CHALLANT

CHALLANT. - Potente ed illustre famiglia feudale della Valle d'Aosta che trae probabilmente la sua origine dai marchesi di Monferrato (sec. xi); ebbe dai conti Savoia il viscontato di Aosta (fine sec. xi) e la signoria di Villa C. (13 apr. 1200), donde il patronimico della famiglia, e dagli abati di S. Maurizio d'Agauno l'investitura della signoria di Graines (sec. xili), poste ambedue nella valle dell'Evançon. Rinunciò al viscontado di Aosta in favore di Amedeo V (25 sett. 1295) ed ebbe da Amedeo VIII (15 ag. 1414) il titolo comitale ereditario.
Ad essa si deve la costruzione dei più bei castelli valdostani e buona parte delle opere d'arte tuttora esistenti nella Valle; fu benefattrice della Chiesa, non solo in Valle, ma anche nei numerosi feudi ch'essa possedeva in Piemonte, in Francia e in Svizzera.
Questa famiglia, che si divise poi in 5 rami, raggiunse l'apice della sua fortuna e della sua gloria nei secc. xiv-xvi; indi, pur sempre conservando un posto distinto fra la nobiltà degli Stati Sabaudi, declinò lentamente fino ad estinguersi agli inizi del sec. xix. Si ricordano qui alcuni dei suoi membri, che eserci-

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(per carteaio di mons. d. P. Frutaz)
Challant - Stemma del priore Giorgio di C. con la banda caricata d'una moscalura d'oro, brisura del C.-Varey. Messale di Giorgio C. (1499), proprietà dei conti Passerin d'Entrèves-Aosta.

tarono un notevole influsso politico e religioso avendo raggiunto le più alte cariche dello Stato sabaudo e della gerarchia ecclesiastica.
Pietro, figlio di Gotofredo I, canonico prevosto di Aosta (24 ag. 1253), canonico (1 1 apr. 1255), arcidiacono (24 febbr. 1236) e arcivescovo eletto di Lione ( 7 apr. 1287), m. il 10 nov. dello stesso anno. AIMONE, fratello del precedente, canonico e vescovo di Aosta (dal 1272 al 21 dic. 1273), quindi trasferito a Vercelli (m. il 27 maggio 1303). Ebalo Miedno, fratello dei precedenti, accresce i feudi e presta un'attiva collaborazione politica al conte di Savoia (m. il 1323). Bonifacio, fratello dei precedenti, arcidiacono di Lione (1287) e canonico di Aosta (15 nov. 1287), cappellano del Papa, vescovo di Sion (15 nov. 1289), consacrato da Niccolò IV (18 marzo 1290), m. il 18 giugno 1308. AIMONE, figlio di Gotofredo signore di Fénis, canonico e arcidiacono di Aosta, vescovo di Sion (luglio 1308 - 19 luglio 1323). Gotofredo II, primogenito di Ebalo Magno, senatore di Roma (fine sec. xili), governatore di Genova, sposa Beatrice Fieschi, nipote di Innocenzo IV. Bonifacio, fratello del precedente, priore di S. Orso, eletto vescovo di Aosta ( 26 ott. 137522 ag. 1376). Ibleto, figlio di Giovanni, uomo politico e guerriero, segue Amedeo VI nell'impresa d'Oriente (1366), cattura a Biella e tiene prigioniero per un anno, nel castello di Monjover, Giovanni Fieschi, vescovo di Vercelli (1277-78), consigliere di Amedeo VI che lo manda alla Corte dell'antipapa Clemente VII ad Avignone per trattare una nuova spedizione contro Napoli (1390), m. il 21 sett. 1409. Aimova, figlio di Gotofredo II, uomo d'armi e abile politico, consigliere di Amedeo VI, di Bona di Borbone, mentre il conte si trovava in Oriente (1366), e di Amedeo VII (1383), governatore del ducato di Aosta (1381). ANTONIO, figlio del precedente, n. ca. nel 1350, dott. in legge, arcidiacono di Reims ( 1388 ? - 1403), cancelliere di Savoia (1402-1404), creato cardinale diacono di S. Maria in via Lata, dall'antipapa Benedetto XIII (9 marzo 1404),

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(par cortesia di mana. A. P. Fruton)
Challant - Cortile del castello di Issogne. Fonte in ferro battuto a forma di albero di melograno (principio del sec. xvI).

arcivescovo di Tarantasia (3 ag. 1404), legato alla corte di Francia per indurla all'obbedienza di Avignone; prende parte alla conferenza di Livorno (giugno 1408) con i cardinali di Gregorio XII, accetta la proposta del concilio generale, ritorna da Benedetto XIII che sconfessa l'operato dei suoi cardinali a Livorno; prende parte al Concilio di Perpignan ( 15 nov. 1408 - 26 marzo 1409), come presidente della commissione speciale propone a Benedetto XIII di recarsi al Concilio di Pisa o di mandarvi ambasciatori con pieni poteri per la rinuncia, suscita le ire dell'antipapa, ma riesce a fuggire con il fratello Guglielmo, vescovo di Losanna (febbr. 1409); nella sua qualità di metropolita della Savoia, convoca un sinodo e sottrae la regione all'obbedienza avignonese; compare alla sessione del ro giugno ( 1409 ) del Concilio di Pisa, si deve purgare dall'accusa di aver sostenuto Benedetto XIII, dopo la convocazione del Concilio prende parte al conclave per l'elezione di Alessandro V, è sciolto da ogni censura e reintegrato nei suoi benefici ( 1 luglio), legge i decreti e proclama la chiusura del Concilio ( 7 ag.); prende parte al conclave per l'elezione di Giovanni XXIII, di cui diventa ardente fautore, è creato cardinale prete del titolo di S. Cecilia, cancelliere e camerlengo, fugge da Roma con Giovanni XXIII (giugno 1413), si reca con il card. Zabarella dall'imperatore Sigismondo che si trovava a Lodi per ottenere protezione, ritorna con la proposta di un Concilio da radunarsi a Costanza, che Giovanni XXIII accetta suo malgrado (luglio-ag. 1413). Il card. di C. entra a Costanza con uno sfarzoso eartro di 80 cavalieri ( 23 ott. 1414); per tutta la durata del Concilio si dimostra fautore di Giovanni XXIII e della supremazia del Papa sul Concilio, ma viene incaricato di portare l'atto di accusa a Giovanni XXIII (24 maggio 1415) e il decreto della sua condanna ( 31 maggio 1415), prende parte al processo contro Benedetto XIII, condannato il 26 luglio 1417; partecipa all'elezione di Martino V (8 nov.
1417), legge i decreti del Concilio tra i quali quello che fissava il prossimo Concilio a Pavia (19 apr. 1418). Accompagna Martino V a Losanna, ove fu ricevuto dal fratello Guglielmo (19 giugno 1418), ritiratosi a Bulle, diocesi di Losanna, vi muore il 13 sett. dello stesso anno e viene sepolto in Aosta. Guglielmo, fratello del precedente, cancelliere di Savoia (1404-1406), vescovo di Losanna ( 13 ag. 1406-12 marzo 1431); notevole la sua attività politica e religiosa; erige la casa degli Innocenti (1419), specie di piccolo seminario e, nella sua cattedrale, la cappella degli Innocenti, ai quali lascia la sua biblioteca e i suoi arredi sacr

i. Bovoracto I, fratello del precedente, accompagna Amedeo VI nelle imprese contro Napoli (1382-83), maresciallo di Savoia (1384-1418), consigliere segreto e famigliare di Amedeo VIII (1405), delegato del re di Francia per pacificare i duchi di Berry, d'Orléans, di Borbone e i conti d'Armagnac con il re di Navarra, i duchi di Borgogna e Brabante e il conte di Nevers (sett

dic. 1410), ambasciatore a Genova (1358), ad Avignone (1379, 1411), in Lombardia (1381), a Napoli (1381), nel Vallese (1384, 1387), a Parigi (1394, 1398), a Milano (1403), in Francia (1410, 1412, 1416), m. e Pierrechâtel il 26 febbr. 1426. Amedeo, fratello del precedente, consigliere di Amedeo VIII e di frequente suo ambasciatore, m. nel 1423. Giacomo, figlio del precedente, è di frequente ambasciatore del duca di Savoia, incontra l'antipapa Felice V in Valle d'Aosta e l'accompagna a Torino (1449), prende parte alla congiura contro i favoriti della duchessa Anna di Cipro ed è esiliato (28 giugno 1451), viene poi reintegrato nelle sue cariche (1456), m. il 14 giugno 1459. Gioncini, nipote del cardinale e figlio di Amedeo, signore di Varzy, protonotario apostolico, arcidiacono di Aosta, canonico di Lione (19 nov. 1453), priore di S. Orso (ca. 1468), governatore del ducato di Aosta, ricostruisce il castello di Issogne ( 1494 sgg.), grande mecenate, m. il 30 dic. 1509. Renato, figlio di Filiberto, n. in Valle d'Aosta sul finire del 1503, signore del principato di Valangin (Neuchâtel, dal 1518), nella sua qualità di maresciallo di Savoia (1523-65), prende parte attiva a tutte le critiche vicende politiche militari e religiose, che resero duri i tempi dei duchi Carlo III e Emanuele Filiberto, che servì con nobile lealtà al punto di patire una lunga prigionia e di sborsare un enorme riscatto ( 18 nov. 1553 - giugno 1555), negozia la pace di Catesu-Cambrisis (1559), stabilisce a Chambéry il Senato di Savoia ( 12 ag. 1559). Nella sua qualità di governatore del ducato di Aosta contribuisce efficacemente, nel 1536, ad allontanare dalla valle il pericolo del protestantesimo. M. ad Ambronay nel luglio del 1565 . Avendo istituito, in contrasto con le consuetudini valdostane, sanzionate dai Tre Stati, e con il patto di famiglia, sua erede dapprima la figlia Filiberta, poi Isabella, andata in sposa a Giovanni Federico Madruzzo di Trento il 1° ott. 1557, diede occasione ad una lunga e rovinosa lite di famiglia che terminà con la sentenza di rivendicazione in favore dei fratelli C. ( 23 giugno 1696). Ma ormai la famiglia era nel suo declino. Quel che rimaneva dell'immensa fortuna dei C. passè ca, la metà del secolo scorso, ai conti Passerin d'Entrèves, i quali conservano nel castello di Châtillon il ben ordinato archivio (cf. l'inventario del 1565 edito da G. Boson, in Société Acad. rel. et scient. du Duché d'Aoste, XXIIe bulletin, Aosta 1929) e i resti della biblioteca dell'illustre famiglia. Molte carte della stessa famiglia sono conservate nell'archivio di Stato di Torino.
Le armi dei C. erano: d'argento al capo di rosso e alla banda di nero (i 5 rami cadetti hanno la banda caricata d'una brisura diversa) con il motto: Tout est monde et le monde n'est rien, che in origine dovevano essere : Dieu tout est et le monde n'est rien.
BibL.: Oltre le raccolte di fonti e le opere di carattere generale, citate nella V. Aosta, dove i C. figurano spessissimo, cf. P. Boson, Historia breve della casa C. nella Valle d'Aosta, 1462; il contenuto del ms., conservato nell'archivio di Stato di Torino Sez. I, Carte Alfieri, è scritto in francese (l'autore era segretario del conte Giacomo di C.): V. VESCOVO, Historia della casa C. e di Madruzzo, ms. del 28 giugno 1638, conservato nell'archivio dei C. a Châtillon (versione e continuazione della cro-

naca precedente, l'autore era agente dei Madruzzo); J.-B. de Tillier, Traité historique du nom, armoiries et autres prérogatives des maisons et familles nobles du Duché d'Aoste... 1733, pp. 77-156, ms. conservato nell'archivio del Castello di Sorloy (Aosta); L. Vaccarone, I. C. e le loro questioni per le successioni ai fendi dal sec. XII al XIX sec., Torino 1893; F. Carta, Di un messale valdostano del sec. XV, Roma 1895; J. Beyssac, Georges de C., Lione 1899; F.-G. Frutaz, Notes sur René de C. et sur le passage de Calvin en Vallée d'Aoste, estratto dal Musée neuchâtelois, 1904; id., Les marquis de Montferrat dans la Valle d'Aoste au XIe siècle (Miscellanea di studi in onore di A. Manno, I), Torino 1912, pp. 187-98; J. Beyssac, Les Chanoines de l'Eglise de Lyon, Lione 1914, pp. 57, 60, 80, 136-37; C. De Antonio, Aosta al tempo di Em. Filberto (Biblioteca della Soc. stor. subalpina, 107), Torino 1928; E. Dalio, Le miniere degli C. in Valle d'Aosta, 1919; F. Neri, La contessa di C., in Giorn. stor. d. letterar. ital., 98 (1931), pp. 225-54; M. Reymond, Guillaume de C., év. de Lausanne 1906-17, in Société acad. rel. et scient. du Duché d'Aoste, XXIII- bülletin, Aosta 1934, pp. 40-62; D. L. Galbreath, Armorial vaudois, I, Bouzy-sur-Carens 1934, pp. 106-107; id., Inventaire des sceaux Vaudois, Losanna 1937, pp. 16, 31, 178; Armorial Valaisan, publié par les archives cantonales, Zurigo 1946, pp. 54-56. Per il card. Antonio cf. le seguenti fonti: Atti dei Concili di Perpignan, 15 nov. 1408-26 marzo 1409 (ed. Fr. Ehrle, in Archiv. für Lit. und Kirchengeschichte des Mittelalters, 5 (1880), pp. 388-492; 7 (1900), pp. 574-606) di Pisa del 1409 e di Costanza del 1414-18 (Mansi, XXVI-XXVIII); Bolla di scomunica fulminata da Benedetto XIII, 20 marzo 1410, in Miscellanea Ehrle, III (Studi e Testi, 39), Roma 1924, pp. 144-48; tra le molte cronache dell'epoca si ricordano soltanto le seguenti: M. de Alparths, Chronica acti-tationum temporibus Benedicti XIII, ed. Fr. Ehrle, Paderborn 1906; Acta varia de schismate Pontificum Avenienseum, in Ed. Martène, Thesaurus novus anecdotorum, II, Parigi 1717, pp. 1073-1753, (cf. pp. 1304, 1344, 1426, 1427, 1452-54, 1458-1459, 1481), dove fra l'altro si trova a pp. 1435-1528 il Tractatus pro defensione Benedicti XIII di Bonifacio Ferrer, avversario del C.; Leonardo Bruni, detto Arctino, Rerum suo tempore gestarum commentarius, ed. C. di Pierro, nella nuova ed. dei RIS, XIX, III (Bologna 1926), pp. 425-58; Chronicon fratris Hieronymi de Forolivo ab a. 1397 usque ad a. 1423, ed. A. Pasini, ibid., XIX, v (ivi 1931); U. von Richental, Concilium ze Costenz 1414-18, pp. 204, 320, riproduzione fotografica a cura di H. Sevin del manoscritto originale di questa cronaca, illustrato con gustosi disegni, conservato nell'archivio del conte di Königsberg a Au-lendorf (Karlsruhe 1880); S. Vesan, Le card. Antoine de C. in Societé acad. rel. et scient. de Duché d'Aoste, XIXe bülletin, Aosta (1906), pp. 315-408. A. Pietro Frutaz