APATIA (ἀπόθετα). - Etimologicamente equivale all'« assenza di passioni » e alla imperturbabilità dell'animo.
1. ASCETICA ORIENTALE
Il termine a. è usato in senso morale e ascetico dagli Orientali per indicare uno dei più alti gradi della spiritualità. È poi classico trovare diversi concetti dell'a. e diversi sistemi spirituali, fondati su di essa, negli autori ascetico-mistici dell'Oriente fino all'apparizione dell'esicasmo. Il termine è originariamente proprio degli stoici, che, considerando le passioni (ἀπόθη) tutte moralmente cattive, ne prescrivevano l'eliminazione, che sola permetteva di imitare la vita divina. In questo senso alcuni Padri greci, ad es. il Nazianzeno (Ep. a Philagrium e Orat., XXVI: PG 37, 65-78; 35, 1239-44), andarono un po' oltre, ma prima caddero in palesi errori alcuni alessandrini con a capo Clemente, il quale fece dell'a. l'ideale irraggiungibile della gnosi cristiana (cf. Strom., VI-VII: PG 9, 207-558). Il sistema orientale dell'a. soffrì l'influsso della dottrina di Filone e di Plotino. Con lo
Emanuele Candal
2. MEDICINA PASTORALE
Dal punto di vista medico e psichiatrico l'a. costituisce, ad un grado estremo, un sintomo patologico di affezioni varie che vanno dall'anemia cerebrale ai tumori cerebrali, dalle intossicazioni, sia endogene (uremia) che esogene (stupefacenti), fino a stadi avanzati di demenza precoce. Uno stato di a. che può essere definita, fino ad un certo punto, fisiologica, è quello che si manifesta nella vecchiaia avanzata. In grado lieve, può essere indizio di un carattere torpido e fiacco. Nell'a. patologica viene soppresso qualunque sentimento affettivo, qualsiasi emozione e aspirazione. Il paziente rimane indifferente a qualsiasi notizia o spettacolo che concerna persone a lui care o anche se stesso; persino gli stimoli dolorosi lo lasciano indifferente, senza provocare in lui alcun riflesso o alcuna reazione.ADALBERTO PABZINI