CANONICI REGOLARI DI SANT'AGOSTINO

CANONICI REGOLARI DI S. AGOSTINO

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(da Rendicenti della Pont. Accad. rom. d'archesi, 1521)
CANONICI REGOLARI DI S. AGOSTINO - Il più antico codice della Regola di s. Agostino, proveniente da Corbie (fine sec. viii-inizio VIII) - Parigi, biblioteca Nazionale, cod. lat., 12.634, fol. 9.

CANONICI REGOLARI DI SANT'AGOSTINO. - Sono quei Chierici che vivendo in comune, secondo la cosiddetta regola di s. Agostino, attendono al ministero pastorale con l'obbligo dell'ufficiatura corale.

SOMMERIO:

I. Origine e sviluppo

II. Principali Congregazioni estinte

III. Congregazioni tuttora esistenti: 1. Congregazione dei C. r. Lateranensi del S.mo Salvatore. - 2. Congregazione austriaca dei C. r. Lateranensi. - 3. Congregazione ospitaliera dei C. r. del Gran S. Bernardo. - 4. Congregazione svizzera dei C. r. di S. Maurizio di Acauno.

I. ORIGINE E SVILUPPO.

Quest'Ordine, che ha la precedenza sugli altri (CIC, can. 491) ed è composto da Congregazioni autonome, si è sviluppato da raggruppamenti di chierici di vita comune o da capitoli claustrali che alla fine dell'età antica e in quella di mezzo sorgevano in ogni parte ad opera di vescovi zelanti. Si denomina da s. Agostino perché alle più lontane origini dell'istituto fu egli che realizzò in modo ideale questa forma di vita, e perché sin dal sec. XII la cosiddetta regola di s. Agostino fu adottata dall'Ordine. Questo, pertanto, unisce e fonde insieme l'ufficio proprio dei canonici, cioè il culto liturgico solenne, con la vita religiosa, cui si associano varie attività del ministero pastorale, in prevalenza quella parrocchiale. I C. r. di S. A. si differenziano dai Canonici regolari Premostratensi e Crocigeri, che costituiscono ordini con denominazione particolare, sia pure sulla base comune della vita canonica, e che hanno un loro fondatore e un'organizzazione propria.

L'origine del nome «canonico» e del relativo istituto regolare non ha avuto sempre una spiegazione soddisfacente e uniforme. Il «canone» che presso Carisio significava «regola grammaticale» e nel codice di Teodosio l'ordinamento dei contributi in natura della varie province (canon frumentarius), nella lingua ecclesiastica ben tosto veniva usato per indicare le prescrizioni intorno alla disciplina dei chierici e fedeli. Il canonico, nome che si ri-

scontra per primo presso s. Basilio e nei decreti del Concilio di Laodicea, rappresenta quindi, originariamente, un chierico, istituito e vivente secondo i sacri «canoni», spesso per distinguerlo dai chierici «vagantes» o addetti ad una chiesa privata, senza vero rapporto con il vescovo. In tale senso si comprende un canone del Concilio di Clermont del 535 che prescrive che quei sacerdoti che non sono «canonici» né nella città vescovile né nelle parrocchie rurali, ma che dimorano sparsi presso oratori privati, si debbano recare alla cattedrale almeno nelle grandi feste. S. Bonifacio, l'apostolo della Germania, in una lettera a papa Zaccaria, riferendosi alla decadenza del clero nel regno dei Franchi, dichiara di essersi obbligato ad aiutare soltanto i vescovi e sacerdoti canonici (MGH, Epistulae, III, p. 368).

Col tempo però il termine «canonico» si venne ad attribuire quasi per antonomasia a quei chierici che vivevano in monasteri presso cattedrali o altre chiese insigni, ma l'incertezza perdurava ancora a lungo; così, mentre la «regula canonicorum» di s. Crodegango è scritta appunto per il capitolo claustrale di Metz, in essa figurano «clerici canonici qui extra claustra in civitate commentare» (c. 21). Dal sec. VIII in poi appaiono quindi regole per i canonici, la cui vita conventuale s'impronta, sia pure in una maniera più blanda ed elastica, a quella dei monaci; si parla di «abbates canonici», distinti dagli «abbates regulares» dei monaci.

I C. r., ché tali si chiamavano dopo la divisione dei Canonici in secolari e riformati, avvenuta nel sec. XI, rappresentano, nel primo millennio, anche prima che la parola «canonico» assumesse il significato specifico di canonico claustrale, quella parte del clero che, sotto l'ubbidienza del vescovo, viveva in comune presso una chiesa, osservando una forma di vita religiosa. Dell'esistenza di questi raggruppamenti di chierici, che sull'esempio dei monaci seguivano tale tenore di vita - dei tre voti religiosi non si parla distintamente che al tempo degli Ordini mendicanti - abbiamo testimonianze precise. La prima ci viene fornita da s. Ambrogio (Ep. 63: PL 16, 1253-60) secondo cui s. Eusebio, vescovo di Vercelli, fu il primo in Occidente ad introdurre fra il clero della sua chiesa la vita comune dei monaci, da lui conosciuta durante l'esilio in Oriente. Altrettanto ci è attestato di s. Zenone, vescovo di Verona, che viveva monasticamente insieme ai chierici della sua cattedrale (PL 11, 498).

Questa vita esemplare non rimase un fatto isolato, perché altri presuli con il loro clero l'imitarono. Fra tutti si distinsero coloro che condivisero con Agostino tale genere di vita ad Ippona. Se la geniale istituzione agostiniana cadde sotto la persecuzione suscitata contro la Chiesa africana con l'invasione dei Vandali, non fu però dimenticata: molti l'apprezzarono come ideale di santità e si proposero anche di imitarla. Ne è una prova l'operetta De vita contemplativo di Giuliano Pomerio (PL 59, 415-520) per molto tempo attribuita a Prospero di Aquitania, ed un Vademecum per il clero, tutto impregnato di dottrina agostiniana. L'autore, che presiedeva in Arles ad una comunità di chierici, riferisce pure le massime riguardanti la vita comune del clero. Egli rimprovera coloro, che in congregazione viventes e possedendo dei beni, pretendono di essere mantenuti dalla chiesa (II, 10). Encomia invece colui che lascia il suo avere ai parenti o alla chiesa, oppure, venduto tutto, distribuisce il ricavato ai poveri per essere povero volontario (II, 11). Nella seconda metà del sec. V troviamo quindi nelle Gallie ecclesiastici con vita comune senza il totale distacco dai beni, mentre altri, certamente meno numerosi, come poveri volontari seguivano integralmente l'ideale agostiniano. Fautori nel sec. VI ne furono s. Cesario di Arles e s. Gregorio Magno. Quando, poco dopo il 742, Crodegango fu eletto vescovo di Metz, egli, che prima aveva professata la vita monastica, trovò nel clero della sua cattedrale una vita assai rilassata. La riforma di questi suoi più vicini cooperatori, denominati Canonici, fu una delle sue prime cure pastorali. Per essi compose

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una regola di vita comune di 34 capitoli (W. Schmitz, S. Chrodegangi Metensis Episc. regula Canonicorum, Hannover 1889) che è la prima del genere. Nel prologo che precede i capitoli dichiara che la regola sarebbe stata superflua se i pastori e i sudditi avessero osservato i canoni già esistenti sui loro doveri. Ciò prova che sino allora i Canonici non avevano una regola propria. Perciò Crodegango è da ritenersi l'autore della prima regola canonica, che contiene le norme per la vita comune, le occupazioni giornaliere e i doveri dei Canonici. Sono pratiche in gran parte desunte dalla vita dei monaci e adattate per i Canonici. Chi desiderava far parte del capitolo doveva donare i beni immobili alla Chiesa, conservandone l'usufruito; rimaneva proprietario dei beni mobili e alla morte una metà era destinata ai Canonici e l'altra ai poveri. Ricorda che i Canonici dovrebbero attuare l'ideale di perfezione (totale rinunzia), e ordina al vescovo di provvedere al necessario mantenimento di chi farà ciò. La regola fu adottata da altri Canonici e in seguito ampliata in 80 capitoli (PL 89, 1057-1098). Ma per quel che riguarda la facoltà di possedere, la nuova redazione rappresenta un peggioramento, perché permette ai Canonici beni immobili e mobili. Però la prescrizione di Crodegango riguardo ai poveri volontari è mantenuta. Ma il miglioramento di vita ottenuto con la riforma di Metz non fu di lunga durata. Altro tentativo di rialzare le sorti dell'istituto canonica fu compiuto da Ludovico il Pio, nel Sinodo imperiale di Aquisgrana dell'816. L'insieme degli statuti destinati ai Canonici del regno franco, chiamato regola imperiale di Aquisgrana (PL 105, 811-34), consta di 145 capitoli, dei quali 118 contengono molti canoni e decreti disciplinari di antichi concili e di sinodi africani nonché di estratti dalle opere di Padri. Gli altri riguardano le pratiche della vita comune e sono desunti dalla regola di Metz. Nel cap. 112 si ricorda ai Canonici lo stato di perfezione da conseguire con il distacco totale dalla proprietà; mentre, strana anomalia, con il cap. 115 si distrugge la vita comune, simile alla monastica e a quella di s. Agostino, col permettere ai Canonici di possedere. Il miglioramento promosso da Ludovico il Pio in parte si ottenne, ma fu molto effimero. La mancanza del voto di povertà e dell'uguaglianza esteriore a chi viveva in comunità di casa e di vitto, condussero a gravi abusi. La proprietà privata molto conferiva a rilasciare la regola: onde in progresso di tempo molti capitoli degenerarono (G. Hergenröther, Storia universale della Chiesa, trad. it., III, Firenze 1905, p. 218). L'istituzione incontrò giorni migliori solo quando la suprema autorità della Chiesa promosse efficacemente la vita comune regolare dei Canonici. Infatti i Papi e i loro zelanti cooperatori, avendo compreso che la causa principale della vita rilassata dei Canonici era il possesso dei beni e del denaro, avversarono il diritto di proprietà, ammesso dalla regola di Aquisgrana. Ciò avvenne nel Sinodo Lateranense del 1059 sotto Niccolò II, ove, alla presenza di 113 vescovi, Ildebrando, più tardi papa Gregorio VII, tenne un discorso di aspra critica contro tale licenza (J. Mabillon, Annales Ordinis s. Benedicti, IV, Lucca 1739, p. 689). Anche la razione giornaliera di 2 libbre di pane e di 5 libbre di vino o di birra concessa dalla regola (cap. 122), fu giudicata eccessiva e poco confacente a persone ecclesiastiche. Il 4° canone del Sinodo ordinò ai Canonici che, oltre alla obbedienza ed alla castità, osservassero anche la vita comune con la totale rinunzia alla proprietà come si conviene a dei chierici religiosi (Mansi, XIV, 898). Un altro promotore della riforma, s. Pier Damiani, criticava con parole ancora più severe i capp. 115 e 122 della stessa regola (Opusc., 24, Contra Clericos Regulares proprietarias: PL 145, 479 sgg.). La severità di giudizio dei riformatori contro la regola imperiale era giustificata dalla tenacità dei Canonici nel difenderla per sottrarsi alla riforma. Molti capitoli si manifestarono refrattari, ma la riforma ottenne dei notevoli successi sin dall'inizio a Roma ed altrove. Ildebrando poté affermare nel citato discorso che alcuni dell'ordine clericale, professavano vita comune con il voto di povertà in tantum ut nil sibi reservassent proprii. Tale esempio fu imitato dai Canonici di S. Martino di Lucca al tempo di Leone IX e Vittore II. Questi però non perseverarono e si opposero ad ogni ulteriore riforma. In com-

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CANONICI REGOLARI DI S. AGOSTINO - Ingresso alla prevostura dei Can. r. Lateranensi di Verrès (inizio sec. XVI) - Aosta.
(per cortesia di mons. A. P. Fruto.)
penso sorse a Lucca il celebre priorato dei C. r. di S. Frediano, che rimasero per molto tempo uniti in fraterna carità con quelli di S. Giovanni in Laterano. Per opera di s. Pier Damiani la vita comune perfetta fu attuata dai canonici della cattedrale di Fano (Opusc., 27: PL 195, 504 sgg.). Sotto Alessandro II anche i Canonici di Pistoia l'accettarono. All'inizio del sec. XII la vita comune regolare risulta attuata nella cattedrale di Città di Castello e un po' più tardi in quelle di Perugia e di Gubbio. Contemporaneamente gli sforzi dei pontefici ebbero successi in Francia e anche in Germania, dove la riforma era fortemente ostacolata. La vita comune, già abbracciata da vari capitoli come quello di Salisburgo, fu soppressa dalla violenza degli imperiali e poté essere ripresa soltanto dopo la scomparsa di Enrico IV. Il successo ottenuto tra i canonici delle cattedrali fu limitato; invece crebbe sensibilmente il numero di quelli in vita comune con perfetta rinunzia ad ogni proprietà privata nelle nuove fondazioni di collegiate. Col favore dei Papi e soprattutto dopo il 1080 queste si moltiplicarono rapidamente, specialmente durante il sec. XII, che fu il periodo di massimo sviluppo. Si ebbero così profonde scissioni tra i Canonici; alcuni, refrattari alla riforma, abbandonarono anche tutte le pratiche di vita comune prescritte dalla regola imperiale, conducendo vita privata e godendo una parte delle rendite della Chiesa a titolo di beneficio, e furono chiamati Canonici secolari; i riformati invece, ad imitazione non soltanto dei monaci, ma anche del clero di Agostino, e dei remuntiantes dei secoli anteriori, si chiamarono C. r. Fra queste due classi, rimase per vario tempo un gruppo di altri Canonici, i quali, poco inclini alla riforma, ma aderendo ancora alla regola imperiale, conservarono tuttavia una parvenza di vita comune. Nel 1200 non costituivano più una classe

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stabile, e scomparvero con il processo di scissione da cui sorsero le due classi nominate. In pari tempo nei documenti si riscontra la nuova denominazione di Ordine, per designare la collettività di tutti i capitoli riformati, tanto quelli delle cattedrali quanto quelli di nuova fondazione. Tutti, benché indipendenti tra loro, presi insieme costituivano l'Ordine dei C. r. detti di S. Agostino da quando, nel corso del sec. XII, adottarono la cosiddetta regola di S. Agostino. Le grandi collegiate in Francia ed Inghilterra ebbero di preferenza il titolo di abbazia; quello di prepositura in Germania e quello di priorato in Italia e Inghilterra. Erano priorati le collegiate di S. Frediano di Lucca, di S. Maria in Porto a Ravenna, dei SS. Vittore e Giovanni in Monte di Bologna. Invece S. Croce di Mortara era una prepositura. Queste collegiate e molte altre all'estero spiegarono un rigoglioso sviluppo in numerose dipendenze di priorati e di parrocchie, senza però alterare la loro primitiva costituzione giuridica. Soltanto più tardi alcune adottarono la forma di congregazione con una direzione superiore centrale e con case giuridicamente equiparate tra loro.

Non risulta dai documenti che ai C. r. fosse imposta una determinata regola. I riformatori esigevano da essi la pratica della vita comune con il totale distacco dai beni; ogni capitolo adottava perciò liberamente gli statuti atti a fomentare tale pratica. Vennero così varie regole, adattamenti di statuti o usi particolari. Nemmeno fu loro proibito di servirsi delle norme contenute nelle due antiche regole canonici non contrarie allo spirito della nuova vita abbracciata. Tali norme non erano state censurate nel Sinodo Romano del 1059. Ciò spiega come nella prima fase di sviluppo dell'Ordine, dal 1050 sino a ca. il 1130, si riscontrano varie regole, che possono chiamarsi primitive in rapporto ad un'altra, che in un secondo tempo le sostituì.

La regola ufficiale dei Canonici, cioè quella di Aquisgrana, dapprima non fu abbandonata, ma emendata e ampliata. Lo attestano le aggiunte alla regola medesima esistenti nei codd. del sec. XI: Ottoboni, 38 e Vat. lat. 4885 e 1351 della biblioteca Vaticana (C. Egger, De antiquis regulis Canonic. reg., in Ordo Can., 1 [1946], pp. 44-48), che contengono tutta la regola di Aquisgrana all'infuori dei capitoli incriminati dal Sinodo del 1059, e molti presi dalla Regola di S. Benedetto e di S. Crodegango (A. Werninghoff, Die Beschlüsse des Aachener Conciis im Jahre 816, in Neues Archiv der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichtshunde, 27 [1902], pp. 40-45; C. Egger, loc. cit., p. 48). Sarebbero due parti di un testo comune da cui furono trascritti: vi figurano i capitoli della regola imperiale, ad eccezione di quelli contrari alla totale rinunzia alla proprietà, che è inculcata con altri precetti. Ciò prova che la regola così emendata servì ai Canonici riformati. Un'altra regola certamente usata da C. r. è quella che ha per titolo: Regula ss. Patrum Augustini, Hieronymi, Gregorii, Prosperi (Pomerio) atque Iudori. I 62 capitoli sono il testo stesso dei capitoli della regola di Aquisgrana e di quella ampliata di Crodegango: solo il testo è emendato in ciò che riguarda la perfetta rinunzia alla proprietà. Il codice era il liber capitularis della prepositura di S. Michele di Cameri (Pavia) e si trova oggi nel museo civico di Pavia (Inv.: martirologio di Uusardo, B. 28, n. 146). V'è poi il cod. Ottoboni 175 che rappresenta una ulteriore e più libera elaborazione della regola di Aquisgrana, dove sono stati inseriti molti detti dei SS. Padri sulla disciplina del clero, alcuni capitoli della Regola di S. Benedetto. È interessante che vi compaia per la prima volta un passo della cosiddetta regola di S. Agostino, citato semplicemente come autorità.

Altri compilatori seguivano lo spirito delle due regole antiche dei Canonici nel comporre il nuovo testo di regola. Ciò fece Pietro, detto Peccatore, fondatore e primo priore di S. Maria in Porto (Ravenna). La regola portuense fu approvato da Pasquale III nel 1116. Il medesimo metodo fu osservato da Manegoldo di Lauterbach, primo preposito della collegiata di Marbach, fondata nel 1089. Anche questa regola fu approvata da Callisto II.
A queste varie regole adottate dall'Ordine nella prima

fase di sviluppo, conviene aggiungere quella cosiddetta di S. Agostino. Non è ancora accertato dove essa fece la prima comparsa, se in qualche collegiata di Francia, di Germania o altrove. Il testo odierno della regola, ad eccezione del principio: Ante omnia... principaliter nobis data, è riconosciuto da tutti come opera di Agostino. Fu pure affermato dagli storici che il testo fu scritto come regola destinata ad uomini. Invece autori recenti ritengono che esso era in origine una lettera (211) indirizzata alle sacre vergini d'Ippona. Essa sarebbe stata trascritta con adattamento per il sesso maschile durante il sec. VII probabilmente nelle Gallie. Ce ne fa fede il codice di Corbie del sec. VII che contiene il più antico manoscritto della regola adattata a uomini, la quale, a quanto sembra, serviva come lettura spirituale per i monaci (cf. A. Casamassa, Il più antico codice della regola monastica di S. Agostino, in Realiconti Pont. Acc. rom. arch., 1 [1923], pp. 25-105).

Durante il sec. XII la regola di S. Agostino divenne la regola ufficiale dell'Ordine, benché il suo testo non fosse ancora fissato. Ciò risulta dai codici ed è una prova evidente che essa fu liberamente scelta dai Canonici. In varie collegiate, come dai Canonici di S. Vittore di Parigi e da quelli di Marbach, fu accettato per regola il solo testo genuino. Presso altre questo era preceduto da un altro, oggi ritenuto da tutti come spurio, che incomincia con le già citate parole: Ante omnia, tale quale si trova nel cod. Corbiense del principio del sec. VIII. Altri capitoli tolsero dal testo spurio tutto il paragrafo su l'ufficio divino e sul lavoro manuale ed altre pratiche monacali poco confacenti ai Canonici, sicché non ne rimase che il principio. Altrove questo inizio figura nel titolo della regola e nel testo genuino è ricordato nel modo seguente: Hace sunt quae praecipimus observari, et in canonico habitantes post principalia praecepta Dei et proximi, caritatis vinculum custodiatur. Simili varianti si riscontrano nei codici sino a tutto il sec. XV. Quando si stabilì definitivamente il testo della regola di S. Agostino il precetto della carità, raccomandato dalle parole iniziali della regola spuria, fu conservato alla regola agostiniana, definita regola per eccellenza della carità da praticarsi nella vita comune religiosa. Con il diffondersi di questa regola presso i C. r., l'Ordine è menzionato nelle bolle pontifice come costituito: secundum Deum et s. Augustini regulam.

Con l'osservanza della vita comune perfetta fiorì il culto divino con le solenni funzioni liturgiche e l'ufficio diurna e notturna. A questo scopo principale i Canonici consacrarono la maggior parte della loro attività giornaliera.

Molte collegiate, specialmente se fondate da zelanti vescovi, al principio rimasero soggette alla loro giurisdizione. Poi i C. r. ottennero la protezione della S. Sede ed altri privilegi non escluso quello di eleggere il proprio prelato. Papi e vescovi concessero pure a molti capitoli dei benefici parrocchiali. Presto si praticò dai C. r. la beneficenza a favore dei poveri e dei pellegrini. Fuori del recinto di clausura esisteva a tale scopo un locale, chiamato hospitium oppure hospitale. La cura dei ricoverati era affidata ad un canonico chiamato magister hospitii. Di questa beneficenza, largamente praticata dal sec. XI ai nostri giorni, si resero sommamente benemeriti i C. del Gran S. Bernardo, i C. r. del S. Sepolcro, conservatisi fino al sec. XIX, i C. r. di S. Antonio, di S. Spirito, i quali avevano una delle due case centrali a Roma che ne conserva tuttora il nome (ospedale di S. Spirito). Per riparare alla mancanza di una direzione generale nell'Ordine e all'eventuale rilassamento della disciplina regolare, il IV Concilio Lateranense sotto Innocenzo III (1215), prescrisse ai C. r. e ai Benedettini la celebrazione di capitoli provinciali trienali. In essi dovevano nominare visitatori e alcuni prelati per compiere la visita canonica alle varie case. La necessità di una riforma fu sentita nel secolo seguente. Benedetto XII la ordinò con la Costituzione del 25 maggio 1339 (Bullarium romanum, Torino 1857 sgg., p. 424). Il documento contiene delle disposizioni per l'accettazione e l'educazione dei giovani, l'ufficio diurna, gli uffici, il vitto, il vestito, l'amministrazione dei beni, le biblioteche e gli archivi. L'Ordine allora comprendeva quattro province in Italia, cin-

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que in Francia e sette negli altri paesi. Dopo un effimero miglioramento la disciplina regolare peggiorò con l'apparire dello scisma e del sistema delle commende; continuò la secolarizzazione, e dei capitoli delle cattedrali solo qualcuno rimase regolare di nome sino al sec. XVII. Non fu più tentata un'altra riforma generale; però, a più riprese, si manifestarono delle correnti innovatrici, che infusero nuova vita all'istituzione. In tal modo, per opera quasi sempre dei canonici stessi, sorsero le Congregazioni. Le canoniche, sino allora indipendenti tra loro, furono riunite in un corpo solo con una direzione centrale, costituita da un superiore generale, con alcuni consiglieri. Queste Congregazioni adottarono pure la celebrazione dei capitoli generali, annuali da principio, triennali in seguito. Alcune, accanto a queste innovazioni, mantennero le caratteristiche primitive dell'Ordine, la perpetuità delle prelature e la stabilità degli individui, unendosi alle volte in modo da formare una Congregazione sul tipo di quelle monastiche.

Una particolarità dell'Ordine sono le sue scuole spirituali:

1. La scuola di S. Vittore: i suoi rappresentanti principali, Ugo, Riccardo, Adamo, Accardo, Tomaso Gallo, sono d'indole piuttosto speculativa e sotto l'influsso dello pseudo-Dionigi. Tutto il creato, le vicende

storiche e in modo particolare le S. Scritture, contengono un «nucleo divino» che si conosce attraverso la meditazione intuitiva. Da questa si assurge alla contemplazione che è una considerazione affettiva della verità divina, scevra del «fumo delle passioni».

2. La scuola di Windesheim: più conosciuta sotto il nome di «Devotio moderna». Essa indica appunto una nuova corrente spirituale, la quale, per mezzo dei C. r. di Windesheim e dei Fratelli della vita comune, si diffuse nei Paesi Bassi, in Germania, Austria, Italia, Francia, Spagna.

3. La scuola Lateranense: la Congregazione Lateranense, nel fervore della riforma, produsse una letteratura assai ricca d'indole ascetica, ispirandosi non di rado alla «Devotio moderna»; senza schemi complessi, insiste sulla rinunzia al mondo e alla propria volontà, dà minore importanza alle austerità che alla preghiera filiale e intima ed alla frequenza dei Sacramenti. Tra gli autori, che hanno anche il merito di essersi serviti di solito del volgare, sono da annoverarsi: Paolo Maffei, Serafino da Fermo, Pietro da Lucca, Serafino da Bologna, Alessandro Torre, Nicola Bambacari.

Nel campo missionario i C. r. di S. A. si resero benemeriti, nei secc. XII e XIII, dell'evangelizzazione di alcune tribù slave della Germania settentrionale e dei popoli baltici. Il canonico regolare s. Vicelino predicò il vangelo ai Vagri, s. Meinardo coronò la sua attività missionaria nel Baltico con la morte. La Congregazione portoghese di S. Giovanni Evangelista portò più tardi la buona novella nel regno del Congo, in Abisinia e in India; C. r. spagnoli collaborarono nel 1500 alla conversione degli Indiani d'America.

Il contributo dell'Ordine alla cultura e alla civiltà è considerevole. Notiamo anzitutto la scuola teologica di S.

Vittore di Parigi con Ugo, Riccardo, Goffredo, Gualtiero, Roberto di Flamesbury, Pietro di Poitiers ed i biblisti Andrea e Pietro Comestore. Il collegio dei C. r. di Val des Ecoliers faceva parte della facoltà teologica dell'Università di Parigi. Nel campo teologico notiamo inoltre Gerhoh di Reichersberg, Martino di Azpilcueta, detto Navarrus, Giovanni Crisostomo Trombelli ed Eusebio Amort, gli ultimi due, insieme con Gabriele Pennotto, anche insigni storiografi dell'Ordine. Per tutto il medioevo erano famosi come canonisti s. Ivo di Chartres e Stefano di Tournai. Per gli studi orientali e biblici sono da nominarsi, limitandoci, come anche sopra, a qualche figura rappresentativa, Ambrogio Teseo, Agostino Steuco, Sebastiano Seemiller, Giovanni Crisostomo Mitterrutzner. Per la poesia latina medievale è celebre Andrea di S. Vittore, in quella umanistica Girolamo Vida, Basilio Zanchi, Giovanni Battista Santeul (Santolius), Alessandro Marino si può chiamare il fondatore dell'Accademia di S. Cecilia in Roma.

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(per cortesia dei Canonici di Klosterneuburg)
CANONICI REGOLARI DI S. AGOSTINO - La grande cupola dell'abbazia di Klosterneuburg. Iniziata da Donato D'Allio nel 1730, finita da Joseph Kornhäusel nel 1836-42 - Austria.

di far cenno di quelle che tuttora esistono.

1. La Congregazione del S.mo Salvatore, detta anche Renana. - Fu così chiamata dalla chiesa del Salvatore di Bologna presso la quale, nella metà del sec. XIV, si trasferirono i C. r. di S. Maria di Reno. Questa rinomata collegiata era sorta al principio del sec. XII presso il torrente Reno nel territorio bolognese; ma l'inizio della Congregazione fu opera di Stefano Agazzari, priore dei C. r. di recente fondazione in S. Ambrogio di Gubbio. Egli ottenne da Martino V nel 1418 l'unione di S. Ambrogio con S. Salvatore e l'anno seguente la Congregazione era fondata. Altre canoniche si unirono ad esse e alla fine del secolo seguente raggiunsero il numero di quaranta, tra cui le romane di S. Pietro in Vincoli, di S. Lorenzo fuori le mura e di S. Agnese. La Congregazione ebbe molti uomini distinti per virtù e scienza, tra cui il b. Arcangelo Canetoli, Agostino Steuco, il card. Andrea Galli e l'arcivescovo Vincenzo Garofali. Soppressa nel 1810, fu ripristinata negli anni 1814-19 ed unita alla lateranense nel 1823.

2. La Congregazione di S. Giorgio in Alga-Venezia. - S. Giorgio era un antico priorato di C. r., ridotto nel 1404 al solo priore con due laici «tacite professi». Il priorato fu soppresso e a S. Giorgio si stabilì una collegiata di Canonici secolari di vita comune molto osservante. Fu approvata da Gregorio XIII nel 1407. Figurano tra i primi canonici i nipoti del Papa, Antonio Correr e Gabriele Condulmer, più tardi Eugenio IV. e s. Lorenzo Giustiniani. Ebbero più case in Italia tra le quali S. Salvatore in Lauro a Roma. Divennero regolari quando Pio V nel 1570 impose loro i voti solenni. Clemente IX li soppresse nel 1668 e i beni passarono alla repubblica per la guerra contro i Turchi.

10. La Congregazione di Windesheim

Fu fondata nel 1386 a Windesheim presso Zwolle da Fiorenzo Raddevijns e sei Fratelli della vita comune e approvata da Bonifacio IX e Martino V. Si diffuse rapidamente

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nei Paesi Bassi e in Germania. Specialmente nel sec. XV fu altamente benemerita della riforma della vita canonica. Scomparve con la soppressione napoleonica. All'inizio di quel secolo le furono aggregate varie case di C. r. con la casa principale di Groenendael costruita dal b. Giovanni Ruysbroeck. Nel 1432 altre dodici canoniche con quella principale di Neus, della diocesi di Colonia, si unirono ad essa. Anche la prepositura di Marbach, spogliata e rovinata dagli Armagnacchi, risuscitò a nuova vita nel 1464 con l'incorporazione nella Congregazione. Nel suo massimo sviluppo essa contava ben centoventi case, molte delle quali perirono con la Riforma. Nel sec. XVII vi fu anche un tentativo di unione alla Congregazione Lateranense. Con la soppressione napoleonica scomparve definitivamente.

4. La Congregazione di S. Vittore e di S. Genoveffa di Parigi. — L'abbazia di S. Vittore, fondata da Guglielmo di Champeaux, fu approvata da Pasquale II nel 1114. Divenne presto un rinomato centro di cultura. Fra gli illustri canonici vittorini figurano Ugo, Riccardo e Adamo. Come dipendenze l'abbazia ebbe molti priorati e parrocchie. Dopo anni di splendore, fu travolta dal turbine rivoluzionario. Alla fine del sec. XV fallì un tentativo di unione con la Congregazione di Windesheim. Nel 1515 si associò alla nuova Congrégation réformée de France, che fu denominata di S. Vittore. Ma nel 1544 i vittorini ritornarono indipendenti. Incominciò la serie degli abati commendatari. Il governo dell'abbazia fu affidato a priori vicari sino al 1641; questi divennero poi priori triennali. Nel 1634 da un'altra riforma, promossa dal priore Carlo Faure dell'abbazia di S. Genoveffa e dal card. de la Rochefoucauld, sorse la Congregazione di S. Genoveffa. Ne fecero parte numerose abbazie e priorati di Francia ed alcuni dei Paesi Bassi, ma anche essa fu travolta dal turbine rivoluzionario. Fra gli ultimi Canonici di queste abbazie parigine morirono martiri: il b. Carlo Maria Bernard, bibliotecario di S. Vittore, i bb. Giovanni Francesco Bonnet de Pradal e Claudio Ponce di S. Genoveffa.

5. La Congregazione del S. mo Salvatore Nostro. — Fu fondata da s. Pietro Fourier, canonico regolare dell'abbazia di Chausnousey e parroco di Mattaincourt nella Lorena. Il Santo aveva già dato vita alla Congregazione delle Canoniche e regolari di Nostra Signora quando (nel 1623) si accinse alla riforma della vita canonica nelle abbazie della sua regione. Nel 1628 la riforma era stata accettata da otto case, che Urbano VIII, con la bolla del 28 ag. dello stesso anno, riunì in Congregazione. Ad essa concesse in pari tempo che il superiore generale fosse eletto a vita. Si propagò specialmente nella Lorena e nella Savoia e si rese benemerita nel sacro ministero e nell'istruzione ed educazione della gioventù maschile.

6. La Congregazione di S. Croce di Coimbra in Portogallo. — Fu così chiamata dalla casa centrale eretta nel 1132 da Tellone, arcidiacono della Cattedrale. I Canonici adottarono le consuetudini di quelli di S. Rufo di Valenza. A Coimbra visse tra essi s. Antonio di Padova prima di entrare nell'Ordine francescano. Da una riforma promossa dal re Giovanni II, sorse nel 1527 la Congregazione con varie case sparse nel regno lusitano.

BIBL.: G. Pennotti, Generalis totius Suevis Ordinis clericorum Canonicorum Historia tripartita, Roma 1624; E. Amori, Vetus disciplina canonicorum, II, Venezia 1747; G. C. Trombelli, Memorie storiche concernenti le due canoniche di S. Maria in Reno e di S. Salvatore, Bologna 1752; F. Pezza, L'Ordine Mortarienne e l'abbazia mitrata di S. Croce, Mortara 1923; P. Schröder, Die Augustinerchorherreuregel, Entstehung, britischer Text u. Einführung der Regel, in Archiv für Urkundenforschung, 9 (1926), pp. 270-306; J. Wirges, Die Anfänge der Augustinerchorherren u. die Gründung des Augustinerchorherrenstiftes Kauengierburg, Missionhaus H. Familie, Ketzdorf (Sieg) 1928; M. Heimbucher, Die Orden u. Kongregationen der Kath. Kirche, I, 3ᵃ ed., Paderborn 1933, pp. 416-17; id., Jubiläums-Schrift des Klosters Novacella, 1140-1940, 1942; Ordo Canonicum, commentarium Ordinis Canonicorum Regularium S. Augustini, 1946 agg. Nicola Widloecher

### III. CONGREGAZIONI TUTTORA ISISTENTI.

1. Congregazione dei C. r. Lateranensi del S. mo Salvatore. — Si riallaccia agli antichi C. r. che fino al 1299 officiavano il più insigne tempio della cri-

stianità. La vita canonicae claustrale vi fu introdotta, a quanto sembra, fin dal sec. IX e riformata nell'XI sotto il pontificato di Alessandro II. I C. r. di questa riforma provenivano dal priorato di S. Frediano in Lucca. Il priorato Lateranense possedeva varie chiese, tra cui S. Giovanni a Porta Latina, castelli e fondi. Il priore Bernardo, divenuto poi cardinale vescovo di Porto, scrisse prima del 1145 l'Ordo Officiorum Ecclesiae Lateranensis (ed. L. Fischer, Monaco 1916), che, oltre alle prescrizioni riguardanti la vita conventuale, contiene interessanti notizie sulla liturgia della basilica Lateranense, diversa e più antica di quella seguita dalla Curia.

Nel 1439 Eugenio IV, appartenente prima alla Congregazione di S. Giorgio in Alga, incaricò altri c. r. lucchesi, cioè del priorato di S. Maria di Fregionais, sorto nel sec. XII e divenuto il centro di una Congregazione agli inizi del sec. XV, di riprendere la tradizione della vita regolare al Laterano. Questa nuova organizzazione era nata da una riforma promossa da Bartolomeo da Roma, Leone da Carate e compagni, e penetrata in altre canoniche, che Martino V nel 1421 riunì in Congregazione. Istallatasi nel Laterano, ebbe nel 1446 il titolo di « Congregatio Salvatoris Lateranensis ». La sua permanenza all'Arcbasilica continuò sotto Niccolò V e Paolo II, e cessò nel 1471 a cagione della rivalità di elementi esterni, ma la Congregazione conservò per espresso volere di Stato IV il titolo e tutti i privilegi annessi alla sua dimora al Laterano. Essa era altresì l'erede di molte canoniche regolari antiche, come S. Frediano di Lucca, S. Croce di Mortara, S. Maria in Porto presso Ravenna, S. Vittore e S. Giovanni in Monte di Bologna, S. Andrea di Vercelli, le quali le venivano man mano incorporate. Sul principio del sec. XVII possedeva ca. 80 case religiose in Italia, tra cui molte abbazie. Essa ebbe il suo maggiore sviluppo nel sec. XVI con un'attività ascetica, culturale e pastorale assai ragguardevole. Ridotta agli estremi in seguito ai torbidi e alle soppressioni, avvenute sullo scorcio del sec. XVIII e durante la dominazione francese in Italia, riprese nuovo vigore unendosi nel 1823 con la Congregazione del S. mo Salvatore di Bologna, ad opera dell'abate Vincenzo Garofali, in seguito arcivescovo di Laodicea. Nel decreto di unione del 28 giugno 1823, firmato dal card. Pacca, la nuova Congregazione è chiamata: « Ordo Canonicorum Regularium Sanctissimi Salvatoris Lateranensium ».

La Congregazione è a regime centralizzato, somigliante in tutto alla costituzione interna della Congregazione benedettina di S. Giustina, sorta nello stesso clima di riforma claustrale del Quattrocento, e viene governata da un abate generale che risiede a Roma. Essa è altresì divisa in province, le quali però sono, conforme alla tradizione dell'Ordine, semplici circoscrizioni geografiche agli effetti della visita canonica. La Congregazione si dedica all'apostolato pastorale in numerose parrocchie e nelle missioni (Congo Belga), e all'educazione della gioventù nelle scuole da essa gestite. Ad essa fanno capo inoltre le Pie Unioni delle Figlie di Maria, diffuse in tutto il mondo, con la sede centrale nella basilica di S. Agnese fuori le mura in Roma.

La Congregazione ha attualmente una quarantina di conventi o « canoniche », dislocate in Italia, Polonia, Spagna, Francia, Belgio, Olanda, Inghilterra e nell'America Latina, con 350 canonici.

BIBL.: N. Widloecher, La Congregazione dei C. r. L. Periodo di formazione (1402-1483), Gubbio 1929; id., Mons. Vincenzo Garofali, Roma 1939.

2. Congregazione austriaca dei C. r. Lateranensi. — Fu costituita nel 1907 sul modello di una Congregazione monastica, ma le sei prepositure che la compongono risalgono tutte al periodo della riforma e della massima fioritura dell'Ordine canonicae, ossia ai secc. XI e XII.
Esse sono: S. Floriano nella diocesi di Linz, fondata nel 1071, Klosterneuburg presso Vienna, concessa all'Ordine dal margravio s. Leopoldo nel 1108, Herzogen-

CANONICI REGOLARI DI S. AGOSTINO

Article illustration
(per cortesia dei Canonici di St. Maurizio) CANONICI REGOLARI DI S. AGOSTINO - Abbazia di S. Maurizio d'Agauno con lo sfondo delle Dents du Midi, alt. m. 3260. Svizzera.
burg nell'Austria Inferiore (1108), Novacella o Neustift
in diocesi di Bressanone (1142), Reichersberg, diocesi di
Linz (1084), Vorau, diocesi di Seckau (1163). Alcune di
queste prepositure sono veri centri di cultura con ricche
collezioni di opere d'arte, manoscritti, incunaboli (nella
biblioteca di S. Floriano se ne conservano 800). Durante
i secc. XVI e XVII si effettuò tra questi monasteri e la Con-
gregazione del Salvatore lateranense un'unione caritativa e
la comunicazione dei privilegi; da quel tempo questi C. r.
si chiamano Lateranensi ed i prevosti abati Lateranensi.

Secondo l'antico costume dell'Ordine ogni preposi-
tura ha un certo numero di parrocchie, incorporate alla
medesima (complessivamente in tutta la Congregazione 110
parrocchie), dove svolge l'attività pastorale. Nelle prepo-
siture i C. r. si applicano all'ufficio corale, allo studio e
all'insegnamento. Klosterneuburg è famosa per il suo
«apostolato liturgico» (Volksliturgisches Apostolat), movi-
mento che cerca di stimolare la partecipazione attiva alla
sacra liturgia da parte dei fedeli. A questo ramo di C.
r. apparteneva il celebre Gerhoh di Reichersberg.

Nel Capitolo generale vengono eletti l'abate generale,
che presiede alla Congregazione per sei anni, ed il con-
visitatore che compie la visita canonica nella prepositura
propria dell'abate generale. La Congregazione conta oggi
6 case con 349 canonici.

BIBL.: B. Gernik, Die Schriftsteller der Augustiner-Chor- herren Österreichs, Vienna 1905; W. Pauker, Führer durch die Sehenswürdigkeiten des Stiftes Klosterneuburg, ivi s. d.; M. Schrott, Guida storico-descrittiva della Propositura dei Canonici Regolari di Novacella, edita in occasione dell'ottavo centenario della Ba- dia 1142-1941, Firenze 1942. Carlo Egger

3. Congregazione ospitaliera dei C. r. del Gran
S. Bernardo. - La sua origine risale alla seconda
metà del sec. XI. Il primitivo scopo era di provve-
dere al funzionamento dell'Ospizio fondato da

s. Bernardo, Aosta (v.), sul Monte
Giove, in sostituzione dell'ospizio carolingio di
Bourg-St-Pierre, distrutto. È retta da un prevosto
(praepositus), nominato a vita dal Capitolo generale;
egli riceve la benedizione abbaziale ed è insignito
di tutte le prerogative degli abati dei monasteri sui
iuris e di altri particolari privilegi, in virtù della
bolla che Clemente XIII indirizzò, il 9 ag. 1762,
al prevosto Claudio Filiberto Thévenot.

Oggi i Canonici, oltre la cura degli Ospizi del Gran
S. Bernardo e del Sempione, esercitano in modo stabile il mi-
nistero in nove parrocchie della diocesi di Sion e in una
della diocesi di Aosta. Inoltre dal 1933 hanno iniziato
una missione, posta sui confini della Birmania, del Tibet
e della Cina (il can. Maurizio Tornay, trucidato nel sett.
1949, è la prima vittima della missione). Sono tuttora in
uso le Costituzioni promulgate dal card. Giovanni Cer-
vantes, il 15 maggio 1438 (se ne conserva ancora il
manoscritto originale, descritto da L. Quaglia in Archives
héraldiques suisses, 63 [1949], pp. 26-29), adattate e comple-
tate dai vari Capitoli generali ed ora conformate alle prescri-
zioni del CIC. La Congregazione conta oggi 86 membri.

BIBL.: Regula S. Patris Augustini pro Canonicis Regularibus necnon Constitutiones pro inelyta Congregatione Con. Reg. Montis et Columnae Iovis, Lucerna 1723. Alle opere citate nella bibl. di
BERNARDO d'AOSTA, si aggiunga: Fréd.-Th. Dubois, Les armoires de l'hospice du Grand-St-Bernard, in Archives héraldiques suisses, 28 (1914), pp. 130-33; id., Armoires des Précots du St-Ber- nard, ibid., 53 (1939), pp. 8-13, 48-53, 72-78, 126-32; L. Qua- glia-D.-L. Galbreath, Sigillographie du Grand-St-Bernard, ibid., 61 (1944), pp. 10-14, 70-75; L. Quaglia, L'habit des chanoines du Grand-St-Bernard, in Revue d'hist. eccl. suisse, 38 (1944), pp. 34-46; P. Croidys, Du Grand-St-Bernard au Thibet, Parigi [1949]; Chr. Simonnet, Thibet, Voyage au bout de la Chrétienté, ivi [1949]. A. Pietro Frutaz

4. Congregazione svizzera dei C. r. di S. Maurizio
di Agauno. - Sembra che i monaci di Agauno abbiano
adottata la regola di s. Benedetto nel sec. VII o VIII, ma verso
l'824 furono sostituiti da Canonici che seguivano pro-
babilmente le prescrizioni di s. Crodegango, vescovo
di Metz. Dalla metà del sec. VIII alla metà del sec. IX,
gli abati erano contemporaneamente vescovi di Sion;
in seguito, gli ufficiali degli ultimi Carolingi, poi i re
del secondo regno di Borgogna, ed infine i primi conti
della casa di Savoia si riservarono la supremazia su
questa abbazia, di cui portarono talora il titolo di abate
o prevosto, o ne davano i titoli ai loro parenti arcie-
scovi di Lione o vescovi di Aosta. Per consiglio di s. Ugo,
vescovo di Grenoble, il conte Amedeo III di Savoia
rinunciò alla commenda ed i Canonici della badia adot-
tarono nel 1128 la regola di s. Agostino, con l'appro-
vazione di papa Onorio II.
Dal principio del sec. XIV alla metà del XVII, la badia
era diventata una collegiata con parecchie prebende, e
l'abate era signore temporale di molte località. Per ini-
ziativa del nunzio apostolico Girolamo Farnese, l'abate
Pietro Maurizio Odet iniziò nel 1642 il ripristino della
vita regolare ed il nunzio Domenico Passionei approvò
le nuove Costituzioni nel 1722, che furono poi riviste nel
1820, 1870 e 1931. Il re di Sardegna Vittorio Amedeo III
nel 1782 creava conte l'abate, ed il papa Gregorio XVI
nel 1840 lo elevava alla dignità vescovile col titolo di
vescovo di Betlemme, con cattedrale la chiesa abbaziale.

I Canonici portano per privilegio di Eugenio III,
secondo la tradizione, la mozzetta rossa; inoltre, il
nunzio Odoardo Cibo, nel 1675, dava l'abito violaceo
dei Canonici delle cattedrali di Savoia e Gregorio XVI,
nel 1840, la cappa rossa. Dal medioevo, l'abbazia di
S. Maurizio ha diverse parrocchie e Pio XI, nel 1933,
stabili quali siano di giurisdizione nullius e quali
incorporate pleno iure alla badia dalla diocesi di
Sion. Nel medioevo l'abbazia di Agauno partecipava
alla fondazione delle abbazie di Abondance e di Filly
nella diocesi di Ginevra, e reggeva parecchi priorati,
come Vetroz (Vallese), Aigle (Vaud), Semur e Senlis
(Francia), Ripaille (Savoia), questi ultimi fondati l'uno

CANONICI REGOLARI DI S. AGOSTINO - CANONICO

da s. Luigi IX, re di Francia, l'altro dal duca Amedeo VIII; reggeva ancora diversi ospizi, come S. Giacomo presso Agauno ed un altro in Villeneuve (Vaud). Nel decorso dei tempi, l'abbazia di S. Maurizio conchiusi diversi patti o alleanze spirituali con le abbazie dei C. r. di Abondance e di Filly, con i Benedettini di Einsiedeln, con la prepositura dei C. r. del Gran S. Bernardo, le Congregazioni di C. r. Lateranensi e quelli di S. Pietro Fourier nella Lorena.

Oggi, l'abbazia è un centro intellettuale e spirituale della Svizzera cattolica. I Canonici si dedicano all'insegnamento ed a tutte le forme del ministero sacerdotale e missionario. Nel recinto dell'abbazia ca. 600 studenti seguono i corsi nell'annesso ginnasio-liceo, riconosciuto dal governo del Cantone valesiano. I Canonici di S. Maurizio insegnano anche nel collegio di S. Carlo nel Porrentruy (Berna) e nelle scuole commerciali di Sierre e di Bagnes (Vallese). Esercitano inoltre il sacro ministero nella prefettura apostolica di Sikkim (India), che è stata loro affidata dopo il 1937. Al 31 dic. 1948, la Congregazione contava 128 membri.

BIBL.: L. Dupont Lachenal, Les Abbés de St-Maurice d'Agaune, in Les Échos de St-Maurice, 31 (1932), pp. 239-77. Leone Dupont Lachenal
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“CANONICI REGOLARI DI SANT'AGOSTINO.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 345. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/canonici-regolari-di-sant-agostino.