THOMSON, JAMES. - Poeta inglese, n. a Ednan, in Scozia, nel sett. 1700, m. a Richmond il 27 ag. 1748.
Nel 1730 accompagnò in Francia e in Italia, in qualità di precettore (aveva pochi anni prima abbandonato il progetto d'una carriera ecclesiastica), il figlio di Sir Charles Talbot, dal quale ottenne più tardi un'importante carica. La sua opera più notevole è il poemetto The seasons (1725-30) in verso sciolto (e non in distici rimati, il metro allora in voga), in cui si rivela una sensibilità del paesaggio e un gusto del pittoresco che qua e là preludono sotto certi aspetti alla poesia ispirata alla natura dei pre-romantici e perfino del Wordsworth.
Di lui si ricordano anche The Castle of indolence
(1748) ispiratogli dalla sua dimora di Richmond, in melodiose stanze spenseriane, e il popolarissimo canto patriottico Rule Britannia! che non gli si può tuttavia attribuire con certezza, poiché figura in un mash: Alfred (1740), che egli compose in collaborazione con David Maller. T. influì sul Keats e sul Tennyson.
THOMSON, JAMES. - Poeta inglese n. a Port Glasgow il 23 nov. 1834, m. a Londra il 3 giugno 1882.
Sofferse, soprattutto nell'infanzia, la miseria e conobbe altre sventure, fra cui la morte d'una ragazza da lui amata. Fu nella vita un libero pensatore anarchizzante e dedito all'alcool. È noto per un poema pervaso da un pessimismo più disperante e nichilistico di quello leopardiano e ispirato dalla convinzione dell'inutilità dell'esistenza: The city of dreadful night, ove canta una città immaginaria abitata dai naufraghi della vita e della speranza. Il poema è ineguale ma in alcuni versi potente. T. si firmava B. V. e cioè B. per Bysshe (Shelley) e V. per Vanolis, anagramma di Novalis, due fra i poeti che prediligeva.