STELE (= STELA, ΣΤΉΛΗ, ΣΤΉΛΕΣ, ΊΔΟΣ, DIM. ΣΤΉΛΗΔΟΣ, RAD. STA, CF. ΣΤΉΛΗ = ERIGO)

STELE (= stela, στήλη, στήλες, ίδος, dim. στήληδος, rad. sta, cf. στήλη = erigo). - Il termine era usato dai Greci per ogni cippo, segno di sepoltura, termine di confine ed anche per quelle colonne o lastre di pietra esposte al pubblico sulle quali si incidevano leggi, avvisi, decreti, trattati, memorie di notabili avvenimenti.

Più particolarmente erano quelle lastre di pietra o di marmo, sottili e svelte, leggermente rastremate dal basso in alto, piantate ritte ed assicurate su una base, che venivano erette sulle tombe con il nome del defunto. Generalmente avevano un coronamento architettonico a forma di fiore e foglie (ἀνθέμια) a rilievo o dipinto, ovvero un timpano con acroteri. La superficie della s. poteva contenere figurazioni in rilievo riferenti alla vita del defunto; un soggetto molto in voga era l'addio del morto ai suoi cari. Affini alle s. erano, in specie in Attica, colonnine sepolcrali in marmo con iscrizione, coronate da capitello a foglie di acanto; si usava cingerle con bende e corone. Una s. sepolcrale greca è nel Museo dell'abbaia di

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(1st. Anderson)

STELE - Cippo o s. con iscrizione latina arcaica, incisa in modo bustrofedico (ca. 500 a. C.) - Roma, Foro Romano.

Grottaferrata, in cui è rappresentato di profilo un giovane nudo, seduto su di uno scanno, in atto di leggere una pergamena; sotto lo scanno è accovacciata una pantera. Celebre è la s. di Rosetta, trovata dalla spedizione napoleonica in Egitto, sulla quale era incisa l'iscrizione trilingue che permise a Champollion di decifrare i geroglifici (a. 1821). Si dà la denominazione di s. anche al notissimo cippo rettangolare di tufo, scoperto nel Foro Romano nel 1899, che reca inciso su ciascuno dei lati e su un angolo smussato l'iscrizione arcaica con formole di rituale sacro, dei secc. VII-VI a. C.

BIBL.: L. Conze, Die attischen Grabreliefs, 4 coll., Vienna 1893-1932; G. Perrot-Ch. Chipiez, Histoire de l'art, VIII, Parigi 1903, passim; H. Diepolder, Die attischen Grabreliefs des 5. und 4. Jahrh. V. Chr., Lipsia 1931. Gioacchino Mancini