SATURNINO (SERNIN), vescovo di TOLOSA, santo, martire. - Protovescovo tolosano della metà del sec. III. Festa il 29 nov.
Secondo la Historia passionis (BHL, 7495-99), scritta agli inizi del sec. V, S. avrebbe raggiunto la sua sede nel 250 (cf. anche Gregorio di Tours, Hist. Francorum, I, 30; ed. W. Arnd-B. Krusch, in MGH, Script. rerum Merov., I, p. 48) e sarebbe stato messo a morte in occasione di un tumulto di popolo, adunato sul Capitolium per un sacrificio. Avvistato mentre transitava nelle vicinanze per recarsi nella sua piccola chiesa, fu preso e condotto innanzi all'ara del sacrificio cui rifiutò di prendere parte.
Fu allora legato al toro da immolare che, pungolato, si slanciò per la scalinata del Capitolium trascinando furiosamente il povero vescovo che ebbe subito la testa fracassata. Lo scempio del cadavere cessò quando si ruppe la corda che lo teneva legato all'animale; raccolto da due pie donne, ebbe sepoltura in una profonda fossa. Nella 2ª metà del sec. IV il vescovo Ilario ne ricercò il sepolcro e costruì sul luogo un oratorio; i suoi successori Silvio ed Eserpio elevarono a poca distanza una sontuosa basilica, rifatta nel 570 dal duca Launebode (cf. Venanzio Fortunato, Carmina, II, 11: PL 88, 99). L'odierna vasta basilica di St-Sernin, iniziata nel sec. XI (Urbano I ne consacrò il coro e l'altare maggiore nel 1096), fu terminata nel sec. XIII (cf. A. Auriol - R. Rey, La basilique de St-Sernin de Toulouse, ivi 1930).
Non si conosce l'anno (si pensa che il 250 si riferisca al martirio [Duchesne, Griffe ecc.]) né il giorno della morte di s. S., nonostante che il Martirologio ge- nominiano e in seguito il Romano pongano il suo dies natalis al 29 nov., giorno natalizio del celebre martirio Romano omonimo. Nei libri liturgici romani S. non compare: c'è però nel Sacramentario gregoriano adriane del cod. Ottob. lat. 313 (ed. H. A. Wilson, Londra 1915, p. 292) un Prefazio per s. S. romano che si deve riferire al tolosano. È invece ricordato al 29 nov. nell'Oraisonale visigotico (fine sec. VII - inizio sec. VIII: ed. J. Vives, Barcellona 1946, pp. 26-28), nel Liber mozarabicus Sacramentorum (ed. M. Férotin, Parigi 1912, coll. 29-33), nei calendari mozarabici (ed. M. Férotin, Le liber Ordinum, ivi 1904, pp. 488-89) e all'inizio dell'Avvento nel Missale Gothicum (sec. VIII: ed. H. M. Bannister, Londra 1917, pp. 39-40), cui va aggiunta la benedizione episcopale per la festa di s. S., ritrovata da G. Morin (Un recueil gallican inédit de «Benedictiones episcopales» en usage à Freising aux VIIe-IXe siècles, in Rev. bénéd. 29 [1912], pp. 187-88). Per i libri liturgici tolosani e delle regioni circoscritte posteriori al sec. IX, cf. V. Le roquais, Les Sacramentaires..., III, Parigi 1924, p. 412 (indice); id., Les Bréviaires..., V, Parigi 1934 (indice); dove la festa della «revelatio» è ricordata al 25 giugno; si tratta evidentemente della traslazione del 1258, poiché il Martirologio ge- nominiano assegna al 30 ott. la traslazione del corpo di s. S. all'inizio del sec. V, per opera di Eserpio, in seguito a restituire imperiale, fatto ricordato al 1º nov. nel Sacramentario mozarabico (ed. M. Férotin, coll. 460-64; cf. P. Batiffol, Un souvenir du royaume visigotique de Toulouse [412-507] dans une messe mozarabe, in Études de liturgie et d'archéol. chrétienne, Parigi 1919, pp. 180-92 e Griffe, 1951) e nei calendari mozarabici (ed. M. Férotin, Le liber Ordinum, cit., pp. 484-85). Varie città della Gallia possedevano reliquie di S. Tutto ciò che si racconta su di lui, oltre le poche notizie sul martirio e sul sepolcro contenute nella Historia passionis, è leggendario, ivi comprese l'apostolicità della sua missione, ricordata da s. Cesario d'Arles (cf. Libellus de mysterio Sanctae Trinitatis, 17: ed. G. Morin, II, Marem- redsous 1942, p. 179) e la sua origine orientale accennata nel Missale Gothicum per una contaminazione con un orazione relativa a Cristo.
