SORRENTO, ARCIDIOCESI DI

SORRENTO, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi in provincia di Napoli.

Ha una superficie di 133 kmq. con una popolazione di 72.320 ab. tutti cattolici, distribuiti in 39 parrocchie, servite da 141 sacerdoti diocesani e 75 regolari, ha un seminario, 14 comunità religiose maschili e 43 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 406). Unica diocesi suffraganea è Castellamare di Stabia. La Cattedrale è dedicata ai ss. Filippo e Giacomo; patrono dell'arcidiocesi è s. Antonino abate, di cui si celebra la festa il 14 febbr.

I. STORIA

L'epoca della istituzione della diocesi è molto incerta, ma sicuramente antichissima. Un'iscrizione cristiana appartiene all'anno 527 e al 19 marzo sono attribuiti a S. da vari martirologi (Acta SS. Martii, III, Parigi 1865, p. 278) un gruppo di martiri ritenuti poi africani.

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SORRENTO, ARCIDIOCESI di - Chiostro di S. Francesco - Sorrento.
(fot. Enit)
Una Vita di s. Antonino (BHL, 582) attribuita al sec. IX ha tramandato i nomi dei primi quattro vescovi, tutti santi venerati come protettori della città: Renato al 6 ott. (Acta SS. Octobris, III, Parigi 1868, p. 380), Atanasio al 26 genn. (ibid. Ianuarii, III, ivi 1863, p. 347), Baculo al 29 (ibid., p. 565) e Valerio al 16 (ibid. Ianuarii, II, ivi 1863, p. 393). In un'altra Vita scritta prima del Mille (BHL, 7115-18) probabilmente ispirata alla leggenda francese di Angers (sec. VII) su s. Maurelio, si pone invece prima di s. Renato un anonimus, che non ha ragione di esistere anche se fu accettato dagli antichi scrittori di storia patria. La epoca dell'episcopato di s. Renato resta però oscura: sia il Lanzoni (I, p. 247) che il Kehr (Italia Pont., VIII, Berlino 1935, p. 407) propendono per il sec. V. Il quinto della serie e primo storicamente accertato è Rosario, che fu tra i sottoscrittori al Concilio di Simmaco del 499; dopo di lui per un secolo manca ogni altra notizia. Dal 591 al 600 si ha notizia di un Giovanni (Jaffé-Wattenbach, 1110; 1122; 1569; 1587; 1773), al quale segue un anonimo (ibid., 1774) revocato da Gregorio Magno, perché non idoneo al suo ufficio. Lo stesso Pontefice ordina al sudiacono Antemio d'indagare insieme al vescovo Fortunato di Napoli sull'operato del presbitero Amando, che sarà il vero successore di Giovanni. Dopo di lui Giaquinto è presente nel 680 al Concilio romano di s. Agatone. A questo punto il catalogo sorrentino si fa lacunoso: le vicende della città, funestata dalle incursioni saracene, hanno distrutto ogni memoria dei presuli e bisogna arrivare al sec. IX per trovare il racconto della venuta a S. del celebre s. Antonino, chiamato da Montecassino nel convento di S. Agrippino, del quale fu abate fino all'a. 830. Alla sua morte il popolo lo elesse patrono della città.

Alla fine del sec. IX si ha menzione di Stefano, fratello di s. Atanasio, vescovo di Napoli, ambedue figure di primo piano nella lotta tra l'imperatore Ludovico II e il duca di Napoli Sergio II, nipote dei due presuli e protettore dei musulmani. Coinvolti nelle dolorose vicende, fu prima Atanasio a doversi rifugiare a S. perché ostile alla politica del nipote (871), ma qualche anno dopo (876 ca.) fu Stefano costretto all'esilio perpetuo, nonostante l'intercessione di molti e quella infruttuosa di Giovanni VIII presso il principe Guaiferio (Jaffé-Wattenbach, 3074). Per tutto il sec. X si hanno solo i nomi di due vescovi di nome Sergio, sui quali si discute se siano veramente due persone distinte o piuttosto uno solo — come i più sembrano propendere — e cioè quel Sergio traslato a Napoli verso il 990 e quindi creato arcivescovo, ovvero il Sergio I menzionato dai dittici sorrentini. L'ultimo noto della serie dei vescovi di S. fu Maraldo, già chierico e vestiario del duca Guaimaro nel 993-94, poi vescovo nel 1005.

Quando la diocesi sorrentina sia stata elevata a metropolitana non è precisabile. Tra le ipotesi la più probabile sembra quella del Capasso (v. Memorie, cit. in bibl., pp. 55-

57) seguito dal Cortese (v. op. cit. in bibl., p. 25). Se al 1005 è accertato il nome di un vescovo e viceversa nel 1059 si ha un «Johannes archiepiscopus» che si sottoscrive al Sinodo beneventano (Jaffé-Wattenbach, 561), e sei dittici sorrentini attribuiscono la nomina a un papa Giovanni, è probabile che tale promozione debba collocarsi tra il 1024 e il 1032, cioè sotto Giovanni XIX. Si deve segnalare tuttavia che nel Libro dei Confratri di Matteo da Salerno, scritto nel sec. XI-XII, si ritiene Maraldo primo arcivescovo di S. (Fonti per la storia d'Italia, LVI, 234). Ad ogni modo è certo Giovanni il primo arcivescovo storicamente noto: di lui si sa anche che nel 1071 assistette alla consacrazione della chiesa di Montecassino fatta da Alessandro II (Jaffé-Wattenbach, 586). Con la dignità arcivescovile la diocesi di S. ebbe come suffraganee le sedi vescovili di Stabia, Vico Equense e Massa Lubrense; attualmente però solo la prima è rimasta alle sue dipendenze.

Dopo Giovanni il catalogo sorrentino è pressoché completo. Alferio, già arcidiacono della Cattedrale consacrato da Celestino III (1191), è ricordato per aver ottenuto dal papa Innocenzo III il privilegio della obbedienza da parte dei vescovi suffraganei e degli abati, ecclesiastici e secolari della diocesi: in seguito però dallo stesso Pontefice venne sospeso sotto l'accusa di aver partecipato per Ottone IV e per simonia. Pietro, traslato da Carinola nel 1252 su richiesta del Capitolo, incorse nella scomunica insieme con i suoi colleghi per aver partecipato all'incoronazione di Manfredi, lo svevo nemico di Alessandro IV; condanna poi confermata anche da Clemente IV. Francesco Remolino (1501) spagnolo, eletto governatore di Roma e poi cardinale, passò l'arcivescovato al nipote Gilberto (o Giliberto) presente al V Concilio Lateranense di Giulio II (1512-17). Il successore, Fr. Filippo Strozzi della nobile famiglia fiorentina, cadde prigioniero nel sacco di Roma del 1527 e a stento poté liberarsi con forte riscatto e grazie al card. Colonna; ma rinunziò poi nel 1530 a favore di Fiorenzo Coquerel della diocesi di Arras. Bartolomeo Albani, trasferito da Sessa nel 1552, morì a Roma nello stesso anno (1558) in cui orde di Saraceni rasero al suolo la già florida città. Il successore Giulio Paveri (1558) fu al Concilio di Trento e vicario generale di Napoli; Antonio da Pezzo (1642) celebrò il Sinodo nel 1654 e compì vari restauri nelle chiese della città; Filippo Anastasio (1699), insigne teologo, istitutore del nuovo Seminario e riorganizzatore della diocesi, perseguitato e scacciato per 20 giorni, fu richiamato in sede e coperto di onori da Clemente XI e da Benedetto XIII eletto patriarca di Antiochia.

Delle suffraganee, nella riforma di Pio VII (1818), solo Castellamare di Stabia fu lasciata a S.; le altre, private della dignità vescovile, vennero incorporate nel territorio dell'arcidiocesi.

II. MONUMENTI

Sotto l'Impero romano S. fu ricca di monumenti grandiosi; oltre ai templi di Afrodite, di Cerere e di Cibele, ebbe terme, circo, teatro, e perfino un Pantheon. Molto fu disperso nel medioevo, ma per S. il flagello più grave furono le flotte saracene, che scorrazzarono lungo il litorale.

Dei monumenti superstiti, la basilica di S. Antonino, sorta in luogo di un oratorio sul sepolcro del Santo, non conserva molto del suo stato primitivo, dopo il rifacimento barocco. Oltre al portale del fianco destro (sec. XI), l'interno ha colonne antiche rimodellate nei secoli scorsi, la cripta anch'essa rifatta nel 1700 e buoni dipinti di Giacomo Del Po (1678) e G. B. Lama (1734) con episodi della vita di s. Antonino e della storia sorrentina. Il Duomo, rifatto nel '400 e ancora recentemente, è a tre navate sorrette da pilastri. L'interno conserva buone opere del passato; un pastorale gotico, il trono arcivescovile e il pulpito marmoreo del 1573, un Presepio (tavola del sec. XV), una Madonna di Silv. Buono (1582), un bassorilievo del sec. XV ca. con il Redentore e gli Apo-

stoli nella prima cappella a destra e grandi dipinti nel soffitto della navata maggiore di Nic. e Or. Malinconico e Giac. del Po (1685) con la rappresentazione di 4 Martiri sorrentini e 4 Vescovi patroni. Il portale del campanile ha due coppie di antiche colonne e frammenti vari: altri notevoli avanzi dell'antica Cattedrale si conservano nel settecentesco Museo Correale, tra cui due plutei adorni di pegasi e ippogrifi affrontati con tronco e vite, sei formelle decorate con l'aquila sveva o uccelli, leoni e mostri, frammenti di ambone e transenne e materiale vario forse del sec. XIII. Delle altre chiese di S., notevoli quella di S. Francesco con il chiostro medievale dell'antico convento e l'altra di S. Baculo, ora della Vergine del Rosario, sorta sul posto del Pantheon romano.

BIBL.: Ph. D'Anastasio, Lucubraciones in Sorrentinorum ecclesiasticae catalogue antiquitatee, Roma 1731; G. Maldacra, Storia di S., Napoli 1841; B. Capasso, Topografia stor. archeol. della penisola sorrentina, ivi 1846; id., Memorie stor. della Chiesa sorrentina, ivi 1854; id., Monumenta ad Neapolitiesi ducatos historiam pertinentia, ivi 1881, passim; P. B. Gams, Seria episcoporum...Ratisbona 1873, pp. 926-27; E. Bertaux, L'art dans l'Italie méridionale, Parigi 1904, p. 621 sgg., passim; B. Doria, Bibl. della penisola sorrentina e dell'isola di Capri, Napoli 1909; P. Toesca, Storia dell'arte ital. Il medioevo, Torino 1927, pp. 442, 849 e passim; N. Cortese, Il Ducato sorrentino, in Arch. II. per le prov. napol., 13 (1927), p. 18 sgg., passim; M. T. Tozzi, Sculture mediev. dell'antico duomo di S., in Boll. d'arte, 25 (1931-32), pp. 272 sgg., 305 sgg.; P. F. Kehr, Italia pont., VIII, Berlino 1935, pp. 406-11; G. Morazzoni, Il Museo Correale di S. (Itinerari di musei e monumenti d'Italia, 66), Roma 1938; M. Iguanez - L. Cerasoli - P. Sella, Rationes decimorum Italiae. Campania (Studi e testi, 97), Città del Vaticano 1942, p. 510, passim. V. EUBULO, I, p. 469; II, p. 268; III, p. 325; IV, p. 324; V, p. 366; Lanzoni, I, pp. 246-48 e 269; Cottincau, II, col. 3066. Pasquale Testini
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“SORRENTO, ARCIDIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 591. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/sorrento-arcidiocesi-di.