AOSTA, DIOCESI di. - Comprende tutto il territorio della valle di Aosta (Piemonte) e conta 90.000 ab., 88 parrocchie, 140 sacerdoti secolari, 5 Ordini e congregazioni religiose maschili e 7 femminili, i seminari maggiore e minore. Patrono: s. Grato vescovo, la cui festa ricorre il 7 sett.
Storia. - A. l'antica Augusta Praetoria, fu fondata l'anno 25 a. C. alla convergenza delle due vie che conducevano alle Alpi Graie (Piccolo S. Bernardo) e Pennine (Gran S. Bernardo); la colonia Augusta Praetoria, composta di pretoriani e di antichi abitanti della valle, i Salassi, fu inclusa nella regione XI dell'Italia di Augusto. Alla caduta dell'impero, la valle di A. appartenne agli Ostrogoti, ai Bizantini, ai Longobardi e, dal 575 all'avvento dei Carolingi, al regno merovingico di Borgogna; alla caduta dei Carolingi seguì la fortuna del regno d'Italia e verso la metà del sec. X fu inclusa nuovamente nel territorio del regno di Borgogna. Ai primi del sec. XI la valle di A. incomincia a figurare nel gruppo burgundico alpino dei domini di Umberto Biancamano, e, benché appartenesse all'impero, non conobbe in pratica, da quel momento sino all'annessione all'Italia, altri signori che i Savoia, ai quali rimase fedelissima. A., eretta in ducato nel 1238, si governò con grandi libi-bertà mediante l'Assemblea dei tre Stati, clero, nobiltà e popolo, il Consiglio dei Commessi, istituito negli anni 1535-36, e leggi proprie, codificate nel

Aosta - Chiostro (1133) e campanile (secc. xit-xit1) della collegiata dei SS. Pietro e Orso.
AOSTA - Chiostro (1133) e campanile (secc. XII-XIII) della collegiata dei SS. Pietro e Orso.
1586 (Costumes générales du Duché d'Aoust, Chamberlain 1588); ma Carlo Emanuele III abrogò ogni cosa tra il 1760 e il 1770. La lingua ufficiale del ducato era la francese. A. seppe così bene difendere l'intelligità del suo territorio da meritare il titolo di Aoste la Pucelle.
Come in tutta l'Italia superiore, il cristianesimo si diffuse lentamente nella valle di A.; la sua evangelizzazione s'stomatica avvenne nel corso del sec. IV, probabilmente per opera di s. Eusebio di Vercelli, la cui diocesi si estendeva sino alle Alpi Graie e Pennine. L'eruzione della diocesi risale al principio del sec. V e il suo primo vescovo fu Eustasio, che si fece rappresentare, certamente a causa della sua età, dal prete Grato al Concilio di Milano del 451. Alla fine del sec. IV può risalire infatti la piccola basilica cimiteriale ritrovata, non molto tempo fa, in un'area cimiteriale posta a poca distanza dalla Porta Decumana, sulla via che conduce al Piccolo S. Bernardo (cf. C. Car-
Aosta - Stalli intagliati in legno (fine sec. XV - inizio sec. XVI). Coro della collegiata dei SS. Pietro e Orso.
ducci, in Bollettino del Centro di Studi Archeologici ed Artistici del Piemonte, I [1941], p. 5).
Il catalogo dei vescovi di A. è frammentario sin quasi alla fine del sec. XI. Tra essi meritano un particolare ricordo: s. GRADO (v.); s. Giocondo, sotto il cui episcopato visse ad A. s. Orso (v.); Anselmo I (principio del sec. X), che ricostruì la collegiata dei SS. Pietro e Orso, di cui rimangono tuttora resti di decorazione sotto il tetto dell’attuale chiesa; Gualberto (m. nel 1212), che ottenne dal conte Tommaso I di Savoia nel 1191 la prima carta di franchigie per A.; il beato Bonifacio di Valperga (1220-4-3), il cui culto fu confermato nel 1800; il beato Emerico di Quart (1301-13), il cui culto fu confermato nel 1881; Pietro Giacinto (1588-57) che stroncò, con i tre Stati, la propaganda protestantica nella Valle; Marc’Antonio Bobba (1557-68), giureconsulto, che prese parte al Concilio di Trento e divenne cardinale (m. nel 1575); Pietro Francesco di Sales (1741-83), che diede nel 1780 al seminario maggiore l’attuale sede; Augusto Giuseppe Duc (v. 1872-1907), noto storico della diocesi cui si deve l’attuale piccolo seminario.
La diocesi di A. fu suffragana di Milano fino al momento in cui Carlomagno la incorporò nella provincia ecclesiastica tarantaisense da lui creata sul finire del sec. VIII; ma, verso la metà del sec. IX, A. ripassò sotto Milano per un secolo, per quindi ritornare alla provincia tarantaisense e rimanervi fino al 1802. La diocesi fu allora soppressa e unita ad Ivrea; al suo ristabilimento (1817) fu annessa alla nuova provincia ecclesiastica di Chambéry e vi rimase sino al 1864, indi passò a quella di Torino. La diocesi di A. aveva, come tante altre diocesi, un rito particolare, soppresso il 4 febbr. 1829 da Leone XII con la bolla In Pedemontii Ecclesias.
Tra i personaggi ecclesiastici illustri meritano un ricordo: s. BERNARDO DI S (v.), restauratore degli Ospizi del Grande e del Piccolo S. Bernardo, s. Anselmo (v.), Challant (v.), il priore Giorgio di Challant (m. nel 1509), mecenate, il p. Antonio Savio (a sapientibus), generale dei Conventuali, che prese parte al Concilio di Trento (m. nel 1566), il canonico Antonio Gal, padre della storia valdostana, il p. Lorenzo, dotto e zelante cappuccino (m. nel 1880).
Nella diocesi non esistettero monasteri o abbazie, ci furono però diversi prioritari benedettini dal sec. XI in poi, e varie case di canonici regolari, tra cui la residenza astana dei canonici regolari del Gran S. Bernardo e la prevostura di Verres, che risale alla fine del sec. X, passata nel 1911 ai canonici regolari lateranensi. Principale istituto di cultura ecclesiastica è l’Accademia religiosa e scientifica di S. Anselmo, fondata nel 1855 dal can. A. Gal, che ha dato un fortissimo impulso agli studi storici locali, ha pubblicato sin dall’origine un suo bollettino e possiede una bella biblioteca e un piccolo museo. La biblioteca principale della diocesi è quella del seminario, non ancora catalogata. Ricchi di codici (dal sec. IX in poi) e di documenti (pergamenze dal sec. XI in poi) sono gli archivi del vescovo, della cattedrale, della collegiata di S. Orso (ordinato cronologicamente) e del municipio.
Monumenti. - La città ha molti monumenti romani: arco di Augusto, Porta Pretoria, teatro, ora scavato, anfiteatro, cripto-portico, ecc.; la cattedrale e la collegiata di S. Orso, ridotte allo stato attuale nel sec. XV, non hanno nulla di notevole dal lato architettonico, ove si eccettuano le due antiche cripte; pregevolissimi e numerosi sono invece i tesori d’arte che racchiudono: la cattedrale conserva il noto dittico eburneo di Onorio del 406, una fibula con un grande cammeo, d’arte romana, racchiuso in filigrane d’oro del sec. XIII, le artistiche casse-reliquiario di s. Grato del 1458 e di s. Giocondo del 1615, paramenti
ducci, in Bollettino del Centro di Studi Archeologici ed Artistici del Piemonte, I [1941], p. 5).
ricamente ornati dal sec. XV in poi, messali e corali miniari, gli stalli di legno intagliato nel coro del 1477, ecc.: la colleziata, oltre le pitture del sec. X già segnalate, quelle della volta del sec. XV e gli stalli di legno intagliato nel coro del sec. XV, possiede pregevoli messali miniari del sec. XV, reliquiari, calci, ecc. Accanto alla chiesa il maestoso campanile del sec. XII-XIII; il chiostro romanico del 1133; il priorato, decorato esternamente con terrecotte della fine del sec. XV; il museo romano. Diverse parrocchie extraurbane posseggono pure monumenti ed oggetti d'arte notevoli, che si son potuti ammirare nella prima mostra d'arte sacra tenuta ad A. nel 1936.
