APPARIZIONE. - Manifestazione soprannaturale e sensibile per la quale un oggetto spirituale o corpo-rale si rende presente ai sensi esterni o interni. L'a. DIVISIONE (v.), e spesso le due voci vengono usate promiscuamente. S. Agostino (Contra Adimantum, cap. ultimo: PL 42, 171; De Genesi ad Litteram, XII, 6 sq.; PL 34, 458 sq.) distingue le visioni in corporali, immaginate ed intellettuali: solo alle visioni delle due prime categorie corrisponde pro-priamente l'a. Fenomeno d'ordine sensibile, l'a. è pre-valentemente una manifestazione d'ordine visivo. An-che il tatto è interessato nell'a., in quanto serve a controllare ed a rafforzare l'oggettività delle manife-stazioni riferite dalla vista. E poiché la vista e il tatto sono i due sensi che più direttamente riferiscono la realtà oggettiva, nell'a. si produce ciò che i moderni chiamano «sentimento della presenza». Chi ha una a., cioè, è convinto di essere in contatto immediato con l'oggetto che gli si è manifestato, e non già di subirne un influsso più o meno lontano o di trovarsi solo dinanzi ad una immagine, ad una riproduzione di esso. A quanto è riferito dai grandi mistici che ne hanno fatto esperienza, ad es. da s. Teresa (Vita, 28), questo sentimento di presenza è proprio anche delle
a. immaginative e ne costituisce appunto la differenza nei confronti delle pure rappresentazioni della fantasia.
Per la diversa autorità dalla quale sono attestate e quindi per la diversa fede che meritano, le a. si distinguono in bibliche ed extra-bibliche. Le prime sono garantite dall'autorità stessa di Dio, autore principale della S. Scrittura, e perciò vanno credute con piena e sicura fede. Le altre invece si appoggiano su documenti o su testimonianze ordinarie; e quindi ad esse si deve quella fede che meritano i documenti o le testimonianze.
Le a. bibliche sono compiute da Dio (v. JAHWEH; TEOGNIA) o dagli angeli; l'angelo Raffaele appare a Tobia e lo accompagna nel viaggio (Tob. 5, 5-12, 22); Gabriele appare a Zaccaria (Lc. 1, 8-22), ed a Maria (Lc. 1, 26-38); un angelo appare più volte a S. Giuseppe (Mt. 1, 20; 2, 13); gli angeli annunziano ai pastori la nascita di Gesù (Lc. 2, 8-15); un angelo conforta Gesù nell'agonia del Gethsemani (Lc. 22, 43); un angelo annunzia alle piene di la risurrezione di Gesù (Mt. 28, 2-5); un angelo appare al centurione Cornelio (Act. 10, 3), ecc. Altre sono compiute dai morti, risorti o no: a Giuda Maccabeo apparvero Onia e Geremia (II Mach. 15, 11-16); agli apostoli appare sul Tabor Mosè (Mt. 17, 3); dopo la risurrezione di Gesù, molti defunti uscirono dalla loro tomba ed apparvero a molte persone a Gerusalemme (Mt. 27, 53); Gesù risorto appare a Maria Maddalena (Mc. 16, 9), indi a S. Pietro (Lc. 24, 35), ai due discepoli nella via di Emmaus (Lc. 24, 15), agli apostoli riuniti nel cenacolo (Mc. 16, 14; Mt. 28, 17; Io. 20, 19), a Saulo sulla via di Damasco (Act. 9, 3-7), ecc.
Le a. bibliche sono in maggior parte narrate come percepite dai sensi esterni; non mancano però le a. ai sensi interni o immaginative, cui si collegano i sogni in cui si rivela la volontà divina (II Mach. 15, 11; Mt. 1, 20; 2, 13).
Dopo chiusa la rivelazione col termine dell'età apostolica, spesso apparvero il Signore o la Vergine, gli angeli o i demoni o i santi, come attestano la storia e la agiografia antiche e recenti. A tutti note sono le a. di Paray-le-Monial, di Lourdes, della Salette, di Fatima. Le vite dei santi, poi, ad es. di S. Teresa, di S. Margherita Maria, del S. Curato d'Ars, di S. Gemma Galgani, riferiscono abbondantemente le molte a. avute da queste anime privilegiate. Nel medioevo vi fu tutta una fioritura di a. eucaristiche, nel quadro di molti altri miracoli che avevano per centro l'Eucaristia (cf. P. Browe, Die eucharistischen Wunder des Mittelalters, Breslavia 1938).
La liturgia cattolica ha consacrato il ricordo di alcune tra queste a. con l'istituzione di apposite feste: così l'11 febbr. celebra l'a. della Madonna di Lourdes; l'8 maggio l'a. di S. Michele sul monte Gargano. Di altre feste l'origine è connessa con qualche a. come ad es. la festa della Madonna di Lourdes (11 febbr.); della Madonna della Mercé (24 sett.); del S. Cuore, ecc... Con il riconoscimento avuto dalla Chiesa, tali a. si impongono in modo particolare alla credenza dei fedeli: non come articoli di fede, ma come fatti storici della cui autenticità, data l'estrema prudenza della Chiesa nell'ammetterli, non si può ragionevolmente dubitare.
Circa le a. sulle quali la Chiesa non ha espresso alcun giudizio, qualsiasi apprezzamento deve essere subordinato a determinati criteri: un criterio storico (se attraverso lo studio dei documenti e delle testimonianze, l'asserita a. risulti realmente avvenuta), un criterio psicologico (se mediante l'esame delle condizioni intellettuali, morali e psichiche del soggetto si escluda o no l'allucinazione [v.]), un criterio teologico (se l'asserita a. sia dovuta ad intervento divino o a forze occulte della natura o diaboliche [V. SPIRITISMO]).
Chi ha delle a. è convinto di trovarsi in contatto diretto con la persona che gli appare. Ma la realtà che si manifesta al veggente è la verità oggettiva della persona medesima che si fa presente nell'a. o è qualcosa di diverso, per quanto sensibile e quindi reale?
La questione è, per alcuni punti, motivo di discusso fine fra i teologi. Si conviene che nelle teofanie non è l'essenza di Dio che viene in rapporto con i sensi dell'uomo; ciò è impossibile per l'assoluta spiritualità di Dio, il quale quindi si manifesta attraverso qualche strumento. Analogicamente si pensa sia per le a. degli angeli, sia per quelle dei santi o dei morti, fino a quando questi non abbiano ripreso il loro corpo. La discussione, quindi, si limita all'umanità di Gesù, se nelle a. dopo l'ascensione al cielo, si sia manifestata nella sua realtà corporale; ed alla S.ma Vergine, il cui corpo si trova già glorioso in cielo.
Si è d'accordo nel ritenere che all'apostolo Paolo Gesù è apparso col suo corpo reale (I Cor. 9, 1), e corporaliter praesente e non soltanto «aliquilter apparent» (s. Tommaso, Sum. Theol., 3, 9, 57, a 6 ad 3). Altrimenti l'apostolo non avrebbe potuto, da tali a., provare la verità della risurrezione (I Cor. 15, 4-13).
Per le altre a., le opinioni discordano. Comunicamente ammette dai teologi che Gesù possa lasciare il cielo per rendersi visibile in terra nella realtà del suo corpo. Scrive quindi l'Angelico: «Dignitati mansioni caelestis non derogat si ex aliqua dispensatione Christus quandoque corporaliter ad terram descendat» (ibid.). Oltre questa possibilità, alcuni teologi, quali Scoto e gli scotisti, Suárez ed altri, partendo dal presupposto che la multicolazione dei corpi (v. BILOCAZIONE) non ripugna, ritengono che, pur rimanendo in cielo, il Signore possa nello stesso tempo esserle localmente presente in terra con il suo corpo e rendersi quindi visibile. Per s. Tommaso ed i tomisti, invece, l'ipotesi della multicolazione del corpo importa intrinseca ripugnanza: «Ponere quod aliquod corpus sit localiter in hoc loco et tamen sit in alio loco, est ponere contradictoria simul» (Quodlib. 3, a. 2). Essi quindi spiegano le a. del Signore o mediante l'intervento di qualche elemento fisico che in forma sensibile e reale rappresenti il corpo del Salvatore, o per un'effettiva modificazione, prodotta, per azione divina, nell'organo visivo del veggente. Pertanto, trattando delle a. eucaristiche, quando cioè nel sacramento «apparet miraculose caro vel puer», l'Angelico non esita a scrivere che in esse non videtur propria species Christi, sed species miraculosas formata vel in oculis intuentium vel etiam in ipsis sacramentibus dimensionibus». E la ragione è evidente: «Corpus Christi non potest in propria specie videri nisi in uno loco» (Sum. Theol., 3, 9, 76, a. 8, ad 2).
Analogamente a quelle del Signore, vengono spiegate anche le a. della Vergine. Tuttavia il fatto che nelle varie a. la Madonna appaia ora in una forma ora in un'altra, sembra confermare che non sia il suo vero corpo che si manifesta, ma solo una forma sensibile che lo rappresenta.