SOPHAR (EBR. ṢŌPHAR)

SOPHAR (ebr. Ṣōphar). - Giobbe (v.); è detto naamatita o di Naama, in cui alcuni vedono una regione abitata da Aramei o da Idumei, mentre altri pensano ad una tribù. S. interloquisce per ultimo, ribadendo il concetto comune che la calamità di Giobbe non fosse altro che effetto di un castigo divino per peccati commessi.

Poiché il tribolato aveva già rifiutato una tale tesi con l'affermazione della sua innocenza, S. insiste nel segnalare possibili colpe occulte e nel consigliare il ravvedimento (Iob. 11, 1-20). Nella seconda disputa, offeso per le forti espressioni di Giobbe contro i suoi presunti amici (ibid. 13, 4 sg.; 16, 2; 19, 3), S. lo rimprovera per tale ardire nel giudicare e tratteggia brevemente la figura e la sorte dell'empio (ibid. 20, 1-29). Nella terza disputa S. non interviene, ma ciò potrebbe essere effetto di una trasmissione poco felice del testo, sospetto qui di disordine e di lacune. Angelo Penna

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“SOPHAR (EBR. ṢŌPHAR).” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 580. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/sophar-ebr-sophar.