Le prime testimonianze della sua attività sono a Pisa ove T. si recò, verosimilmente quale collaboratore di Giovanni Pisano nel lavoro del pulpito del Duomo, ed ove nel 1312 istoriava il Fonte battesimale. Nel 1315 dopo aver avuto già da qualche tempo la commissione per la tomba di Enrico VII, da elevare sotto la volta della stessa grande chiesa, e dopo essere stato nomi-nato capomaestro della costruzione, era costretto ad abbandonare la città avendo partecipato per i guei e combattuto a Montecatini contro i pisani. Nel 1318 T. era a Siena intento con il padre, pur esso scultore, e con altri alla costruzione del Duomo del quale, fra il 1319 ed il 1320, veniva creato capomaestro; quindi si recava a Firenze, ma nel 1325 era già a Napoli ove rimase fino alla morte. Tra le opere più antiche di T. è l'urna già sull'al-tare di s. Ranieri nel duomo di Pisa e quindi trasferita nel Camposanto. La scultura forse appartiene al tempo stesso in cui il giovane maestro collaborava con Giovanni al pulpito e la data 1306 sembra la più probabile. Quindi la chiara evoluzione dei modi plastici di T. s'intende con-frontando quel marmo, ove con ritmi cadenzati e forme compatte le immagini s'accalcano staccandosi quasi a fa-cita dal fondo, con le opere successive, quali i residui frammenti del fonte battesimale e la tomba di Enrico VII. Questa, oggi scomposta fra il Duomo, ove è il sarcofago con la figura giacente, ed il Museo dell'Opera, per la vigorosa perentoria vivacità delle immagini, specie quelle dei cinque consiglieri che attorniano l'imperatore assiso in trono, va posta tra le sculture più significative del nostro '300. Qui T. inaugura modi plastici chiaramente distinti da quelli del suo maestro Giovanni; per essi le immagini, sintetiche, tondeggianti, definite entro grevi masse sottolineate nel loro improvviso variare dei piani da profondi incavi rettilinei, hanno analogie con quelle dipinte da Ambrogio Lorenzetti (Toesca). Modi analoghi appaiono nella tomba del card. Petroni nel Duomo di Siena (1319-20), nell'altra di Gastone della Torre nel chiostro di S. Croce a Firenze, mentre nel sarcofago del vescovo Orso che è in Duomo, pure a Firenze, è chiara un'evoluzione dello scultore in senso preziosamente gotico, per cui egli giunge a individuali ricerche di ritmi lineari che accentuano quelli plastici e talvolta ad essi si
TINO DI CAMAINO - TINTORETTO JACOPO
Nei tempi della dominazione veneta (1207-1715) il vescovato greco fu soppresso; esisteva però il vescovato cattolico di rito latino a cui fu sottomesso il prototipografico. Il vescovato greco fu restituito verso il 1719 e cessò nel 1833 quando fu incorporato alla metropoli delle Cicladi la cui sede si trova a Ermopoli (Sira). Il vescovato cattolico di T. fu unito nel 1930 con l'arcivescovo cattolico di Nasso: il cui presule risiede una parte dell'anno a Nasso e un'altra a T. Senza dubbio la storia del cattolicesimo a T. è consolante benché manchi, per la piccolezza del vescovato, di tratti grandiosi; e benché per l'emigrazione di non pochi cattolici a Costantinopoli, a Smirne e altrove il numero dei fedeli sia diminuito. Esso consta di ca. 4000 anime la cui cura è affidata ad una quindicina di sacerdoti secolari aiutati da religiosi (Gesuiti e Francescani).