SS. Vittore e Giovanni in Monte di Bologna. Invece
S. Croce di Mortara era una prepositura. Queste colle-
giate e molte altre all'estero spiegarono un rigoglioso
sviluppo in numerose dipendenze di priorati e di parroc-
chie, senza però alterare la loro primitiva costituzione giu-
ridica. Soltanto più tardi alcune adottarono la forma di
congregazione con una direzione superiore centrale e con
case giuridicamente equiparate tra loro.
Non risulta dai documenti che ai C. r. fosse imposta
una determinata regola. I riformatori esigenvano da
essi la pratica della vita comune con il totale distacco
dai beni; ogni capitolo adottava perciò liberamente
gli statuti atti a fomentare tale pratica. Vennero così
varie regole, adattamenti di statuti o usi particolari.
Nemmeno fu loro proibito di servirsi delle norme con-
tenute nelle due antiche regole canonici non con-
trarie allo spirito della nuova vita abbracciata. Tali
norme non erano state esaurite nel Sinodo Romano
del 1059. Ciò spiega come nella prima fase di sviluppo
dell'Ordine, dal 1050 sino a ca. il 1130, si riscontrano
varie regole, che possono chiamarsi primitive in rap-
porto ad un'altra, che in un secondo tempo le sostituì.
La regola ufficiale dei Canonici, cioè quella di Aquisgra-
na, dapprima non fu abbandonata, ma emendata e ampliata.
Lo attestato le aggiunte alla regola medesima esistenti nei
codd. del sec. XI: Ottobon. 38 V. Lat. 485 e 1351 della
biblioteca Vaticana (C. Egger, De antiquis regulis Canonici.
reg., in Ordo Can., I [1946], pp. 44-48), che contengono
tutta la regola di Aquisgrana all'infuori dei capitoli incri-
minati dal Sinodo del 1059, e molti presi dalla Regola di
S. Benedetto e di S. Crodengano (A. Werminghoff, Die Be-
schlüsse des Aachener Concilis im Jahre 816, in Neues Ar-
chiv der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichtshunde, 27
[1902], pp. 40-45; C. Egger, loc. cit., p. 48). Sarebbero due
parti di un testo comune da cui furono trascritti: vi figuano
i capitoli della regola imperiale, ad eccezione di quelli con-
trari alla totale rinunzia alla proprietà, che è inculcata con
altri precetti. Ciò prova che la regola così emendata servì
ai Canonici riformati. Un'altra regola certamente usata da
C. r. è quella che ha per titolo Regula de Patrum Augusti.
stini, Hieronymi, Gregori, Prosperi (Pomerio) atque Isi-
dori. I 62 capitoli sono il testo stesso dei capitoli della re-
gola di Aquisgrana e di quella ampliata di Crodengano:
solo il testo è emendato in ciò che riguarda la perfetta ri-
nunzia alla proprietà. Il codice era il liber capitularis della
prepositura di S. Michele di Càmeri (Pavia) e si trova oggi
nel museo civico di Pavia (Inv.: martirologio di Usuardo,
B. 28, n. 146). V'è poi il cod. Ottoboniano 175 che rappre-
senta una ulteriore e più libera elaborazione della regola
di Aquisgrana, dove sono stati inseriti molti detti dei
SS. Padri sulla disciplina del clero, alcuni capitoli della
Regola di S. Benedetto. È interessante che vi compaia per
la prima volta un passo della cosiddetta regola di S. Ago-
stino, citato semplicemente come autorità.
Altri compilatori seguirono lo spirito delle due regole
antiche dei Canonici nel comporre il nuovo testo di regola.
Ciò fece Pietro, detto Peccatore, fondatore e primo priore
di S. Maria in Porto (Ravenna). La regola portuense fu
approvata da Pasquale III nel 1116. Il medesimo metodo
fu osservato da Mangelodo di Lauterbach, primo pre-
posito della collegiata di Marbach, fondata nel 1089. An-
che questa regola fu approvata da Callisto II. A queste varie regole adottate dall'Ordine nella prima
fase di sviluppo, conviene aggiungere quella cosiddetta di
s. Agostino. Non è ancora accertato dove essa fece la prima
compara, se in qualche collegiata di Francia, di Germania
o altrove. Il testo odierno della regola, ad eccezione del
principio: Aute omnia... principaliter nobis data, è rico-
nosciuto da tutti come opera di Agostino. Fu pure affer-
mato dagli storici che il testo fu scritto come regola desti-
nata ad uomini. Invece autori recenti ritengono che esso
era in origine una lettera (211) indirizzata alle sacre ver-
gini d'Ippona. Essa sarebbe stata trascritta con adatta-
mento per il sesso maschile durante il sec. VII probabil-
mente nelle Gallie. Ce ne fa fede il codice di Corbie del
sec. VII che contiene il più antico manoscritto della "re-
gola adattata a uomini, la quale, a quanto sembra, serviva
come lettura spirituale per i monaci" (cf. A. Casamassa, Il
più antico codice della regola monastica di s. Agostino, in
Rediconti Pont. Acc. rom. arch., I [1923], pp. 25-105).
Durante il sec. XII la regola di s. Agostino divenne la
regola ufficiale dell'Ordine, benché il suo testo non fosse
ancora fissato. Ciò risulta dai codici ed è una prova evi-
dente che essa fu liberamente scelta dai Canonici. In varie
collegiata, come dai Canonici di S. Vittore di Parigi e da
quelli di Marbach, fu accettato per regola il solo testo
genuino. Presso altre questo era preceduto da un altro,
oggi ritenuto da tutti come spurio, che incomincia con
le già citate parole: Ante omnia, tale quale si trova nel
cod. Corbiense del principio del sec. VIII. Altri capi-
toli tolsero dal testo spurio tutto il paragrafo su l'ufficio
divino e sul lavoro manuale ed altre pratiche monacali
poco confacenti ai Canonici, sicché non ne rimase che
il principio. Altrove questo inizio figura nel titolo della
regola e nel testo genuino è ricordato nel modo seguente:
Haec sunt quae praecipimus observari, ut in canonica habi-
tantes post principalia praecepta Dei et proximi, caritatis
viculum custodatur. Simili varianti si riscontrano nei
codici sino a tutto il sec. XV. Quando si stabilì defini-
tivamente il testo della regola di s. Agostino il pre-
cetto della carità, raccomandato dalle parole iniziali
della regola spuria, fu conservato alla regola agostiniana,
definita regola per eccellenza della carità da praticarsi nella
via comune religiosa. Con il diffondersi di questa regola
presso i C. r., l'Ordine è menzionato nelle bolle pontifice
come costituito: secundum Deum et s. Augustini regulam.
Con l'osservanza della vita comune perfetta fiori il
culto divino con le solenni funzioni liturgiche e l'ufficia-
tura diurnea e notturna. A questo scopo principale i Cano-
nici consacrarono la maggior parte della loro attività
giornaliera.
Molte collegiate, specialmente se fondate da zelanti
vescovi, al principio rimasero soggette alla loro giurisdi-
zione. Poi i C. r. ottennero la protezione della S. Sede ed
altri privilegi non escluso quello di eleggere il proprio pre-
bato. Papi e vescovi concessero pure a molti capitoli dei
benefici parrocchiali. Presto si praticò dai C. r. la benefi-
cenza a favore dei poveri e dei pellegrini. Fuori del re-
cinto di clausura esisteva a tale scopo un locale, chiamato
hospitium oppure hospitale. La cura dei ricoverati era
affidata ad un canonico chiamato magister hospitii. Di que-
sta beneficenza, largamente praticata dal sec. XI ai nostri
giorni, si resero sommamente benemeriti i C. del
Gran S. Bernardo, i C. r. del S. Sepolcro, conservatisi
fino al sec. XIX, i C. r. di S. Antonio, di S. Spirito, i
quali avevano una delle due case centrali a Roma che
ne conserva tuttora il nome (ospedale di S. Spirito).
Per riparare alla mancanza di una direzione generale
nell'Ordine e all'eventuale rilassamento della disciplina
regolare, il IV Concilio Lateranense sotto Innocenzo III
(1215), prescrisse ai C. r. e ai Benedettini la celebra-
zione di capitoli provinciali triennali. In essi dove-
vansi nominare visitatori e alcuni prelati per compiere
la visita canonica alle varie case. La necessità di una ri-
forma fu sentita nel secolo seguente. Benedetto XII la
ordinò con la Costituzione del 25 maggio 1339 (Bullarium
romanum, Torino 1857 sgg., p. 424). Il documento con-
tiene delle disposizioni per l'accettazione e l'educazione
dei giovani, l'ufficiatura, gli uffici, il vitto, il vestito, l'am-
ministrazione dei beni, le biblioteche e gli archivi. L'Or-
dine allora comprendeva quattro province in Italia, cin-
que in Francia e sette negli altri paesi. Dopo un effimero miglioramento la disciplina regolare peggiorò con l'apparire dello scisma e del sistema delle commende; continuò la secolarizzazione, e dei capitoli delle cattedrali solo qualcuno rimase regolare di nome sino al sec. xvir. Non fu più tentata un'altra riforma generale; però, a più riprese, si manifestarono delle correnti innovatrici, che infusero nuova vita all'istituzione. In tal modo, per opera quasi sempre dei canonici stessi, sorsero le Congregazioni. Le canoniche, sino allora indipendenti tra loro, furono riunite in un corpo solo con una direzione centrale, costituita da un superiore generale, con alcuni consiglieri. Queste Congregazioni adottarono pure la celebrazione dei capitoli generali, annuali da principio, triennali in seguito. Alcune, accanto a queste innovazioni, mantennero le caratteristiche primitive dell'Ordine, la perpetuità delle prelature e la stabilità degli individui, unendosi alle volte in modo da formare una Congregazione sul tipo di quelle monastiche.
Una particolarità dell'Ordine sono le sue scuole spirituali :
1. La scuola di S. Vittore : i suoi rappresentanti principali, Ugo, Riccardo, Adamo, Accardo, Tomaso Gallo, sono d'indole piuttosto speculativa e sotto l'influsso dello pseu-do-Dionigi. Tutto il

creato, le vicende
storiche e in modo particolare le S. Scritture, contengono un «nucleo divino» che si conosce attraverso la meditazione intuitiva. Da questa si assurge alla contemplazione che è una considerazione affettiva della verità divina, scevra del "fumo delle passioni».
2. La scuola di Windesheim : più conosciuta sotto il nome di «Devotio moderna». Essa indica appunto una nuova corrente spirituale, la quale, per mezzo dei C. r. di Windesheim e dei Fratelli della vita comune, si diffuse nei Paesi Bassi, in Germania, Austria. Italia, Francia, Spagna.
3. La scuola Lateranense: la Congregazione Lateranense, nel fervore della riforma, produsse una letteratura assai ricca d'indole ascetica, ispirandosi non di rado alla "Devotio moderna»; senza schemi complessi, insiste sulla rinunzia al mondo e alla propria volontà, dà minore importanza alle austerità che alla preghiera filiale e intima ed alla frequenza dei Sacramenti. Tra gli autori, che hanno anche il merito di essersi serviti di solito del volgare, sono da annoverarsi : Paolo Maffei, Serafino da Fermo, Pietro da Lucca, Serafino da Bologna, Alessandro Torre, Nicola Bambacari.
Nel campo missionario i C. r. di S. A. si resero benemeriti, nei secc. xir e xiri, dell'evangelizzazione di alcune tribù slave della Germania settentrionale e dei popoli baltici. Il canonico regolare s. Vicelino predicò il vangelo ai Vagri, s. Meinardo coronò la sua attività missionaria nel Baltico con la morte. La Congregazione portoghese di S. Giovanni Evangelista portò più tardi la buona novella nel regno del Congo, in Abissinia e in India; C. r. spagnoli collaborarono nel 1500 alla conversione degli Indianid'America.
Il contributo dell'Ordine alla cultura e alla civiltà è considerevole. Notiamo anzitutto la scuola teologica di S.
Vittore di Parigi con Ugo, Riccardo, Goffredo, Gualtiero, Roberto di Flamesbury, Pietro di Poitiers ed i biblisti Andrea e Pietro Comestore. Il collegio dei C. r. di Val des Ecoliers faceva parte della facoltà teologica dell'Università di Parigi. Nel campo teologico notiomo inoltre Gerhoh di Reichersberg, Martino di Aspilcueta, detto Navarrus, Giovanni Crisostomo Trombelli ed Eusebio Amort, gli ultimi due, insieme con Gabriele Pennotto, anche insigni storiografi dell'Ordine. Per tutto il medioevo erano famosi come canonisti s. Ivo di Chartres e Stefano di Tournai. Per gli studi orientali e biblici sono da nominarsi, limitandoci, come anche sopra, a qualche figura rappresentativa, Ambrogio Teseo, Agostino Steuco, Sebastiano Scemiller, Giovanni Crisostomo Mitterrandner. Per la poesia latina medievale è celebre Andrea di S. Vittore, in quella umanistica Girolamo Vida, Basilio Zanchi, Giovanni Battista Santeul (Santolius). Alessandro Marino si può chiamare il fondatore dell'Accademia di S. Cecilia in Roma.
II. PRINCIPALI
CONGREGAZIONI ESTINTE.
Fare un elenco di tutte le Congregazioni dei C. r. di S. A. significherebbe nominare gran parte delle cattedrali e collegate d'Europa; basterà solo indicare alcune delle principali, estintesi nel corso dei secoli, prima
di far cenno di quelle che tuttora esistono.
4. La Congregazione del S.mo Salvatore, detta unche Renana. - Fu cosi chiamata dalla chiesa del Salvatore di Bologna presso la quale, nella metà del sec. xiv, si trasferirono i C. r. di S. Maria di Reno. Questa rinomata collegiata era sorta al principio del sec. xir presso il torrente Reno nel territorio bolognese; ma l'inizio della Congregazione fu opera di Stefano Agazzari, priore dei C. r. di recente fondazione in S. Ambrogio di Gubbio. Egli ottenne da Martino V nel 1418 l'unione di S. Ambrogio con S. Salvatore e l'anno seguente la Congregazione era fondata. Altre canoniche si unirono ad esse e alla fine del secolo seguente raggiunsero il numero di quaranta, tra cui le romane di S. Pietro in Vincoli, di S. Lorenzo fuori le mura e di S. Agnese. La Congregazione ebbe molti uomini distinti per virtù e scienza, tra cui il b. Arcangelo Canetoli, Agostino Steuco, il card. Andrea Galli e l'arcivescovo Vincenzo Gorofali. Soppressa nel 1810 , fu ripristinata negli anni 1814-19 ed unita alla lateranense nel 1823.
2. La Congregazione di S. Giorgio in Alga-Venezia. - S. Giorgio era un antico priorato di C. r., ridotto nel 1404 al solo priore con due laici a tacite professi». Il priorato fu soppresso e a S. Giorgio si stabilì una collegiata di Canonici secolari di vita comune molto osservante. Fu approvata da Gregorio XIII nel 1407. Figurano tra i primi canonici i nipoti del Papa, Antonio Correr e Gabriele Condulmer, più tardi Eugenio IV, e s. Lorenzo Giustiniani. Ebbero più case in Italia tra le quali S. Salvatore in Lauro a Roma. Divennero regolari quando-Pio V nel 1570 impose loro i voti solenni. Clemente IX li soppresse nel 1668 e i beni passarono alla repubblica per la guerra contro i Turchi.
5. La Congregazione di Windesheim
Fu fondata nel 1386 a Windesheim presso Zwolle da Fiorenzo Raddevijns e sei Fratelli della vita comune e approvata da Bonifacio IX e Martino V. Si diffuse rapidamentenei Paesi Bassi e in Germania. Specialmente nel sec. XV fu altamente benemerita della riforma della vita canonica. Scomparve con la soppressione napoleonica. All'inizio di quel secolo le furono aggregate varie case di C. r. con la casa principale di Groenendael costruita dal b. Giovanni Ruysbroeck. Nel 1432 altre dodici canoniche con quella principale di Neus, della diocesi di Colonia, si unirono ad essa. Anche la prepositura di Marbach, spogliata e rovinata dagli Armagnacchi, risuscitò a nuova vita nel 1464 con l'incorporazione nella Congregazione. Nel suo massimo sviluppo essa contava ben centoventi case, molte delle quali perirono con la Riforma. Nel sec. XVII vi fu anche un tentativo di unione alla Congregazione Lateranense. Con la soppressione napoleonica scomparve definitivamente.
4. La Congregazione di S. Vittore e di S. Genovetta di Parigi. - L'abbaia di S. Vittore, fondata da Guglielmo di Champeaux, fu approvata da Pasquale II nel 1114. Divenne presto un rinomato centro di cultura. Fra gli illustri canonici vittorini figurano Ugo, Riccardo e Adamo. Come dipendente l'abbazia ebbe molti principi e parrocchie. Dopo anni di splendore, fu trovata dal turbine rivoluzionario. Alla fine del sec. XV fallì un tentativo di unione con la Congregazione di Windesheim. Nel 1515 si associò alla nuova Congregation réformée de France, che fu denominata di S. Vittore. Ma nel 1544 i vittorini ritornarono indipendenti. Incominciò la serie degli abati commendatari. Il governo dell'abbazia fu affidato a priori vicari sino al 1641; questi divennero poi priori triennali. Nel 1634 da un'altra riforma, promossa dal priore Carlo Faure dell'abbazia di S. Genovetta e dal card. de la Rochefoucauld, sorse la Congregazione di S. Genovetta. Ne fecero parte numerose abbazie e priorati di Francia ed alcuni dei Paesi Bassi, ma anche essa fu travolta dal turbine rivoluzionario. Fra gli ultimi Canonici di queste abbazie parigine morirono martiri: il b. Carlo Maria Bernard, bibliotecario di S. Vittore, i b. Giovanni Francesco Bonnet de Pradal e Claudio Ponce di S. Genovetta.
5. La Congregazione del S. mo Salvatore Nostro. - Fu fondata da s. Pietro Fourier, canonico regolare dell'abbazia di Chaumont, e parroco di Mattanicourt nella Lorena. Il Santo aveva già dato vita alla Congregazione delle Canoniche segretari di Nostra Signora quando (nel 1623) si accinse alla riforma della vita canonica nelle abbazie della sua regione. Nel 1628 la riforma era stata accettata da otto case, che Urbano VIII, con la bolla del 28 ag. dello stesso anno, riunì in Congregazione. Ad essa concesse in pari tempo che il superiore generale fosse eletto a vita. Si propagò specialmente nella Lorena e nella Savoia e si rese benemerita nel sacro ministero e nell'istruzione ed educazione della gioventù maschile.
6. La Congregazione di S. Croce di Coimbra in Portogallo. - Fu così chiamata dalla casa centrale eretta nel 1132 da Tellone, arcidiacono della Cattedrale. I canonici adottarono le consuetudini di quelli di S. Rufo di Valenza. A Coimbra visse tra essi s. Antonio di Padova prima di entrare nell'Ordine francescano. Da una riforma promossa dal re Giovanni II, sorse nel 1527 la Congregazione con varie case sparse nel regno lusitano.

burg nell'Austria Inferiore (1108), Novacella o Neustift in diocesi di Bressanone (1142), Reichersberg, diocesi di Linz (1084), Vorau, diocesi di Seckau (1163). Alcune di queste prepositure sono veri centri di cultura con ricche collezioni di opere d'arte, manoscritti, incunaboli (nella biblioteca di S. Floriano se ne conservano 800). Durante i secc. xvi e xvir si effettuo tra questi monasteri e la Congregazione del Salvatore lateranense un'unione caritativa e la comunicazione dei privilegi; da quel tempo questi C. r. si chiamano Lateranensi ed i prevosti abati Lateranensi.
Secondo l'antico costume dell'Ordine ogni prepositura ha un certo numero di parrocchie, incorporate alla medesima (complessivamente in tutta la Congregazione 110 parrocchie), dove svolge l'attività pastorale. Nelle prepositure i C. r. si applicano all'ufficio corale, allo studio e all'insegnamento. Klosterneuburg è famosa per il suo "apostolato liturgico" (Volksliturgisches Apostolat), movimento che cerca di stimolare la partecipazione attiva alla sacra liturgia da parte dei fedeli. A questo ramo di C. r. apparteneva il celebre Gerhoh di Reichersberg.
Nel Capitolo generale vengono eletti l'abate generale, che presiede alla Congregazione per sei anni, ed il convisitatore che compie la visita canonica nella prepositura propria dell'abate generale. La Congregazione conta oggi 6 case con 349 canonici.
3. Congregazione ospitaliera dei C. r. del Gran S. Bernardo. - La sua origine risale alla seconda metà del sec. XI. Il primitivo scopo era di provvedere al funzionamento dell'Ospizio fondato da
s. Bernardo, Aosta (v.), sul Monte Giove, in sostituzione dell'ospizio carolingio di Bourg-St-Pierre, distrutto. E retta da un prevosto (praepositus), nominato a vita dal Capitolo generale; egli riceve la benedizione abbaziale ed è insignito di tutte le prerogative degli abati dei monasteri sui iuris e di altri particolari privilegi, in virtù della bolla che Clemente XIII indirizzo, il 9 ag. 1762, al prevosto Claudio Filiberto Thévenot.
Oggi i Canonici, oltre la cura degli Ospizi del Gran S. Bernardo e del Sempione, esercitano in modo stabile il ministero in nove parrocchie della diocesi di Sion e in una della diocesi di Aosta. Inoltre dal 1933 hanno iniziato una missione, posta sui confini della Birmania, del Tibet e della Cina (il can. Maurizio Tornay, trucidato nel sett. 1949, è la prima vittima della missione). Sono tuttora in uso le Costituzioni promulgate dal card. Giovanni Cervantes, il 15 maggio 1438 (se ne conserva ancora il manoscritto originale, descritto da L. Quaglia in Archives héraldiques suisses, 63 [1949], pp. 26-29), adattate e completate dai vari Capitoli generali ed ora conformate alle prescrizioni del CIC. La Congregazione conta oggi 86 membri.
Bibl.: Regula S. Patris Augustini pro Canonicis Regularibus uernon Constitutiones pro iudizia Congregatione Con. Reg. Montis et Columnae Iovis, Lucerna 1723. Alle opere citate nella bibl. di BERNARDO d'AOSTA, si aggiunga: Fred.-Th. Dubois, Les armories de l'hospice du Grand-St-Bernard, in Archives héraldiques suisses, 28 (1914), pp. 150-53; id.. Arumines des Privóts du St-Bernard, ibid., 33 (1939), pp. 8-13, 46-53, 72-76, 176-32; L. Quaglia-D.-L. Galbreath, Sigillographie du Grand-St-Bernard, ibid., 61 (1944), pp. 10-14, 70-75; L. Quaglia, L'habil des chanoines du Grand-St-Bernard, in Revue d'hist. evtl. (viiv., 38 (1944), pp. 34-46; P. Croidys, Du Grand-St-Bernard au Thibet, Parigi [1949]; Chr. Simonnet, Thibet. Voyage au bout de la Chreticuit, ivi [1949].
A. Pietro Frutaz
4. Congregazione svizzera dei C. r. di S. Maurizio di Agauno. - Sembra che i monaci di Agauno abbiano adottata la regola di s. Benedetto nel sec. viI o viII, ma verso l'824 furono sostituiti da Canonici che seguivano probabilmente le prescrizioni di s. Crodegango, vescovo di Metz. Dalla metà del sec. viIt alla metà del sec. iv, gli abati erano contemporaneamente vescovi di Sion; in seguito, gli ufficiali degli ultimi Carolingi, poi i re del secondo regno di Borgogna, ed infine i primi conti della casa di Savoia si riservarono la supremazia su questa abbazia, di cui portarono talora il titolo di abate o prevosto, o ne davano i titoli ai loro parenti arcivescovi di Lione o vescovi di Aosta. Per consiglio di s. Ugo, vescovo di Grenoble, il conte Amedeo III di Savoia rinunciò alla commenda ed i Canonici della badia adottarono nel 1128 la regola di s. Agostino, con l'approvazione di papa Onorio II. Dal principio del sec. xiv aria metà del xvir, la badia era diventata una collegiata con parecchie prebende, e l'abate era signore temporale di molte località. Per iniziativa del nunzio apostolico Girolamo Farnese, l'abate Pietro Maurizio Odet iniziò nel 1642 il ripristino della vita regolare ed il nunzio Domenico Passionei approvò le nuove Costituzioni nel 1722, che furono poi riviste nel 1820, 1870 e 1931. Il re di Sardegna Vittorio Amedeo III nel 1782 creava conte l'abate, ed il papa Gregorio XVI nel 1840 lo elevava alla dignità vescovile col titolo di vescovo di Betlemme, con cattedrale la chiesa abbaziale.
I Canonici portano per privilegio di Eugenio III, secondo la tradizione, la mozzetta rossa; inoltre, il nunzio Odoardo Cibo, nel 1675, dice l'abito violaceo dei Canonici delle cattedrali di Savoia e Gregorio XVI, nel 1840, la cappa rossa. Dal medioevo, l'abbazia di S. Maurizio ha diverse parrocchie e Pio XI, nel 1933, stabili quali siano di giurisdizione nullius e quali incorporate plena iure alla badia dalla diocesi di Sion. Nel medioevo l'abbazia di Agauno partecipava alla fondazione delle abbazie di Abondance e di Filly nella diocesi di Ginevra, e reggeva parecchi priorati, come Vetroz (Vallese), Aigle (Vaud), Semur e Senlia (Francia), Ripaille (Savoia), questi ultimi fondati l'uno