S I M M A C O, PAPA, santo. È commemorato nel Martirologio romano il 19 luglio introdotto da Usuardo, ma non consta che nell'antichità abbia avuto culto. Sardo d'origine, era figlio di un certo Fortunato; andò a Roma dove fu battezzato ed entrò tra il clero.
Alla morte di Anastasio II fu eletto papa dalla maggior parte del clero e consacrato nella Basilica Lateranense (22 nov. 498), mentre una minoranza, appoggiata dal Senato, eleggeva l'arciprete Lorenzo che veniva consacrato nella basilica di S. Maria Maggiore. Scoppiarono allora disordini e tumulti fomentati dai senatori Festo e Probino, tanto che Teodorico decise di far venire a Ravenna i due compitieri. S. fu facilmente riconosciuto e tornò a Roma, dove nel marzo 499 tenne un Sinodo in cui fu stabilito che nessuno poteva legittimamente occuparsi dell'elezione del pontefice mentre questi era ancora vivo né poteva formare un partito. Al Sinodo partecipò anche Lorenzo che si sottoscrisse come arciprete di S. Prassede, e, poco dopo, fu nominato vescovo di Nocera. Intanto i nemici di S. non disarmavano, e non potendo contestare più la sua elezione ricorsero alle accuse ed alle calunnie; fu mandato a Teodorico un libello con il quale si accusava il Papa di aver dilapidato i beni ecclesiastici, di vivere disordinatamente e di aver violato il canone di Nicea per la celebrazione della Pasqua. S. fu chiamato a Ravenna, ma mentre si trovava a Rimini conobbe le vere mire dei suoi accusatori. Ritornò quindi di nascosto a Roma e si rinchiuse in S. Pietro. Teodorico ne fu male impressionato ed inviò a Roma un visitatore apostolico, che celebrò nuovamente la festa di Pasqua ed occupò tutte le chiese ed i beni ecclesiastici. La situazione divina sempre più tragica; per ridonare la tranquillità fu convocato un sinodo perché giudicasse l'operato del Papa. Esso si aprì nel maggio 501 e S. acconsentì a sottomettersi al suo giudizio ma richiese che fosse intanto allontanato da Roma il visitatore apostolico. La seconda sessione doveva tenersi in S. Croce, ma mentre il Papa si recava da S. Pietro, fu assalito da un gruppo di fanciorosi ed alcuni chierici del suo seguito furono uccisi e feriti. Si ritirò allora di nuovo a S. Pietro e non ne volle più uscire nonostante le pressioni fattegli. Il Sinodo intanto tenne altre riunioni e nell'ultima (ott. 501) decretò che il Papa non poteva esser giudicato da un tribunale terreno e che quindi doveva considerarsi come legittimo pastore al quale tutti dovevano obbedire. Le decisioni sindali non piacque a Teodorico né al partito laurenziano, ed i due senatori capironi. Festo e Probino, tanto brigarono che ottennero il ritorno a Roma di Lorenzo. Per quattro anni la città fu teatro di sommosse, di stragi, di massacri. I due partiti intanto non stavano inoperosi e mentre dalla parte scismatica si pubblicava un libello contro le decisioni del Sinodo del 501, da parte simmachiana si confezionava una serie di scritti conosciuti con il nome di Apocrifi simmachiani per giustificare con precedenti storici, inventati però, l'opera del Pontefice.
Egli stesso poi nel nov. 502 teneva un Sinodo in S. Pietro al quale, insieme con i preti romani, parteciparono molti vescovi d'Italia. In esso fu annullato il decreto del 483 riguardante l'alienazione dei beni ecclesiastici, che era stato il mezzo di lotta dei suoi nemici, e furono condannati Lorenzo ed il visitatore apostolico Pietro d'Altino.
Finalmente nel 507 DIOSCORO, PAPA (v.) riuscì a persuadere Teodorico perché facesse cessare lo sciame; al senatore Festo fu ordinato di cessare dall'opposizione contro S.; Lorenzo fu costretto a cedere tutte le chiese ed i beni occupati e si ritirò in una villa privata, e S. fu universalmente riconosciuto come solo e legittimo pastore.
Gli ultimi anni del suo pontificato trascorsero nella tranquillità e poté dedicarsi ad opere di pietà e di restaurazione morale e materiale. Costruì parecchie chiese in Roma e ne abbellì altre: l'oratorio dei SS. Cosma e Damiano presso S. Maria Maggiore, l'oratorio di S. Andrea presso S. Pietro, SS. Silvestro e Martino, S. Agata e S. Pancrazio sull'Aurelia; rinnovò S. Agnese; specialmente S. Pietro; cacciò i manichei dei quali fece bruciare in pubblica piazza gli scritti; aiutò i vescovi esiliati o fatti prigionieri dai Vandali in Africa ed in Sardegna; riscattò molti prigionieri in Liguria ed in Lombardia; stabilì che si cantasse il Gloria nelle Messe delle donne-ricche e nelle feste dei martiri. M. il 19 luglio 514 e fu sepolto in S. Pietro.
Roma 1930, pp. 7-9, 29-37; Martyr. Romanum, p. 266; Fliche. Martin-Frutaz, IV, pp. 336-47; O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio ed ai Longobardi, Bologna 1941, pp. 48 sq. 69-76. 208 sq.; A. Alessandrini, Teodorico e papa S. durante lo scisma laurentiano, in Arch. Deput. rom. di stor. patria, 67 (1944), pp. 152-207. Agostino Annor.