BODIN, JEAN. - Uno dei più notevoli pensatori del Rinascimento francese, n. ad Angers nel 1529 o 1530, m. a Laon nel 1596. Esercì dapprima l'avvocatura, indi passò al servizio della monarchia; nel 1577-78 fu fatto procuratore del re a Laon. Rappresenta un Rinascimento che già si stava tramutando
in barocco: sintomatico a tal riguardo il suo Methodus ad facilem historiarum cognitionem (1566), dove la storia è concepita quale estrinsecazione di umana volontà e di necessità, e la storiografia quale interpretazione del passato compiuta liberamente dall'uomo, ma al tempo stesso soggetta ad una ragione politica e ad una fatalità cosmologica e naturalistica.
Les six livres de la République (1576) rappresentano il suo sforzo più complesso e originale di pensatore politico: contro il concetto machiavellano dello Stato politico distruttore della morale e del diritto, afferma il concetto dello Stato giuridico, nel quale la giustizia è attuata da forze morali che operano al di fuori della religione rivelata, e dove la religione è ridotta a strumento della moralità pubblica; come diretta eco delle guerre di religione che egli depreca, difende uno Stato al di fuori di ogni confessione, nel quale la tolleranza deve rappresentare un efficace metodo di pacificazione. Tra le opere minori del B. sono La démonomanie des sorciers (1580), dove è affermata la realtà dei sortilegi, e l'Universae naturae theatrum (1596), messo all'Indice (1628), per il suo concetto di religione naturale, e per quello di anima affine a quello avvertoistico, che appare riaffermato nell'Heptaplomeres (pubblicato intero solo nel 1853); per il B. vale la sola religione naturale, innata nell'umana mente e anteriore a tutte le forme storiche positive, ma nello stesso tempo sostiene la derivazione divina di ogni fede religiosa.