TERESA di GESÙ, santa. - Riformatrice dell'Ordine del Carmelo, scrittrice mistica, al secolo Teresa de Ahumada, n. in Avila (Spagna) il 29 marzo 1515, m. il 4 ott. 1582 ad Alba di Tormes.
I. ATTIVITÀ
La sua infanzia fu fervorosa; nella giovinezza conobbe invece un momento di dissipazione, da cui però si riebbe quando a 16 anni, dopo la morte della mamma Beatrice, entrò quale convittrice presso le monache agostiniane. Tornata alla casa paterna sulla fine del 1533, ne tenne il governo fino a quando, furtivamente, data l'opposizione del padre Alfonso Sanchez de Cepeda, se ne allontanò per entrare nel monastero carmelitano dell'Incarnazione di Avila; ne vestì l'abito il 2 nov. 1536.Anche in convento, un periodo iniziale di grande fervore fu seguito da minore fedeltà e questa volta per lungo tempo. L'anno della sua professione religiosa (1537) si ammalò gravemente e subì un tal genere di cure che, dopo averne messo in pericolo la vita, la lasciarono in uno stato pietoso, tutta ravvoltolata su se stessa come un gomitolo (Vita, c. 6). In quel tempo però si dava fervorosamente all'orazione e fu favorita di alcune grazie di contemplazione infusa. Ma queste scomparvero quando T., riavutasi dalla malattia per intercessione di s. Giuseppe, fervidamente da lei invocato, cominciò a trattare con eccessiva frequenza con le persone del secolo e si distrasse talmente che giunse ad abbandonare l'orazione mentale. La morte del babbo (1543) la spinse a riprendere assiduamente la pratica e d'allora non l'abbandonò mai più: ma in lei la lotta tra le esigenze di Dio e quelle dello spirito mondano durò ben 18 anni, come ella rifresce. La sua definitiva conversione alla vita di fervore avviene ca. i 40 anni di età, ed è dovuta ad incontri provvidenziali che la richiamano a maggiore serietà di vita. Con il fervore ritornano anche le grazie mistiche, ritorna la contemplazione infusa che in due anni (nel 1557)
giunge all'estasi, ed incominciano le locuzioni interiori alle quali nel 1559 si aggiungono le visioni; è rimasta celebre quella della «trasverberazione» che si rinnovò più volte. Queste grazie furono per T. occasione di molte tribolazioni, perché dapprima le persone che consultò in proposito la credettero ingannata da Satana, ma ella fu rassicurata in seguito da santi personaggi, fra i quali s. Francesco Borgia e s. Pietro d'Alcantara. Nel 1560 fece il «voto del più perfetto» e si affaticò senza tregua nella fondazione dei suoi monasteri, che dall'anno 1567 cominciano a moltiplicarsi. Giunse al culmine della vita mistica (settimo mansioni) verso il 1570; sembra che la Grazia del matrimonio mistico debba riferirsi al 18 nov. L'ultima sua estesa relazione spirituale, del 1581, l'anno antecedente alla sua morte, la presenta in uno stato di profonda pace: «Le visioni immaginate sono cessate. Però mi pare di avere sempre innanzi la visione intellettuale delle Tre divine Persone e dell'Umanità di Nostro Signore... Le locuzioni interiori continuano ancora... Per forti che siano i desideri (di operare), desidero di più il compimento della volontà di Dio e la possibilità di contribuire alla sua maggior gloria... Amo soltanto Iddio: e quest'amore, mi sembra, nonché diminuire, va sempre aumentando, proporzionalmente al desiderio che il Signore sia da tutti servito» (al vescovo di Osma). Morì dopo un'estasi durata 14 ore, all'età di 67 anni. Il suo corpo rimase incorrotto e per lungo tempo flessibile.
L'opera di T. riformatrice s'inquadra nel movimento generale di riforma religiosa cattolica la quale s'imperitò sul Concilio di Trento (1545-63): un'aria di rinnovato fervore spirava in tutta l'Europa rimasta cattolica. L'Ordinanza cardinale, del quale faceva parte T., nella Castiglia era ben lontano dal fiorire, e lo stesso suo monastero non aveva neppure la clausura obbligatoria. Sentendo il bisogno di maggiore solitudine per potersi dedicare alla vita di orazione, cui si sentiva spinta dalle grazie contemplative di cui godeva, accolse con gioia l'idea, sorta in una conversazione tra amiche, di fondare un monastero riformato di stretta clausura, e ne ebbe poi conferma nelle sue locuzioni interiori. Il 24 ag. 1562 riuscì a fondarlo, nonostante le grandissime opposizioni che incontrò in Avila, ma T. lo dovette abbandonare il giorno stesso della fondazione, essendo stata richiamata tempestivamente al suo monastero d'origine; solo dopo un anno poté raggiungere le sue prime compagne.
I quattro anni che seguirono furono quelli dell'organizzazione spirituale della nuova fondazione: T. le diede uno spirito eminentemente apostolico: le sue figlie diventeranno amiche intime del Signore con una vita di totale donazione, e si serviranno del loro potere d'intercessione per attirare le grazie divine sulla Chiesa e in particolare sul suo sacerdozio. La vita «penitente» delle Carmelitane Scalze trova il suo speciale motivo nell'intento di rispondere alle necessità della Chiesa. In questi stessi anni T. fece la prima redazione delle sue Costituzioni, che rendono più concreto il ritorno alla Regola «primitiva» del Carmelo, la quale nel 1432 era stata mitigata proprio nel suo precetto centrale che è la grande ritiratezza di vita. Con apposite disposizioni di clausura, di solitudine e di silenzio, T. creò nei suoi monasteri un così caratteristico ambiente di ritiro che potrà scrivere: «intendiamo vivere non soltanto da monache, ma da eremite» (Cammino di perfezione, 13, 6), e proclamare che tutto l'ideale delle sue figlie sta nel voler vivere «sole con Lui solo» (Autobiografia, 36, 29), unicamente intente a fargli piacere ed a pregare per le necessità della Chiesa, accompagnando la preghiera con l'immolazione.
Il generale dell'Ordine, p. Giovan Battista de' Rossi, che nel 1567 andò a visitare T. nel suo monastero e ne approvò l'istituto e le Costituzioni, le diede l'ordine di diffondere la sua riforma: l'anno stesso T. mise mano all'opera fondando il monastero di Medina del Campo e non cessò dal fondare altri fino alla sua morte, giungendo ad un totale di diciotto monasteri. Solo durante gli anni 1576-79, nei quali in seno all'Ordine stesso infurio la tempesta contro la riforma, dovette interrompere questi suoi tipici pellegrinaggi attraverso la Spagna con cui

Teresa di Gesù, santa - Ritratto di s. T. d'Avila, Opera di fra' Giovanni della Miseria - Siviglia, monastero di S.,Giuseppe.
fondava i suoi «colombai della Vergine». Perché le sue Figlie potessero essere convenientemente guidate nella loro vita spirituale, aveva trovato necessario avere dei padri dello stesso Ordine che vivessero una vita simile alla loro, ed aveva ottenuto dal p. generale di fondare conventi di padri «contemplativi». Così nacque, con il concorso di s. GIOVANNI B (v.) della Croce, la riforma dei padri Carmelitani Scalzi (1568). Dopo qualche tempo, però, sorsero tra il ramo nascente e l'antico tronco penosissimi conflitti di giurisdizione e lo stesso p. generale ne fu talmente scontento da intimare a T. di restarsene rinchiusa in un monastero. Ma poi la tempesta fu sedata e un anno prima della sua morte, nel 1581, T. ebbe la gioia di vedere le sue Costituzioni ottimamente ordinate ed approvate nel Capitolo di Alcalá. Lasciò quindi il suo Istituto perfettamente orientato ed organizzato.
II. DOTTINA MISTICA
Senza essersi propriamente dedicata agli studi, T. amò molto la lettura, e penetrò di fatto numerosi libri spirituali che acuirono la sua grande intelligenza ed arricchirono la sua concezione della vita interiore, da lei esposta poi nelle opere mistiche. Le sue doti di scrittrice non si limitano d'altronde a questo campo; nel suo estesissimo epistolario tocca i più svariati argomenti con narrazioni briose e suggestive descrizioni delle sue fondazioni. I suoi scritti mistici tuttavia meritano un'attenzione del tutto singolare, perché offrono un contributo notevolissimo e di primo piano al progresso della scienza spirituale. Più che propriamente dottrinale e teologica, la mistica di T. è descrittiva, si riferisce all'esperienza delle anime contemplative e specialmente, celata spesso dall'anonimo, alla sua personale, sulla quale effettivamente s'imperita la sua esposizione. T. però ha saputo inquadrare così bene le grazie contemplative e mistiche nel complesso della vita spirituale ed indicare così nettamente la loro relazione con gli altri elementi della vita interiore, che l'insieme del suo insegnamento costituisce una vera dottrina della vita contemplativa e serve di ottima guida alle anime di vita spirituale. Se ne possono comprendere i capisaldi in 5 punti. — I. Concetto della perfezione. T. non confonde la perfezione cristiana con le grazie contemplative: il suo pensiero su ciò è netto e costante: «È chiaro che la somma perfezione non consiste in dolcezze interiori né in grandi ratti né visioni, né in spirito di profezia; ma nell'essere la nostra volontà tanto con-forme con quella di Dio che non vi sia nessuna cosa di cui intendiamo che egli la desidera, che non la vogliamo con tutta la nostra volontà e che accettiamo con la stessa allegria il dolce e l'amaro, una volta che sappiamo che lo vuole Sua Maestà (Fondazioni, 5, 10). — 2. Grazie contemplative. Tuttavia T. stima grandemente le grazie contemplative e crede che a questa «fonte d'acqua viva» Dio in certo qual modo invita tutti, benché non tutti debbano bere dalla fonte con la stessa abbondanza. Ritiene che Dio concede volentieri queste grazie alle anime che vi si preparano con una vita di continua orazione e generosa donazione e che esse costituiscono una scorciatoia per arrivare più presto alla santità. Sono perciò veramente desiderabili; ma essendo doni divini che Dio concede «a chi vuole, quando vuole», non possiamo nutrire riguardo ad esse alcuna pretesa. Bisogna poi distinguere dalla contemplazione le Grazie straordinarie visioni e locuzioni soprannaturali che molto più sono soggette ad inganni e che non si possono desiderare perché sarebbe come aprire la porta a svariate illusioni. — 3. Ascesi contemplativa. Esiste quindi una forma di ascesi che prepara l'anima a ricevere da Dio le grazie contemplative, un'ascesi che si pratica nei monasteri delle monache carmelitane scalze fondate da T., e la Santissima, che per lo più, effettivamente, la stragrande parte delle sue figlie giungeva a conseguire tali grazie. Questa ascesi, descritta nel Cammino di perfezione, consiste fondamentalmente nella pratica eroica di varie virtù, che operano nell'anima il distacco completo dalle creature, e nell'esercizio attivo di un'intensa orazione mentale di cui T. espone l'evoluzione progressiva. — 4. Contemplazione infusa. Nel suo Castello interiore, dalle «quatre manzioni» in poi T. descrive le varie forme della contemplazione infusa, caratterizzate dalla più o meno grande passività dell'anima che riceve il dono di Dio: talvolta in un modo che non sopprime ogni cooperazione personale (orazione semi-passiva, tipo: orazione di quiete), talvolta così da assorbire totalmente l'anima in modo che non vi è posto per la sua attività personale: tuttavia l'anima opera, perché conosce ed ama (orazione di unione, totalmente passiva). Ciascuno di questi due tipi d'orazione conosce diverse sfumature. Le più importanti sono quelle dell'orazione di unione che può essere semplice unione (quinte mansioni) o diventare estasi per l'irruenza dell'azione di Dio e la profonda manifestazione dell'oggetto divino (seste mansioni), oppure prende una forma in certo qual modo permanente, benché l'unione sperimentale con Dio non presenti sempre la stessa intensità (settimane mansioni). Nello schema teresiano delle Grazie mistiche, le visioni «vere» compaiono solo nelle seste mansioni (quando l'anima nella contemplazione giunge all'estasi) e quelle immaginative tendono a scomparire nelle settime mansioni. — 5. Mistica cristologica. T. ha avuto un senso profondo della funzione mediatrice di Cristo anche in tutta la vita mistica. Non solo non ha mai voluto ammettere che sia opportuno allontanare il ricordo dell'umanità di Cristo per lo sviluppo della contemplazione, ma ha raccomandato positivamente all'anima che pratica l'orazione di coltivare il contatto con Colui che anche nel mondo delle grazie mistiche è la via che conduce al Padre. Fu ed è sempre T. di Gesù.
Le opere di s. T. furono pubblicate a brevissima distanza dalla sua morte. Le maggiori sono: l'Autobiografia, il Cammino di perfezione, le Fondazioni, il Castello interiore o Mansioni; le minori: le Relazioni spirituali, i Pensieri sull'amor di Dio, le Esclamazioni, gli Avvisi, le Poesie, e due scritti di indole organizzative e amministrative: le Costituzioni e il Modo di visitare i monasteri delle Carmelitane Scalze. In gran parte si conservano ancora attualmente nei manoscritti autografi. Nella edizione di Luis di León (1588), delle maggiori mancate o le Fondazioni. Furono progressivamente tradotte in tutte le principali lingue europee e fino ai giorni nostri continuano a diffondersi nel mondo in rinnovate versioni e molteplici edizioni. In Italia esistono due versioni recenti delle Opere: la prima dei pp. carm. scalzi Egidio di Gesù e Federico del S. mo Sacramento raccolte in un volume unico (Milano 1932; 2a ed., Roma 1950); la seconda è di M. N. Morando (4 voll., Roma, ed. S. Paolo, 1945-50). Queste opere sono certamente tra le opere spirituali più letti. In tal modo esse alimentano nella Chiesa un'ampia corrente spirituale. Riguardo specialmente alla mistica, si deve riconoscere che le descrizioni, così precise, di T., che era dotata di uno straordinario dono d'introspezione e di uno speciale talento d'espressione, hanno fornito agli studiosi un materiale così abbondante ed importante, che ha permesso di rinnovare in certo modo lo studio della mistica dando alla medesima una più estesa base documentaria. Ma l'influsso specialmente prezioso della grande Santa nella Chiesa consiste nella mirabile diffusione del suo Istituto: i monasteri di Carmelitane Scalze sono attualmente 700 sparsi in tutto il mondo, una cinquantina dei quali nelle terre di Missione.
ARTE. — Gli autentici lineamenti di s. T. d'A., lei vivente, sono stati ritratti dal frate carmelitano Juan della Miseria. Da lui dipendono ritratti e incisioni del Seicento.
S. T. viene raffigurata di solito in un momento di estasi, quando un Angelo le trafigge il cuore con un dardo aureo. La più notevole tra le raffigurazioni di questa scena mistica è dovuta a Gian Lorenzo Bernini, nella Chiesa di S. Maria della Vittoria a Roma (v. riproduzione vol. II, tav. xcii). Dello stesso genere è la Visione di s. T., contemporaneamente dipinta dal Guercino, ora conservata alla Brera di Milano. La statua di Pietro Legros della Cattedrale di Torino, di un mezzo secolo posteriore, raffigura la Santa pure in estasi, ma presso di lei non v'è l'Angelo.
In un quadro, ora del Museo di Anversa, P. P. Rubens dipinse il Cristo che appare a s. T. ausiliatrice delle anime nel Purgatorio. Nel voltino degli Scalzi a Venezia Gian Battista Tiepolo dipinse la Gloria di s. T. Vedi tav. CXL.
