SEC. VIII, C., per forza di cose, divenne per alcun tempo sede stabile del patriarca d'Aquileia.
Quando questi, dopo la dominazione carolingia e quella dei re d'Italia, concentrò in sé anche il dominio feudale con autorità di ducato e di conte, C. divenne una delle comunità più importanti con propri statuti, mercato, giurisdizione; però con la conquista veneziana (1420) Udine ebbe le prevalenza su C. come capitale del Friuli. Pio Paschini
MONUMENTI. - Omtettendo le memorie dell'età classica, bisogna giungere, in mancanza di vestigia anteriori, a quelle del periodo longobardo. Esse ci parlano di necropoli longobarde (anche recentemente si sono rinvenute tombe di quel periodo) con armi ed anche con preziose suppellettili (croci laminari auree: importantissima quella con applicazioni di gemme rinvenuta nel monumentale sarcofago di un duca che non è improbabile sia il Giulfo dei primi tempi del ducato; la falsità di un graffito con tal nome non è veramente provata).
Per ciò che riguarda l'archeologia ecclesiastica ci resta della prima metà del sec. VIII qualcosa di veramente insigni: l'altare di Rachi figlio del duca Piemme (vi è l'epigrafe) già collocato nella chiesa di S. Giovanni presso il battistero del Duomo (di cui si ritrovarono le basi) e il tegurio che stava sopra il fonte, e che fu fatto scolpire dall'intraprendente patriarca Callisto (ivi pure un'epigrafe). Il primo ha sulla fronte l'Ascensione e sui fianchi l'Adorazione dei Magi e la Visitazione; di dietro immagini di croci ed una fenestella che stava sul vano delle reliquie. Il secondo ha negli archivolti figurazioni animalistiche a carattere simbolico e volute floreali. Sono opere di scultura rozza ma efficace ed includono residui dell'orato tipicamente barbarico. C. possiede una ricca serie di sculture barbariche: putei, timpani di cibi, architravi, capitelli.
Il più bell'esemplare è forse il puteo che ha l'epigrafe del patriarca Siguald (seconda metà del sec. VIII; croce fra i candelabri, simboli degli Evangelisti). Del periodo successivo, dominato dai Franchi, esiste un sacello d'importanza grandissima per la storia dell'arte: il "tempietto longobardo" (oratorio del monastero femminile fondato dai Longobardi) che consta di una aula coperta da vòlte a crocere ed un coro tripartito da colonne. Sulla parete d'ingresso (tracce anche di una parete laterale) si dispiega un ornato singolare: il lunettone sulla porta ha un fregio di stucco con voluta vitinata ed irraggiamento esterno a balestre. Nell'ordine superiore si vedono sei sante in stucco, di cui quattro coronate. Resti di affresco con figure di martiri completano la decorazione plastica. Le opinioni circa la data di queste decorazioni variano assai, taluni ponendola in epoca remota dell'alto medioevo, altri fino al basso medioevo. Recentemente si è parlato di un'arte ottoniana. Probabilmente si deve considerare come il prodotto d'arte carolingia, che tuttavia risente di un certo influsso bizantino (data la vicinanza dei territori sinogregiati da Bisanzio). Epoca più probabile è quindi il sec. IX. La chiesa collegiata fu ricostruita a partire dal 1457 (architetto Bartolomeo dalle Cisterne) ed ancora vi contribuì nella prima metà del sec. XVI Pietro Lombardo. Tra i numerosi cimeli che l'adornano eccelse la pala argentea con la Maestà della Madonna donata dal patriarca Pellegrino III (1195-1204): si tratta di un vero capolavoro dell'arte romanica. La chiesa dei SS. Pietro e Biagio, ricostruita verso la fine del sec. XV, raccoglie le memorie di tre preesistenti oratori (in parte conservati); una cappella offre interessanti affreschi del "300 (Vita di S. Biagio); la facciata fu tutta dipinta (1506-1508) da "Zuan de Toshang" e "Paulo impenor". Alla fine del '200 spetta la bella chiesa di S. Francesco che con l'alto campanile domina il pittoresco squarcio di rupi al fondo del quale scorre il Natisone.
Molte altre insigni opere d'arte religiosa (miniature, vasi sacri, tessuti, ecc.) sono raccolte nella massima parte entro il tesoro della Collegiata e nel Museo.