SILVESTRO GUZZOLINI

SILVESTRO GUZZOLINI, santo - S. S. abate, scuola del Veronese. Fabriano, eremo di S. Silvestro.
SILVESTRO GUZZOLINI, santo - S. S. abate, scuola del Veronese. Fabriano, eremo di S. Silvestro.
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Inviato all'Università di Bologna per apprendervi il diritto, seguendo l'interno impulso si diede allo studio della teologia, incorrendo perciò nell'indignazione del padre, da lui sopportata con eroica pazienza. Ordinato sacerdote, fu nominato canonico nella sua patria, finché spinto dall'ornibile vista del cadavere di un suo illustre parente, a 50 anni lasciò Osimo e fissò la sua dimora prima a Grottafulcie, nella montagna della Rossa (Appennino marchigiano) e quindi, nel 1230, sul Montefano, presso Fabriano dove fondò un monastero. Successivamente eresse altri 12 monasteri, nei quali erano distribuiti alla sua morte 400 monaci, formando la nuova Congregazione benedettina, che da lui venne detta silvestrina. Alcuni emuli, mossi da invidia, lo denunziarono alla Curia Romana; per difendersi dovette recarsi a Roma. Si presentò a coloro che tenevano le veci del papa Innocenzo IV, il quale era a Lione, nel 1246 o sul principio del 1247. Da Roma invece ottenne anche la conferma della Congregazione con bolla del 27 giugno 1247. La permanenza del Santo in Roma giovò a divulgare la santità e arrecò anche grande vantaggio al suo Istituto. Mossi infatti dai suoi miracoli, i Canonici della basilica di S. Pietro gli cedettero la chiesa di S. Giacomo in Settimiano alla Lungara, presso la quale sorse poi un monastero. Fu appunto per rendersi conto dei lavori per la sua costruzione che il Santo rivido Roma tra il 1260 e il 1265. Egli istituì anche un ramo femminile dell'Ordine, che, se non ebbe notevole sviluppo durò tuttavia sino al 1822. Il Santo fino all'estremo di sua vita esercitò un mirabile apostolato, che lo rese celebre nelle Marche e fuori. Morì circondato dai suoi figli, a circa 90 anni, e fu tosto venerato come santo. Ebbe favorì celesti e operò miracoli per cui, in occasione di un monastero aperto a Osimo, Paolo VI gli rese un singolare tributo di lode nella bolla Sanctorum virorum del 23 sett. 1617. Clemente VIII ne inserì il nome nel Martirologio romano; Benedetto XIV, Clemente XIV, Pio VI ne allargarono il culto, che Leone XIII estese alla Chiesa universale (19 ag. 1890). Il Santo viene raffigurato generalmente in atto di ricevere la Comunione dalla S.ma Vergine; pregevole è la tela conservata sull'altare maggiore della chiesa a lui consacrata sul Montefano e attribuita a Claudio Ridolfi, detto «Veronese». Le sue ossa si conservano sopra l'altare maggiore di detta chiesa in una elegante arca marmorea.

BIBL.: ne scrisse la vita Andrea di Giacomo da Fabriano verso il 1280, sulle testimonianze dei coevi (pubblici, la prima volta a Jesu nel 1772), alla quale i posteri biografi ben poco poterono aggiungere; A. Bolzonetti, Il Monte Fano e un grande anacoreta, Roma 1906; U. Policari, S. S. G., in Riv. stor. bened., 2 (1907), pp. 221-29; P. Lugano, L'Italia benedettina, 1919, pp. 443-55; D. A. M. Cancellieri, S. S. Abate e l'opera sua, Matelica 1942.

ANTONIO CANCELLIERI