ARABO-SPAGNOLI, SCRITTORI ASCETICO-MISTICI. - Il lungo periodo di dominazione islamica in Spagna (oltre 7 secoli: 711-1492), col conseguente stabilirsi di mutue relazioni tra i saraceni e la popolazione nativa, sia nel campo sociale che in quello culturale, ebbe come effetto la formazione di due culture ben definite, assai distinte fra loro sebbene non prive di mutui influssi: la cultura cristiano-arabica o *monazabica* (così detta dai *monazabi*, cristiani che vivevano fra i musulmani praticando la propria religione), e la cultura arabo-cristiana o dei *mudejares*, musulmani viventi fra i cristiani. I *monazabi* arricchirono la cultura islamica con gli elementi visigotici di cui erano gli eredi; i *mudejares* portarono alla cultura cristiana ispanica il contributo della scienza e della cultura arabbica, vanto degli arabi spagnoli allorché nell'Oriente la scienza trovavasi in piena decadenza.
AVERROISMO (v.), sistema filosofico arabo-spagnolo, era anche una teologia a finalità mistica (unione con Dio mediante la speculazione o la contemplazione). Ma l'ideale mistico di Alfarabi (m. nel 950), Avicenna (m. nel 1037), Avempace (Ibn Bāgah, m. ca. nel 1138), Abu-bacer (Ibn Tufajl) e Averroè, come degli altri (eccettuandosi in parte Al-Gazzāli, che subisce certamente l'influsso cristiano), è ristretto all'ambito filosofico e filosofico nel panteismo. L'influsso dottrinale dei cosiddetti mistici a.-s., sui mistici cristiani del medioevo ed anche posteriori, è stato ai giorni nostri alquanto esagerato.
Fra coloro di cui più forte si afferma essere stato l'influsso sui mistici cristiani, è anzitutto da segnalarsi Ibn Abbāt de Ronda, vissuto nel sec. XIV. Dall'arabista Miguel Asín Palacios questo mistico musulmano è chiamato "precursor" del Dottore della Chiesa s. Giovanni della Croce, l'opera sua principale, *Commentari alle sentenze di Ibn Ata Allah d'Alessandria*, è da lui considerata un manuale completo di ascetica e mistica. Egli anzi pretende di mostrare l'influsso di Ibn Abbāt sulla mistica di s. Giovanni della Croce, esponendo dettagliatamente la dottrina di entrambi e rilevando coincidenze sorprendenti non solo di idee ma anche di lessico.
Altro notevole mistico arabo fu Abū Bakr Muḥammad ibn 'Alī, più noto con il nome di Ibn al-'Arabī, n. a Murcia verso il 1164, della cui fecondità come scrittore fanno fede oltre 400 opere. Louis Massignon dice che la sua dottrina domina tutta la storia moderna del misticismo musulmano. Come Ibn Abbāt ed altri scrittori mistici musulmani, presenta singolari analogie di dottrina con la mistica cristiana. Non meno elevata è l'opera del suo contemporaneo egiziano Ibn al-'Fārīd (1182-1235).
Menzione speciale merita il beato Raimondo Lullo (v.) m. nel 1315, su cui l'influsso di Aben Massarra è innegabile; le sue opere influirono sulla letteratura mistica spagnola e francescana.
Secondo Emile Dermenghem i *sūfī* (poeti e santoni musulmani) hanno esposto le grandi esperienze mistiche in modo assai sonigliante ai Padri e Dottori mistici cristiani.
Tali analogie di concetti e anche di esperienze non devono però stupire. Esse si spiegano, in parte, considerando che molti mistici musulmani furono in contatto, nell'Oriente prima, nella Spagna poi, coi grandi monasteri e coi monaci cristiani, e vi fu mutuo scambio fra la cultura islamica e la cristiana durante il periodo della dominazione arabbica nella Spagna. Va notato comunque che di ascetica e mistica vi erano stati, molto prima di Maometto, grandi scrittori cristiani, i quali avevano già fissato la tecnica di tale scienza. Molti concetti filosofici, poi, eran patrimonio comune ai mistici arabi e cristiani, dacché le filosofie platonica, aristotelica e platoniana erano con pari ardor e studiate nella Spagna da arabi e da cristiani. Da
queste analogie, però, e dal mutuo influsso culturale sarebbe erroneo concludere ad identità sia di dottrina sia di mistiche esperienze, come vorrebbero taluni.