SPEZI, PIO

SPEZI, Pio. - Romanista ed in particolare cultore di storia e dello studio delle chiese di Roma, in Roma il 1° ott. 1861, m. ivi il 2 gen. 1940.

Docente di storia successivamente nei Licei di Ceccano, Teramo, Potenza, Roma, per più di 40 anni dedicò ogni sua energia a raccogliere, con vigoroso metodo scientifico, materiale da servire alla redazione di una completa bibliografia relativa alle chiese di Roma, da utilizzare, oltre che per la storia delle singole chiese esistenti e scomparse, per la risoluzione di problemi di topografia e di toponomastica. Carattere essenziale del suo lavoro è stato lo studio comparativo dei diversi cataloghi pervenuti delle chiese romane dal sec. V al XVII prendendo per base i quattro cataloghi fondamentali, quello di Cencio Camerario, l'Anonimo francese, l'Anonimo di Torino ed il catalogo del Signorili. Lo S. poté così stabilire con tavole sinottiche la messa a punto dell'onomastica e della topografia di ciascuna chiesa e redarre indici alfabetici in corrispondenza alle schede da lui compilate, facendo ricorso a tutti gli scritti che per qualsiasi motivo si sono occupati delle chiese di Roma; il risultato di questa indagine forma la prima parte della bibliografia dello S. La seconda parte è formata dalla bibliografia speciale; in essa figurano per ogni chiesa le diverse fonti ed i relativi studi ed informazioni. Quale fosse il metodo di lavoro dello S. poté già rilevarsi nella prima pubblicazione: Bibliografia metodico-analitica delle chiese di Roma, Saggio della lettera A (Roma 1928; estratto dal Bollettino di bibliografia romana diretto da C. Galassi-Paluzzi). Dopo la morte dello S. fu edito il I vol. di: Le Chiese di Roma nei XX secoli del cristianesimo. Bibliografia, topografia toponomastica (ivi 1940), che comprende l'introduzione, le fonti e la bibliografia generale degli stampati (pp. 43-233) e dei manoscritti (pp. 235-43). Recentemente la sig. Gaioni-vanelli-Recchi ha dato in deposito al Pont. Istituto di archeologia sacra le 34.000 schede messe insieme dallo S. Fu anche esimio studioso dell'opera di G. G. Belli del quale scoprì 121 sonetti inediti tra le carte di mons. Tizzani (v.) conservate nella Biblioteca dei Canonici Regolari Lateranensi in S. Pietro in Vincoli. Fra i suoi saggi storici poi si ricordano Gli angeli di S. Agnese, in La vita italiana, 2 (1894), e Pio V e i suoi tempi (Roma 1904).

del Bunsen riuscì a carpirne la buona fede, portandolo ad aderire alla Convenzione dei 19 giugno 1834, conclusa dall'arcivescovo con il governo prussiano all'insaputa del Pontefice ed in diretto contrasto con il breve *Literis altero abhinc anno* di Pio VIII del 1830.

BML: H. Brück, *Gesch. der kath. Kirche in Deutschland im 19. Jahrh.*, I-II, Magonza 1887-88, passim; W. Schnieder, *Freiherr vom Stein und Erzbischof Graf von S. Ein Briefwechsel*, in *Deutsche Rundschau*, 211 (1927), pp. 201-20; 212 (1927), pp. 31-47; H. Bastgen, *Graf S. und der Heilige Stuhl*, in *Römische Quartalschrift*, 39 (1931), pp. 507-605; F. Schnabel, *Storia relig. della Germania nell'Ottocento*, trad. it., Brescia 1944, passim; F. Lauchert, s. V. in *LThK*, IX, coll. 722-23, con bibl.: M. Braubach, *Die Lebenskronik des Freiherrn Franz Wilhelm von S.*, Münster 1952, passim.

SPIELBERG. - Castello della città di Bruna (Brünn, Brno) in Moravia (Cecoslovacchia), famoso nella storia del risorgimento per essere servito da carceri e condannati dei processi politici del Lombardo-Veneto, fra cui si annoverano principalmente Silvio Pellico, Pietro Maroncelli, Federico Confalonieri, Pietro Borsieri, Giorgio Pallavicino, Gabriele Rosa e il francese Alessandro Andryane. La sua fama si deve in modo particolare - come è ben noto - alle *Mie Prigioni* del Pellico.

Occorre specialmente ricordare che l'importante Francesco I era convinto che i patrioti italiani, cospirando contro di lui, avessero violato al tempo stesso le leggi della morale cristiana ed era sinceramente preoccupato della loro eterna salute: la prigionia doveva essere quindi, secondo la sua opinione, non soltanto il castigo meritato da chi aveva attentato alle istituzioni, ma anche e soprattutto un efficace mezzo di redenzione spirituale, un incentivo alla "conversione". Che questa dovesse poi manifestarsi, sul piano pratico, con nuove rivelazioni in merito alle congiure alle quali i condannati avevano partecipato, sta a confermare la pericolosa ed arbitraria, anzi unilaterale, commistione fra sacro e profano che fu deteriore caratteristica comune di tutte le antiche dinastie cosiddette di "diritto divino" e quindi anche del regime absburgico. Sta di fatto comunque che l'Imperatore si preoccupò costantemente che i prigionieri potessero soddisfare ai loro doveri religiosi (la S. Messa era celebrata regolarmente nella cappella del carcere da padri cappuccini), fece fornire loro libri di pietà e nominò dei sacerdoti che avessero cura delle loro anime. Dapprima fu l'agostiniano p. Battista Vorthey (1823), quindi d. Stefano Paulowich-Ludwig (I.v.); 1823-27), d. Giorgio Wrba (1827-28) e finalmente d. Vincenzo Zinck. Tranne il Paulowich - che non portò nel delicato incarico sufficiente tanto, perché più ligio al trono che non all'altare -, tutti furono eccellenti direttori spirituali dei prigionieri, secondo concordemente affermato quanti fra essi hanno lasciato memorie autobiografiche della loro detenzione.

I detenuti politici italiani che decedettero allo S. in numero di cinque, spiravano tutti con i carismi di religione, compresi Silvio Moretti, che in gioventù aveva abbandonato lo stato sacerdotale, e Giovanni Vincenti, che nel corso della vita errabonda aveva aderito al calvinismo. Ad Alessandro Andryane fu impartito il Battesimo *sub conditione* per essere egli nato in Francia nel colmo della Rivoluzione.

Il Paulowich riferì spesso all'Imperatore che la maggior parte dei detenuti non si era convertita e abbastanza. E se in altro - e più sostanziale - senso si può concordare con lui, in quanto non tutti, restituiti a libertà, perseverarono nell'osservanza di quelle pratiche religiose a cui si erano riavvicinati nel carcere, resta, tuttavia, altrettanto vero che il Pellico, il Confalonieri, il Pallavicino, il Solera, il Villa, l'Orboni e molti altri uscirono dallo S., o vi morirono, riconciliati con la fede della loro gio-

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spicile adita per fratrem
Bartolomaeus de finia pifiam ordinis predicatorum de obferuntia lecto,
rem sacrae teologie quicunque
minc continetur, decifunt.

propugnaculus arifto, de imortalita
reanimae contra Zeno, Laurentum, et
litera eiusdem Laurenti eccementario,
ne fia fuperlibros arifto, de alia quam
rum popofito deferunt affumpta.

utela veritatis de imortalitate animae
contra perri poponacium Laurenti
conglomeratum pertertum eiusdem
libro de imortalitate animae fideliter to,
conferto.

sagellus in tres libros apologice eiusde
pertertus eadem materia.

tantis eufrico de odine facro.

(1st. Esc. Catt.)
Spina, Bartolomeo - Frontespizio degli Opuscula, Venezia, per i
tipi di G. de Gregorii, 1519 - Roma, esemplare della Biblioteca
nazionale.

nia), In der neuen Welt (2 voll.), dove sono vivace-
mente narrate la geografia, le scoperte, l'evangelizza-
zione delle varie nazioni, e inoltre 20 voll. di rac-
conti missionari della collezione Aus fernen Landen; a
questi, altri romanzi più sostenuti si devono aggiungere,
di cui principali: Die Wunderblume von Woxindon (2 voll.),
1833, 13a-14a ed. 1923); Lucius Flavus (2 voll. 1898,
16a ed. 1926); Kreuz und Chrysanthemum (2 voll. 1902,
8a ed. 1920); Taffer und Treu (2 voll. 1897, 16a ed.
1930); Um das Leben einer Königin (2 voll. 1900, 14a ed.
1923); notevole in modo particolare il racconto storico
sul segreto della Confessione, tradotto in 10 lingue, Ein
Opfer des Beichtgeheimnisses (1896, 40a ed. 1937). Ro-
manzi e racconti sono raccolti in edizione popolare (14
voll., Friburgo in Br. 1920-28).

Bibl.: A. Baumgartner, Erinnerungen an P. J. S., in Stimmen
aus Maria Laach, 60 (1905), pp. 1-22; E. Staehelin, Der Jesu-
tendem und die Schweiz, Basilea 1923, pp. 142-43.
Celestino Testore

Spina, Alfonso Lopez de. - Frate minore, già
israelita, dotto teologo, illustre per pietà e dottrina,
efficace predicatore, rettore dello Studio minoritico
di Salamanca e vescovo Thermopolitanus (1491);
m. ca. il 1491 nel convento Palentino della provincia
della Concezione.

Ebbe notevole successo una sua opera, ordinata a
premuri e fedeli contro gli eretici, dal titolo Fortalitium
fidei (Strasburgo s. a. [ca. 1471]; Basilea s. a. [ca. 1475];
Norimberga 1485, 1594, 1525; Lione 1487 e 1511), giu-
dicata «opus eruditum, splendido titulo, voce barbara,
et divinarum rerum cognitione praestanti». Lasciò pure
manoscritti: Sermones de excellentia nostrae fidei; Tra-
tatus de fortuna dicatum Joanni Castellae Regi; Sermones
22 de nomine Jem.

Bibl.: Wadding, Scriptores, p. 14; Sbaralea, pp. 26-30; A. Teetaert, Spina (Alphonse de), in DThC, XIV, 11, coll. 2477-79. Felice da Mareto

Spina, Bartolomeo. - Teologo domenicano, n.
a Pisa nel 1475, m. a Roma nel 1546.

vincenza, rinnegando le massime ateistiche dalle quali si
erano lasciati traviare nel tempo della attività rivoluzio-
naria. Non tutti, certamente, raggiunsero le altezze spi-
rituali del Pellico: ma per la maggior parte di essi il pe-
riodo trascorso allo S., tra le afflizioni materiali e morali
del durissimo regime carcerario, segnò effettivamente un
ritorno alla fede e l'inizio di una vita sinceramente cri-
stiana.

Bibl.: R. U. Montini, I confessori, cap. 5 del vol. III di Do- cumenti e Studi del Comit. naz. di Studi spielberghiani, in corso di stampa. Renzo U. Montini

Spiera, Francesco. - Protestante italiano ri-
tornato al cattolicesimo, n. a Cittadella nel 1502, ivi
m. nel 1548. Avvocato nella sua città, denunziato
all'Inquisizione di Venezia quale detentore di libri
eretici e sospetto di eresia, si confessò pentito davanti
al Tribunale e fece solenne abiura nella chiesa di
S. Marco a Venezia e nella parrocchiale di Cittadella.

Secondo quanto si propagò negli ambienti protestanti,
ritornato a casa avrebbe provato un intenso rimosso del-
l'abiura fatta, per cui sarebbe caduto in profonda dispera-
zione, per aver commesso con ciò il peccato imperdonabile
contro lo Spirito Santo. Nonostante il richiamo degli
amici all'universalità della Grazia e le cure dei medici a
Padova, egli sarebbe morto nella disperazione, anzi, se-
condo alcuni, suicida.

Nella relazione redatta dall'arciprete di Cittadella lo
S. risulta deceduto di morte naturale, e non più cosciente
di sé negli ultimi istanti. Fu il Vergerio (v.) a fare del caso
S. un episodio di propaganda eretica; egli anzi disse ch'era
stato proprio quel caso a spingerlo ad abbandonare la
Chiesa; ne scrissero poi Matteo Gribaldi e Enrico Sesto,
che si dissero testimoni oculari della vicenda. Calvino ne
trasse occasione per condannare il «nodemismo» italiano,
la leggerezza francese e la debolezza tedesca nella fede.

Bibl.: Epist. di Giorgio Siculo alli cittadini di Riva di Trento contro il mendacio di Fr. S., Bologna 1550; P. P. Vergerio, La Historia di M. F. S., s. l. 1551, altra ed. in Bibl. della Riforma, Firenze 1833; C. S. Curione, Historia Spireiae, Basilea 1555 (con la storia del Vergerio, l'epistola del Gribaldi, la lettera di Calvino, l'Exemplum memorabile H. Sesto autore, e altri scritti); P. Paschini, Pier Paolo Vergerio il giovane e la sua apostasia, Roma 1925, p. 146 sq.; D. Cantimori, Fratici italiani del Cin- quecento, Firenze 1940, pp. 58, 61, 64-65, 153. Mario Bendiscioli

Spillmann, Joseph. - Gesuita, storico e nar-
ratore popolare, n. a Zug (Svizzera) il 22 apr. 1842.
m. a Lussemburgo il 23 febbr. 1905.

Entrato nell'Ordine il 22 sett. 1862, ordinato sacerdote
nel 1874, fu dal 1875 collaboratore, e, dal 1880 fino alla
morte, redattore del periodico Stimmen aus Maria Laach,
dove trattò particolarmente argomenti di storia ecclesia-
stica. Frutto di que-
sta cooperazione,
oltre a

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(da Dis Katolischen Missionen, eticbre (Mistilsm3rs 1901, tav. contro il frontespizio)
SpiLlmann, Joseph - Ritratto.

gli articoli,
è l'opera: Geschichte
der Katholikenwer-
folgung in England
1535-1681 (5 voll.,
Friburgo in Br.
1901-10), ricca di
documentazione ar-
chiviale e anche ine-
dita. Attese pure
efficacemente al pe-
riodico Die Katholi-
schen Missionen, fon-
dato dal p. R. Cor-
nely nel 1873, di
cui fu direttore per
20 anni. A questa
attività si devono i
6 voll. di viaggi:
Rund um Afrika,
Durch Asien (2 voll.),
Über die Südsee
(Australia e Ocea-

(da Die Katholischen Missionen,
ottobre 1901-settembre 1905,
tav. contro il frontespizio)
Spillmann, Joseph - Ritratto.