STRONGOLI

STRONGOLI. - Fu una delle cinque minuscole diocesi del versante ionico della Calabria, istituite dai Bizantini verso la metà del sec. IX, per la metropolia di S. Severina, creata da sana pianta insieme con le suffraganee.

Sembra che S. sia l'erede di Petilia Policastro, e quindi è più che probabile che possa identificarsi con la Paleocastro, che ricorre nella Notitia III della Diatiposi di Leone VI il Filosofo (886-901). Con la dizione di S. figura solo in fonti latine e in epoca non troppo antica. È dubbio infatti che appartenga a questa sede il vescovo Cerentino, che sottoscrive al Concilio Lateranense del 1179. Fra i suoi successori sono degni di nota: Pietro (1254-82), già abate di S. Eufemia, che ricorre spesso nel Regesto di Alessandro IV; Pietro Vicedomini (1330-1338), pure benedettino, la cui elezione fu confermata da Giovanni XXII, malgrado l'opposizione del metropolita; il francescano Tommaso De Rose (1342-51), uomo di grande dottrina; il card. Girolamo Grimaldi (1534-35), Tommaso Orsini (1566-67) e soprattutto il domenicano Timoteo Giustiniani (1568-71), che chiamò i suoi confratelli in città.

La diocesi di S. piccolissima e montuosa, non ebbe possibilità alcuna di sviluppo. Nel 1818 Pio VII la sorpresse, aggregandone il territorio a quella di Cerenzia-Carati, rimasta unica suffraganea di S. Severina.

BIBL.: Ughelli IX, pp. 726-40; G. Forc, Calabria illustrata, II, Napoli 1743, pp. 340-42; A. Vaccaro, Fidelis Petilia, Palermo 1933; F. Russo, La metropolia di S. Severina, in Arch. stor. della Calabria e Lucania, 16 (1945), pp. 1-20; Eubel, I, p. 465; II, p. 267; III, pp. 323-24; IV, p. 323.