SIMPIONI

SIMPIONI. - Dal greco σύν (= insieme) e φλοι (= vita). Questo termine, introdotto da A. de Bary nel 1879, indica l'associazione intima e costante di due organismi animali o vegetali di specie differente, atta a creare fra di essi scambievoli rapporti, che permettono loro di raggiungere condizioni più favorevoli di vita.

Quando ambedue i componenti di una s. (simbionti) ritraggono uguale giovamento dalla propria associazione, si parla più precisamente di mutualismo o s. mutualistica. Da questa condizione si passa gradualmente ad altre,

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SIMPIONI. - Sezione del tallo di un lichene, costituito dalla s. fra le cellule di un'alga (in nero) e i filamenti di un fungo.

NELI (per cortesia del dott. Enrico Vannini) si colloca il tallo di un lichene, costituito dalla s. fra le cellule di un'alga (in nero) e i filamenti di una fungo.

SIMPIONI. - Sezione del tallo di un lichene, costituito dalla s., fra le cellule di un allga (in nero) e i filamenti di una funga.

NELIE (per corte della Dott. Vannini), si colloca il talla di una lichen, costituita dalla s., fra la cellule di un allga (in nero) e il filamento di una funga.

NELIE, s. tra animali, i vantaggi ricavati dai simbionti in generale constano nella difesa contro gli organismi predatori, o nella maggiore facilità di procacciarsi l'allamento. Un esempio ben noto è quello di un gruppo di crostacei ad addome molle (paguri), che trovano protezione vivendo nell'interno di conchiglie vuote di molluschi gasteropodi e che spesso si associano in s. con celenterati (attinie) ben provvisti di cellule urticanti, fissati sulla conchiglia del mollusco. Le batterie urticanti delle attinie costituiscono un'arma di difesa per il paguro; d'altra parte le attinie traggono vantaggio dai residui alimentari del paguro e, soprattutto, dalla possibilità di essere trasportate passivamente durante le peregrinazioni di que-

s’ultimo, divenendo così vaganti, da sedentarie che sarebbero state normalmente. Analoghe s., con simili vantaggi reciproci, si stabiliscono nelle spugne *Suberites*, che si impiantano sull’esoscheletro di granchi del genere *Dromia*; oppure anche in taluni pesciolini, che usano vivere fra i tentacoli di attine o di meduse, difendendosi così dall’assalto dei propri predatori, e favorendo al tempo stesso, mediante i loro movimenti, l’arrivo delle particelle alimentari sospese nell’acqua all’apertura boccale del celenterato.

Un cenno a parte deve essere dedicato alle s. fra protozoi e metazoi. Si cita il caso delle termiti, il cui intestino ospita un numero considerevole di flagellati, indispensabili per la digestione del legno di cui si nutrono tali insetti; e quello dei ruminanti, il cui stomaco alberga alcune specie di ciliati, necessari alla digestione della cellulosa della membrana delle cellule vegetali.

Numerosi e importanti sono, infine, le s. tra organismi animali e vegetali (Buchner). Il vegetale simbionte, in questi casi, generalmente è una forma microscopica appartenente ai gruppi dei funghi, delle alghe o dei batteri. Fra gli esempi più diffusi, si può ricordare quello di vari protozoi o metazoi (spugne, celenterati, anelli, molluschi, ecc.), le cui cellule presentano una colorazione gialla o verde per la presenza, nel citoplasma, di alghe unicellulari (zooxantelle, zoocollere), che si avvantaggiano della protezione offerta dall’animale ed utilizzano, per la funzione clorofiliana, l’anidride carbonica da questo eliminata mentre a sua volta l’animale, per lo meno fino a un certo punto, può sfruttare sia l’ossigeno che l’amido prodotti dall’alga.

Più complessi sono i casi indicati dal Pierantoni con il nome di s. fisiologica ereditaria. Si tratta di associazioni mutualistiche, costanti e indispensabili, nelle quali un vegetale inferiore (blastomicete o batterio) vive associato con un animale che, con vario meccanismo, usa trasmettore il simbionte ai propri discendenti. In molti insetti una tale s. ha funzioni nutritive. Così la femmina dell’*Icerya purchasi* presenta ai lati dell’intestino uno speciale tessuto (*micetoma*) infarcito di blastomiceti, i quali trovano nelle cellule animali il proprio nutrimento e digeriscono a vantaggio dell’insetto gli idrati di carbonio, di cui questo si nutre. La trasmissione dei blastomiceti alle generazioni successive è assicurata dal passaggio di essi dal micetoma agli ovociti contenuti nelle ovaie. Fatti analoghi sono stati riscontrati negli afidi. In certi casi, pare dimostrata la produzione di vitamine indispensabili all’ospite, da parte del vegetale simbiotico.

Altri casi di s. fisiologica, fra animali e batteri, appartengono colleggiti con fenomeni di bioluminescenza (Pie- rantoni, Buchner). Così negli organi luminosi di vari insetti è stata notata la presenza di batteri, che partecipano più o meno direttamente ai processi biochimici di produzione della luce. Numerosissimi batteri fotogeni sono stati pure riscontrati entro gli organi luminosi di animali marini (cefalopodi, tunicati, pesci). Non tutti i casi di bioluminescenza, soprattutto frequenti nelle faune abissali, sembrano però attribuibili a fenomeni di s. con batteri.

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BIBL.:** P. Buchner, *Tier und Pflanze in Symbiose*, 2a ed., Berlino 1930; id. *Symbiose der Tiere mit pflanzlichen Organismen*, 1930; U. Pierantoni, *Nozioni di biologia*, 2a ed., Torino 1940; M. Caullery, *Le parasitisme et la symbiose*, 2a ed., Parigi 1950.