SILVEIRA, GONÇALES da, venerabile. - Gesuita, missionario e martire, n. di nobile famiglia ad Almeirim (diocesi di Lisbona) il 23 febbr. 1526, m. a Monomotapa (Zambesi) il 15 marzo 1561.
Entrato nell'Ordine nel 1543, fu inviato a Goa, come provinciale della missione dell'India nel 1556, e diede tale impulso alla attività missionaria che nei tre anni che vi rimase furono battezzati nella sola città 7000 pagani. La buona riuscita lo fece eleggere per un campo ancora inesplorato nell'Africa sud-orientale, la regione di Mozambique, nell'odierna Rhodesia, dove i missionari erano stati richiesti dal figlio di un re caffo, battezzato a Mozambique. Il S., sbarcato l'11 marzo 1560 a Sofala, si spinse nell'interno della terra fino a Otongwe, dove risiedeva Gamba, re dei Maharanga. Nello spazio di 7 settimane, riuscì a battezzare il Re, tutta la sua corte e molti altri pagani, fino a 400. Lasciò allora Otongwe alle cure del suo compagno, il p. Fernandez, e mosse verso il Regno del «re dell'oro», Monomotapa, sulle rive dello Zambesi, per guadagnarlo alla fede. Vi riuscì, infatti, anche con la cooperazione dei Portoghesi, e alla fine del 1561 battezzò il Re e la sua corte; al marzo seguente i cristiani erano saliti a 300. Ciò suscitò l'invidia dei musulmani, che temevano di vedersi sottratto il loro commercio dai Portoghesi; ad essi riuscì facile circuire il Re ancor debole nella fede e fargli credere le più stolide calunnie contro il S., dipingendolo come stregone che avrebbe soppresso tutti e come spia avanzata dell'esercito portoghese. Il Re, spaventato, fece senz'altro strangolare il missionario. La spedizione, inviata per vendicarne la morte,
SILVEIRA GONÇALES - SILVESTRI FRANCESCO
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QVAESTIONES
IN LIBE PHYSICORVM REVER.
P. F. FRAN. SYLVESTRI FERRAR.
TOTIVS ORDINIS PRAEDICAT.
GENERALIS MAGISTRI, THEOL.
AC PHIL PRAESTANTISSIMI:
CVM QVIBVS DAM ALIIS QVAEST. ET ADDIT.
R.P.M. Mathe Auguli publici Teologia, & Mcuphy.
ordine) in fluvio Neapeliano.

Silvestri, Francesco, detto il Ferrarese (Ferrariensis) - Inizio delle Quaestiones in libros physicorum, Roma, per i tipi di A. Blado, 1576. Esemplare della Biblioteca nazionale - Roma.
non arrivò mai a destinazione, e la missione dovette interrompersi per mancanza di missionari che per quel momento continuassero l'opera iniziata dal S.
Silveiro, Papa, santo. - Oriundo di Frosinone, figlio del papa Ormisda, fu eletto pontefice nel giugno 536, per l'intervento del re goto Teodato, nonostante fosse suddiacono e nonostante l'opposizione del clero.
Il suo breve pontificato fu coinvolto e travagliato dalle lotte politiche e religiose che in quegli anni turbavano l'Italia e delle quali S. cadde vittima. Poco dopo la sua elezione morì il suo protettore, Teodato, e Belisario occupava Roma (die.) per conto dell'Imperatore bizantino cacciandone il re goto Vitige. Questi ritornò nel febbr. successivo cingendo Roma d'assedio per circa un anno, durante il quale devastò chiese e cimiteri specialmente della regione Salaria, dove s'era accampato.
Durante l'assedio intanto giungeva a Roma da Costantinopoli, dove era apocrisiario, il diacono Vigilio con lettere dell'imperatrice Teodora con le quali raccomandava a Belisario di adoperarsi perché Vigilio fosse eletto alla cattedra pontificale. Pare che questi avesse promesso a Teodora di restituire alla Chiesa di Costantinopoli il patriarca Antimo, già deposto dal papa Agapito, e specialmente di annullare le decisioni del Concilio di Calcedonia. Belisario desideroso di ubbidire all'Imperatrice, ma insieme non potendo deporre il legittimo pontefice, dal quale del resto era stato bene accolto, chiamò nel suo palazzo S. cercando di persuadere al accondiscendere alle richieste imperiali. Naturalmente il Papa si rifiutò; si ricorse allora alle calunnie e fu divulgata una presunta lettera di S. a Vitige con la quale gli prometteva di consegnargli Roma aprendogli la porta Asinaria presso il Laterano. Belisario richiamò S. al quale fu facile scolparsi della calunnia e per togliere ogni sospetto e pretesto ai suoi nemici si recò ad abitare presso la chiesa di S. Sabina. Le mene contro di lui però non cessarono; nel marzo 537 per la terza volta fu chiamato al palazzo di Belisario, e mentre i suoi chierici furono fermati in anticamera, S. fu introdotto accompagnato dal solo Vigilio. Improvvisamente un diacono gli tolse di dosso il pallio mentre altri due lo rivestivano con un abito monacale. Ai chierici in attesa fu annunziato che S. non era più papa e che pensassero ad eleggere il successore: naturalmente l'eletto fu Vigilio! S. fu mandato in esilio a Parata in Licia; quivi poté far conoscere al vescovo del luogo il vero stato delle cose, e questi santamente ardito si recò da Giustiniano rimproverandogli l'atroce mafia. L'Imperatore ordinò allora che S. fosse ricondotto a Roma e sottoposto ad un regolare giudizio, ma giunto in Italia fu consegnato a Vigilio che lo fece relegare nell'isola Palmaria dove morì di stenti e di fame. Il suo sepolcro divenne meta di pellegrinaggi ed il Signore vi operò anche miracoli. Nel Martirologio romano S. è commemorato il 20 giugno ma è una data stabilita arbitrariamente da Adone.
Bibl.: Lib. Pont., I, pp. XXXIX sq., 290-95; Acta SS. Junii, IV, Parigi 1867, pp. 13-18; L. Duchesne, L'Eglise au VIe siecle, pp. 1925, pp. 151-54; H. Grisar, Roma alla fine del mondo antico, ed. it., II, Roma 1930, pp. 64-68; Martyr. Romanum, p. 247; Diche-Martin-Frutaz, IV, 456 sq.; O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, Bologna 1941, pp. 129 sq., 145-47, 153 sq.
Agostino Amore
Silvester, Lebedinski. - Teologo e scrittore ecclesiastico russo del sec. XVIII. N. in data ignota nella Russia meridionale, m. ad Astrachan il 5 nov. 1808.
Studiò nell'Accademia ecclesiastica di Kiev. Nel 1791 fu eletto rettore del Seminario ad Astrachan, nel 1794 del Seminario di Kazan e il 25 luglio 1797 primo rettore dell'Accademia ecclesiastica di Kazan. Nel 1799 divenne vescovo di Poltava e Perejaslavl e nel 1807 accedevoso di Astrachan.
S. compose in latino un manuale di teologia per i seminari: Compendium theologiae dogmaticae (1a ed. Pietroburgo 1799; 2a ed., molto aumentata, Mosca 1805). S. segue in teologia l'indirizzo protestantizzante di Teofane Prokopovič; ammettendo per la fede la sola S. Scrittura mentre i concili non possono stabilire dogmi irremovabili e la tradizione orale non è necessaria; vengono scritti dal canone i libri «deutero canonicis», ecc. Altri scritti notevoli (in russo): Il cibo incorruttibile, 1a ed. Mosca 1789, 3a ed. 1843; Interprete evangelico dei Proverbi (è un'interpretazione dei Proverbi, con testi paralleli della S. Scrittura per ogni versetto), 1a ed. Mosca 1796, 4a ed. 1894.
Bibl.: M. Jugie, Theologia dogmatica christianorum orientalium ab Ecclesia catholica dissidentium, I, Parigi 1926, pp. 594-595, 644-45; V. anche gli indici dei voll. II-IV, s. V. MALEVANSKY, SILVESTRO.
Silvestri, Francesco, detto il Ferrarese (Ferrariensis). - Teologo e filosofo domenicano, n. a Ferrara nel 1474, m. a Rennes il 19 sett. 1528. A 14 anni si fece religioso nella sua città natale. Finiti gli studi insegnò a Mantova (dove diresse spiritualmente la b. Osanna Andreassi), a Milano e a Bologna. Nel 1516 era già maestro in teologia, nel 1518 vicario della congregazione lombarda.
Pochi anni più tardi, mentre a Bologna era priore, reggente degli studi e inquisitore, fu nominato da Clemente VII vicario generale del suo Ordine (1524) e l'anno seguente venne eletto all'unanimità maestro generale a Roma. Datosi subito con grande zelo al governo dell'Ordine e alla visita dei conventi, morì tre anni dopo di malattia contratta in un incidente fluviale.
Opera principale: In libros s. Thomae Aquinatis contra Gentes commentaria. Era già finito nel 1517, ma
non fu stampato subito. Nel 1518 il card. Gaetano, di passaggio a Bologna, vide il commento, ne fece le più ampie lodi ed esortò vivamente i confratelli a pubblicarlo (1° ed.). Venezia 1524 [non Parigi 1552, come è detto in D'Ch. XIV, col. 2087)]; tra le antiche edizioni, principale è la piana, fatta per ordine di S. Pio V (Opera omnia s. Thomae Ag., Roma 1570-71). Il 1° tra le moderne quelle a cura di G. Sestili (4 voll., ivi 1897-1901), ma soprattutto quella detta leonina, fatta per ordine di Leone XIII (Opera omnia s. Thomae Ag., XIII-XV, ivi 1918-26-30).
Scrisse altre opere prevalentemente filosofiche: Annota- tiones in libros Posteriorum Aristotelis e s. Thomae (Venezia 1535); Quaestionum libri de anima quam subtilissimae et prae-clarissimae decisiones (Venezia 1535); Apologia de convenientia institutorum Romanae Ecclesiae cum evangelica libertate tractatus adversus Lutherum (Roma 1525; 2° ed. Roma 1900, a cura di G. Sestili).
Michele Piò riferisce che il S. aveva intrapreso il commento anche della Summa Theologica ma ne desistette quando venne a conoscenza di quello del Gaetano. E fu un danno, perché il Ferrarese, sebbene inferiore al Gaetano per potenza speculativa, rimane tuttavia un tomista acuto, intelligente, con ampie vedute, ma anche personale, tanto che dissentisse spesso apertamente dal suo illustre confratello (ad es. sulla natura dell'intelletto, dell'analogia, della signatio individuale, della possibilità di più angeli della stessa specie).
Il Ferrarese porta una nota di personalità anche sul quale questioni meno importanti, come ad es., sul desiderio naturale della beatitudine, sul come le relazioni in divinis si distinguano dall'essenza, e qual senso si debba dare al detto dell'Aquinate che Relatio (in divinis) non constituit personam in quantum est relatio.
Tutti questi particolari rivelano nel S. una squisita sensibilità scientifica e un grande amore della verità oggettiva. La posterità gli ha assegnato il secondo posto nella nobile schiera dei commentatori di s. Tommaso; posto che egli tiene con grande onore soprattutto per la fedeltà al maestro, la retta intelligenza delle dottrine, la perspicuità dell'esposizione e il giusto metodo storico-critico della ricerca.