SENIGALLIA, DIOCESI DI

Image from page 200
Image from page 200

SENIGALLIA, DIOCESI di. - Città e diocesi delle Marche. Ha una superficie di 533 kmq., con una popolazione di 110.000 ab. dei quali 109.919 cattolici, distribuiti in 49 parrocchie, di cui 45 in provincia di Ancona e 4 in quella di Pesaro, conta 118 sacerdoti diocesani e 51 regolari; ha un seminario, 13 comunità religiose maschili e 43 femminili (Ann. Pont. 1952, pp. 374-75).

La diocesi ha le sue origini non più tardi del sec. IV ed era ristretta soltanto al territorio del municipio romano di Sena, l'antica metropoli dei Galli Senoni, che divenne colonia romana nel 283 a. C. Il primo vescovo storico è Venanzio, presente al Sinodo Palmare di Roma nel 502 insieme con Martiniano, vescovo della confinante diocesi di Ostra. Le invasioni barbariche portarono alla distruzione di Sena ed Ostra, e delle due altre località romane contenute nell'attuale territorio diocesano. Suasa e Pitulo (Piticchio). S., però, con i Bizantini poté risorgere ed estendere il territorio diocesano a quello della scomparsa Ostra. Contribuirono allora alla organizzazione ecclesiastica molte abbazie, che però decadero verso il Mille. La più antica, l'abbazia di S. Gaudenzio, prese il nome del Santo, che la leggenda identifica con il vescovo di Rimini; di essa rimangono rovine ed il sarcofago del Santo, un bell'esemplare di arte ravennate, custodito nella Cattedrale. L'abbazia di S. Maria in Castagnola di Chiaravalle, unica abbazia superstite, presso la località romana di Sestia, nel 1147 passò ai monaci cistercensi. La città di S., dopo il Mille, mentre nel territorio sorgevano fiorenti comuni, decadute tanto che il vescovo Giovanni II (1328-1349) chiese ed ottenne di trasferire la residenza a Corinaldo. Sigismondo Malatesta iniziò la rinascita della città, che raggiunse poi grande splendore nel Cinque e Seicento con i Della Rovere ed il massimo sviluppo nel Settente con i papi, grazie alla grande fiera, di fama eu-

Article illustration
SENIGALLIA, DIOCESI di - La Rocca, costruita per Giovanni Della Rovere da Baccio Pontelli, tra il 1479 e il 1491, sui resti di fortificazioni romane e di una fortezza dell'Albornoz.

intervengono nella s. fattori secondari che alla fine di vengono causa principale del fenomeno. Si ricorda a tale proposito l'arcioscelerosi, ovvero la perdita di elasticità delle arterie, e le alterazioni della rete capillare periferica. Soprattutto importante quest'ultima alterazione che è causa di un rallentamento della circolazione sanguigna. Se a questo fatto si aggiunge il graduale diminuire della permeabilità della membrana delle cellule, si capisce come più difficilmente vengono asportati i cataboliti dalle cellule e più difficilmente vi giunga l'alimento. È proprio l'accumulo dei prodotti catabolici, che agiscono come sostanze tossiche, e la deficienza di sostanze nutrizie che provocano i fenomeni di atrofia cellulare e di sclerosi.

BIBL.: E. Korschel, Lebensdauer, Altert und Tod, Jena 1922; Lecomte De Nouy, Il tempo e la vita, Torino 1930; J. Spadolini, Fisiologia umana, ivi 1943; G. Levi, Accresci. mento e s., Firenze 1946; G. Levi ed altri, Accresci. degi organismi. Probl. attuali di scienza e cultura, Roma 1952.