SILVERIO, PAPA, SANTO

SILVERIO, PAPA, santo. - Oriundo di Frosinone, figlio del papa Ormisda, fu eletto pontefice nel giugno 536, per l'intervento del re goto Teodato, nonostante fosse suddiacono e nonostante l'opposizione del clero.

Il suo breve pontificato fu coinvolto e travagliato dalle lotte politiche e religiose che in quegli anni turbavano l'Italia e delle quali S. cadde vittima. Poco dopo la sua elezione morì il suo protettore, Teodato, e Belisario occupava Roma (dic.) per conto dell'Imperatore bizantino cacciandone il re goto Vitige. Questi ritornò nel febbr. successivo cingendo Roma d'assedio per circa un anno, durante il quale devastò chiese e cimiteri specialmente della regione Salaria, dove s'era accampato.

Durante l'assedio intanto giungeva a Roma da Costantinopoli, dove era apocrisario, il diacono Vigilio con lettere dell'imperatrice Teodora con le quali raccomandava a Belisario di adoperarsi perché Vigilio fosse eletto alla cattedra pontificale. Pare che questi avesse promesso a Teodora di restituire alla Chiesa di Costantinopoli il patriarca Antino, già deposto dal papa Agapito, e specialmente di annullare le decisioni del Concilio di Calcedonia. Belisario desideroso di ubbidire all'Imperatrice, ma insieme non potendo deporre il legittimo pontefice, dal quale del resto era stato bene accolto, chiamò nel suo palazzo S. cercando di persuaderlo ad accondiscendere alle richieste imperiali. Naturalmente il Papa si rifiutò; si ri-

corse allora alle calunnie e fu divulgata una presunta lettera di S. a Vitige con la quale gli prometteva di consegnargli Roma aprendogli la porta Asinaria presso il Laterano. Belisario richiamò S. al quale fu facile scolparsi della calunnia e per togliere ogni sospetto e pretesto ai suoi nemici si recò ad abitare presso la chiesa di S. Sabina. Le mene contro di lui però non cessarono; nel marzo 537 per la terza volta fu chiamato al palazzo di Belisario, e mentre i suoi chierici furono fermati in anticamera, S. fu introdotto accompagnato dal solo Vigilio. Improvvisamente un diacono gli tolse di dosso il pallio mentre altri due lo rivestivano con un abito monacale. Ai chierici in attesa fu annunziato che S. non era più papa e che pensassero ad eleggere il successore: naturalmente l'eletto fu Vigilio! S. fu mandato in esilio a Patara in Licia; quivi poté far conoscere al vescovo del luogo il vero stato delle cose, e questi santamente ardito si recò da Giustiniano rimproverandogli l'atroce misfatto. L'Imperatore ordinò allora che S. fosse ricondotto a Roma e sottoposto ad un regolare giudizio, ma giunto in Italia fu consegnato a Vigilio che lo fece relegare nell'isola Palmaria dove morì di stenti e di fame. Il suo sepolcro divenne meta di pellegrinaggi ed il Signore vi operò anche miracoli. Nel Martirologio romano S. è commemorato il 20 giugno ma è una data stabilita arbitrariamente da Adone.

BIBL.: Lib. Pont., I, pp. XXXIX sg., 290-95; Acta SS. Junii, IV, Parigi 1867, pp. 13-18; L. Duchesne, L'Eglise au VIe siècle, ivi 1925, pp. 151-54; H. Grisar, Roma alla fine del mondo antico, ed. it., II, Roma 1930, pp. 64-68; Martyr. Romanum, p. 247; Fliche-Martin-Frutz, IV, 456 sg.; O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, Bologna 1941, pp. 129 sg., 145-47, 153 sg. Agostino Amore
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“SILVERIO, PAPA, SANTO.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 369. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/silverio-papa-santo.