SORIANO AL CIMINO, CIMITERO DI

SORIANO AL CIMINO, CIMITERO di. - Dall'estrusa Surrina vetus, distrutta dai Romani, deriva il medievale Surrianum alle propaggini dei Monti Cimini (provincia di Viterbo).

S. conserva la rocca, una delle più importanti del Lazio, costruita nel 1278 dal papa Niccolò III, della famiglia Orsini, la quale ebbe il possesso del paese, passato poi ai Colonna, a G. Vitelleschi, alla Chiesa. S. è celebre anche per il sasso menicante (ricordato anche dagli scrittori romani), masso di trachite, del peso di ca. 170 tonn., in equilibrio oscillante sopra una rupe verticale.

La cittadina ebbe suoi vescovi fino al VII sec. quando fu unita con la sede di Bomarzo. A poca distanza da S. Ferentum (v.), dove è venerato un martire Eutizio al 15 maggio. Di questo Santo si ha una Passio leggendaria (BHL, 2779-80); si è pensato di identificarlo con l'Eutichio venerato in una chiesa della diocesi di Ferentino ricordato da Gregorio Magno (Dialoghi, III, 28: PL 77, 316); un'iscrizione, che si ritiene di Tarquinia, ricorda «un Eutichius confessor depositus VIII Kalendas septembris in pace Christi» (CIL, XI, 3516); G. B. De Rossi propose di riconoscere il martire nel presbitero Eutichio degli atti dei martiri Valentino e Ilario (Bull. di arch. crist., 2ª serie, 5 [1874], pp. 101-18); vi è poi un Eutichio nella Passio dei martiri Nereo ed Achilleo (BHL, 6060, 19-20); ma non è dato fare alcuna identificazione. Sul fianco della collina si è rinvenuto un cimitero cristiano, di cui una parte venne distrutta per erigere una basilica in cui si venera s. Eutizio. Il cimitero fu costruito da un nucleo centrale, da cui si diramarono alcune gallerie, con la caratteristica che i sepolcri, a differenza di quelli dei cimiteri romani, sono chiusi con calcina e pietre ad uso di fabbrica, inoltre non sono scavati nelle pareti, ma costruiti a ridosso delle pareti stesse e coperti di calce, dove vennero graffite o dipinte le epigrafi. Tra queste è notevole quella di Apri, dell'anno 359, «Eusebio et Ypatio cons(ulibus)». Il cimitero fu visto da G. Marangoni e da M. Boldetti che delineò una pianta della basilica e delle gallerie. Dell'antica basilica un'iscrizione (secc. VIII-IX) ricorda la decorazione di lucidi marmi, posti sopra il sepolcro del martire Eutizio dal vescovo Stefano: «Stephanus vates tibi mar/ur Eutici speciale marmoris dedi».

Article illustration

quelli dei cimiteri romani, sono chiusi con calcina e pietre ad uso di fabbrica, inoltre non sono scavati nelle pareti, ma costruiti a ridosso delle pareti stesse e coperti di calce, dove vennero graffite o dipinte le epigrafi. Tra queste è notevole quella di Apri, dell'anno 359, «Eusebio et Ypatio cons(ulibus)». Il cimitero fu visto da G. Marangoni e da M. Boldetti che delineò una pianta della basilica e delle gallerie. Dell'antica basilica un'iscrizione (secc. VIII-IX) ricorda la decorazione di lucidi marmi, posti sopra il sepolcro del martire Eutizio dal vescovo Stefano: «Stephanus vates tibi mar/ur Eutici speciale marmoris dedi».

Bibl.: S. Gregorio Magno, Dialoghi, I, cap. 9: PL 77, 189-200; III, cap. 38, ibid., 316-18; Acta SS. Maii, III, Anversa 1680, pp. 458-64; M. Boldetti, Osservaz. sopra i cimiti. di S. Martiri, Roma 1720, pp. 590-91, con tavv.; Germano di S. Stasilao, S. Eutizio di Ferento e il suo sant. posto nel terri. di Soriano, Roma 1883; id., Memorie arch. e crit. sopra gli atti e i cimiti. di S. Eutizio di Ferento, 1886; M. Armellini, Gli Eutichii cimiti. crit. di Roma e d'Italia, Roma 1893, pp. 647-51; Lanzoni, I, pp. 433-536. Carlo Carletti