SOFONIA (EBR. ΞΕΦΑΝΙΆΘΙ «JAHWEH PROTEGE»)

SOFONIA (ebr. Ξεφανιάθι «Jahweh protege»). - Uno dei «profeti minori», non della serie, che esercitò la sua attività al tempo di Iosia (ca. 638-609 a. C.), probabilmente già prima della riforma (622), poiché lamenta l'esistenza di pratiche idolatriche (Soph. I, 4-6, 12). Fu quindi contemporaneo di Geremia («chiamato» al profetismo nel 13° anno di Iosia, ca. 627-26) e con lui inaugurò la nuova vita del profetismo, che per un cinquantennio, dal tempo di Manasse, era venuto a mancare.

Il ricordo dei re Manasse (ca. 689-641), Assurbanipal d'Assiria (ca. 669-626), Armon, padre di Iosia (641-639), e dei fatti ivi accennati, della vocazione di Geremia, della riforma di Iosia, a cui si può aggiungere le fine dell'Assiria (612-609), è sufficiente a caratterizzare lo sfondo storico. È un'epoca di grandi rinnovamenti politici e spirituali; vige l'egemonia assira anche culturale (sono diffusi culti astratti, di origine mesopotamica, Soph. I, 3-5; mode straniere, ibid. I, 8; empietà, ibid. 3, 3-4). Le forze del nazionalismo jahwistico si danno alla saluta opera di riforma, con l'unanime consenso, purtroppo effimero, di governo, sacerdozio e profetismo.

La disposizione del libro di S. è quella comune alla maggior parte degli scritti profetici. Prima gli aspetti negativi, poi quelli positivi; ossia è su schema letterario. Non si può quindi dedurre che l'attività del profeta S. cessò mentre il buon avvio alla riforma isiana dava motivo a bene sperare; e del resto gli scritti che si hanno non chiedono di essere distribuiti su un lungo lasso di tempo. La visione ottimistica finale è il corretto alla figurazione triste della realtà, dettato dalla speranza in Dio, legata al senso messianico.

Nella prima parte, che occupa quasi tutto il libro (Soph. I, 2-3, 3-8), si sente il tocco realistico e si esprime un'anima altissimamente dotata di spirito «profetico». Il libro comincia annunciando un «giudizio di Giuda» (ibid. I, 2-3, 2-3) come un «giorno di Jahweh», che è dei più foschi tra quanti ne annunziarono i profeti di ogni epoca («giorno di ira e di angoscia, di tumulto e fragore»): ibid. I, 15; vi si ispira l'inizio del Dies irae): emerge il motivo di un'invasione nemica, in cui è forse ritratta la permanente paura del colosso assiro. È descritto poi in breve il «giudizio sulle genti» (ibid. 2, 4-15), che coinvolge vicini e lontani: Filistei, Cananei, Moabiti, Ammoniti, gli stessi Assiri; infine un giudizio particolare per Gerusalemme (ibid. 3, 1-8), di cui è rilevata la corruzione. Il finale messianico (ibid. 3, 9-20) annunzia lietamente la purificazione e universalizzazione della religione e del costume morale (ibid. 3, 9-13) e la salvezza di Sion (ibid. 3, 14-20).

Altri tre personaggi del Vecchio Testamento portano il nome S.: un levita antenato del musicista Hemath (I Par. 6, 21 [Volg. 36]); un sommo sacerdote, presso il quale Geremia fu denunziato come falso profeta (Jer. 21, 1; 29, 25; 29; 37, 3), che fu poi deportato e ucciso dopo la presa di Gerusalemme (ibid. 52, 24 sgg.; II Reg. 25, 18 sgg.); un cittadino di Gerusalemme (Zach. 6, 10, 14).

BIBL.: cattolici: J. Lippl, Friburgo 1910; A. Florit, S. Geremia e la cronaca di Gadd, in Biblica, 15 (1934), pp. 8-31. Acattolici: Besson, 1910; G. G. V. Stonehouse, Londra 1929; A. H. Edelkoort, Amsterdam 1937; J. Ridderbos, Kampen 1937. Giovanni Rinaldi