il Sudario detto di s. Potenziana tolto nel 1896 da reliquie (ibid., p. 378); il Sudario detto dei ss. Innocenti, che avrebbe contenuto reliquie portate da s. Ursicino; secondo E. Chartraire risalirebbe al vescovo Ansegiso (870-83) che trasportò le dette reliquie dalla chiesa di S. Leone all'abbazia di St-Pierre-le-Vif (ibid., pp. 376-378, n. 21 e fig. 21). Inoltre, una stoffa di seta con medaglioni, cavalli e volatili affrontati, opera persiana del sec. IX (L. Duthuit - F. Volbach, L'art byzantin, Parigi [1932], p. 74, tav. 89 a); un tessuto in seta damascata con grifoni, detto sudario di s. Viardo, lavoro bizantino del sec. X o XI (ibid., p. 77, tav. 97); un sudario in seta detto di st Victor con un uomo che stringe alla gola due leoni, attribuito al sec. VIII (ibid., pp. 73-74, tavv. 86-87); arazzo dell'adorazione dei Magi in seta e oro, opera della seconda metà del sec. XV, donato dal card. Carlo di Borbone (1535-57); paramenti sacri dell'arcivescovo P. De Charny (sec. XIII), di s. Tommaso Becker che dimorò dal 1166 al 1170 nel monastero di S. Colomba; una pianeta bizantina attribuita a s. Ebbone arcivescovo di S. (m. nel 750); paramento d'altare detto «des Trois Couronnements» del sec. XV, rappresentante la B. Vergine incoronata dalla S.ma Trinità, Betsabes incoronata da Salomone ed Ester da Assuero; uno scrigno in avorio detto la «Sainte Chasse» con episodi della vita di Giuseppe e di David; un pettine liturgico e un anello episcopale attribuiti a s. Lupo (sec. VII). Si conservano pure una pisside in avorio del sec. VI, con scene di caccia al leone (H. Peirce - R. Tylor, op. cit., I, Parigi 1932, p. 94 e tav. 160 c); un dittico pure in avorio con scene del trionfo di Dioniso e di Selene, opera orientale attribuita alla metà del sec. V (ibid., pp. 78-79, tav. 121).
Nella cappella della Madonna è la venerata statua della b. Vergine donata nel 1334.
Il Palazzo arcivescovile fu eretto tra il 1510-65. Nel Palazzo sinodale o dell'« Officialité » del sec. XIII, restaurato da Viollet-le-Duc, si ammirano un grande arazzo con la storia di Giuditta e Oloferne decorato con gli stemmi del card. Wolsey (1515-29); il mausoleo del cardinale arcivescovo Duprat (1525-35); statue medievali e del Rinascimento e una serie di musaici romani. Il Museo municipale è ricco di sculture, stele, iscrizioni gallo-romane, collezioni di quadri e mobili; accoglie anche la Biblioteca municipale ricca di oltre 30.000 voll. e 300 manoscritti, tra i quali il Messale contenente la festa della Circoncisione con una caratteristica composizione in prosa attribuita a Pietro de Corbeil, arcivescovo di S. dal 1191 al 1221. Nella legatura è il dittico in avorio con il trionfo di Diana e di Bacco. La chiesa di St-Pierre-le-Rond è del sec. XIII; la chiesa di St-Savinien (sec. XI-XIII) conserva la cripta dell'inizio del sec. XII. L'abbazia di S. Colomba fu istituita da Clotario II nel 620; la chiesa fu ricostruita nel sec. XII e demolita nel 1792. Degli edifici antichi resta il referitorio del sec. XIII incorporato negli edifici moderni occupati dalle Suore della S. Infanzia. Due reliquiari in pietra furono ritrovati presso l'altare della cripta di S. Saviniano (J. Perrin, Les châsses de pierre antiques des martyrs sénonais dans la crypte de St-Savinien, in Bull. de la Société archéol. de S., 1927-28, p. 734). Un musaico rappresentante due cervi affrontati ad un cantaro fu pubblicato dal Martigny (Mosaïque chrétienne trouvée à S., in Gazette archéologique, 3 [1877], pp. 189-94). Nel 1909 nel luogo dove sorse la chiesa abbaziale di St-Pierre-le-Vif si scoprì un sepolcro contenente una fibula merovingica d'oro (P. Deschamps, Note sur une fibule d'or trouvée à S., in Bull. archéol. du Comité, 1913, pp. 17-20, tav. 2 e fig. 1). Dal 1844 S. ha una « Société archéologique ».
Auxerre. - L'antico territorio della diocesi di Auxerre corrisponde a quello delle due diocesi di Auxerre e di Nevers prima della Rivoluzione. Ca. la fine del sec. v in seguito alle divisioni politiche tra il Reame franco e quello di Borgogna, con il territorio di quest'ultimo venne costituita la diocesi di Nevers. Vanto di Auxerre è s. Germano, m. a Ravenna nel 448. Durante il medioevo la storia della diocesi fu più volte turbata da vescovi feudali troppo spesso avidi di ingrandire i loro domini. La regione venne saccheggiata durante la guerra dei Cent'anni e poi dalle guerre di religione. La diocesi fu riorganizzata solo nel sec. XVII. Purtroppo però nel secolo seguente fu danneggiata dal gianenismo e la Rivoluzione ne volle la soppressione. Auxerre contava 217 parrocchie; era divisa nei due diaconati di Auxerre e Puisaye, a loro volta divisi il primo nelle arcipreture di Auxerre e di Vargy, il secondo in quelle di Puisaye e di St-Bris. Ebbe un Capitolo cattedrale composto di 59 canonici; la diocesi contò 9 collegi dei quali nella stessa Auxerre Notre Dame de la Cité. La chiesa di Auxerre possedette alla fine del sec. VI un calendario che passò nella compilazione del Martirologio geronimiano. Due canonici di Auxerre, Rainogala e Alagus, con l'aiuto di Enrico, monaco di S. Germano, composero al tempo del vescovo Wala, ca. l'875, il Liber episcopalis della diocesi fino a Cristiano, noto sotto il titolo Gesta pontificum Antissiodor, (ed. Duru, in Bibliothèque historique de l'Yonne, 1) sul tipo del Liber pontificalis di Roma; esso fu continuato in seguito. Il ms. 123 della Biblioteca di Auxerre del sec. XII contiene le biografie prima da s. Pellegrino fino a Ugo abare di Pontigny (m. nel 1151), poi fino a Erardo di Lésigne (m. nel 1278). Il primo vescovo s. Pellegrino è indicato come martire nel Martirologio geronimiano al 16 maggio; la sua Passio sembra ispirata da quella dei ss. Andoro e Tirso della diocesi di Autun della prima metà del sec. VI; anche il successore Marcelliano è nel Geronimiano al 12 maggio; così pure al 6 maggio Valeriano, attestato nel 346; Elladio l'8 maggio e Amatore (m. nel 418) al 1° maggio; di esso il vescovo Annacario fece scrivere la vita dal prete Stefano, d'origine africana (Acta SS. Maii, I, p. 53). Segue poi s. Germano, che è ricordato nel Sacramentario geronimiano al 31 luglio; nel 1429 fu inviato in Bretagna dal papa Celestino per combattere i pelagiani. La sua vita fu
scritta da Costanzo prete di Lione, amico di Sidonio Apollinare, per suggerimento del vescovo Paziente (BHL, I, p. 515). Segue Elladio (nel Geronimiano al 28 sett.), Fraterno (nel Geronimiano al 29 sett.), Censurio (nel Geronimiano al 10 giugno; a lui scrisse ca. il 475 Sidonio Apollinare: Ep., VI, 10), Orso (nel Geronimiano al 29 luglio), Teodosio (nel Geronimiano al 17 luglio) che fu presente nel 511 al Concilio d'Orléans, Gregorio (nel Geronimiano al 19 dic.); Ottato (nel Geronimiano al 31 ag. e al 2 maggio dove si indica la sua traslazione), quindi Droctoaldo, Eleuterio (nel Geronimiano al 26 ag.) che fu al Concili di Orléans degli aa. 533, 538, 541 e 549; Romano (nel Geronimiano al 6 ott.); Eterio (nel Geronimiano al 27 luglio). Poi Annacario, di cui il Geronimiano indica l'ordinazione al 31 luglio, fu ai Concili di Parigi nel 573; nel 581 e 585 a quelli di Micon; papa Pelagio II gli scrisse nel 580 e nel 586 (Jaffé-Wattenbach, 1048, 1057); riunì un Sinodo diocesano e morì nel 605; la sua biografia fu composta nel sec. IX (Acta SS. Julii, VII, p. 97). Il suo successore Desiderio fu al Concilio di Parigi del 614; Palladio fu nel 627 al Concilio di Clichy e nel 650 a quello di Chalon-sur-Saône; Vigilio fu assassinato ca. il 684; Scopilio donò vasi preziosi alla Cattedrale (684-92); Tetrico (dal 692 al 767 ca., anno in cui fu assassinato); poi Floccaldo, Savarico, Ainmaro, Quintiliano, Cilliano, Clemente, Aidolfo, Maurino, Aronne che accompagnò Carlomagno a Roma nell'800; Angelelmo, Eribaldo, Abba, Cristiano, Wala nell'872 che fu al Concilio di Ponthion nell'876; Vibaldo, Erifrido nel 909; poi s. Gerano (909-14); s. Betto (933-61); Giovanni (997-98); Umbaldo (1095-1114); Ugo di Montaigu (1116-36) amico di s. Bernardo; Ugo di Mâcon (1137-51), abate di Pontigny; Alano (1152-67), autore della vita di s. Bernardo; Guglielmo di Tracy (1167-81); Ugo di Noyers (1183-1206); Guglielmo di Seignelay (1207-20) poi arcivescovo di Parigi; Bernardo De Sully (1234-44); Guido De Mello (1247-70); Pietro De Mornay (1296-1306), che fu cancelliere di Francia; Pietro De Cros (1349-51), cardinale nel 1350; Filippo De Lenoncourt (1560-62), poi cardinale; il card. Filiberto Babon de la Bourdaisière (1562-70); J. Amot (1571-93) dotto ellenista; Carlo De Caylus (1704-54); l'ultimo vescovo (1761) fu mons. J. B. Campion De Cicé; nel 1802 la diocesi fu incorporata in quella di Troyes e nel 1822 in quella di S. Il papa Pio VII, per conservare il ricordo della Chiesa di Auxerre, soppressa dal Concordato con breve del 3 giugno 1823, decise che in avvenire l'arcivescovo di S. portasse il titolo di vescovo di Auxerre.
L'antica cattedrale di S. Stefano è fatta su costruzioni anteriori, di cui la primitiva attribuita a s. Amatore; l'attuale gotica fu iniziata nel 1215 dal vescovo Guglielmo de Seignelay, continuata da mons. Enrico De Villeneuve e finita tra il 1520-45; quantunque in facciata la torre meridionale sia rimasta incompiuta, mentre quella a nord si alza a 65 m., pur danneggiata durante le guerre di religione. Nel portale centrale è il Redentore tra gli angeli, la Madonna e s. Giovanni Ev.; il Giudizio Universale; nei piedritti le vergini prudenti e le folli; nei medaglioni la storia di Giuseppe e la parabola del Figliol prodigo. Nel portale scene relative a s. Giovanni Battista, alla creazione e al diluvio; a destra, storia di David e Betsabea e statuette delle arti liberali; più a destra un altorilievo con il Giudizio di Salomone. L'interno (m. 98,50 x 39) è a tre navi con cappelle laterali, che conservano avanzi di affreschi ed un'epigrafe del 1573 che ricorda il restauro compiuto dal vescovo J. Amyot dopo le devastazioni degli Ugonotti nel 1567. Il coro e il deambulatorio sono in stile ogivale (1215-45), con superbe vetrate a medaglioni del sec. XIII ricchi di 353 soggetti tolti dalla S. Scrittura e dall'agiografia (R. Fourrey, Les verrières historiées de la Cathédrale d'Auxerre, Auxerre 1931). Nella sagrestia pitture con la lapidazione di s. Stefano (1543).
La basilica di St-Germain fu costruita nella prima metà del sec. VI dalla regina Clotilde per accogliervi il corpo di s. Germano vescovo di Auxerre; le cripte inferiori furono compiute nell'859 quando in presenza di Carlo il Calvo vi furono deposte le spoglie di s. Germano.
Fu dedicata dal vescovo Cristiano, il 20 maggio 865, insieme con l'ovatorio annesso di S. Giovanni Battista, che occupò il posto d'un antico battistero il cui altare venne poi rivestito di argento dal vescovo Gualdrico (918-33) che vi fu sepolto vicino (Cesta Pontificum Autissidior., 44). La navata fu distrutta nel 1811; rimase solo il campanile del sec. XII. Sotto il coro è la cripta del sec. XI, avanzo della Cattedrale romanica, del tempo di Ugo di Chalon, è a tre navate con deambulatorio; nella volta della cappella dell'abside è l'affresco del sec. XI rappresentante Cristo su cavallo bianco, circondato da quattro angeli pure su cavalli bianchi, un altro affresco offre G. Cristo in maestà circondato dagli Evangelisti, pure del sec. XI. Il Tesoro è ricco di statuette in avorio (secc. XIV-XVII), reliquiari in smalto di Limoges, manoscritti miniati, dittici del secc. XIV-XVII, ecc. A sinistra della Cattedrale è la cappella dei SS. Clemente e Michele del sec. XII, adibita a cappella di patronato. La chiesa di S. Eusebio fece parte di un'abbazia fondata ca. il 630 da s. Pallade; è una chiesa a tre navate del sec. XII, con coro del 1530 imitante quello della Cattedrale, con cappelle adorne di vetrate del 1616. Nel Tesoro si conserva il cosiddetto « Suaire de st Germain » stoffa bizantina con la quale Carlo il Calvo avvolse il corpo di s. Germano nella traslazione avvenuta nell'841. La chiesa di S. Pellegrino, ricostruita nel sec. XVI, è adibita oggi al culto protestante; le esplorazioni eseguitevi tra il 1927-28 da R. Louis hanno fatto riconoscere nel sottosuolo le costruzioni della primitiva cattedrale di Auxerre. La chiesa di S. Pietro, detta anche St-Père-en-Vallée (1536-72), ha i suoi portali scolpiti nel 1646 con una grande torre campanaria quadrata alta m. 45 (1536-54) che riproduce quella della Cattedrale, le vetrate artistiche furono rovinate dai bombardamenti; in una cappella è un trittico in legno con la Natività. La Prefettura occupa l'antico episcopio: in esso si ammina una galleria romanica con 18 arcate poggianti su colonne monolitiche e colonnine binate, costruito da Ugo di Montaigu tra il 1115-36, restaurato nel 1948. Il piccolo edificio gotico al centro fu eretto nel 1257 dal vescovo Guido de Meldo e contiene l'antica sala sinodale. Nel luogo dove sorgeva il castello dei conti di Nevers, in un palazzo del 1622 sono situati la Biblioteca e il Museo. La Biblioteca è ricca di oltre 60.000 voll., 200 manoscritti e incunaboli. Nel Museo collezioni archeologiche, numismatiche, di quadri e di sculture, tra le quali un retablo ligneo del sec. XVI proveniente dalla chiesa di Vermenton con altorilievo rappresentante la dormizione e l'incoronazione della Madonna. Vi è inoltre il Museo d'Eckmühl dedicato al periodo napoleonico. A oltre 4 km. da Auxerre si trova St-Bris-le-Vineux con una chiesa dedicata ai ss. Prix (donde il nome attuale) e Cot del sec. XIII, restaurata nel 1926; vi si venera il sepolcro di s. Cot; nel coro è un affresco dell'albero di Jesse (1500 ca.). L'antica abbazia benedettina di S. Michele a Tonnerre fu fondata nell'800 ca. e restaurata ca. il 980 dal conte Milo di Tonnerre; ebbe un privilegio da papa Alessandro III; il card. Alano legato di papa Callisto III l'annoverò tra le dodici più insigni abbazie della Gallia; nella chiesa si veneravano le reliquie di s. Teodorico vescovo d'Orléans, nella prima metà del sec. XI; passò alla Congregazione di S. Mauro nel 1667; le rovine dell'abbazia sono a sud-est della cittadina attuale (Cottineau, II, col. 3170). L'abbazia cistercense di S. Edmondo di Pontigny, fondata da Tibaldo IV il Grande, conte di Champagne, ca. il 1114 (primo abate fu Ugo conte di Mâcon, compagno di s. Bernardo), fu molto beneficiata dal re Luigi VII. Vi si rifugiarono tre arcivescovi di Canterbury: s. Tommaso Becket (ca. 1164). Stefano Langton e s. Edmondo che vi fu sepolto nel 1242. Restano avanzi dell'antica abbazia; la chiesa del sec. XII misura m. 108 x 22 (50 al transetto) è a tre navate, preceduta da un nartece. Il coro è circondato da 8 colonne e da un portico. Dietro l'altare è un grande reliquiario del sec. XVIII con i resti di s. Edmondo (Cottineau, II, coll. 2331-32). È meta di pellegrinaggio il 16 nov. e il lunedì di Pentecoste. La Rivoluzione danneggia gli edifici monastici; nel 1843 sei sacerdoti fondarono negli avanzi dell'abbazia la « Société des Pères de St Edme », ma ne
furono scacciati nel 1901 dalla legge di soppressione; gli edifici furono venduti, ma nel 1947 i Padri di St Edme tornarono dall'America dove erano emigrati aprendovi un Collegio franco-americano. - Vedi tav. XIX.