SULLPICIO SEVERO

SULLPICIO SEVERO. - Scrittore ecclesiastico della Gallia meridionale, n. in Aquitania ca. il 360, m. a Primillac ca. il 420.

Di nobile famiglia (Gennadio, De viris ill., 19), sposò una donna appartenente ad una ricca famiglia consolare, dopo aver compiuto i suoi studi giuridici e conquistata una certa notorietà (Paolino di Nola, Ep., V, 5-6). Verso il 396 si lasciò attirare alla vita monastica, più per le istanze di s. Martino di Tours e per seguire l'esempio del suo amico Paolino di Nola, che non per la morte prematura della moglie (Sulpicio S., Vita s. Martini, 25), e abbandonata la vita pubblica si ritirò a Premuliacum, l'odierno Primillac, nel Périgord (Paolino di Nola, Ep., XXXI; 1). Secondo Gennadio (loc. cit.) S. S. si lasciò tra

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(fot. Ene. Catt.)
Sulificio Severo - Explicit della Vita s. Martini - Biblioteca Vaticana, cod. Reg. lat. 495, f. 37 (sec. IX).

scinare al pelagianismo; ma, ricredutosi dall'errore, si sarebbe imposto, come penitenza, un perpetuo silenzio. Gennadio afferma ancora che S. S. avrebbe avuto il sacerdozio; ma queste due ultime affermazioni sono incontrollabili.

Opere: *Chroniorum libri duo*, pubbl. dopo il 403 (J. Bernays, *Gesammelte Abhandlungen*, II, Berlino 1885, p. 85) vanno dalla creazione del mondo fino al 400 d. C. (il consolato di Stilicone). Importanti soprattutto per la storia del priscillianismo nella Gallia, essi sono anche commendevoli per lo spirito critico e la scelta che l'autore ha saputo fare delle fonti (diversi esempi nella *Cronaca* di Eusebio); lo stile, di forma classica, richiama quello di Sallustio e di Tacito. La *Vita Martini* (m. nel 397), scritta vivente il Santo sulla fine del 396, fu molto letta nel medioevo, come risulta dai moltissimi mss. conservati; a Roma, attesta lo stesso S. S., le copie della *Vita* andavano a ruba (Dial., I, 23). È completata da tre lettere: *ad Eusebium, ad Aurelium diaconum, ad Basulam parentem*. Nei *Dialoghi*, pubblicati verso il 404, S. S. riporta i miracoli di S. Martino, paragonandoli con quelli dei monaci d'Egitto. Gli scritti concernenti s. Martino servirono di modello agli agiografi medievali: Paolino di Nola, Ilario di Arles, Uranio, Paolino di Périgueux, Gregorio di Tours, Venanzio Fortunato, Gregorio Magno, per ricordare soltanto i nomi più celebri, vi si ispirarono. Pur non essendo interamente privi di critica, questi scritti mirano però principalmente ad edificare i fedeli glorificando l'apostolo della Gallia. S. S. ha saputo congiungere insieme un raro talento di narratore e uno stile più popolare e pittoresco di quello adoperato nelle *Cronache*; ed è questa la ragione principale del loro successo. Sulla corrispondenza con l'amico Paolino di Nola, V. G. de Hartel, CSEL, 29-30 (Vienna 1894). Le lettere di S. S., citate da Gennadio, non sono autentiche (v. C. Halm, CSEL, 1 [ivi 1866], pp. 217-256), come pure non autentici sono i *Carmina S. S. attribuita* (PL 74, 671-74).

Bibl.: edd. delle opere: PL 20, 95-248 (dalla ediz. di Girol. da Prato, 2 voll., Verona 1741-54, meno le note); C. Halm, CSEL, 1, Vienna 1866. Per le *Cronache*: A Lavertujon, *La Chronique de Sulpice Sévère*, *Texte critique*, *Traduct. et comment., 2 voll.*, Parigi 1896-99. Per i dialoghi: P. Monceaux, *St Martin, récit de Sulpice Sévère*, 2 voll., ivi 1926-27. Sugli studi relativi a S. S., V. BARDENHEWER, OTTO, III, pp. 421-28; G. Bardy, *Sulpice Sévère*, in D'ThC, XIV, II, coll. 2760-62; H. Hylten, *Studien zu Sulpicius Severus*, Lund 1940; B. Altaner, *Patrologie*, Friburgo in Br., 1950, p. 207.